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Sul blog quadernino di Francesco Cundari, si accende il dibattito sulla questione dell’election day e sul motivo per cui (secondo Cundari) l’argomento di Franceschini (e di molti blogger, tra cui io) dei 400 milioni risparmiati è del tutto privo di senso (sempre che siano 400 milioni). Se lo leggete, date anche un’occhiata ai numerosi commenti, che è lì che spesso si annida, sgusciante, il vero.

Perché a me, sia ribadito, l’argomento dei 400 milioni risparmiati pare, benché indubbiamente demagogico, comunque valido, nonostante le ragioni di Cundari. E nonostante i primi due quesiti referendari continuino a non piacermi per niente.

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Con i 400 milioni di euro che il governo (per volontà soprattutto della Lega) spenderà per non far raggiungere il quorum al referendum elettorale, si potevano fare un sacco di altre cose. Potete leggere qui, se vi interessa sapere quali siano e farlo sapere.

Update molto affranto delle 17.07 (l’ora dell’affrangersi, da oggi in poi): la cifra di 400 milioni girava da giorni su tutti i blog; io l’ho ripresa pari pari  da uno di loro senza nemmeno chiedermi chi l’avesse calcolata. Ed è il classico errore del presunto informato (cioè di chi si crede tale). La cifra è in effetti parecchio discutibile: e mfisk la discute sul suo blog giungendo a conclusioni assai diverse. Me ne restano due considerazioni: 1. che alcune piccole cose si potevano fare comunque, anche con una cifra assai minore; 2. che non ci si può davvero fidare mai di nessuno, e bisogna sempre controllare, e bisogna avere tempo per farlo, e che resta molto importante, nella vita,  saper fare le addizioni.

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il 14 giugno

Io continuo a ritenermi un obsoleto e rigoroso seguace del proporzionalismo puro e quindi non riesco a entusiasmarmi troppo per i nuovi referendum che ci aspettano a giugno. Penso, anzi, che voterò “no” ai primi due e “sì” soltanto al terzo. Ma non è un problema di posizioni proporzionali o maggioritarie, in questo caso, così come non è nemmeno una questione di destra o di sinistra.

Il punto è che, come spiega piuttosto bene piovono rane,  la scelta di collocare i referendum nella data più scomoda possibile per gli elettori ha il sapore fin troppo percepibile dell’indecenza politica. Sa di controllo del potere a tutti i costi e di mantenimento del privilegio a prescindere dalla volontà dei cittadini.

Per questo credo sia importante tenere bene a mente la data del 14 giugno: così si andrà a votare, anche a votare no, per chi lo crede opportuno. È un diritto, forse è anche un piccolo dovere. Chiaro che lamentarsi è più facile, lo so anch’io.

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