Il grande nemico dice poche cose, ma con lucida chiarezza; le ripete, come un mantra; il grande nemico sa che questa ossessione del ripetere gli fa guadagnare terreno, un giorno dopo l’altro, un centimetro dopo l’altro.
Il grande nemico dice che non ne vale la pena. Che arrovellarsi per questo lavoro è stupido, e che invece la cosa più intelligente da fare sarebbe adeguarsi, fare quello che ti si chiede di fare, tornare a casa sereno. E che in fondo lo sai che tu, quello che andrebbe fatto: quanti colleghi vedi che già lo fanno? Più giovani di te, più spiritosi di te, più intelligenti di te.
Il grande nemico ha le facce di tutti questi tuoi colleghi. Che entrano in classe, spiegano qualcosa, alcuni anche bene, non badano a chi li sta a sentire e a chi no, poi interrogano, danno sempre la sufficienza, in consiglio di classe si lamentano e sparano a zero sugli studenti, ma poi tornano in classe ed è tutto come prima. Bei voti, nessun problema, nessuna polemica, nessun male allo stomaco. Sono i bei voti l’unico sistema, tutto a quello si riduce. (more…)

Il mio collega Arturo era un vero disastro. Non sapeva fare scuola, non sapeva stare con i ragazzi, non sapeva bene nemmeno cosa insegnare. Io lo conobbi tanti anni fa, quando lavoravo in una scuola privata, e lo trovai insopportabile fin dal primo giorno. Poi piano piano la mia avversione si trasformò in compassione e alla fine quasi in affetto.
Quindi la Gelmini si è «arresa», come titolavano
Bene. Anzi, male, molto male. Io non ci volevo proprio credere e quando me l’hanno detto, ho pure reagito in modo scomposto, perché mi pareva davvero troppo. E invece avevano ragione loro, quelli che me l’hanno detto (che erano i miei studenti di quinta, figuriamoci). E loro, che avevano ragione, mi hanno detto che da quest’anno per essere ammessi all’esame di Stato (alla maturità, insomma) è
Ecco, è primavera finalmente: si riaprono le finestre, riscopro che ho dei vicini di casa che stendono i panni al sole quasi tiepido, le giornate si allungano, il mio box si riempie di ragni sovradimensionati e spaventosi, a scuola arriva il pagellino.
Voti da assegnare. Voti da ricevere e da motivare. Voti da giustificare. Voti da concepire con il prezioso strumento delle griglie di valutazione. Voti da riportare sul registro, poi sul pc della scuola, poi sulla carta, poi sulla lettera di comunicazione alle famiglie, poi sul registro personale, negli appositi spazi, che sono tutti su pagine diverse, finché la biro non finisce e ce ne hai un’altra nella borsa; voti da riportare e da pesare e da mediare, costantemente. Voti da meditare. Voti da ripensare. Medie da calcolare senza la calcolatrice, che non si fa, ma da calcolare lo stesso, che gli studenti lo fanno e poi ti contestano, calcoli alla mano. Medie di voti con cui tutelarsi, difendersi, aggredire. Voti da cambiare durante lo scrutinio finale, perché il preside e i colleghi votano contro la tua proposta, e i voti tu li devi cambiare. Voti da proporre, infatti. Voti da prendere e da mandare. Voti, numeri, cifre decimali, crediti, sei su dieci, come dieci su quindici, come sessanta su cento, che è come il vecchio trentasei su sessanta; ma anche trenta su trenta che poi diventa, ma solo alla fine, centodieci su centodieci, secondo un calcolo che si impara a fare, perché certe cose si devono imparare; e alla fine, forse, la lode, in aggiunta, se sei stato così bravo che i numeri non bastano più.
Magari il latino aiuterebbe a trovare ogni tanto un qualche sinonimo, sempre che qualcuno ne abbia voglia. O un sostantivo, se non del tutto sinonimico, almeno analogo, e sempre all’interno del campo semantico dell’acqua, visto che piace. Ce ne sono tanti da far piovere sul serio: diluvio, grandine, acquazzone, tempesta, bufera, inondazione, rovescio, scroscio, nubifragio, precipitazione, raffica, gragnuola, profluvio, cascata, fiume, oceano, mare, spruzzata, piovasco, procella, fortunale.
