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Archive for marzo 2009

mara-o-non-mara-mamara«La nuova Mara Carfagna» titola il Corriere del Mezzogiorno. Che racconta di come la candidatura di lei, la nuova Mara che però si chiama Barbara, nelle liste del PdL alle prossime europee, sia stata promossa dal «Cavaliere in persona». E che, in aggiunta, precisa che la Barbara ha comunque anche una laurea in Scienze della Comunicazione: mica quisquilie, insomma.

Niente contro di lei, peraltro, giovane, carina e senz’altro preparatissima. È solo che ancora non ero riuscito ad abituarmi alla prima, tutto qui.

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gelmini mon amour

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Ora comincia l’oppressione bella e buona.

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L’accusa è di avere risposto in maniera dettagliata a domande su rapporti orali e masturbazione ma di avere anche approfondito temi come il piercing sui genitali, frustini e manette.

Mano alzata d’improvviso, la mia. Perché anch’io avrei una domanda, signora maestra…

Ma com’è che questi bambini sono stati in grado di formulare certe domande? Io, alla loro età, le manette le usavo per giocare a guardie e ladri con il mio vicino di casa; e il sesso orale, essendo un bambino sveglio, avrei pensato che doveva per forza essere il mitico sex della mia pagella (italiano orale, per esempio).

E loro, quei bambini, da dove le hanno imparate quelle domande?

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«Rudimenti di Pronto soccorso»; «Educazione ambientale»; «Educazione alimentare»; «Specificità culturali, geografico-storiche e linguistiche delle comunità territoriali e regionali»; «Storia locale»; «Attività teatrale»; «Intelligenza emotiva».

Sono queste le nuove materie che, secondo le più recenti proposte di legge depositate alla Camera e al Senato, meritano di entrare nei curricula scolastici delle scuole medie inferiori e superiori (e attenzione: non si tratta di corsi una tantum, ma proprio di discipine, con 60 ore annue… cioè due ore alla settimana, per capirci, come la chimica al liceo scientifico).

E meno male che le hanno proposte i nostri deputati e senatori, perché se lo avessero fatto i miei studenti di quinta (rappresentanti di istituto) li avrei scacciati malamente, dicendo che sono tutte scuse per non studiare; e che gli indiani e i cinesi loro sì che studiano la matematica; e che in Germania sanno il latino meglio di loro; e che ai miei tempi…

Invece i miei studenti tacciono, e parlano i deputati, e viene da dire che è un peccato.

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una-rana-finaleOggi, in prima, devo spiegare la costruzione delle proposizioni finali in latino.  Comincio appena entrato, che l’argomento è importante, e vorrei riuscire a essere chiarissimo: parlo dell’uso del congiuntivo, delle preposizioni ut e ne, dell’importanza di tenere a mente i tempi in cui tali azioni si svolgono, del rapporto della proposizione finale con la proposizione che la regge.

Sarei quasi fiero di me stesso, se non vedessi una sessantina di occhi (due a testa, che ancora non ne ho cavato nessuno) assolutamente perplessi e smarriti. Mi fermo. Chiedo se c’è qualcosa che non va, ma loro tacciono. Allora vengo fulminato dalla rivelazione pedagogica dell’anno; e chiedo, perentorio: «Ma voi lo sapete cos’è una proposizione finale in italiano, vero?»     (altro…)

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Al telefono, qualche sera fa, un mio amico mi dice: «Cazzo, a parlarti sembra che tu non faccia mai niente, che la tua sia una vita piatta e noiosissima… Poi però ogni tanto leggo il tuo blog e mi pare tutto il contrario: alunni stimolanti, un lavoro che ti fa pensare, mille cose che ti succedono e su cui c’è da riflettere. È un mistero questa contraddizione, mi sa che non sei mica tu quello del blog…»

Io rido un po’, ma ci penso sul serio. E penso che le due cose sono entrambe vere: è vero cioè che faccio una vita normalmente noiosa ed è anche vero, però, che è a suo modo eccezionalmente stimolante. Ma è il blog, proprio lui, ad avermelo insegnato. Da quando scrivo quello che mi capita, mi accorgo che effettivamente qualcosa mi capita, tutti i giorni. E che è qualcosa su cui vale la pena di fermarsi un secondo a riflettere. Prima mi pareva che non mi succedesse mai niente di importante.

E mi sa che è così un po’ per chiunque. Tutto sembra sempre uguale perché gli stimoli ci scivolano via senza che li raccogliamo, perché tutto si dimentica nel momento stesso in cui avviene. Appena ci si ferma e ci si pensa un attimo, invece, ci si rende subito conto di avere una vita pienissima di eventi e di incontri e di stimoli e di persone. È il fermarsi a pensare che fa la differenza, quindi.

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Sul blog Vibrisse una visione piuttosto apocalittica (ma forse non del tutto infondata) del berlusconismo di oggi, per come è uscito ieri dal congresso fondativo.

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