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Archive for marzo 2009

mara-o-non-mara-mamara«La nuova Mara Carfagna» titola il Corriere del Mezzogiorno. Che racconta di come la candidatura di lei, la nuova Mara che però si chiama Barbara, nelle liste del PdL alle prossime europee, sia stata promossa dal «Cavaliere in persona». E che, in aggiunta, precisa che la Barbara ha comunque anche una laurea in Scienze della Comunicazione: mica quisquilie, insomma.

Niente contro di lei, peraltro, giovane, carina e senz’altro preparatissima. È solo che ancora non ero riuscito ad abituarmi alla prima, tutto qui.

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gelmini mon amour

gelmini-mon-amour4

Ora comincia l’oppressione bella e buona.

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L’accusa è di avere risposto in maniera dettagliata a domande su rapporti orali e masturbazione ma di avere anche approfondito temi come il piercing sui genitali, frustini e manette.

Mano alzata d’improvviso, la mia. Perché anch’io avrei una domanda, signora maestra…

Ma com’è che questi bambini sono stati in grado di formulare certe domande? Io, alla loro età, le manette le usavo per giocare a guardie e ladri con il mio vicino di casa; e il sesso orale, essendo un bambino sveglio, avrei pensato che doveva per forza essere il mitico sex della mia pagella (italiano orale, per esempio).

E loro, quei bambini, da dove le hanno imparate quelle domande?

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«Rudimenti di Pronto soccorso»; «Educazione ambientale»; «Educazione alimentare»; «Specificità culturali, geografico-storiche e linguistiche delle comunità territoriali e regionali»; «Storia locale»; «Attività teatrale»; «Intelligenza emotiva».

Sono queste le nuove materie che, secondo le più recenti proposte di legge depositate alla Camera e al Senato, meritano di entrare nei curricula scolastici delle scuole medie inferiori e superiori (e attenzione: non si tratta di corsi una tantum, ma proprio di discipine, con 60 ore annue… cioè due ore alla settimana, per capirci, come la chimica al liceo scientifico).

E meno male che le hanno proposte i nostri deputati e senatori, perché se lo avessero fatto i miei studenti di quinta (rappresentanti di istituto) li avrei scacciati malamente, dicendo che sono tutte scuse per non studiare; e che gli indiani e i cinesi loro sì che studiano la matematica; e che in Germania sanno il latino meglio di loro; e che ai miei tempi…

Invece i miei studenti tacciono, e parlano i deputati, e viene da dire che è un peccato.

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una-rana-finaleOggi, in prima, devo spiegare la costruzione delle proposizioni finali in latino.  Comincio appena entrato, che l’argomento è importante, e vorrei riuscire a essere chiarissimo: parlo dell’uso del congiuntivo, delle preposizioni ut e ne, dell’importanza di tenere a mente i tempi in cui tali azioni si svolgono, del rapporto della proposizione finale con la proposizione che la regge.

Sarei quasi fiero di me stesso, se non vedessi una sessantina di occhi (due a testa, che ancora non ne ho cavato nessuno) assolutamente perplessi e smarriti. Mi fermo. Chiedo se c’è qualcosa che non va, ma loro tacciono. Allora vengo fulminato dalla rivelazione pedagogica dell’anno; e chiedo, perentorio: «Ma voi lo sapete cos’è una proposizione finale in italiano, vero?»     (altro…)

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Al telefono, qualche sera fa, un mio amico mi dice: «Cazzo, a parlarti sembra che tu non faccia mai niente, che la tua sia una vita piatta e noiosissima… Poi però ogni tanto leggo il tuo blog e mi pare tutto il contrario: alunni stimolanti, un lavoro che ti fa pensare, mille cose che ti succedono e su cui c’è da riflettere. È un mistero questa contraddizione, mi sa che non sei mica tu quello del blog…»

Io rido un po’, ma ci penso sul serio. E penso che le due cose sono entrambe vere: è vero cioè che faccio una vita normalmente noiosa ed è anche vero, però, che è a suo modo eccezionalmente stimolante. Ma è il blog, proprio lui, ad avermelo insegnato. Da quando scrivo quello che mi capita, mi accorgo che effettivamente qualcosa mi capita, tutti i giorni. E che è qualcosa su cui vale la pena di fermarsi un secondo a riflettere. Prima mi pareva che non mi succedesse mai niente di importante.

E mi sa che è così un po’ per chiunque. Tutto sembra sempre uguale perché gli stimoli ci scivolano via senza che li raccogliamo, perché tutto si dimentica nel momento stesso in cui avviene. Appena ci si ferma e ci si pensa un attimo, invece, ci si rende subito conto di avere una vita pienissima di eventi e di incontri e di stimoli e di persone. È il fermarsi a pensare che fa la differenza, quindi.

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Sul blog Vibrisse una visione piuttosto apocalittica (ma forse non del tutto infondata) del berlusconismo di oggi, per come è uscito ieri dal congresso fondativo.

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genialita-italianaUn po’ di giornalismo, nella tv italiana, non si nega a nessuno. Così la signorina Martani, quella che difendeva la compagnia aerea Alitalia con un cappio al collo, dopo essersi fatta fotografare insieme a Massimo Giletti, dopo aver argomentato le sue tesine sindacali pure ad “Annozero”,  dopo aver partecipato al Grande Fratello ed essere stata eliminata, dopo aver pianto lacrime perché non le veniva assegnata la cassa integrazione, mentre lei era in tv a fare la deficiente, dopo aver anche partecipato al reality La Fattoria, ed essere stata eliminata pure lì, dopo aver dichiarato che lei faceva la hostess solo per sbaglio, perché sa cantare e ballare e fare l’attrice…

La signorina Martani, dicevo, la quale presumibilmente non sa fare assolutamente niente, in realtà, condurrà “Sipario” sul Tg4 e farà quindi la giornalista. Io, scusatemi, neanche so cosa sia questo Sipario. Ma so per certo che, da qui a poco, sarà peggio.

Update, 15.45: E avevo anche dimenticato il corteggiamento politico con l’Italia dei Valori e Di Pietro, da cui era scaturita questa sensazionale dichiarazione della Martani suddetta: «Destra o sinistra, non mi interessa. Non guardo la coalizione, ma la persona. Mi piacciono Antonio Di Pietro, Fausto Bertinotti, Renato Schifani e Silvio Berlusconi…». Idee chiarissime.

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stendersi-un-attimo-al-soleL’aneddoto risale a tre anni fa, forse quattro. Accade in una seconda liceo, una classe che oggi non ho più, una ventina di ragazze e ragazzi di quindici anni che nel frattempo sono cresciuti abbastanza bene, mi pare. Arrivo a scuola, è un giovedì, e mi dicono che le mie due ore di italiano e latino sono saltate, che posso anche andare a fare un giro, perché sono arrivate due psicologhe che proporranno un minicorso di educazione sessuale proprio durante le mie ore. Un «incontro», lo chiamano.

Chiedo come mai io non ne sapessi niente, di quest’incontro. Mi dicono che lo sapevo in realtà, che la cosa era stata programmata per il giorno prima, ma che le psicologhe avevano sbagliato giorno e che tutto sommato era meglio non fare polemica e accettare il cambiamento. Non faccio polemica, quindi. Me ne sto in sala insegnanti a correggere compiti e penso che da un po’ di tempo in qua le discipline vere (quelle su cui si è poi promossi o bocciati) contano sempre meno. Ma non è di questo che volevo parlare.           (altro…)

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Entusiasmo al telefono di un amico. Stanotte ha battuto ogni record, a letto con la sua compagna: un’ora e dieci minuti di prestazione sessuale! Grazie al cambio dell’ora, ovviamente.

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Tutti i direttori dei più importanti musei spagnoli si schierano contro la proliferazione di mostre ed esposizioni. La chiamano “mania della sovraproduzione artistica”, “puro attivismo senza contenuti”, “invasione della banalità culturale”, “scarsa serietà degli organizzatori”. Nel frattempo in Italia si preferisce tacere,  che rende di più. Uno di quelli spagnoli, il direttore del Reina Sofía (mica quisquilie), dice (traduzione mia, dunque perfettibile):        (altro…)

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La settimana è servita soprattutto, a me, per ribadire la mia non-empatia con il cinema di Kathryn Bigelow. Lei, regista già ampiamente elogiata per Point Break e Strange Days, ha firmato recentemente The Hurt Locker, sulla guerra in Iraq, e meno recentemente Il mistero dell’acqua, un giallo sui generis con Sean Penn; ma entrambi mi hanno deluso, nonostante l’indubbio talento visivo e pittorico della regista. Più emozionante, sempre in tema di conflitto iracheno, il terribile Redacted di Brian De Palma, da vedere, una volta che ci si sia preparati all’impatto emotivo; e assolutamente delizioso, invece, il piccolo Vuoti a rendere, commedia ceca che può risolvervi una serata, se la primavera continuasse a essere piovosa.

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Una legge che tutta l’Europa ci invidia. Il senso estetico degli italiani. Il nostro patrimonio artistico e turistico. Tutto in una sola immagine.

david e il 30% di cubatura in più

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Io non so se c’è qualcun altro che, come me, senza essere mai stato elettore di destra o di centrodestra (mai), si sia ascoltato tutto il discorso pronunciato oggi da Gianfranco Fini (lo si può fare accedendo al servizio Active di Sky, se ne avete voglia e se potete; ma c’è anche un preciso twitter feed su repubblica.it, a essere proprio curiosi). Spero vivamente che qualcuno ci sia, perché potrà replicare e rispondermi.

Perché quello che ho sentito dire oggi a Fini, a me è sembrato per gran parte il contrario di quello che ho sentito dire ieri da Berlusconi. E non solo per il tono e lo stile, ma anche proprio per i contenuti, al di là degli omaggi di rito alla leadership (con quella parola, leader, pronunciata troppe volte per essere poi davvero così credibile).

Dunque, per chi non lo avesse seguito e ne avesse voglia, propongo un rapido riassunto, e poi mi esimo dal commentare oltre, perché non ce n’è nemmeno bisogno, secondo me.       (altro…)

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punti di vista

Quelli di sussidiario.net considerano un merito della regione Lombardia il fatto che le classi scolastiche lombarde siano più affollate di quelle delle altre regioni italiane:

Occorre iniziare la corsa verso un incremento di efficienza del sistema d’istruzione italiano… La Lombardia ha già fatto molto in questo senso: abbiamo una media di 21,32 studenti per classe contro una media nazionale di 20,78 (in alcune regioni la media scende anche a 18 alunni per classe).

È un modo di vedere la faccenda, effettivamente. È come dire che, visto che comunque si deve viaggiare verso il peggio, il più bravo è quello che parte per primo.

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il-piu-antipaticoSe mi faccio, per puro e gioioso masochismo, un auto-sondaggio sul politico italiano che meno sopporto in questo momento, il risultato è perentorio, senza incertezze: vince il ministro Brunetta. Mi sta proprio antipatico, che vi devo dire, lo trovo sgradevole e arrogante, sempre e in ogni contesto (come vede, gentile Mariastella, non ce l’ho affatto con lei, dopotutto).

Ed è, la mia, un’antipatia proprio viscerale, direi quasi immotivata, se non fosse che il ministro, alla fin  fine, dei buoni motivi me li concede sempre, quotidianamente e con generosità. Però si tratta di antipatia, non di dissenso assoluto. Anche perché, lo confesso, alcune (sottolineo: alcune) delle iniziative che il ministro ha messo in atto in questi mesi non mi sono nemmeno dispiaciute.         (altro…)

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anni

Ascolto su Sky l’intervento integrale di Berlusconi all’Assemblea fondativa del PdL. Ripercorro con lui gli ultimi quindici anni di vita nazionale, anche mia. Ripenso al ’94. Guardo le facce dei seguaci e degli imitatori. Ascolto l’elogio della legge elettorale in vigore. Vedo la platea dei 6.000 delegati che si alza in piedi ad applaudire quando viene rievocato il nome di Bettino Craxi. Domani verranno le sottili analisi politiche e giornalistiche, le repliche; per adesso ho soltanto la sensazione, limpida e nettissima, che saranno loro a governare il paese per altri vent’anni.

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Oggi comincio le lezioni alle nove. Mentre sto entrando a scuola, mi sento chiamare dall’alto: sono i ragazzi di terza, affacciati in cinque o sei dalla finestra della loro aula. Mi urlano festanti i loro saluti. Io mi avvicino e, da sotto, chiedo: «Ma che combinate tutti lì alla finestra? Cosa state facendo?» E loro, tutti allegri: «Filosofia!»

«Ah», penso io.

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«Stiamo attualmente istruendo i nostri bambini a saper svolgere lavori che ancora non esistono, usando tecnologie che ancora non sono state inventate, affinché sappiano risolvere problemi che ancora non possono essere posti.»

(via de biase e guardian.co.uk)

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Sono un’insegnante in procinto di andare in pensione (con una pensione da fame): sarei potuta rimanere qualche altro anno, ma per cosa? Alunni viziati e arroganti, genitori prepotenti e iperprotettivi, spesso neppure una sedia decente e un armadietto dove conservare le proprie cose, per ogni ministro che si succede un mare di cose e di “carte” da cambiare, riunioni interminabili, dirigenti spesso incompetenti, una fatica immensa di cui nessuno si rende conto e stipendi ridicoli?
Ma chiudiamole pure le scuole: non tremila, tutte!

A volte, purtroppo, prevale l’amarezza.

(da una lettera arrivata al quotidiano on line Blitz, a proposito dell’annunciata chiusura di tremila scuole italiane)

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totem-routeIn Francia, una decina di anni fa, hanno fatto un rapido conto e hanno deciso che diverse migliaia di morti all’anno su strade e autostrade erano assolutamente troppi.

Dunque, hanno deciso di fare due cose: la prima, di gusto discutibile ma obiettivamente allarmante (visto che c’era bisogno di allarmare), è stata quella di sistemare delle inquietanti sagome umane a grandezza naturale in ognuno dei punti della rete stradale in cui qualcuno era recentemente morto a causa di un incidente (ci sono singoli chilometri con sei, sette, dieci sagome); la seconda è stata potenziare esponenzialmente i controlli, e non le sanzioni. Polizia e gendarmeria dovunque, palette rosse in ogni piccolo centro urbano, autovelox funzionanti alla fine di ogni lungo rettilineo, perfino nelle rotonde. Multe, sempre.         (altro…)

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Era il paese della dolcezza del vivere, non è nemmeno un buon paese per morire.

Quello che succederà d’ora in poi somiglierà a quello che succedeva finora. Che pazienti, famigliari, medici e infermieri faranno quando e come potranno il loro officio pietoso, mutati solennemente in fuorilegge. Finché un’altra donna, un altro uomo deciderà di sfidare pubblicamente l’usurpazione della legge, in nome della propria libertà e della Costituzione italiana, e l’Italia assisterà di nuovo col fiato sospeso a una coraggiosa agonia da una parte, e alle mene affannate delle autorità riunite dall’altra.

Su Repubblica, Adriano Sofri commenta la prima legge italiana sul testamento biologico, approvata in queste ore dal Senato della Repubblica.

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Oggi, il Sussidiario ospita, nella sua ineffabile sezione scuola, un articolo piuttosto interessante e per diversi tratti condivisibile, che prende il suo spunto iniziale da alcuni dati importanti, relativi alla mortalità universitaria e all’esame di maturità, ormai svuotato di senso e divenuto negli ultimi anni una semplice e farsesca formalità. In sostanza essere ammessi all’esame, attualmente, significa anche essere promossi; ma questo è tutt’altro che una garanzia di qualità, visto che poi il primo anno di università rappresenta per almeno i due terzi degli studenti appena diplomati uno scoglio insormontabile. Dunque, è ovvio che anche l’esame di stato, per come è concepito, dimostra più di una falla:        (altro…)

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laureola-del-prof-per-beneOggi, mentre sto spiegando un po’ di letteratura latina, mi accorgo che una ragazza, Silvia, sta facendo qualcosa di strano. È vero che ha il libro di letteratura ben aperto sopra il banco, ma mi pare che prenda appunti tenendo il quaderno sotto il libro, che non è un gran sistema. Allora mi avvicino, con il sorriso, giusto per capire. Lei fa una faccia piuttosto allarmata. Le chiedo come fa a prendere appunti in quel modo, ma lei non risponde. Le richiedo di farmi vedere cosa sta combinando; Silvia rimane bloccata, esita, dice che però, guardi, insomma… poi finalmente alza il libro e scopro che sta cercando di fare, su quel quaderno seminascosto, i compiti di grammatica latina su cui dovrei interrogare durante l’ora successiva.

A parte l’ingenuità insita nel gesto (copiare latino durante la lezione di latino, insomma…), è ovvio che devo prendere subito provvedimenti, che non posso far passare un gesto del genere come se fosse normale o poco importante. Devo anche tenere conto, però, che Silvia è una ragazza molto timida e forse anche un po’ insicura e che non devo esagerare.        (altro…)

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madeleine peyroux

madeleineÈ uscito da qualche giorno il nuovo disco di Madeleine Peyroux, che si intitola Bare Bones. È, al solito, un disco raffinatissimo, impreziosito da arrangiamenti millimetrici e dalla stupenda voce di lei, un po’ Billie Holiday e sempre misurata e caldissima. È un disco forse un po’ più virato al pop rispetto ai precedenti, ma che non dimentica le sonorità jazz, blues e country, che ne sono la cifra musicale più interessante. Già al primo ascolto ho adorato la traccia numero tre, Damn the Circumstances, cantata in punta di voce e saltellante su un ritmo lento e leggerissimo. Ma anche il brano successivo, River of Tears, cattura l’orecchio nel giro di pochi secondi, nella sua pacata suggestione; così come mi è subito sembrata perfetta I must be saved, la penultima delle undici tracce complessive, piccola e affascinante quasi-filastrocca, ritmata con dolcezza da un accompagnamento strumentale ricco e mai invadente.

Insomma è di nuovo un bel disco, questo lavoro di Madeleine Peyroux; forse ha il solo limite di non discostarsi mai molto dai precedenti, di proseguire su una linea ben collaudata, senza rischiare nulla. Ma se avesse rischiato, magari, sarei stato il primo a criticarla… Per cui va bene così, me lo ascolto in questi pomeriggi di inizio primavera, è una colonna sonora quasi perfetta  per le prime luci un po’ più lunghe dell’anno, e mi piace che sia quella sua voce così particolare a farmi compagnia.

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il pallone

Pochi secondi fa, nella ripida via che passa dietro casa mia, c’era un pallone da calcio che scivolava giù rapido, imprendibile. Subito dopo sono arrivati dei bambini di corsa, urlando «il palloneee!». Ma dove la via svolta irrimediabilmente (per il pallone) verso destra, c’era un signore dell’azienda del gas che stava lavorando, il quale ha preso il pallone in corsa e l’ha lanciato ai bambini, che sono tornati a giocare, approfittando del primo caldo.

Non so, magari a voi sembra poco.

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ragionare con il cuore

useless

(rubata a xkcd)

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il buon rumeno

Se io fossi nei panni del non-stupratore Karol Racz (panni in cui non sono e mi va benissimo di non esserci), dopo essere stato ingiustamente detenuto per 35 giorni per un reato non commesso, da oggi a un mese frequenterei tutti i salotti di tutte le trasmissioni tv di tutti i canali italici, piangerei dappertutto, racconterei dappertutto questa storia del monachesimo, che fa tanto bravo bambino, mi farei pagare per qualsiasi straccio di intervista rilasciato a qualsiasi straccio di quotidiano o di rivista scandalistica.

Poi, accumulato il mio bel gruzzoletto, saluterei con un gesto un po’ beffardo, manderei tutti affanculo e me ne andrei subito via dall’Italia, con i denari delle tv italiane in tasca.

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manzoniano-tumultoQual è il motivo per cui è più facile lavorare in una classe piuttosto che in un’altra? Non si tratta di un motivo unico, ovviamente; spesso è l’incrociarsi di una serie di fattori, che rende più o meno agevole il lavoro;  e ovviamente uno dei fattori sono io medesimo, con le mie qualità e i miei limiti. Ma altri fattori sono meno ovvi; come dimostra questo piccolo esempio di cronaca scolastica:

Oggi, prima di entrare in classe, vengo fermato da un paio di ragazzi di terza, che sono in giro nei corridoi per motivi misteriosi; mi dicono che la versione che avevano da fare era un po’ difficile, «soprattutto le ultime frasi», aggiungono. Gli dico che hanno fatto bene a fermarmi, che la guarderemo insieme.        (altro…)

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Io lo so che a linkare continuamente gli articoli che Filippo Facci pubblica sul Giornale si rischia qualcosa (un crampo alla mano, forse; qualche insulto nei commenti; o l’ostracismo blogghico, se esiste). Lo so, ed è giusto così, ci mancherebbe. Però, leggete, se avete tempo, la sua ricostruzione del famigerato “stupro di capodanno”, che non fu stupro, benché fosse effettivamente capodanno. È da leggere, perché altrove non se ne trovano di così puntuali e impressionanti.

Il protagonista della vicenda, se ricordate, era un certo Davide Franceschini, intervistato poche ore prima nientemeno che da Studio Aperto, il tg dei servizi improbabili (e inqualificabili), e destinato poco dopo  il fermo agli arresti domiciliari, con scandalo urlato di gran parte dei commentatori di quaggiù. La vittima era una ragazza come molte altre, il cui padre minacciò il Franceschini come nemmeno don Vito Corleone avrebbe avuto il coraggio di  fare.

Poi, se avete avuto voglia di leggervelo fino alla fine, ditemi se non vi provoca  tristezza, malinconia, stupore, annichilimento. A me sì, parecchio. La sensazione di un precipizio dietro l’angolo.

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Insegno Economia politica al primo anno di Economia a Palermo e il primo esercizio del compito d’esame che ho assegnato qualche giorno fa era ripreso da un testo di terza media: “In una azienda ci sono 102 dipendenti, operai e impiegati. Se si tolgono i 3/4 di impiegati e i 2/7 di operai, il numero degli operai diventa doppio di quello degli impiegati. Quanti operai ci sono nella azienda?”. Dei trenta studenti presenti, che oltre a essere diplomati avevano già sostenuto l’esame di Matematica generale, due hanno risolto il problema.

Un rapido articolo pubblicato su la voce.info spiega, seppur con un paragone un po’ faticoso, perché una scuola media (inferiore e superiore) come quella italiana, che promuove tutti o quasi tutti, senza fornire a nessuno (o quasi) le necessarie competenze, finisca per essere disastrosa. Non tutto è condivisibile, secondo me. Ma che sia  necessario cominciare a porsi il problema in questi termini è ormai indubitabile.

(PS: io ho provato a svolgere il problema, benché sia un insegnante di latino; la mia soluzione è che ci dovrebbero essere 42 operai: invece su la voce.info dicono che gli operai sono 60. Peccato: in terza media ero bravo a risolvere i problemi…)

(PPS di un’ora dopo: confortato dall’opinione di un esimio matematico, posso dire con gaudio che la mia soluzione è quella giusta. È l’autore dell’articolo a fare un po’ di confusione tra operai e impiegati. Glielo si perdona, perché siamo tutti fallibili, per fortuna.)


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Il video dell’intervento di Debora Serracchiani (la cui seconda parte  è sull’altra pagina, se avete voglia di cliccare) all’assemblea nazionale del PD di ieri ha già fatto il giro della rete. E d’altronde è davvero una boccata d’aria fresca il suo discorso, una piccola perla incentevole, come se qualcuno avesse aperto all’improvviso una finestra nelle stanze chiuse della politica progressista.      (altro…)

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piccoli-gentiluomini-e-ufficiali-un-po-bastardiOggi, in prima, do una valanga di compiti di latino. Lo faccio scientemente, perché so che l’argomento che ho spiegato è parecchio difficile ed è uno di quelli che richiede molto esercizio e tantissima pratica. Meglio evitare fin da subito le tragedie, insomma. Mentre assegno gli esercizi, sento la tensione che sale dai banchi. Quando finisco di dettare l’elenco delle frasi da tradurre, guardo i ragazzi, loro sembrano un po’ scossi e nervosi, e allora dico: «È inutile che mi guardate così. Lo so che sono tanti, i compiti, ma vi servono. Lo decido io che vi servono, e non c’è nient’altro da dire. E lo so che appena uscirò dalla porta penserete “quel bastardo”, lo so già perfettamente. Ma non importa, voi vi fate i compiti e io mi becco quella parola lì, e va benissimo lo stesso».

Nessuno fiata.        (altro…)

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Sul Time, in dieci scatti fotografici, spiegano come possa la Nano, l’auto meno cara del mondo,  costare circa 1.500 euro, come sia fatta, quanto consumi, quanto inquini e anche perché noi europei non potremo mai comprarla a quel prezzo.

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Leggo su tutti i quotidiani on line lo stesso (identico, naturalmente) articolo sulle dichiarazioni dei redditi 2007 dei nostri parlamentari. Leggo e rimango un po’ spiazzato, lo confesso. Non tanto perché il presidente del Consiglio abbia dichiarato un decimo di quanto aveva dichiarato nel 2006: immagino ci siano di mezzo cessioni e altre questioni che non conosco. E nemmeno perché il secondo della venale graduatoria sia Veltroni o perché Di Pietro dichiari un reddito maggiore di D’Alema e via dicendo.

La cosa che mi sorprende un po’ è che a me sembrano tutti redditi imponibili molto bassi.          (altro…)

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