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Archive for febbraio 2009

le-mythe-cest-moiTrovo per puro caso (ve lo giuro: per puro caso) (vabbè, non ve lo giuro che non ce n’è bisogno, diciamo che ve lo assicuro) (ma poi cosa ve lo assicuro a fare? vi fidate no? è per caso, quasi per caso, insomma). Dunque, trovo quasi per caso la pagina web personale di un mio alunno. La scorro rapidamente e vedo che c’è una sezione dedicata ai suoi miti:  e lì, in mezzo a foto di attori e di eroi, guarda guarda, c’è anche la mia (!!!). LA MIA FOTO. Tra i suoi miti. Resto per qualche secondo inebetito davanti allo schermo, con un’espressione di gongolante vanità nello sguardo e il volto sapientemente atteggiato alla Robert De Niro in «Heat – La sfida».

Poi vedo che la pagina contiene anche dei commenti. Li scorro. Ce n’è uno di un’altra mia alunna. Il quale commento dell’altra mia alunna suona letteralmente così:

«Certo che se lui è un tuo mito, tu sei veramente un coglione.»

È bello scoprire che le giovani generazioni si prendono cura di me e mi impediscono di smarrirmi nell’oscuro e insidioso labirinto della vanagloria.

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in fondo in fondo

In fondo a destra, lo sanno tutti, c’è il bagno. Oggi c’è anche un interessante post di Luca De Biase: che potrebbe essere un punto di partenza per non finire dritti dritti (e poi a destra) in quello stanzino lì.

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Un lettore mi segnala oggi, via mail, un brano delle Lezioni americane di Italo Calvino che, secondo lui, ha molto a che fare con un post che ho scritto alcune settimane fa. Effettivamente io non mi ricordavo il passaggio calviniano; ed effettivamente esiste una parentela tra i due discorsi, perché in entrambi si parla di capacità di immaginare attraverso la lettura e sulla base di semplici segni alfabetici. Certo, lui cita Starobinski e Giordano Bruno, io invece la pornografia e la masturbazione. Ma questo dipenderà dalla mia innata ed erudita propensione alla raffinatezza, direi. Se qualcuno ha voglia di leggere un po’ di Lezioni americane, e in particolare un passo di quella che è dedicata alla «Visibilità», non deve fare altro che cliccare qui:       (altro…)

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il 14 giugno

Io continuo a ritenermi un obsoleto e rigoroso seguace del proporzionalismo puro e quindi non riesco a entusiasmarmi troppo per i nuovi referendum che ci aspettano a giugno. Penso, anzi, che voterò “no” ai primi due e “sì” soltanto al terzo. Ma non è un problema di posizioni proporzionali o maggioritarie, in questo caso, così come non è nemmeno una questione di destra o di sinistra.

Il punto è che, come spiega piuttosto bene piovono rane,  la scelta di collocare i referendum nella data più scomoda possibile per gli elettori ha il sapore fin troppo percepibile dell’indecenza politica. Sa di controllo del potere a tutti i costi e di mantenimento del privilegio a prescindere dalla volontà dei cittadini.

Per questo credo sia importante tenere bene a mente la data del 14 giugno: così si andrà a votare, anche a votare no, per chi lo crede opportuno. È un diritto, forse è anche un piccolo dovere. Chiaro che lamentarsi è più facile, lo so anch’io.

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travagli interni

Quando qualcuno viene da fuori e guarda in casa nostra, magari si accorge di qualcosa che noi non vediamo più, perché accecati dall’abitudine. Per esempio chi entra in casa mia si accorge che ci sono troppi libri sparsi dappertutto; io non ci faccio mai caso.

L’associazione dei giornalisti tedeschi ha guardato dentro le nostre stanze e ha ritenuto che Marco Travaglio fosse meritevole del premio per la libertà di stampa 2008. Magari i tedeschi hanno torto, non lo so. A me lui non sta nemmeno troppo simpatico, sempre così rigido. Comunque  loro, i tedeschi, hanno reso pubbliche le motivazioni e quindi ognuno può valutare di per sé, anche in lingua originale.

In ogni caso nessuno dei giornalisti italiani ha ancora detto niente in proposito,  né in prima né in seconda serata. Forse perché non è importante, mi dico io.

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bill-gates-ringraziaLeggo su repubblica.it un articolo allarmato (o forse solo volontariamente e capziosamente allarmante) su una delle possibili conseguenze della riforma cosiddetta Gelmini. L’allarme viene dall’impossibilità, a partire dall’anno prossimo, da parte degli insegnanti di «aprire il mondo delle conoscenze informatiche ai propri alunni» (era una delle tre famose I del programma di governo berlusconiano sulla scuola: inglese, internet, impresa; poi qualcuno propose di aggiungere anche la i di italiano, ma era troppo tardi, che i buoi erano già ampiamente fuggiti). E l’allarme è ansiosamente ribadito nei commenti a quell’articolo, che, salvo poche eccezioni, sono indignati per i tagli alla scuola e in particolare per questa conseguenza che tali tagli potrebbero comportare.

Sarei d’accordo, sono d’accordo; se non fosse che mi misuro con le competenze informatiche dei miei alunni tutti i giorni.         (altro…)

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corallo-rosso-5vento-largoCinque coralli cinque a Vento largo di Francesco Biamonti. Libro di diversi anni fa, lo avrete letto già tutti, ma non importa, che i coralli servono anche a rinsaldare la memoria. Un corallo per la scrittura, limpida ed essenziale. Un altro per il suo modo unico (unico) di descrivere la luce della Liguria; il terzo per i dialoghi e la vicenda narrata, sobriamente intensa senza che mai un sentimento si alzi in piedi per gridare troppo forte; il quarto per la malinconia che lo pervade, come una musica indefinibile; l’ultimo perché Biamonti è stato uno dei più grandi narratori italiani degli utlimi trent’anni ed è anche uno dei più sottovalutati.

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