Ho fatto lavori di redazione per una decina di case editrici, nel frattempo. Ho rivisto traduzioni. Ho scritto dozzine e dozzine di risvolti di copertina, nel frattempo. E ho pensato a quanta gente avrà nel frattempo comprato o non comprato un libro a causa di qualche mia parola, messa bene o messa male in quel risvolto di copertina, anticipata o ritardata di qualche riga. Le poche righe che a volte fanno la differenza tra il comprare e il non comprare.
Ho rivisto e corretto traduzioni, nel frattempo. Ho redatto centinaia, forse migliaia, di schede di lettura per gli editori e i librai di tutto il nord Italia (si chiama “copertinario” e pochi sanno che esiste; ma è uno degli impegni più gravosi, in una casa editrice). Ho scritto cataloghi e sinossi, nel frattempo. Ho compilato a mano decine di indici, a volte con migliaia di nomi e di citazioni; ho fatto pasticci e mi sono dovuto scusare. (more…)
L’ultima ora è, per naturale e tautologica definizione, un’ultima ora. Il che prevede ragazzi stanchi, professori altrettanto stanchi, aula calda, puzza di sudore, fatica; e anche penne che cadono ogni due o tre minuti, sguardi stravolti, qualche risatina, distrazione più o meno generalizzata, attesa spasmodica del suono della campanella, estrema difficoltà nel fare lezione, qualunque tipo di lezione.
Leggo il primo capitolo dei Promessi sposi, in classe. Fa sempre effetto la questione delle “gride”: le leggi che ci sono ma non vengono rispettate; le leggi che minacciano e le minacce a cui non segue nulla; è una questione che provoca domande e riflessioni anche sull’oggi. Però è molto difficile che i ragazzi riescano a cogliere la beffarda ironia che sta dietro il lungo elenco dei nomi e dei titoli nobiliari dei promulgatori delle leggi; è un’ironia contro il potere, in tutte le sue forme, ma è un’ironia troppo adulta per loro, e a quindici anni si preferiscono le cose più serie. Gliela faccio notare, ci provo; dico loro: «Questa è l’ironia di Manzoni». Ma loro mi guardano e scrivono sul loro quaderno degli appunti «ironia di Manzoni», ma si vede benissimo che, tranne forse un paio, non capiscono quel che significhi.
Una delle più efficaci e consuete sparate mediatiche del ministro Gelmini riguarda l’insostenibilità, in Italia, della spesa per il personale della scuola e dunque l’inderogabile necessità di abbatterla, con tagli e rasoiate. Già l’anno scorso il ministro aveva più volte dichiarato che non era possibile che le spese per gli stipendi del personale scolastico rappresentassero più dell’80% della spesa complessiva del Ministero per la Pubblica Istruzione. E già l’anno scorso, gli si era fatto notare, che non solo era possibile, ma che poteva addirittura considerarsi poco. Grazie al solito bel grafico ricavato dalle 
Così
Il libro di storia adottato nel mio liceo si intitola Sulle spalle dei giganti. È un bel titolo. Quindi, quando mi tocca la prima lezione di storia in seconda, per prima cosa spiego loro il significato e l’origine quel titolo, che mi sembra il minimo e mi sembra anche interessante.
Ci sono ragazzi silenziosi, in ogni classe. Sono persone forse timide, forse semplicemente un po’ riservate, nel loro stare in mezzo agli altri. I più sono anche studiosi: li chiami e sono preparati; svolgono test e verifiche con ordine, alcuni in modo eccellente, altri semplicemente in modo sufficiente. Fanno sempre i compiti. E se per caso, un giorno, non li hanno potuti fare, te lo dicono con grande ansia malcelata, aspettando che tu li punisca in modo definitivo e perentorio.
Magari qualcuno si ricorda di
Greta, durante le lezioni fa fatica a restare concentrata, e a volte quasi si addormenta; Caterina, invece, ha genitori che la assillano, che ancora le controllano i compiti, che ogni giorno verificano se sul libretto è comparso un voto nuovo e che, appena vedono un 6-, la vogliono mandare a lezione privata; e quindi Caterina è sempre nervosa e irritabile; Michele ride per niente, tutto il tempo, almeno dieci volte a lezione; così poi gli altri ridono perché ha riso lui e io devo riportare la calma senza innervosirmi, che non serve a nulla; la mamma di Serena, invece, non si è proprio mai vista: noi le spediamo lettere, lei le firma, nessuno ne sa mai niente; e Serena sembra davvero un po’ abbandonata a se stessa, quando prende 4 come quando prende 7; Veronica deve sempre andare in bagno, invece: se non la lasci andare mette il muso; se la lasci andare non sai quando torna…
Poi ci sono Giovanni che patisce l’aggressività, Elio che invece, se non sei un po’ aggressivo, non fa proprio niente, Michela che deve essere continuamente spronata, Elena che deva essere lasciata indipendente, perché lavora bene solo quando si sente autonoma, Eugenia che interviene a sproposito ma che è anche molto fragile e se glielo fai notare non studia più per un mese…
La resurrezione della carne crea scompiglio, nelle classi basse (cioè tra i quindicenni, per intenderci).
Entro in classe, in seconda. Li guardo, li saluto, loro salutano me, sono diversi. Sembrano altri ragazzi, non più quelli dell’anno appena passato.
Noi cominciamo a contare dal due, ragazzi. E voi che siete lì seduti sui vostri banchi lo capite benissimo, il perché di questa scelta; e non ci sarebbe bisogno di nessuna spiegazione, potrei anche stare zitto, per una volta.
“Sugli insegnanti di religione sono assolutamente d’accordo con il Vaticano”
La bellezza dei comunicati stampa del Ministero della Pubblica istruzione (arte in cui sono raffinatissimi, ce ne eravamo già accorti) sta nelle sfumature. Questo,
No, scherzavo in realtà.
Un paio di perle prelevate direttamente dall’i
Niente mi angoscia di più della carta, niente.
Quando è venuto l’antennista a casa mia, gli ho chiesto se poteva fare in modo che i cavi della parabola passassero direttamente dentro i muri, insieme a quelli dell’antenna normale. Lui mi ha risposto che proprio non si poteva, per una ragione che non ho capito, ma mi è sembrata davvero inutile. Allora io ho pensato: «Ce l’ha con me… Questo tizio sconosciuto ce l’ha con me!»
L’altro ieri, un po’ scherzando, un po’ lamentandomi, un po’ chiedendo aiuto, un po’ facendo lo scemo (che è la cosa che mi viene meglio di tutte, sempre), ho scritto un post sulla geografia. Perché devo insegnarla, perché non l’ho mai fatto prima, perché mi sto chiedendo quale strada prendere per cercare di fare un lavoro decente, che riesca in qualche modo a ottenere il risultato di non fare odiare la materia ai miei futuri studenti (che dio li perdoni, per il male che senz’altro mi faranno).
Ecco, io rimango assolutamente allibito, sappiatelo. Come se venissi da un altro pianeta, come se fossi stato chiuso in un monastero per trent’anni (il che non è accaduto, fidatevi). E mi succede ogni volta che
Gentile ministro Gelmini,
Entro a passi leggerissimi
E continuiamo pure a chiamarli “nativi digitali”, d’accordo. Benché un conto sia la natività, un altro conto la consapevolezza: e anche su questo dovremmo essere ormai tutti d’accordo.
Dicono: ci vuole la passione. È vero, dico io. Dicono: la scuola è una missione, prima ancora che un lavoro. E io non dico niente, che non importa. Dicono: bisogna sempre tirare fuori il meglio dai ragazzi, bisogna saperlo fare, bisogna guadagnarsi la fiducia dei ragazzi, conquistarsela, bisogna mettere i ragazzi al centro del proprio lavoro, bisogna… Ci vuole la passione, dicono.
Uno non sa più cosa sperare, ve lo confesso. Intendo dire che uno come me, che dopo quindici anni di insegnamento si ritrova, con la sua bella quarantina d’anni, a essere comunque uno degli insegnanti più giovani della sua scuola (che ha un corpo docenti di ben più di 1oo persone) dovrebbe ovviamente sperare che arrivino al più presto forze giovani, capaci di un po’ di entusiasmo, capaci di portare una nuova ventata in questo mondo asfittico, pronte a scommettere sul loro futuro e a coinvolgere in questo loro entusiasmo anche i quarantenni.
Si dà un’occhiata a
(
Il compagno di banco
Lo spunto mi è venuto da 
