La strage non è esattamente una strage; e forse nemmeno un boom, a essere precisi; è una progressione, una tendenza, un mutamento di clima, ma non una strage. Guardo i dati sull’aumento delle bocciature agli esami di Stato di quest’anno (dal 2,5% dei candidati al 3%; cioè da 12.000 studenti a circa 15.000, su un totale di mezzo milione) e non mi pare che lo sia, insomma; e tra l’altro non riesco a stupirmi più di tanto, per le molte ragioni di cui ho già scritto e su cui quindi non mi dilungo più.
Ma altri si dilugano parecchio, invece. Non cito nemmeno i telegiornali, che nello spazio di pochi minuti devono comunicare i numeri, inquadrare il sorriso soddisfatto della Gelmini, intervistare studenti e mamme ponendo domande prive di significato alcuno e magari anche provare a commentare e motivare i cambiamenti. Mi rendo conto che sia quasi impossibile.
Parlo invece dei giornali, dai quali ci si aspetterebbe, onestamente, quealche analisi più lucida. (more…)
Della disciplina si può dire tutto il male possibile, è ovvio, è talmente ovvio che è quasi diventato un luogo comune. È parola brutta, che suona male, che sa di vecchio, che sa di schiavitù e soprattutto di repressione. E oggi, governati dal sedicente partito delle libertà, tutto quello che sembra sapere un po’ di schiavitù finisce per avere un cattiva reputazione, per suonare stonato entro il concertino circense che ci stanno propinando. Anche la disciplina, quindi.
Breve nota di chiusura della stagione del voto in condotta, portate pazienza per l’ultima volta.
Io me lo immagino benissimo che non ve ne possa fregare di meno; e non vi biasimo. Però, anche se non ve ne frega nulla, sappiate che sul benedetto voto di condotta non è nemmeno detta l’ultima parola. Cioè, a oggi, mentre la ministra rilascia interviste su interviste a proposito di tutto e di più, non c’è ancora una circolare ministeriale che chiarisca se il voto di condotta farà media o no nel calcolo del credito scolastico di uno studente (il punteggio che ogni ragazzo ottiene negli ultimi tre anni di scuola).
Quindi la Gelmini si è «arresa», come titolavano
In quinta c’è il tema. Io giro tra i banchi, per vedere un po’ quale traccia hanno scelto i ragazzi, se hanno bisogno di aiuto, se tutti stanno lavorando sul serio o se stanno perdendo tempo, come spesso accade, anche in quinta. Quando arrivo in fondo all’aula, nell’ultimo banco, vedo che Alberto tiene vicino al foglio su cui sta scrivendo il suo tema anche il pagellino, che gli è stato consegnato l’ora prima da un collega. Gli dico, tanto per capire qualche umore e per vedere qualche reazione: «Allora, il tuo pagellino? cosa ne dici?»
Magari il latino aiuterebbe a trovare ogni tanto un qualche sinonimo, sempre che qualcuno ne abbia voglia. O un sostantivo, se non del tutto sinonimico, almeno analogo, e sempre all’interno del campo semantico dell’acqua, visto che piace. Ce ne sono tanti da far piovere sul serio: diluvio, grandine, acquazzone, tempesta, bufera, inondazione, rovescio, scroscio, nubifragio, precipitazione, raffica, gragnuola, profluvio, cascata, fiume, oceano, mare, spruzzata, piovasco, procella, fortunale.
Lo so che è stancante parlare sempre delle stesse cose, lo so già benissimo da solo. Ma non sono mai quello che comincia. E oggi ha 

