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Archive for aprile 2009

chiunque-anche-un-canarino1Ultima piccola considerazione sulla questione delle veline che dovevano essere candidate e che poi non sono state candidate, tranne una. E poi basta, che non se ne può assolutamente più, e che non ne posso più nemmeno io.

E la considerazione è sulla laurea.

L’insistenza ossessiva dei giornali sul fatto che queste siano laureate è onestamente poco rilevante e anche un po’ fastidiosa. Altrimenti dovrebbe valere assai anche per Gabriella Carlucci, che di lauree ne ha due, una addirittura con 110 e lode; e che ha recentemente e ampiamente dimostrato che le lauree possono anche non bastare. E dovrebbe valere anche per Eugenio Montale, magari, che invece non si laureò mai; e per mille altri come lei e come lui, in entrambe le direzioni.      (altro…)

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Vedo una folla innumerevole di uomini simili e uguali che girano senza tregua su se stessi per procurarsi piccoli piaceri volgari, con cui si appagano l’anima. Ciascuno di loro, preso da canto, è come estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui l’intera specie umana; quanto al resto dei suoi concittadini, li ha accanto ma non li vede, li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso, e, se una famiglia gli resta pur sempre, si può almeno dire che non ha più patria.

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un-po-piu-grandi-di-cosiQuando entro in classe, alla prima ora, Paolo è già seduto al suo posto. E  questa è già una notizia incredibile, se vi fosse sfuggito: perché Paolo è sempre in ritardo alla prima ora, per motivi non chiari, visto che abita nello stesso paese dove ha sede la scuola e ci viene a piedi. Ma è comunque sempre in ritardo, con una precisione asburgica. Ed è brutto dirlo, ma ci si abitua, anche se non si dovrebbe: e si accetta che lui arrivi sempre un po’ in ritardo, con il fatalismo con cui si accettano i riti e le pratiche misteriose.

E quindi si rimane sorpresi quando c’è ed è puntuale. Ma il suo esserci non si accompagna a niente di buono stamattina, vista la faccia che ha. Una faccia tutta compresa tra il colpevole e il preoccupato. Infatti mi si avvicina e mi dice: «Ehm… prof… c’è un problema». «Quale problema?» chiedo io. E lui: «Ehm… il problema che ho lasciato lo zaino a casa…»

«Come hai lasciato lo zaino a casa?»: il mio stupore non trova le parole.       (altro…)

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Mi chiama un mio ex alunno. Mi racconta dei suoi tentativi di trovare lavoro, del suo primo approccio al mondo del giornalismo. Mi racconta di essere stato nella redazione del nostro giornale locale (non proprio un giornalino, ma uno dei quotidiani locali più venduti in Italia) e di aver avuto un colloquio con un redattore, un giornalista di lungo corso molto considerato e influente.

Mi dice che alla fine del colloquio questo tipo gli ha chiesto il numero di telefono, «mi farò sentire, le farò sapere» gli ha detto. Allora il mio alunno, nel tentativo di aumentare le sue possibilità di successo, gli ha detto: «Le posso lasciare anche la mia e-mail, se vuole». E questo ha annuito e si è messo a scrivere e, arrivato al “dopochiocciola”, ha scritto «iau.it». Proprio così: iau.it.

E il mio ex alunno al telefono mi ha detto: «E a quel punto non sapevo più se mi conveniva umiliarlo, facendogli lo spelling, o tacere, per non compromettere il mio colloquio». «E cos’hai fatto?» ho chiesto io. «L’ho umiliato», mi ha detto lui. «Iauuuuu!» ho urlato io nella cornetta.

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gasparri-sulla-roma

Chi è la persona responsabile della Rassegna stampa della Camera dei deputati? Bisognerebbe saperlo. E bisognerebbe chiederle che cosa diavolo ci fa, nella sezione Cultura, scienza e istruzione della rassegna stampa di oggi, questo articolo di Maurizio Gasparri che parla, tra l’altro molto superficialmente, della Roma (intesa come squadra di calcio) e dei suoi problemi societari e sportivi.

Bisognerebbe saperlo. Anche solo per chiederle se si colloca nell’ambito della scienza, della cultura o piuttosto dell’istruzione, il Gasparri.

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Sembra una notizia che possa far piacere, una voce consonante, sembra una bella notizia, e invece non lo è, è una bassa notizia, è altro ciarpame da festa di paese: dopo le giovani favorite, dopo le battute di spirito e i nani, anche le beghe familiari, la vita a corte, la regina inacidita, le feste di compleanno, la diciottenne che lo chiama “papino”, le feste in discoteca, le cortigiane e i camerlenghi, i beceri riferimenti ai «vecchi arnesi maleodoranti» della sinistra… Manca solo il cavallo nominato senatore e il rito della vestizione: tutto il repertorio tradizionale di un potere da basso, bassissimo impero, che non si sa quanto in basso ci voglia trascinare. Noi e la nostra colpevole complicità di plebe.

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notti-insonniA un certo punto del quinto anno, succede, immancabilmente. Ti prende una strana agitazione serale e non riesci più a dormire. Nella testa ti frullano le immagini di tutte le loro facce, quelle dei tuoi studenti di quinta, quelli che per tre anni sono stati ad ascoltarti (la tua maledetta letteratura, i versi e i capoversi), seduti al loro posto, facendo più o meno fatica, crescendo. E sono cresciuti, infatti. Talmente cresciuti che tra qualche settimana se ne andranno, e tu ripartirai da capo.

Li hai conosciuti ragazzi, diciassettenni, e ora li guardi andare via quasi ventenni, quasi uomini e donne. Non sai cosa faranno di sé, della loro vita, del loro talento mal riconosciuto. Ti chiedi se è stato abbastanza quel che è accaduto, che cosa si poteva fare di meglio, dove sei stato miope o incapace.       (altro…)

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Valutazioni comprensibili ma eccessive.

Sono queste le parole pronunciate da Gianfranco Fini in merito all’articolo uscito ieri sulla webmagazine di FareFuturo, la fondazione, di cui lo stesso Fini è presidente, che aveva criticato con toni accesi la presenza di veline e ballerine nelle liste del Pdl per le elezioni europee. Dunque erano stati troppo spavaldi quelli di repubblica.it nel loro incipit di ieri:

I distinguo tra Fini e il Cavaliere non sono una novità. Ma stavolta l’affondo di FareFuturo, fondazione animata dal presidente della Camera, punta su donne e televisione. Ovvero due dei punti nevralgici della visione del mondo berlusconiana.

Confesso che la notizia della precisazione tutta cautelosa di Fini mi dà un certo sollievo. Che altrimenti se ne facevano un altro motivo di discussione interna tra loro e agli altri non restava davvero più niente da dire.

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Ecco una vera pandemia:

Due milioni di morti annualmente nel mondo, di cui circa 12 mila bambini. Nel 2007, solo in Italia, 1260 morti. L’Italia, nel decennio 1996-2005, è risultato il paese con il più alto numero di morti in Europa. 30.000 all’anno, solo in Italia, i danni permanenti che comportano mutilazioni o simili. 600.000 all’anno, solo in Italia, i casi di danni temporanei.

Ed ecco una vera domanda: di quale malattia si tratta?    (altro…)

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Una mappa con tutti i casi finora noti e/o presunti di influenza suina: aggiornata in tempo reale, per i fanatici dell’allarme pandemico.

Poi, consigliata, una visita qui, dove si danno i numeri e l’allarme diventa, tra i tanti possibili allarmi, quello meno allarmante.

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sospiri-pianti-e-alti-guaiLe ragazze piangono. Prendono i voti brutti, restano deluse, si mortificano, si vergognano, si arrabbiano e quindi piangono.

(Poi si vergognano anche di piangere, ma più della vergogna può sempre la lacrima, non c’è niente da fare; solo le più grandi imparano e vanno a piangere a casa, chiuse in camera; e non so nemmeno se è un bell’imparare.)

È abbastanza tipico di questa stagione, tra aprile e giugno: un po’ è la stanchezza, un po’ la preoccupazione, e le ragazze, quelle più piccole, di terza o di prima, si sciolgono in lacrime. Oggi ne ho viste piangere due in pochi minuti: la prima in terza, interrogata da me in latino, un po’ in difficoltà perché le domande erano forse più complicate di quello che si aspettava, cercava, senza riuscirci, di trattenere le lacrime. Io le facevo domande e lei si mordeva le labbra; e non c’era niente da fare. Non parlava, o diceva pochissimo. E invece piangeva.        (altro…)

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maiali

Normali epidemie di influenza:

Il tasso di mortalità segnalato in Messico  sembra essere in linea con quello delle normali epidemie di influenza che abbiamo ogni anno in Europa e anche i CDC (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) hanno spiegato che si tratta di una forma di influenza moderata. Non dobbiamo dimenticare che tutti i pazienti che si sono ammalati negli Stati Uniti stanno bene e sono guariti.

Niente di nuovo sotto il profilo medico:

L’influenza suina non è infatti niente di nuovo sotto il profilo medico e sanitario. Ogni anno infatti alcuni virus influenzali passano da una specie all’altra. Dagli uccelli ai maiali e anche agli uomini. È il loro ciclo naturale. E anche dal punto di vista del tipo di virus cui siamo d fronte occorre stabilire con chiarezza che si tratta di un tipo, H1N1, molto comune che già è circolato nel nostro paese durante la scorsa stagione influenzale. Si tratta insomma di virus contro i quali abbiamo acquisito naturalmente una certa immunità e che negli ultimi trent’anni hanno dato luogo a forme di influenza non particolarmente virulente.

Non è ancora detto che moriremo tutti, insomma; o almeno non entro i prossimi sei mesi.

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manifestotorinopride2009Ecco un dibattito a cui vale la pena di dare un’occhiata, perché piuttosto indicativo dell’omofobia latente di tutti, forse degli stessi omosessuali, sicuramente della nostra e della mia, in particolare.  Lo trovate sul blog di Cristiana Alicata, nei commenti a questo post. Io li ho letti e li ho trovati inquietanti, per l’immagine della femminilità che anche lì si sente come “normale” (l’immagine, sia chiaro). E anche perché io stesso ho avuto la medesima reazione di molti commentatori, all’inizio, e ci ho messo un po’ di tempo a rendermi conto che era una reazione ignobile, la mia.      (altro…)

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autoritratto-di-un-prof-da-vecchioMi piacciono le persone che dicono «buongiorno», quando entrano in un posto. Mi piace dirlo, «buongiorno», quando entro io in un posto. Mi piacciono le persone che chiedono «mi scusi», quando ti urtano per sbaglio per la strada. «Scusi lei», rispondo io, subito e cerco di sorridere. Mi piacciono le persone che mi chiamano al telefono e mi chiedono, per prima cosa, «ti disturbo?»; cerco di ricordarmi sempre di farlo io, quando chiamo qualcuno. E ogni volta rispondo: «Ma figurati…!»

Mi piace l’educazione, insomma. Mi piace quel poco di forma che garantisce una convivenza più serena tra le persone. Mi piace quando le persone sono gentili, nelle piccole cose, nei fatti senza importanza; per esempio, quelli che quando sei sulle strisce pedonali si fermano, con la loro auto, e ti fanno passare. E mi dispiacciono invece parecchio i maleducati, gli sgarbati, i poco gentili, quelli che sembra che tu non sia nemmeno una persona, ma un sasso o un pezzo di niente.        (altro…)

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sgallettate-europee1Non è affatto impossibile che sia io quello noioso e precocemente invecchiato e ancora attaccato a vecchie logiche politiche del secolo scorso: un attardato cronico, insomma, e tutti gli altri dei precursori, può darsi. Però, ogni volta che mi imbatto in articoli in cui si dice che il nostro Presidente del consiglio presenterà nelle liste per il Parlamento europeo una serie di letterine e di veline (che sono proprio quelle delle foto, non c’è trucco), mi sento cogliere da un vero e proprio senso di impotenza, di solitudine, di mancamento.        (altro…)

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Rispolvero un test che provai qualche mese fa (grazie a .mau.) e che mi piacque molto. Si tratta di ordinare vari quadratini di diverse sfumature di colore in modo da ottenere un continuum cromatico senza sfasature. Il mio risultato è stato di 8 penalità, che non è male. Ma c’è chi farà meglio, di sicuro.

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Tre film di buon livello, questa settimana. Il migliore è senz’altro stato La famiglia Savage, tipico film americano da Sundance festival che non delude nessuna delle aspettative che crea; notevole anche il film franco-libanese Sotto le bombe, per la tematica cruda che sa affrontare; meno riuscito invece il film svedese Racconti da Stoccolma, che paga la difficoltà di incrociare più storie contemporaneamente senza riuscire a trovare una sua vera amalgama.    (altro…)

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solo otto?

L’azienda americana (è la Apple, NdB) ha tuttavia ritirato definitivamente un programma chiamato “I am rich” (Sono ricco). Costava la bellezza di 999 dollari e 99 centesimi e consisteva unicamente in un’icona con il testo “sono ricco”. Otto persone – forse il genere di persone che hanno già tutto e non sanno più cos’altro regalarsi – l’hanno comprato.

Ecco una di quelle notizie che non si sa come valutare: i deficienti totali, al mondo, sono soltanto otto. Gli altri, evidentemente, fanno tutti solo finta, benché ci riescano davvero  bene.

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legami le mani legamiDa qualche giorno, nella colonna di destra, figura un nuovo riquadro, appena al di sotto dei commenti recenti, dall’ambigua titolazione di placent. Sono i link a ciò che trovo di interessante girando tra i blog, giorno per giorno. Niente di straordinario o di originale, intendiamoci: i blogger (tra tumblr e friendfeed e tutto il resto) li conosceranno già tutti. Ma forse qualche non-blogger potrà ricavarne una piccola utilità. E d’altronde non sapevo mai dove infilarli, questi link: e farci un post ogni volta mi pareva stancante. Così provo questa soluzione; e ci ho fatto anche questo post un po’ pedante al proposito. Noioso al quadrato, insomma.

Ma se non vi foste ancora stancati, perché siete noiosi e pedanti anche voi, ho poi rispolverato una pagina dell’ultimo libro di Remo Bassetti che ho trovato azzeccata e a cui voglio rimandare, perché spiega con chiarezza gli orizzonti che qualunque link vuole e può aprire:      (altro…)

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I miei alunni di terza tornano da una settimana di gita a Roma e mi dicono:

che gli è piaciuto tanto l’altare della patria; che i dipinti di Caravaggio in San Luigi dei Francesi sono disposti proprio male e quindi non si vedono come dovrebbero; che i romani sono sgarbati; che il trancio di pizza come lo fanno a Roma è proprio cattivo; che alla sera a Campo dei Fiori non ci sono andati perché glielo hanno proibito; che sì, vabbè, San Pietro, però insomma…

E io penso che la Roma che conosco io è proprio un’altra città, e che magari li hanno depistati e sono andati da un’altra parte, può darsi.

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Sala delle Colonne, Palazzo Marini, Roma. 23 aprile 2009. Al convegno sulla libertà in rete organizzato da Altroconsumo, l’On. Gabriella Carlucci si rivolge così al moderatore, Alessandro Gilioli:

(via Mantellini)

Il commento di Gilioli sul suo blog:

Come impressione a caldo sull’incontro che c’è stato oggi alla Camera sulla legislazione per la Rete posso solo dire che la Carlucci non sta affatto bene.

No, dico davvero: aggredisce, urla, s’incazza con chiunque, a un certo punto mi ha augurato che mio figlio venga adescato dai pedofili su Facebook (giuro). Poi ha raccontato che lei passa le sue giornate alla polizia postale cercando di rintracciare chi la insulta on line. Mamma mia, mi dispiace.


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la spina delle torture

C’è grande confusione, in America, sulla questione delle torture inflitte ai presunti terroristi che erano rinchiusi a Guantanamo. Questo perché, dopo aver consentito la divulgazione di quattro documenti segreti sulle tecniche di tortura autorizzate dal governo Bush, e dopo avere anche garantito l’immunità ai funzionari che le avevano applicate, pare che ora Obama possa autorizzare l’istituzione di una commissione d’inchiesta che accerti le responsabilità politiche del programma di torture. Le notizie in proposito sono piuttosto confuse, ma sembra che, pur non intendendo perseguire i torturatori materiali, Obama non escluda la possibilità di perseguire coloro che invece determinarono e autorizzarono, con le loro scelte, tali pratiche. Ne parla Repubblica, che tira in ballo perfino Condoleeza Rice (il cui nome figura anche sul Times on line); ne parla Carla Reschia su la stampa.it; ne parla anche Giornalettismo, in un più pessimista articolo di Andrea Mollica; ne parlano tanti quotidiani e blogger statunitensi, tutti però sottolineando la grande incertezza del momento.

La situazione è ben riassunta qui, su Wall Street Italia; e sarà senz’altro uno dei prossimi più importanti banchi di prova della nuova amministrazione Obama. Perché la tempesta, se dovesse scoppiare, potrebbe essere spaventosa.

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Qualche considerazione sparsa in merito ai dati recentemente pubblicati dal Miur sulla situazione di iscritti e laureati nelle università italiane. Perché sarà meglio cominciare a ragionare sui dati e sui numeri crudi, se davvero si sta pensando di dare un volto un po’ rinnovato alla povera università d’Italia. E i dati sono anche questi:      (altro…)

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danni-chimiciIl mio collega Arturo era un vero disastro. Non sapeva fare scuola, non sapeva stare con i ragazzi, non sapeva bene nemmeno cosa insegnare. Io lo conobbi tanti anni fa, quando lavoravo in una scuola privata, e lo trovai insopportabile fin dal primo giorno. Poi piano piano la mia avversione si trasformò in compassione e alla fine quasi in affetto.

Perché il mio collega Arturo davvero non si rendeva conto di quello che combinava. Entrava in classe, bastava che qualche studente avesse un atteggiamento che a lui pareva “sfrontato” (era la parola che amava di più) e via: un’interrogazione senza senso, punizioni ineseguibili e un 3 sul registro. Fino al riempirlo, il registro.      (altro…)

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futures

Da domani, su eBay, sarà all’asta un’offerta per ottenere la mappatura del proprio genoma. A cosa serva, tale mappatura del corredo cromosomico, è del tutto misterioso. Ma visto che, nel frattempo, c’è chi sostiene di essere pronto a clonare qualunque essere umano, ci si può fare sopra un pensiero. Sempre che qualcuno di voi abbia 70/80 mila euro da investire in questo tipo di futuro.

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labbraccio-del-genioBasta un minimo cigolio, e l’uomo reagisce. Il cigolio era la polemica sui soldi non risparmiati a causa della data del referendum (quanti soldi, non importa, in questo discorso). E il cigolio era intenzionalmente prodotto dal leader del Pd Franceschini, che su questa storia dei milioni buttati via stava insistendo, con un certo cipiglio e un certo successo televisivo.

Ed ecco che l’uomo, provocato dal cigolio, reagisce da par suo, senza incertezze: il G8 non si farà alla Maddalena, in mezzo alle barche di lusso, ma in Abruzzo in mezzo alle tende degli sfollati. Mossa mediatica ineccepibile. Marketing di livello altissimo. Fuochi d’artificio strepitosi di chi non si fa certo battere sul suo terreno. Il tutto condito da un paio di affermazioni davvero travolgenti:     (altro…)

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CHINA/Il merito. E ci mancherebbe, il merito. La domanda arriva e la ministra Gelmini, puntuale e preparata come un’alunna preparata, risponde:

Dal 2012 gli insegnanti più meritevoli percepiranno 7 mila euro all’anno in più. Circa 1.000 milioni di euro saranno destinati a premiare merito e qualità del personale scolastico. Soldi, voglio sottolinearlo, che non saranno distribuiti “a pioggia”, ma terranno conto della professionalità, dell’impegno e della qualità del lavoro degli insegnanti. Stiamo valutando le modalità per attribuire queste risorse premianti secondo criteri che riconoscano, appunto, professionalità e qualità delle prestazioni.

Mi scusi, ministra, ma lei non mi sta entrando molto nel merito, in realtà. Non più di qualche frase generica, onestamente.  Lo so anch’io che è necessario,  lo sa chiunque; ma dipende tutto dal come, da cosa si intenda per professionalità, impegno e qualità del lavoro. Lo sa anche lei.      (altro…)

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l’attenzione

E intanto il terremoto in Abruzzo è scivolato a pagina 20 sul Corsera e a pagina 21 su Repubblica. Comincia il lento, inevitabile, oblìo. Ora ci sarebbe da stare attenti, da mandare inviati, da tenere gli occhi aperti. Ora cominciano le ruberie, le furbizie, le illegalità. Ora comincia il grande lavoro che la nostra stampa quotidiana non ha il coraggio e la voglia di fare.

Così, oggi, su stampa rassegnata. Poi ci sarà il 25 aprile a Onna e se ne parlerà ancora un po’. Ma è qui che la rete dovrà essere meglio della carta stampata. Altrimenti siamo qui a contarcela, che è anche bello, ma inutile.

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eterno ritorno

democris

I più bravi sono stati loro.

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Che bella giornata che è oggi, che splendido cielo di Lombardia che c’è oggi, che sole caldo finalmente. Peccato che io abbia la solita inutile riunione a scuola nel primo pomeriggio. Ma appena esco da scuola, lo giuro, vado sul lungolago e mi mangio più gelati che posso. E già che ci sono anche un kebab. E già che ci sono anche un trancio di pizza. Tutti per strada, tutti camminando bellamente sul suolo pubblico, con la testa alta. E se proprio devo, aspetto fino all’una di notte, per mangiarli, che ho tempo. Anzi cerco un vigile, un carabiniere, un ausiliario del traffico, un infermiere, un chiunque in divisa, e mi metto a leccare il cono e a divorare il trancio proprio davanti ai suoi occhi sbalorditi.

È diventato troppo facile fare la rivoluzione.

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che-cosa-hanno-certi-versiOggi una mia alunna mi ha chiesto se le prestavo il libro con tutte le poesie di Gozzano. Mi ha detto che lo ha cercato nella libreria del nostro paese e nella biblioteca di un altro paese senza trovarlo. Questo tanto per smentire tutte le considerazioni fatte qui un mese fa. E per dire che è un mestiere pieno di sorprese, il mio. E che la mattina ti alzi, pensi che tutto sarà sempre uguale, e invece no, non è mai tutto uguale, perché i ragazzi sono tutti diversi, uno dall’altro e ogni anno dall’altro.

Ma è anche per dire un’altra cosa, meno commovente.        (altro…)

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punti e basta

I miei giovani colleghi che non sono pagati. Perché un anno di scuola privata vale punti nelle graduatorie per entrare nella scuola pubblica. E i privati  quindi decidono di pagare con i punti. E pensare che avremmo così tanto bisogno di un po’ di giovane entusiasmo.

Io sono fortunato perché mi pagano 10 euro lordi l’ora anche se da più di 3 mesi non vengo retribuito, ma rispetto ai miei colleghi costretti anche a pagarsi i contributi è già qualcosa.

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Del cattivo stato della lingua italiana, avvilita dall’ignoranza della grammatica, dalla povertà del lessico, dall’uso scorretto di termini elementari. Sarà che la lingua, parlata e scritta – come ci ricordano gli specialisti – non ubbidisce a rigide prescrizioni, si modifica in base alle trasformazioni indotte dalla storia e dal costume, appartiene in definitiva a chi se ne serve. Ma certe sciatte derive, non arginate da una scuola che appare sopraffatta dagli strumenti della comunicazione mediatica, suonano irritanti e sconfortanti.     …

Più disarmante, tanto da intenerire, la perla che ho scovato nella traduzione dal francese di un articolo di teologia. Dove il Concilio di Nicea, nell’originale «Nicée», è stato reso con Nizza. Con una imperturbabilità che, vien da dire, avrebbe accettato anche un Concilio di Saint-Tropez.

Lorenzo Mondo si lamenta del cattivo uso della lingua italiana.

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I buuh, i fischi e gli insulti a Mario Balotelli non hanno alcuna legittimità o ragione di esistere. E lo stesso discutere e dividersi sui suoi atteggiamenti provocatori, sui suoi comportamenti in campo, fornisce un paracadute assurdo a chi si lascia andare negli stadi a un comportamento incivile. Che c’entra questo col colore della pelle? I provocatori nel calcio sono tanti, ma nessuno viene trattato così.

Così, ieri, su repubblica.it, con feroce e implacabile determinazione punitiva nei confronti dei tifosi juventini razzisti.  Secondo quel tipico costume italiano della severità terribile e spietata che emerge nel momento dell’emergenza e dello scandalo; e che invece ritorna a essere  nulla assoluto (e assolutorio) in mancanza di emergenza o di boati.        (altro…)

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seduti-sullautonomiaL’aspetto più rilevante di tutta la puntata che Report ha dedicato, domenica sera, all’istruzione pubblica è stato questo: che è da considerarsi un dato di fatto, ormai, che la scuola, ogni singola scuola, sia un’azienda, che vada gestita come un’azienda, che debba produrre risultati più o meno come una qualsiasi azienda. E quindi che sia guidata da un manager, il quale deve reperire i fondi disponibili, anche sul territorio, e che tali fondi deve redistribuire, seguendo i criteri più chiari e trasparenti possibile. E che il male della scuola sta proprio nel pessimo utilizzo e nella poco trasparente distribuzione di tali finanziamenti.

Di altro, nonostante la puntata abbia offerto alcuni spunti interessanti, non si è quasi parlato. Di come si possa migliorare la qualità dell’insegnamento, non si è detto nulla. Di quali siano i criteri in base ai quali formare i docenti, nulla. Di come fare a colmare il divario che ci separa dagli altri paesi europei in termini di qualità dell’istruzione, nulla. Di come garantire davvero, in classe, una preparazione adeguata agli studenti, meno di nulla. (altro…)

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