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Archive for giugno 2009

Poi, un giorno, finalmente, quando probabilmente non si farà nemmeno più, qualcuno prenderà atto che la terza prova dell’esame di Stato non è affatto né un quiz né un quizzone (che parola orrenda… ma come fate a metterla pure nei titoli?); o almeno che lo è solo per il 15% degli studenti, da molti anni. Mentre nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di semplici domande aperte su varie discipline. Ma è un giorno non vicinissimo, a giudicare dai servizi dei tg di ieri e dalla rassegna stampa di oggi:

quizzone

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treno pendolari sulla linea brescia milanoSiamo da anni il paese delle tragedie annunciate. Lo siamo per definizione, direi quasi per patrimonio genetico. Lo siamo, però, anche per colpa e disattenzione.

Io non conosco le difficoltà e le caratteristiche tecniche del traffico merci in Italia; non ho la più pallida idea di come tale traffico si svolga sulla tratta che va da Livorno a La Spezia, e lungo la quale è situata la stazione di Viareggio. So che siamo un paese densamente abitato, soprattutto in certe zone, come la Versilia, e immagino sia difficile far passare le linee ferroviarie dove non ci sono abitazioni; praticamente impossibile. Non siamo la Francia del Tgv, insomma, dei lunghi viaggi in mezzo a campi verdi abitati da niente.

Però c’è una cosa che so benissimo, per esperienza. So che le Ferrovie dello Stato, o Trenitalia o quel che è, da molto tempo ormai hanno abbandonato a loro stesse le infrastrutture necessarie al trasporto su rotaia, sia per le merci sia per i passeggeri di seconda fascia.         (altro…)

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game over

E però, prima di sorridere e giudicare, pensate a tutte le volte che avete avuto voglia di farlo voi e vi siete trattenuti…

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prendere consapevolezza della lavatriceI ragazzi, mentre consegnano il tema finalmente svolto e firmano il loro foglio di presenza all’esame, devono lasciare anche la loro tesina per l’orale; oppure un indice, una sinossi, un estratto, una maledettissima mappa concettuale, qualunque cosa insomma. Sono quasi le tre del pomeriggio, fa caldo, nessuno ha mangiato niente, siamo tutti, alunni e insegnanti, sudati e stanchissimi. Arriva Alberto, che mi consegna il suo tema (è un ottimo lavoro, ma questo lo scoprirò solo qualche giorno dopo). Firma, poi mi guarda e mi porge un foglio: «Questa è la mia mappa concettuale, prof».

Io guardo il foglio e mi rendo conto che è una roba disordinata, scritta a penna, senza niente che la faccia apparire un minimo accettabile o che riesca a farla assomigliare alla mappa di una tesina per l’Esame di Stato. Lo guardo, un po’ sconfortato, annebbiato dalla fame e dal caldo, e gli dico: «Ma non potevi farla con il computer, ’sta mappetta, con un programma di scrittura qualunque?».       (altro…)

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Ecco a voi: il SilvioBerlusconiFansClub.

Niente di imperdibile, a parte l’evidente amore per le lettere maiuscole e una autentica e smisurata passione per l’ortografia e la punteggiatura.

(Sì, avete ragione, è un bersaglio troppo comodo. È che mi piace vincere facile, almeno ogni tanto… che poi si perde quasi sempre, peraltro.)

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Anche nella cattolicissima Irlanda, dove non esiste neppure una legge che regolamenti e autorizzi l’interruzione di gravidanza, verrano riconosciuti per legge i diritti delle coppie di fatto, etero o omosessuali che siano. Noi, esauriti quasi tutti gli acronimi, stiamo ancora aspettando.

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Imperdibile, davvero, il racconto di Andrea Camilleri a proposito del suo incontro con Leonardo Sciascia, a Racalmuto.

(E poi mi dicono che dovrei smetterla con questa irrazionale passione per la Sicilia…)

(via dottorcarlo)

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un lunedì delle ceneriC’è che devo fare ammenda. Chiedere scusa, farmi perdonare, prostrarmi, cospargere di cenere il mio povero cuoio ex capelluto. Qualcosa del genere, insomma.

Perché, nonostante le previsioni, i miei studenti, il tema su «Innamoramento e amore», se lo sono per la maggior parte indovinato. Non tutti, è chiaro; qualcuno è cascato a piedi uniti e gambe tese nella melmosa pozzanghera del temuccio romantico su quanto sia difficile amare e su quanto sia bruciante e irrefrenabile la passione amorosa; ma pochi, pochissimi. E in più anche autorizzati da Alberoni e dal ministero, per cui non ho nemmeno infierito nella correzione, ve lo confesso.

Ma la maggior parte, comunque, no.        (altro…)

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connessi e sconnessiHa fatto un bello e lungo e applaudito giro del web una delle tracce assegnate alla prima prova dell’Esame di Stato, ed ha anche provocato un notevole entusiasmo. Ed era normale, visto che parlava proprio di social network e new media, cioè del web stesso, i cui protagonisti si sono in parte sentiti chiamati in causa.

Ora, però, a mente fredda, vale la pena di fare un paio di considerazioni, su questa traccia. Innanzitutto, la formulazione che ho letto su parecchi siti informativi (tra cui questo e questo) e su ancora più numerosi blog è una formulazione che non è mai arrivata a nessuno studente di nessuna commissione italiana. Ed è bene prenderne atto. Era infatti soltanto una versione per la stampa, che non sono riuscito a capire da dove salti fuori e che suonava così:        (altro…)

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Proprio perché sono uno che di economia ci capisce un beatissimo nulla, sono sempre andato a caccia di qualche semplificazione che mi aiutasse un po’ a comprendere che cosa sta accadendo nel mondo e in Italia, perché c’è la crisi, che cosa significa questa crisi, se farò in tempo ad accorgermene prima che sia troppo tardi (devo ammetterlo: per me, infatti, da quando c’è la crisi, non è cambiato niente, se non che qualche mio amico è un po’ in difficoltà al lavoro e il prezzo della benzina è sceso).

Ieri ho letto l’articolo di Luca Ricolfi sulla Stampa; e ho creduto di capire un po’ di questioni (relative all’inflazione, per esempio). Per cui ve ne lascio alcuni ampi estratti; magari vi incuriosce a e andate a leggervelo anche voi. E poi mi dite, quelli che ne capiscono infinitamente più di me, se è uno scenario verosimile o no, benché semplificato, quello raccontato da Ricolfi:

Finora la crisi ha attraversato tre fasi fondamentali. La prima è durata circa un anno, dall’estate del 2007 (crisi dei mutui subprime) alla primavera del 2008. (…) (altro…)

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seconde visioniAnche questa settimana, solo due film. Certo, mi direte voi, è giugno, fa caldo, passerai anche qualche sera in giro, no? No, infatti. A parte che ha piovuto quasi tutta la settimana e ha fatto pure freddo, c’è da dire che sono iniziati gli esami, e questo porta via un sacco di tempo e di energia; e poi ci sono le scadenze editoriali che incombono, come sempre tra giugno e luglio (li volete i libri nuovi a Natale, no?); e poi una piccola serie di altri imprevisti; ed ecco che mi è toccato di passare più di una sera a lavorare, altro che bel tempo; e altro che seconde visioni, quindi. Ma il peggio sembra passato; e quindi mi rifarò nei giorni che stanno arrivando. Anche perché ho film molto belli da vedere, credo. Per questa domenica solo due visioni, invece; e non vi dico quali sono stavolta, così vi viene la curiosità (forse).

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ridereCi sono quelli che escono al mattino per andare a lavorare; che fanno fatica; che sopportano il peso del senso del dovere; che sopportano anche altro. Ci sono quelli che si meriterebbero ospedali che funzionano; scuole e università che preparano sul serio; una classe politica attenta e onesta. Me lo avete scritto in più di uno nei commenti a questo mio post; e so che è vero, che ci sono.

Poi ci sono gli altri, però, e so che ci sono anche quelli: quelli a cui invece, quando entrano in un ospedale, bisognerebbe dare una pedata nel culo ammalato; e quando mandano i loro figli a scuola bisognerebbe non lasciarglieli iscrivere;  e quando parcheggiano sul suolo pubblico, be’, bisognerebbe fargliela saltare per aria, l’auto che hanno pagato con i soldi che dichiarano di non avere; e quando vanno a votare… be’, quando vanno a votare si sentono a loro agio, immagino.

Ce ne sono molti, per esempio, nella mia provincia, Brescia:        (altro…)

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scappare di corsa«Interessante e brillantissima»: così la definiscono i suoi compagni di classe. Si chiama Lidia Zanetti, ha diciannove anni (suppongo), ha appena affrontato le prime due prime prove scritte all’esame di maturità di quest’anno. E c’è anche un altro particolare: Lidia è stata ammessa all’esame con tutti 10, in tutte le discipline. Nella prima prova ha scelto il saggio breve di ambito tecnico-scientifico, quello su new media e social network. Dice che segue i blog; dice che questo la aiuta a trovare idee non ovvie, spunti originali.

E a me sta subito simpatica Lidia. Perché valuta le tracce del ministero con poche parole ed equilibrio; perché è brava (tutti 10!), perché ha uno sguardo da ragazza sveglia e perché segue i blog, ovviamente. Poi leggo che si iscriverà all’università di Milano; per studiare Storia.       (altro…)

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la sbarra che presto si alzeràIn questi giorni tutti quelli con cui parlo mi chiedono come va l’esame. Proprio così, con queste parole, dopo pochi secondi che li ho incontrati: «E l’esame… come va l’esame?». Io provo a dire qualche parola sulle tracce, sulle correzioni, ma capisco subito che non è di me che vogliono sapere, naturalmente. È dei miei studenti che mi stanno chiedendo. «E i ragazzi, come vanno i ragazzi?», aggiungono appena io prendo fiato.

Chissà perché, l’esame di maturità, che ormai, da qualche anno, non si chiama nemmeno più così, continua a destare tutto questo interesse e tutta questa preoccupazione, anche tra chi a scuola non ci mette piede da secoli. Durante l’anno non succede mai che qualcuno mi chieda come vanno i miei studenti… Sarà perché ne parlano i giornali, dico io; sarà perché alla tv intervistano i ragazzi appena usciti dalle aule e quelle facce giovani e un po’ stanche fanno tenerezza, nel complesso. Sarà questo.

Ma più di tutto sono i ricordi, secondo me.       (altro…)

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una faccia una razza

Mi spiace ammetterlo, ma credo si tratti di un parere di rara esattezza.
Ne parlavo proprio l’altra sera, e ne parlavo più o meno così: che differenza c’è tra Berlusconi che sbraita contro i magistrati e il tizio a cui hanno fatto la multa per divieto di sosta, che se la prende col vigile e cerca di farsela togliere? Che differenza c’è tra Berlusconi che chiama Obama a gran voce destando lo sdegno della Regina d’Inghilterra, e quelli che parlano al cinema strafottendonese degli altri e mandandoli affanculo se si permettono di proporre un timido “shhh”?
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incompetenzeInfilare un brano di Alberoni, tratto da Innamoramento e amore, tra i documenti (così si chiamano) della Tipologia B (così si chiama) della Prima prova dell’Esame di stato (così si chiama, infatti), quella che prevede lo svolgimento di un “saggio breve” o di un “articolo di giornale” di ambito artistico-letterario, può significare solo una cosa: che gli “esperti” del ministero che hanno preparato le tracce non hanno capito che cosa sia un saggio breve.

Davvero, non c’è altra soluzione. Io ci penso, ma non ne trovo. E, badate bene: io sono assolutamente sicuro che non l’hanno capito bene nemmeno gli insegnanti e nemmeno gli studenti; ne sono sempre stato sicuro. Ma a loro, se permettete, in quanto utilizzatori finali della prova è concesso. Agli elaboratori iniziali della prova un po’ meno. Come dire: Berlusconi può anche avere il diritto di non sapere che Patrizia D’Addario era una prostituta; ma qui si sta dicendo che è la D’Addario stessa a non sapere di essere una prostituta… Un po’ troppo, anche per l’avvocato Ghedini.

E non c’è altra soluzione però:       (altro…)

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lasciare qualcosa dietro di séUn paio di sere prima dell’esame di maturità, in paese. Mentre sei in giro a prenderti un po’ d’aria, incontri un tuo alunno di quinta. Fate due chiacchiere, gli chiedi se è preoccupato, come va la tesina, come procede la sua preparazione. Poi gli chiedi cos’ha deciso per il dopo, per l’università, sulla quale sai benissimo che era molto incerto. E lui, senza esitazioni, ti dice: «Ho deciso. Farò lettere».

E tu, naturalmente, ti senti male.

Allora cominci a cercare di dissuaderlo; gli metti davanti un futuro incerto e privo di soddisfazioni; insisti che l’università passa e poi rimane tutta la vita davanti e che sarà ben difficile viverci, con quella maledetta laurea; gli dici che lo avresti visto così bene a giurisprudenza, per esempio. Ma lui, questa volta, per la prima volta in tre anni, appare tranquillo della sua scelta, determinato.       (altro…)

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la letteratura secondo la gelminiUn rapido commento a caldo sulle tracce uscite quest’anno all’esame di maturità; una specie di sfogo, che serve a me per liberarmi da quel po’ di inevitabile tensione e non serve a nessun altro.

L’analisi del testo era assolutamente semplice, molto più semplice di quelle degli anni precedenti: la ministra Gelmini ha dunque mantenuto le promesse. Io sono contento di questa scelta: per me l’analisi di testo è infatti un esercizio del tutto vano; più è generica, più sono contento, perché assomiglia al vecchio tema di letteratura. Però era davvero molto generica, quest’anno.

E infatti alcuni quesiti hanno messo molto in difficoltà gli studenti. Il quesito 2.6 non era molto diverso dalla prima parte del quesito 3. Una delle questioni che i miei studenti mi hanno ripetutamente posto è stata questa:         (altro…)

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dove e perchéCi ho dovuto pensare un po’, lo confesso. Ma anche dopo averci pensato, resto dell’idea che avevo all’inizio, cinque o sei giorni fa, quando ho letto la notizia per la prima volta. E la mia idea, che sarà pure obsoleta e forse anche un po’ clericale (misteriosamente), è che installare i distributori automatici di preservativi nelle scuole italiane sia un errore. Grosso.

Parto proprio dalla dicitura «sessualità consapevole», usata da coloro che nel Consiglio provinciale di Roma hanno votato a favore della proposta. E mi permetto proprio di contestare l’aggettivo, quel «consapevole» così facile da pronunciare; si tratterà magari di «sessualità protetta», questo sì, non discuto. E non discuto che sia importante. Ma consapevole no, per niente; anzi, tutto il contrario.

Con il distributore automatico piazzato di fianco ai distributori di merendine e di bibite calde o fredde (anche su quelli avrei alcune cose da eccepire), mi viene difficile pensare alla consapevolezza. E mi viene assai più facile pensare al consumo.           (altro…)

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scelto non per la saggezzaIo già lo so che questa mattina, mentre sono nell’aula destinata alla mia quinta, ad aspettare che i miei alunni consegnino il loro scritto di italiano, già lo so che nel frattempo ferve il dibattito sulle tracce. E già mi immagino che tra poche ore, su tutti i media, si dirà che di nuovo, anche quest’anno, il “saggio breve” è stato molto apprezzato dagli studenti e che oltre il 60% di loro lo ha scelto.

Lo so perché tutti gli anni viene mandato in onda lo stesso identico servizio (conservato insieme a quello dei primi caldi estivi) in tutti i tg e tutti gli anni io mi innervosisco un po’ (sono fatto così, non potete farci niente). E mi chiedo se c’è qualcuno tra  questi benedetti giornalisti che lo sa davvero che cosa sia il “saggio breve”; e perché goda di questa straordinaria fortuna. Ma sono sicuro che non lo sanno: e allora, nella mia sera prima degli esami, provo a spiegarmelo io, da solo, in attesa che sia domani e che i servizi televisivi mi si ripropongano allo stomaco.

Intanto una percentuale del 60% di studenti che hanno scelto il “saggio breve” non è un successo, in nessun modo.       (altro…)

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confuso

Paolo Liguori, direttore del TgCom, nella stessa breve dichiarazione:

Io sono convinto che i lettori di Repubblica siano un popolo di imbecilli, perche’ continuano a leggere un giornale che gli racconta un sacco di panzane.

Repubblica sono 15 anni che dice che Berlusconi stupra, violenta, inganna, spaccia droga, ruba soldi. Lo dice impunemente, perche’ nessuno le chiede conto. Sono convinti che gli italiani siano un popolo di imbecilli, perche’ seguono Berlusconi.

In sostanza: accusa i giornalisti di Repubblica di pensare che gli elettori di Berlusconi siano un popolo di imbecilli e poi accusa i lettori di Repubblica di essere un popolo di imbecilli. Detta così, più che un’accusa, è una confessione.

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Senza perdersi in sottili analisi sociologiche, che non sono affatto in grado di fare,  a me sembra evidente che questa abitudine di «mettere le mani nelle tasche degli italiani» (sono anni che aspetto di potere usare questa espressione, anni di fatiche e di stenti…! che bello, finalmente anch’io, le «tasche degli italiani»…!) usando i giochi on line, il superenalotto, le lotterie istantanee e tutto questo genere di robaccia, sia il sintomo di un vero, autentico, profondissimo disprezzo nei confronti del popolo e della sua ingenua credulità.

Saranno pure loro, quelli che sanno stare tra la gente e comprenderne le esigenze e raccoglierne gli umori e le richieste, non discuto più; ma sanno pure prenderla per il culo assai bene, quella stessa gente, e con ammirevole disinvoltura, non c’è che dire.

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eh eh ehVigilia della prima prova scritta dell’esame di maturità. Mentre la Gelmini fa i suoi graditissimi auguri e ne approfitta per ripetere ossessionata le sue litanie preferite, gli studenti si toccano dove sanno e intanto si armano di mouse e tastiera. E sempre più numerosi arrivano qui digitando strisce di ricerca del tipo: «analisi di testo Pirandello» (o Montale o Leopardi o Ungaretti; sempre quelli, insomma); «come fare una mappa concettuale»; «quali materie mettere nella tesina»; «scegliere l’analisi di testo»; «prendere un bel voto all’esame»; «non presentarsi all’esame di stato». Sta diventando un vero fiume in piena, ragazzi; una specie di grandinata con provenienza Google…

Paura, eh?

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più brave davveroE cioè: ragazze.

Non veline, nemmeno escort o letterine, e nemmeno ragazze immagine. Nemmeno donne, a essere proprio precisi. Ragazze e basta, ragazze normali (le veline sono normali? Sì, forse anche loro: pazienza). O meglio: ragazze normali che vanno normalmente bene a scuola. In tante, con scrupolo, con costanza e interesse, con “disciplina e voluttà”, come avrebbe detto il mio maestro. Mentre i maschi loro coetanei si distraggono. E arrancano. E si perdono in futili polemiche, e si stancano, e alcuni alla fine si fanno anche bocciare.

Lo dicono le statistiche nazionali (di quando in quando citate anche sui giornali), lo dicono pure le piccole statistiche della mia scuola, lo dice la mia minima esperienza. Su dieci bocciati nella mia scuola, quasi 8 sono maschi. Su dieci eccellenze nelle mie classi, quasi 7 sono ragazze.

È un dato importante:     (altro…)

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ssssssschProvo a raccontarla in breve, questa storia tutta mentale, lo prometto.

Dunque: arrivo a casa dopo la prima riunione della commissione per l’esame di maturità; sono di buon umore, perché i colleghi sembrano persone con cui si lavorerà bene; ho il ginocchio sempre un po’ dolorante, ma cerco di non pensarci. E per non pensarci mi butto un po’ sul web, a guardare che si dice oggi. Passo da un sito all’altro, da un blog all’altro.

Poi, non mi ricordo né come né attraverso chi, arrivo qui, casa virtuale di Diego Cajelli (non c’ero mai stato prima). Dove si racconta una piccola storia della nazione che siamo.        (altro…)

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Subito dopo il salto (in prima pagina non mi va, che devo ancora digerire il pranzo) la cartina delle provincie italiane dopo il voto di ieri e l’altro ieri. Il blu del Pdl è prevalente, senza dubbio; ed è in netto aumento rispetto al 2004; ma dai sondaggi preelettorali si aspettavano qualcosa di più (le cartine con le provincie 2004 e i sondaggi le trovate qui). Hanno vinto, insomma, ma non di quanto credevano. Forse gli è andata un po’ come all’Inter: hanno vinto il campionato ma non è abbastanza; e ora Ibrahimovic e Maicon tengono il muso, qualcuno se ne andrà, l’atmosfera sembra cambiata, la vittoria sembra quasi una sconfitta. E la percezione, ce lo hanno insegnato proprio loro, è importante come il fatto in sé, se non un po’ di più.

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rigorosaBreve nota di chiusura della stagione del voto in condotta, portate pazienza per l’ultima volta.

Fatti i conti, è successo, almeno nell’istituto in cui lavoro, che il voto in condotta ha alzato la media al 99,1% degli studenti. È un dato molto significativo, naturalmente. Chiedete spiegazioni alla Gelmini sul perché questa norma debba andare in direzione del rigore, secondo lei; non chiedetelo a me, perché non sono in grado di darvi neppure una possibile spiegazione.

Ma non è tutto qui.       (altro…)

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potere dovere volereOra anche gli scrutinii sono finiti, i voti sono stati assegnati, le promozioni e le bocciature e le “sospensioni del giudizio” sono state decise, per alzata di mano, all’unanimità o a maggioranza. Sono stati consegnati i verbali e i registri personali. E sono state redatte anche le lettere alle famiglie, con cui vengono comunicati i “debiti”, gli “aiuti”, le lacune, le competenze mancanti e quelle ancora da perfezionare.

E sono infine usciti i tabelloni, appesi alle vetrate dell’ingresso principale della scuola. Sabato mattina i ragazzi si sono accalcati e hanno saputo: qualcuno si è sorpreso, qualcun altro meno, tutti avrebbero qualcosa da ridire, alcuni (più o meno uno su dodici) sono tornati a casa e hanno dovuto dire di un anno perso, da rifare, tutto da capo.

Tu invece, sabato mattina, sei rimasto a casa tua, pensando ad altro, leggendo, scrivendo mail, facendo qualche telefonata. Sai di esserti comportato nel modo che hai creduto più corretto, agli scrutinii; sai che forse alcune scelte potevano essere diverse ma non puoi pretendere di avere sempre la maggioranza dei colleghi che la pensano come te. Alcune decisioni non le avresti mai prese; ma hai votato e hai perso.        (altro…)

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Ora che gli incarichi dirigenziali di Licia Ronzulli nel Pdl sono stati chiariti, anche a quelli della destra genovese (che se la sono trovata in lista alle europee) stanno cominciando a girare un po’ le palle. Belìn, ghe creddu.

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Li aspettiamo, i giovani colleghi. Ne abbiamo anche bisogno. Aspettiamo che entrino nella scuola con il sorriso feroce della loro giovinezza e ci portino una ventata di entusiasmo, il loro passo più rapido nei corridoi, la grinta della loro acerbissima età, la rabbia di chi è pronto a soffrire per ottemperare alla sua missione educativa. Li aspettiamo:  uomini e donne con la “vocazione” alla didattica, pronti a scompigliare i nostri rituali un po’ stanchi, come una tempesta improvvisa, e a finalmente ridarci quell’energia che ci pare di aver perduto. Li aspettiamo.

Li aspetteremo invano.

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Ora che già pare assolutamente evidente che nessuno dei tre quesiti referendari raggiungerà il quorum, be’, ora bisognerà insistere su una questione, prima che diventi tardi: vale a dire che non si è trattato di una consultazione a favore o contro il porcellum. E che chi è restato a casa (come me) non aveva nessuna intenzione di avallare il porcellum. Anzi, il contrario.

E che quindi una delle prime battaglie da fare per restituire un briciolo di apparenza democratica a questo paese è quella di cambiare la legge elettorale, ma sul serio. Restituendo innanzitutto (per cominciare) ai cittadini il diritto a esprimere una preferenza: che è un diritto elementare e quasi ovvio.

Se ci sarà un partito che farà di questa battaglia la sua battaglia, diventerà per il momento il mio partito (a parte qualche eccezione, insomma). Perché siamo di fronte a una questione che riguarda i diritti fondamentali delle persone; e sarà bene fare in modo che i rappresentanti di tali persone non se ne dimentichino, distratti da qualcos’altro.

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la fine dei capelliPerdonatemi, non so nemmeno bene come dirvelo, spero che siate preparati a ricevere la ferale notizia…

Scusatemi insomma, ma io non mi sento per niente frustrato. Lo so che dovrei, lo so che fa parte del mestiere, lo so che non si fa una bella figura a essere un insegnante non frustrato, a non avere addosso quella tipica sensazione di fallimento, quella disillusione, quel senso di sogni perduti e di progetti traditi. Lo so che si finisce per essere meno credibili in questo modo, perché i ruoli sociali sono importanti e perché senza la frustrazione uno non è un vero insegnante di ruolo; lo so benissimo e me ne dispiaccio.

Eppure non ci riesco, a sentirmi frustrato, abbiate pazienza. E so anche benissimo che dovrei girare con un’automobile vecchia e un po’ fuori moda, di un colore grigio topo, e avere un taglio di capelli parecchio triste (se avessi i capelli, peraltro…), e i jeans che andavano di moda negli anni Ottanta e avere sul volto quello stesso colorito grigio topo, ed essere una brava persona ma sentirmi un po’ sfigato, insomma, uno che si lamenta che un giorno lo hanno fatto fuori dall’università per motivi abietti e clientelari e così via.

E invece non mi viene nemmeno da lamentarmi, onestamente.   (altro…)

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(il pescelibro #8)

ubicazione del benecorallo rosso 3 e mezzoTre coralli e mezzo per il nuovo libro di racconti di Giorgio Falco. Uno per la potenza degli incipit, assolutamente impressionanti per incisività e tensione, capaci di incollare il lettore alla pagina come pochi altri esordi sanno fare (un esempio di incipit, quello del primo racconto, lo trovate qui). Il secondo corallo, per il ritmo della sua prosa, lento e quasi monotonale in gran parte dei momenti narrativi, ma anche capace di improvvise accelerazioni, di battute fulminanti di dialogo, di repentini mutamenti e scatti in avanti, a replicare le improvvise sbandate dell’esistenza. Il terzo, per il ritratto davvero pungente della vita contemporanea,  alla periferia di una grande città che è Milano ma che potrebbe essere qualsiasi altra grande città; infine, un ultimo mezzo corallo per gli animali domesitici (cani soprattutto, ma anche un boa) che popolano le vite dei suoi personaggi e che sono gli unici essere viventi del libro a conservare una loro dignità del vivere, negata agli uomini.

Un buon libro, da leggere con attenzione, a tratti forse un po’ compiaciuto di sé nelle sue descrizioni sempre sul limite della disperazione silenziosa, ma una prova di narratore di grande futuro, sicuramente.

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che gioielli sonoDetto che dei suoi soldi, credo io, chiunque può fare ciò che vuole, se li ha guadagnati in modo lecito e trasparente (ehm…); detto che la passione per le escort non ha rilevanza politica; detto che finisce per averne un po’, se hai negli anni esaltato la famiglia come modello sociale di riferimento e ci hai fatto  sopra manifestazioni e campagne elettorali e opuscoli patinati; detto che i gioielli che il premier regala alle sue ospiti a me paiono delle autentiche ciofeche (vedi foto) e che mi vergognerei, personalmente, a dire che li ho disegnati io; detto questo, dell’intervista apparsa ieri su Repubblica, in cui parla una ragazza invitata prima a cena a palazzo Grazioli e poi a Villa Certosa, Barbara Monteleone, la risposta che più mi ha colpito è stata questa:

Chi la accolse a Villa Certosa?
Licia Ronzulli. È lei che organizza la logistica dei viaggi delle ragazze. Che decide chi arriva e chi parte. E smista nelle varie stanze.

Mi ha colpito il nome dell’organizzatrice, soprattutto;        (altro…)

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seconde visioniTre film, questa settimana, di cui uno da vedere, se non si hanno le idee chiare su quanto stia accadendo in questi giorni in Iran. Mentre scrivo, infatti, arrivano le notizie delle decine di morti alla manifestazione di ieri; e allora ritorna alla mente l’ultimo trentennio di storia persiana, dalla rivoluzione khomeinista fino alle elezioni degli ultimi giorni. Si tratta insomma di Persepolis, un film di animazione, ma di grande qualità; non un genere che io ami particolarmente, ma questa volta ben risolto e importante, proprio per la storia che racconta. Poi altri due, non eccezionali ma in ogni caso  entrambi meritevoli di essere guardati, in una serata di pioggia.

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