Benché trovare un articolo di relativo commento sui principali siti on line dell’informazione italiana sia parecchio complicato, oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia. Era il 17 maggio del 1990, infatti, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Solo 19 anni fa, che è abbastanza impressionante.
Non c’è molto da aggiungere. Se non forse ricordare la risoluzione del Parlamento europeo secondo cui l’omofobia è «una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo». E che «l’omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza».
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