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Archive for aprile 2009

chiunque-anche-un-canarino1Ultima piccola considerazione sulla questione delle veline che dovevano essere candidate e che poi non sono state candidate, tranne una. E poi basta, che non se ne può assolutamente più, e che non ne posso più nemmeno io.

E la considerazione è sulla laurea.

L’insistenza ossessiva dei giornali sul fatto che queste siano laureate è onestamente poco rilevante e anche un po’ fastidiosa. Altrimenti dovrebbe valere assai anche per Gabriella Carlucci, che di lauree ne ha due, una addirittura con 110 e lode; e che ha recentemente e ampiamente dimostrato che le lauree possono anche non bastare. E dovrebbe valere anche per Eugenio Montale, magari, che invece non si laureò mai; e per mille altri come lei e come lui, in entrambe le direzioni.      (altro…)

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Vedo una folla innumerevole di uomini simili e uguali che girano senza tregua su se stessi per procurarsi piccoli piaceri volgari, con cui si appagano l’anima. Ciascuno di loro, preso da canto, è come estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui l’intera specie umana; quanto al resto dei suoi concittadini, li ha accanto ma non li vede, li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso, e, se una famiglia gli resta pur sempre, si può almeno dire che non ha più patria.

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un-po-piu-grandi-di-cosiQuando entro in classe, alla prima ora, Paolo è già seduto al suo posto. E  questa è già una notizia incredibile, se vi fosse sfuggito: perché Paolo è sempre in ritardo alla prima ora, per motivi non chiari, visto che abita nello stesso paese dove ha sede la scuola e ci viene a piedi. Ma è comunque sempre in ritardo, con una precisione asburgica. Ed è brutto dirlo, ma ci si abitua, anche se non si dovrebbe: e si accetta che lui arrivi sempre un po’ in ritardo, con il fatalismo con cui si accettano i riti e le pratiche misteriose.

E quindi si rimane sorpresi quando c’è ed è puntuale. Ma il suo esserci non si accompagna a niente di buono stamattina, vista la faccia che ha. Una faccia tutta compresa tra il colpevole e il preoccupato. Infatti mi si avvicina e mi dice: «Ehm… prof… c’è un problema». «Quale problema?» chiedo io. E lui: «Ehm… il problema che ho lasciato lo zaino a casa…»

«Come hai lasciato lo zaino a casa?»: il mio stupore non trova le parole.       (altro…)

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Mi chiama un mio ex alunno. Mi racconta dei suoi tentativi di trovare lavoro, del suo primo approccio al mondo del giornalismo. Mi racconta di essere stato nella redazione del nostro giornale locale (non proprio un giornalino, ma uno dei quotidiani locali più venduti in Italia) e di aver avuto un colloquio con un redattore, un giornalista di lungo corso molto considerato e influente.

Mi dice che alla fine del colloquio questo tipo gli ha chiesto il numero di telefono, «mi farò sentire, le farò sapere» gli ha detto. Allora il mio alunno, nel tentativo di aumentare le sue possibilità di successo, gli ha detto: «Le posso lasciare anche la mia e-mail, se vuole». E questo ha annuito e si è messo a scrivere e, arrivato al “dopochiocciola”, ha scritto «iau.it». Proprio così: iau.it.

E il mio ex alunno al telefono mi ha detto: «E a quel punto non sapevo più se mi conveniva umiliarlo, facendogli lo spelling, o tacere, per non compromettere il mio colloquio». «E cos’hai fatto?» ho chiesto io. «L’ho umiliato», mi ha detto lui. «Iauuuuu!» ho urlato io nella cornetta.

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gasparri-sulla-roma

Chi è la persona responsabile della Rassegna stampa della Camera dei deputati? Bisognerebbe saperlo. E bisognerebbe chiederle che cosa diavolo ci fa, nella sezione Cultura, scienza e istruzione della rassegna stampa di oggi, questo articolo di Maurizio Gasparri che parla, tra l’altro molto superficialmente, della Roma (intesa come squadra di calcio) e dei suoi problemi societari e sportivi.

Bisognerebbe saperlo. Anche solo per chiederle se si colloca nell’ambito della scienza, della cultura o piuttosto dell’istruzione, il Gasparri.

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Sembra una notizia che possa far piacere, una voce consonante, sembra una bella notizia, e invece non lo è, è una bassa notizia, è altro ciarpame da festa di paese: dopo le giovani favorite, dopo le battute di spirito e i nani, anche le beghe familiari, la vita a corte, la regina inacidita, le feste di compleanno, la diciottenne che lo chiama “papino”, le feste in discoteca, le cortigiane e i camerlenghi, i beceri riferimenti ai «vecchi arnesi maleodoranti» della sinistra… Manca solo il cavallo nominato senatore e il rito della vestizione: tutto il repertorio tradizionale di un potere da basso, bassissimo impero, che non si sa quanto in basso ci voglia trascinare. Noi e la nostra colpevole complicità di plebe.

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notti-insonniA un certo punto del quinto anno, succede, immancabilmente. Ti prende una strana agitazione serale e non riesci più a dormire. Nella testa ti frullano le immagini di tutte le loro facce, quelle dei tuoi studenti di quinta, quelli che per tre anni sono stati ad ascoltarti (la tua maledetta letteratura, i versi e i capoversi), seduti al loro posto, facendo più o meno fatica, crescendo. E sono cresciuti, infatti. Talmente cresciuti che tra qualche settimana se ne andranno, e tu ripartirai da capo.

Li hai conosciuti ragazzi, diciassettenni, e ora li guardi andare via quasi ventenni, quasi uomini e donne. Non sai cosa faranno di sé, della loro vita, del loro talento mal riconosciuto. Ti chiedi se è stato abbastanza quel che è accaduto, che cosa si poteva fare di meglio, dove sei stato miope o incapace.       (altro…)

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