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Archive for febbraio 2009

Un precursore  dell’Erasmus, insomma. Non so perché, ma ci avrei scommesso.

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avventura-1Oggi, in quinta, interrogo Marta in letteratura italiana. Tra i tanti argomenti su cui potrei ascoltarla, il discorso cade sulle novelle di Verga e in particolare sulla novella La lupa, che abbiamo letto insieme in classe qualche settimana fa. Marta conosce bene la novella: la introduce con intelligenza, la riassume precisamente, parla dei personaggi, del coro popolare, della tecnica verghiana di presentazione degli eventi.

A un certo punto mi dice che la figura della «lupa» è sostanzialmente una figura animalesca e «trasgressiva». Io, che sono sicuro di non avere mai usato quel secondo aggettivo in classe, le chiedo in che senso lo sia, «trasgressiva».         (altro…)

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tindersticks

the-hungry-sawNon è una scoperta, lo ammetto: che anzi, questi fanno musica da quindici anni e io, colpevolmente, me ne sono accorto solo tre mesi fa. Però, da quel giorno, li ascolto continuamente, una volta un disco una volta l’altro, e sono sempre più entusiasta. Ammetto anche che i dischi più belli sono anche quelli più vecchi, degli anni Novanta. Con una netta predilezione mia per Tindersticks II, che davvero mi pare eccezionale.

Ma anche il loro ultimo disco, uscito nel 2008, The Hungry Saw, è a mio parere di ottimo livello. Un po’ per la voce di Staurt Staples, ruvida e calda, un po’ per le orchestrazioni sempre così complesse, anche se meno barocche che negli altri dischi più recenti. E ci sono poi alcuni pezzi indimenticabili, davvero: a me fa impazzire la nostalgia energica di Yesterday Tomorrows, che trovo il brano più imponente e coinvolgente dell’intero disco; ma anche The Other Side of the World e All the Love sono brani riuscitissimi, che trainano tutto il disco su livelli di quasi eccellenza.

Scoprirlo, insieme a tutti i precedenti, è stata una specie di ubriacatura o di indigestione. Scusatemi per il ritardo.

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Casco nella trappola segnalata da .mau. e finisco dentro un giochino on line che misura la prontezza di riflessi: si tratta di bloccare cinque pecorelle che ad una ad una provano a fuggire dal loro recinto. Non so se «bobbing bobcat» è un buon risultato; comunque l’ultima pecora l’ho bloccata in 0.221 secondi, che considero una prestazione invidiabile. Se anche voi cascate nel giochino, non mancate di farmi sapere che sono il più lento di tutti, mi raccomando.

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Anche nelle scuole superiori esiste un progetto analogo a quell’Erasmus universitario, figlio di Socrates, di cui già ampiamente si parlò. Si chiama Comenius, come questo signore qui, meno famoso dell’Erasmo o del Socrate ma altrettanto europeo. Anche in questo caso si tratta di vivere un periodo del proprio iter scolastico all’estero, in altri stati europei, secondo un programma di scambio finanziato dalla UE.

Nei miei anni di insegnamento alle superiori, ho incontrato tre studenti stranieri che partecipavano al progetto Comenius: due tedeschi e un norvegese. Con tutti e tre ho provato a inventarmi una specie di insegnamento in inglese, visto che di italiano parevano masticarne assai poco.       (altro…)

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martini-conversazioni-notturneLe fiamme dell’inferno me le sono guadagnate già da molti anni, chi mi conosce lo sa bene; e il mio agnosticismo venato di anticlericalismo non può certo essere messo in discussione dalla semplice lettura di un libro. Però, non sono mai riuscito a non rimanere affascinato dalla profondità di pensiero di alcuni uomini di religione, del passato come del presente; e da sempre la Bibbia è una delle letture a cui concedo più volentieri il mio tempo. Dunque non sia una sorpresa questo post. Resto agnostico, insomma; nessuna redenzione.

Ma rimane anche vero che alcuni religiosi sanno essere interpreti straordinari del loro tempo e del nostro tempo e che, senz’altro, Martini è uno di questi, come confermano queste Conversazioni notturne a Gerusalemme con Georg Sporschill.

Libro di domande e di risposte veloci, libro di tentativi più che di certezze, di immersioni nel creato prima che di giudizi;       (altro…)

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C’è, su falso idillio, un link che porta qui: lingua di terra. È uno di quei link per cui si dice un grazie molto forte. Perché, su quell’isolata lingua di terra galleggiante nel mare del web, si trova un lungo post che mette insieme dati di diversa provenienza per arrivare a un risultato importante e, starei per direi, spettacolare nella sua precisione. L’articolo è lungo e consiglio di andare a leggerselo tutto; ma alcuni passaggi si stagliano con grande evidenza. A un certo punto per esempio vi si scrive che:

la corruzione di un Paese  tende ad essere

  • inversamente proporzionale alla redistribuzione fiscale delle ricchezze
  • inversamente proporzionale all’istruzione della popolazione
  • direttamente proporzionale alle diseguaglianze di reddito

Ed è un primo punto.         (altro…)

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le-mythe-cest-moiTrovo per puro caso (ve lo giuro: per puro caso) (vabbè, non ve lo giuro che non ce n’è bisogno, diciamo che ve lo assicuro) (ma poi cosa ve lo assicuro a fare? vi fidate no? è per caso, quasi per caso, insomma). Dunque, trovo quasi per caso la pagina web personale di un mio alunno. La scorro rapidamente e vedo che c’è una sezione dedicata ai suoi miti:  e lì, in mezzo a foto di attori e di eroi, guarda guarda, c’è anche la mia (!!!). LA MIA FOTO. Tra i suoi miti. Resto per qualche secondo inebetito davanti allo schermo, con un’espressione di gongolante vanità nello sguardo e il volto sapientemente atteggiato alla Robert De Niro in «Heat – La sfida».

Poi vedo che la pagina contiene anche dei commenti. Li scorro. Ce n’è uno di un’altra mia alunna. Il quale commento dell’altra mia alunna suona letteralmente così:

«Certo che se lui è un tuo mito, tu sei veramente un coglione.»

È bello scoprire che le giovani generazioni si prendono cura di me e mi impediscono di smarrirmi nell’oscuro e insidioso labirinto della vanagloria.

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in fondo in fondo

In fondo a destra, lo sanno tutti, c’è il bagno. Oggi c’è anche un interessante post di Luca De Biase: che potrebbe essere un punto di partenza per non finire dritti dritti (e poi a destra) in quello stanzino lì.

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Un lettore mi segnala oggi, via mail, un brano delle Lezioni americane di Italo Calvino che, secondo lui, ha molto a che fare con un post che ho scritto alcune settimane fa. Effettivamente io non mi ricordavo il passaggio calviniano; ed effettivamente esiste una parentela tra i due discorsi, perché in entrambi si parla di capacità di immaginare attraverso la lettura e sulla base di semplici segni alfabetici. Certo, lui cita Starobinski e Giordano Bruno, io invece la pornografia e la masturbazione. Ma questo dipenderà dalla mia innata ed erudita propensione alla raffinatezza, direi. Se qualcuno ha voglia di leggere un po’ di Lezioni americane, e in particolare un passo di quella che è dedicata alla «Visibilità», non deve fare altro che cliccare qui:       (altro…)

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il 14 giugno

Io continuo a ritenermi un obsoleto e rigoroso seguace del proporzionalismo puro e quindi non riesco a entusiasmarmi troppo per i nuovi referendum che ci aspettano a giugno. Penso, anzi, che voterò “no” ai primi due e “sì” soltanto al terzo. Ma non è un problema di posizioni proporzionali o maggioritarie, in questo caso, così come non è nemmeno una questione di destra o di sinistra.

Il punto è che, come spiega piuttosto bene piovono rane,  la scelta di collocare i referendum nella data più scomoda possibile per gli elettori ha il sapore fin troppo percepibile dell’indecenza politica. Sa di controllo del potere a tutti i costi e di mantenimento del privilegio a prescindere dalla volontà dei cittadini.

Per questo credo sia importante tenere bene a mente la data del 14 giugno: così si andrà a votare, anche a votare no, per chi lo crede opportuno. È un diritto, forse è anche un piccolo dovere. Chiaro che lamentarsi è più facile, lo so anch’io.

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travagli interni

Quando qualcuno viene da fuori e guarda in casa nostra, magari si accorge di qualcosa che noi non vediamo più, perché accecati dall’abitudine. Per esempio chi entra in casa mia si accorge che ci sono troppi libri sparsi dappertutto; io non ci faccio mai caso.

L’associazione dei giornalisti tedeschi ha guardato dentro le nostre stanze e ha ritenuto che Marco Travaglio fosse meritevole del premio per la libertà di stampa 2008. Magari i tedeschi hanno torto, non lo so. A me lui non sta nemmeno troppo simpatico, sempre così rigido. Comunque  loro, i tedeschi, hanno reso pubbliche le motivazioni e quindi ognuno può valutare di per sé, anche in lingua originale.

In ogni caso nessuno dei giornalisti italiani ha ancora detto niente in proposito,  né in prima né in seconda serata. Forse perché non è importante, mi dico io.

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bill-gates-ringraziaLeggo su repubblica.it un articolo allarmato (o forse solo volontariamente e capziosamente allarmante) su una delle possibili conseguenze della riforma cosiddetta Gelmini. L’allarme viene dall’impossibilità, a partire dall’anno prossimo, da parte degli insegnanti di «aprire il mondo delle conoscenze informatiche ai propri alunni» (era una delle tre famose I del programma di governo berlusconiano sulla scuola: inglese, internet, impresa; poi qualcuno propose di aggiungere anche la i di italiano, ma era troppo tardi, che i buoi erano già ampiamente fuggiti). E l’allarme è ansiosamente ribadito nei commenti a quell’articolo, che, salvo poche eccezioni, sono indignati per i tagli alla scuola e in particolare per questa conseguenza che tali tagli potrebbero comportare.

Sarei d’accordo, sono d’accordo; se non fosse che mi misuro con le competenze informatiche dei miei alunni tutti i giorni.         (altro…)

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corallo-rosso-5vento-largoCinque coralli cinque a Vento largo di Francesco Biamonti. Libro di diversi anni fa, lo avrete letto già tutti, ma non importa, che i coralli servono anche a rinsaldare la memoria. Un corallo per la scrittura, limpida ed essenziale. Un altro per il suo modo unico (unico) di descrivere la luce della Liguria; il terzo per i dialoghi e la vicenda narrata, sobriamente intensa senza che mai un sentimento si alzi in piedi per gridare troppo forte; il quarto per la malinconia che lo pervade, come una musica indefinibile; l’ultimo perché Biamonti è stato uno dei più grandi narratori italiani degli utlimi trent’anni ed è anche uno dei più sottovalutati.

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che cosa fa un problem solver

Imperdibile e caustica storiella feisbukkara di Paul the wine guy: del ritrovare, commossi, gli amici perduti.

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L’altroieri, a proposito dell’articolo della stampa olandese sul processo Mills, ho ricevuto un lungo commento di un italiano che vive a Londra.  Siccome è lungo, non tutti avranno avuto la pazienza di leggerlo; ma a un certo punto vi si dice che gli inglesi:

sono razzisti, insulari, ipocriti e maligni ma più o meno credono nelle istituzioni e nella legge e se non ci credono la legge li bastona. Insomma provano almeno a proteggersi da loro stessi, dalle loro peggiori inclinazioni. Noi invece le promuoviamo.

Ecco, mi è piaciuta questa cosa del «proteggersi dalle proprie peggiori inclinazioni», l’ho trovata centrale e centrata. Mi sembra che abbia anche un po’ a che fare con il discorso dell’educazione delle persone che ho fatto in un post di stamattina.

A volte uno mette giù un post di getto  solo perché ha bisogno che qualcun altro gli chiarisca un po’ le idee.

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parole tardive

Enrico Mentana su corriere.it:

È evidente che quando la tua parte politica governa, meno informazione c’è e meglio è, meno fastidi ci sono meglio è, meno voci ci sono e meglio è. Se poi si abbina questo  alla progressiva fidelizzazione di Mediaset all’avventura politica di Berlusconi, allora non c’è dubbio che l’informazione deve essere tranquilla e che l’approfondimento è meglio farlo scivolare oltre la mezzanotte.

Che va bene, è quello che penso pure io da molto tempo. Però io non ci ho lavorato fino all’altro ieri lì dentro, e non ci ho mai preso nemmeno un euro. Il che dovrà pur fare un po’ di differenza.

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C’è un discorso piuttosto complesso che wittgenstein, il blog  di Luca Sofri, porta avanti da parecchio tempo e che lo scorfano, assai più modestamente, condivide, tanto da averlo proposto ai suoi studenti come argomento di uno scritto in classe (tra altri argomenti più convenzionali) e averne ricevuto in cambio la soddisfazione di non vederlo svolto da alcuno (ah, i giovani d’oggi). L’argomento è quello dell’elitismo, o meglio ancora della necessità dell’educazione dei popoli e delle persone in una democrazia evoluta; affinché queste persone sappiano meglio come scegliere e determinare il proprio futuro. Luca Sofri ne parlava qui e anche qui, in modo esauriente e preciso (sono anche i brani che ho proposto ai miei studenti di quinta, senza successo).

Oggi il discorso è rilanciato a partire da un articolo di Alessandro Baricco, pubblicato da repubblica.it e linkato appunto da wittgenstein, in cui si propongono alcune riflessioni sul modo e i tramiti attraverso cui l’educazione debba arrivare alle persone. Sempre con tutta la modestia possibile, lo scorfano deve confessare di non avere molta simpatia per il Baricco scrittore.              (altro…)

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attento-che-cadiÈ una domenica mattina e sono a fare due passi sul lago con un amico. Incontriamo dei suoi conoscenti, ci fermiamo a fare due chiacchiere, a un certo punto uno di loro cita il paradosso del calabrone: «Lo sapete che in base alle leggi della fisica e della fluidodinamica il calabrone non può volare perchè ha le ali troppo piccole. E però lui non lo sa e vola lo stesso». La storia riceve il meritato consenso; e se ne estrapolano anche possibilità metaforiche, in svariati campi, a proposito di persone presenti e assenti, note e meno note. Io taccio, che è ultimamente la mia specialità.       (altro…)

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Uno normale si chiede se è davvero obbligatorio che sia così il mestiere del giornalista:  si spara un titolone, una frase ad effetto per iniziare l’articolo con il botto, poi però quello che si dice dentro l’articolo è esattamente il contrario di ciò che titolone e frase con il botto facevano pensare.

Oggi succede su panorama.it (oggi, perché è costume diffuso; altri giorni, succede altrove). C’è un titolo che suona minaccioso: Le ragazze del giorno dopo: dateci la pillola, con quest’imperativo perentorio e apodittico che sembra anticipare scenari tempestosi e drammatici e vite sessuali spaventosamente dissolute.          (altro…)

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È finalmente nato il nuovo Partito liberale italiano. Ecco cos’era quel senso di vuoto che tutti ultimamente avvertivamo.

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tenetemi-docchio-che-scappoQualche giorno fa, mentre in classe parlo di Italo Svevo e del suo romanzo La coscienza di Zeno (e qualcuno ne parla con me, perché qualcuno, mirabilmente, lo ha letto), bussano alla porta. Dico: «Avanti!» Entra una studentessa che non ho mai visto prima, proveniente da chissà quale altra classe, e dice: «Buongiorno. Può, per cortesia, lasciar uscire per cinque minuti i “guardiani della luce”, che abbiamo bisogno di loro?» Due dei miei studenti di quinta si alzano ed escono, mentre io resto immobile e attonito come stette la terra all’annunzio della morte di colui che fu. Dunque erano loro, quei due miei alunni, i «guardiani della luce». Ma che cosa vuol dire «guardiani della luce»? Non lo saprò mai.

Nella mia scuola, mentre io mi ostino a parlare di libri, succedono cose, si parla di luce e di ombra, si prendono decisioni e si affidano incarichi, ci sono i guardiani e sono miei alunni, io nel frattempo non so le cose, vengo tenuto all’oscuro di tutto insieme alle mie appassite similutidini manzoniane, non tengo il ritmo degli eventi, il mio tempo passa, i miei capelli cadono, i miei libri invecchiano.

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era-meglio-fare-attenzione-comunqueLa storia inizia quasi vent’anni fa, direi. Eravamo studenti universitari, ognuno con le sue  proprie vicende sentimentali, alcuni anche con amori lunghi e duraturi (era il mio caso, ma non solo). Unico caso di singleità senza compromessi era quello di Alessandro, il quale se ne lamenteva parecchio, ma faceva assai poco per mutare il suo stato civile: “rassegnato”. Finché non spuntò, dal nulla donchisciottesco e sanchopanziano della Mancha, la figura mora e intensa di Maria Dolores. Alessandro si innamorò, e anche lei. Fu un fuoco rapido, qualche mese di fidanzamento, la convivenza a Verona, la scarsità di preservativi, la gravidanza di lei, un figlio, il fiocco azzurro sulla porta dell’appartamento in affitto. L’età adulta si fece improvvisamente incombente su tutti noi.

Maria Dolores, da Ciudad Real, era arrivata a Milano grazie al «progetto Erasmus»; nessuno di noi sapeva bene che cosa fosse (si favoleggiava di anni passati all’estero a studiare chissà cosa), ma in un baleno, visti gli esiti subitanei, esso venne ribattezzato «progetto Orgasmus». Eravamo giovani e dall’umorismo greve, non siate severi. E restava comunque un mistero la natura del benedetto Erasmus (non quello di Rotterdam, che si sapeva più allora di oggi), il suo essere «progetto», come quelli degli architetti, e il suo inquietante far parte di un progetto ancora più grande, cui era stato dato l’altisonante nome di progetto Socrates: tutte cose che ora sappiamo assai bene.

E qui la vecchia storia finisce, e ne comincia un’altra. La quale prende le mosse da un paio di belle definizioni.     (altro…)

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Il canto V dell’Inferno non ha bisogno di presentazioni. La sua protagonista, Francesca da Rimini, primo dannato che pronunci parola nel viaggio dantesco, ancora di meno. È un canto splendido, citatissimo e molto amato, giustamente. È anche il canto su cui, a essere sinceri, si è formata la mia personale passione per la Commedia dantesca, per quel che può valere.

I versi che ho deciso di annotare vengono quando già quasi tutto il ritratto di Francesca è stato svolto. Molte terzine prima,  il personaggio Dante ha notato, all’interno della lunga schiera dei lussuriosi (coloro «che la ragion sommettono al talento», cioè al desiderio), la coppia di anime che subisce la punizione infernale sempre senza staccarsi, mano nella mano. Sono Paolo e Francesca, amanti uccisi dal marito di lei. Già ha espresso a Virgilio, sua guida, la voglia di parlare con loro («quei due che ‘nsieme vanno, e paion sì al vento esser leggieri»), con una nota così lieve da aumentare l’impressione di diversità di queste due anime rispetto ai peccatori prima nominati. C’è stato il richiamo dantesco, l’«affettüoso grido», e l’avvicinamento di Francesca e di Paolo, «quali colombe dal disio chiamate». Tutto congiura in direzione della commozione e della pietà nei confronti di questi amanti sfortunati.         (altro…)

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altrimenti altre menti

A proposito di prospettive, anche culturali, che potrebbero essere mutate, trovo qui un interessante articolo sul carcere e sui colpevoli di reati sessuali. Si tratta pur sempre di galera, che è parola di per sé orrenda, e pur sempre di esperimenti. Ma l’alternativa, teniamolo a mente, sono quelli che paonazzi in volto invocano la castrazione.

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Leggo alcune osservazioni olandesi sul caso della condanna all’avvocato David Mills, di cui in questi giorni si è parlato non troppo anche sui nostri media. Niente di nuovo, intendiamoci, solo un paio di osservazioni che aiutano a misurare la distanza tra noi e l’Olanda. Un piccolo brano:

in una democrazia è consueto che in casi di questo genere il premier finisca ”in grande imbarazzo” – persino qualora una legge lo protegga da procedimenti giudiziari. In una normale democrazia la gente ne parlerebbe scandalizzata. I giornalisti metterebbero il premier in seria difficoltà con domande scottanti, se il ministro non si fosse già dimesso di propria volontà.

In Italia questo genere di ovvie reazioni è inverosimile. L’ANSA ha rimosso dal suo sito internet la notizia della condanna di Mills già la sera stessa. Il telegiornale del primo canale italiano ha riportato la notizia solo dopo 19 minuti. L’argomento è stato affrontato per esattamente un minuto. Il notiziario dell’emittente di Berlusconi “Rete 4″ ha completamente ignorato il tema.

I meno patriottici possono trovare  la traduzione completa dell’articolo qui. Ma non vale, non credeteci, perché quello è un quotidiano sfacciatamente di sinistra di un paese in cui il livello morale è da sempre bassissimo. La stampa russa putiniana, quella sì che dovrebbero tradurcela.

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seconde visioni #6

Non tutte le settimane cinematografiche vengono con il buco, si dovrebbe dire. A volte non trovi i film che cercavi, altre volte lo trovi ma ti lascia deluso, altre volte ancora fai degli esperimenti che non funzionano fino in fondo. È stata una settimana di questo tipo, quella appena trascorsa, con  più delusioni che sorprese, e poche immagini da ricordare. Non anticipo nessun titolo, che non è bello quando si parla di risultati un po’ scarsi, nel complesso, o forse soltanto non rispondenti alle aspettative.      (altro…)

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fino a ieri era d’oro

1047 delegati hanno votato Franceschini; 92 hanno votato Parisi; 119 si sono astenuti. Sarebbe bello sapere i nomi di questi ultimi, nella disperata speranza che un po’ di futuro si possa annidare spaurito in quel silenzio.

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i-nuovi-leader-del-pdMentre a Roma l’unico partito di sinistra presente nel parlamento italiano sta eleggendo un segretario non di sinistra, io mi interrogo un poco su una questione che è emersa su alcuni blog nei giorni scorsi e che solo all’apparenza non ha niente a che fare con la cronaca.

C’è un appello-petizione che circola in rete. Il testo lo trovate sia qui sia qui. È un bel testo, stringato ma con alcune parole importanti: innovazione, trasparenza, equità, cambiamento, coraggio, urgenza, lavoro, senso di responsabilità. A un certo punto si dice che il nuovo PD dovrà essere «un progetto culturale prima ancora che politico».

Stavo già per dare la mia adesione, quando ho letto il breve e un po’ caustico commento di mfisk, su non ne so abbastanza. E mi sono bloccato. Ha ragione lui, ho pensato: qui c’è ben altro a cui pensare e soprattutto ci sono ben altri personaggi da fronteggiare. E non si può certo pensare di fronteggiarli con queste parole e queste idee vaghe. Questo è davvero velleitarismo, come dice lui: nel senso delle ambizioni irrealizzabili e della loro sproporzione rispetto al contesto e alle forze di chi dovrebbe realizzarle. E dunque non ho più aderito.

E però, ci penso ancora.       (altro…)

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anche-d-e-f-g-magariCi hanno per anni bombardato di pedagogia, come se fosse la cura di tutti i nostri mali. Ci hanno spiegato che non bastava sapere le cose per insegnarle, bisognava anche saperle insegnare. E bisognava saper valutare e ci volevano le griglie. Ci hanno atterrito e atterrato. Nel frattempo, nelle facoltà di lettere hanno abolito gli esami pesanti e le letture integrali delle opere (niente più Dante, né Tasso né Ariosto né Manzoni);  nelle altre facoltà non voglio nemmeno immaginare; hanno però inventato la Siss,  che deve formare gli insegnanti veri e che in due anni ti ammazza di psico-pedagogia, senza alcun contenuto disciplinare.

Il risultato è che oggi nessuno sa cosa insegnare. Magari sa il come, ma non basta. Il risultato è che ogni anno la scuola italiana scivola sempre più in basso nelle classifiche europee di rendimento e preparazione. E si dà la colpa di volta in volta a quello che capita (ultimamente agli assenti, che, si sa, hanno sempre torto).

Ma oggi qualcuno si è svegliato e ha scritto un articolo sul Messaggero.      (altro…)

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l’eredità

Noi investiamo oltre un miliardo di euro ogni anno in contenuti italiani e offriamo gratuitamente una tv calda, fatta con i talenti più forti: riusciamo ad aggregare i migliori conduttori, autori e produttori. E regaliamo al pubblico il grande intrattenimento, fiction di alta qualità, informazione.

Parole dette, a proposito di Mediaset, da Piersilvio Berlusconi. Che senz’altro ci crede anche: è tutta granitica autostima ereditaria.

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Vi dirò, quattro gatti di amici del blog che non siete altro: il numero di letture del post di ieri a proposito delle cifre dell’evasione fiscale nel nostro paese (dati che sono nel frattempo scomparsi dalle homepage di qualsiasi quotidiano nazionale on line, nessuno escluso) è stato talmente confortante che mi permetto di segnalarvi questo sito qui.

Non c’è delazione perché non c’è denuncia, e forse non c’è nemmeno una vera utilità. Ma è un segno che non siete soli. Dateci un’occhiata, se avete voglia e tempo, e scoprirete alcune curiosità. Per esempio, nella pagina delle statistiche, scoprirete che le segnalazioni di maggiori evasioni sono relative ai commercianti della provincia di Brescia (quella in cui felicemente risiedo e insieme a me il mio panettiere, più felicemente di me). E vedrete che le segnalazioni stanno via via diminuendo, da un anno a questa parte, perché l’argomento non “tira” più. Ecco perché lo tolgono così alla svelta da tutte le homepage…

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vulcano-palermitano1A Napoli c’è l’incombente minaccia del Vesuvio; a Catania, benché un po’ più lontana, quella dell’Etna; e a Palermo?

Evidentemente a qualcuno della redazione milanese di Panorama dispiaceva che Palermo rimanesse priva della minaccia di un vulcano. E lo ha fatto spostare dalle Eolie, approfittando di una giornata di neve, che magari molti palermitani erano chiusi in casa e non se ne sono accorti (a me pare il monte Pellegrino quello sullo sfondo, ma magari mi sbaglio; so però che esistono le Eolie, abbastanza da non spostarle dentro Palermo, insomma). E non ha nemmeno intenzione di cambiare idea,  quel tale della redazione, visto che il titolo l’ho scoperto oggi ma è di otto giorni fa.

Ma è geografia, ci si vanta apertamente di non saperla, ormai. Almeno, però, si potrebbe imparare a leggere, visto che la notizia era data altrove, lo stesso giorno, senza nessun fraintendimento. E magari anche a guardare le immagini con un minimo di attenzione, visto che di “imbiancato” a Palermo non c’era proprio nulla, né in questa né in nessuna delle altre fotografie.

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poltrone e divani

Quando si comincia a parlare di poltrone anche per la direzione di quotidiani e di telegiornali, e non soltanto più per gli incarichi politici e amministrativi, viene voglia di accasciarsi sul divano. E di guardare solo le partite di calcio rinunciando per sempre all’informazione.

E che questo sia esattamente quello che qualcuno vuole, lo racconta oggi cattiva maestra.

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Quando consegno le verifiche ai ragazzi di prima e le correggo a voce alta, sperando che a qualcosa serva, loro mi dicono che tra le frasi da tradurre c’era un pronome che non avevano studiato. «Non ce lo ha mai spiegato», mi dicono. Mi accorgo che è vero e un po’ mi dispiace; sto già pensando a come rimediare, magari rifacendo i conti sui voti, trovando il modo per alzarli un po’ senza snaturare del tutto la valutazione.      (altro…)

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