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Archive for the ‘varia umanità’ Category

silenzio

Per motivi personali (come si dice nelle giustificazioni a scuola) il blog  rimarrà del tutto silente per qualche mese, non so quanti. Grazie a quelli che hanno letto e/o commentato in queste settimane e mi hanno aiutato a capire. Mi mancherete un po’. Ciao.

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(di Gionata)

Dico che lavoro in una libreria di un centro commerciale e allora sempre, o quasi sempre, mi sento dire: “Che bello lavorare in una libreria, stai in mezzo ai libri”. Vorrei dire che “in mezzo” non ha alcun significato e che “libri” significa “scopa”, “sedia”, “televisore”. Lavoro in una libreria e sempre più spesso l’impressione del giorno che passa, che toglie cifra alla lista dei giorni, è che non mi sembra neppure di avere a che fare con i libri. Lavoro in una libreria e sono commesso di questo secolo (questo mi fa simile a voi) per dare affitto, per avere benzina e presenza al supermercato della zona. Gli extracomunitari portano i bancali e io firmo bolle, ricevute, afferro taglierini, apro e sviscero contenitori. La mia (questo ancora mi fa simile a voi) è presenza sul campo, è posizione stabilita dall’orario della settimana. Dalla mia libreria guardo fuori e vedo le commesse che di notte hanno pianto. Le commesse che, come me, di notte hanno sognato ancora una volta le briciole rimaste sul tavolo, il fondo del bicchiere, la fetta avanzata. La nostra è sorte mossa dal mercato e il mercato, questo io sogno ancora nelle notti fredde e lunghe, amputa l’anima.              (altro…)

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logoCosa deve pensare un prof di italiano quando scopre che due dei suoi migliori alunni di sempre (sul serio), dopo una laurea in lettere uno e dopo una quasi-laurea in giurisprudenza l’altro, hanno abbandonato la cultura accademica e hanno aperto un ristorante?

Non lo so, cosa deve pensare. Io, personalmente, non ho pensato niente e sono andato a mangiare da loro. E li ho trovati in forma, affacendati in un locale  in cui c’è pure un salottino con i libri da leggere e ho mangiato (e bevuto)  alla grande… Insomma, sono stato così bene che ho anche promesso loro (dopo avere copiosamente attinto alla loro cantina, e quindi non del tutto in pieno possesso delle mie già scarse facoltà mentali) di scrivere qui che il luogo vale la pena di una deviazione. E quindi, se a qualcuno capitasse di passare vicino a Orzinuovi, provincia di Brescia, potrebbe pensare seriamente di andare a cena al “XVI secolo”, in località Pudiano.

Loro dicono che fanno anche lo “sconto scorfano”, a chi si presenta a nome del blog; ma io non mi fiderei tanto, visto il tipo di studenti che erano…

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«La gente felice non consuma», dice Umberto Galimberti, citando Frédéric Beigbeder. E mi sa che anch’io, molto più modestamente, sono quasi d’accordo con loro.

Ma quindi, se la logica è logica, diventa necessario, nella società dei consumi, che la gente sia infelice. Non vedo altra soluzione; non vedo proprio altro.

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sfasciare tuttoL’altra sera, mentre guardavo Annozero, pensavo che io non ci credo mica a questa cosa della libertà di informazione che in Italia non ci sarebbe. Pensavo che sui giornali italiani si parla di tutto in realtà; e che si può parlare di tutto, anche qui, sui blog e sulla rete. E che c’è anche Il fatto di Travaglio e Padellaro, adesso, se uno vuole proprio essere certo di non perdersi nulla.

E l’altra sera, sempre guardando Annozero, pensavo che la trasmissione, in realtà, non mi piaceva affatto: con la De Gregorio che diceva due sciocchezze sulla causa intentata al suo giornale; con Belpietro che la zittiva e poi le diceva che forse una prostituta è probabilmente più «brillante» di lei; con Franceschini che non era in grado di difendere l’indifendibile D’Alema; con Bocchino che si cimentava in un ricordo insensato di Marilyn Monroe; con lo stesso Santoro che lasciava cadere nel nulla l’unica osservazione degna di questo nome fatta in tutto il programma: quando la De Gregorio ha parlato di reificazione del corpo femminile.

A chi serve una trasmissione del genere? A chi già pensa certe cose? A sentirsi “diversi” e migliori? O serve invece a convincere gli altri?

No, a convincere gli altri proprio no.                     (altro…)

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diperato chiuso fuori dall'esselungaTutto è iniziato con il sugo al pomodoro Scarpariello: che se si vive da soli, se si torna a casa all’una e mezza tutti i giorni e ci si fa una pasta di corsa mentre si muore di fame, è obiettivamente una soluzione eccezionale. Non buono come quello delle vostre nonne o delle vostre suocere, questo no, ma ragionevolmente accettabile: in grado, insomma, di non mettere il cattivo umore solo a guardarlo.

Ma all’Esselunga, dopo pochi mesi, lo hanno eliminato. E ora, da tanto tempo ormai, non si trova più, il sugo Scarpariello, lieve consolazione dei miei primi pomeriggi invernali.

Poi è stato il turno dei tovaglioli Regina, quelli targati provence: pur sempre di carta, ma con colori bellissimi; perché, se è pur vero che si vive da soli, è anche vero che non si mangia mica sempre da soli. E che c’è bisogno di un tocco di colore sulla tovaglia, altrimenti ci si intristisce ancor prima di cenare. C’era un bel giallo intenso, un bel rosso corallo, uno splendido blu notte. Non è rimasto niente, da qualche mese a questa parte, sugli scaffali dell’esselunga, non li ordinano più: tengono soltanto uno schifo di verde putrefazione e un inguardabile giallo piscio-di-cane.              (altro…)

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L’altro ieri sera siamo andati a prendere tre pizze nella locale pizzeria d’asporto. Siccome ci andiamo spesso, quasi una volta alla settimana e sempre noi tre, ci hanno regalato tre bibite, a nostra scelta. Noi abbiamo detto: «Grazie», sorridendo contenti, e abbiamo preso le lattine. Poi però si sono presi i 14.50 euro e non ci hanno fatto lo scontrino. E noi siamo usciti senza dire niente, anzi dicendo di nuovo: «Grazie». Anche se a fare bene i conti (e a giudicare dal manifesto tenore di vita dei due gestori) ci conveniva pagare le bibite e pretendere lo scontrino. O almeno credo.

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scortum infattiUt intellegeretis, si voluptatem aspernari ratione et sapientia non possemus, magnam habendam esse senectuti gratiam, quae efficeret, ut id non liberet, quod non oporteret. Impedit enim consilium voluptas, rationi inimica est, mentis, ut ita dicam, praestringit oculos, nec habet ullum cum virtute commercium.

[Traduzione: Questo per farvi capire che, se non fossimo in grado di respingere il piacere con la ragione e la saggezza, dovremmo essere molto grati alla vecchiaia, capace di non farci desiderare quel che non si deve. Infatti il piacere ostacola la capacità di giudizio, è nemico della ragione, abbaglia, per così dire, gli occhi della mente, e non ha niente a che vedere con la virtù.]

(Cicerone, De Senectute, 42)

Passo molto curioso, questo; anche alla luce di recenti avvenimenti della politica italiana.           (altro…)

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tacchi a spillo... troppo ovvioParto da due brevi frammenti video. Il primo, credo che lo conosciate tutti ormai: è andato in onda in prima serata su Italia1, qualche giorno fa, all’interno di una sit-com, non casualmente intitolata Così fan tutte,  che non conosco (e che non voglio conoscere), suscitando proteste e piccoli, e un po’ ipocriti,  italici scandali. Ha come protagonisti Alessia Marcuzzi e un würstel, il quale recita la parte che storicamente era sempre appartenuta alla banana. Lo trovate in fondo al post, se per rarissima combinazione vi fosse sfuggito.

Il secondo, invece, l’ho recuperato per caso (grazie al blog lipperatura, che ne parla) ma è un video che ha fatto il giro della rete alla fine di luglio, quando ero in vacanza; quindi può darsi che conosciate anche questo meglio di me (e comunque anche questo è in fondo al post: non continuate a leggere, se siete minorenni, perché trattasi di spot pesantemente allusivo). È una pubblicità della Sprite, mai andata in onda perché censurata, si disse. In realtà i “creativi” tedeschi che l’hanno ideata hanno poi confessato di avere “scherzato”; si trattava soltanto di un “esperimento sociale”, secondo loro, per captare un po’ di reazioni da parte del pubblico.

Ed è stata proprio questa precisazione che mi ha fatto pensare.            (altro…)

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L’amico Gionata, recensore musicale del blog, ci ha preso quasi gusto e mi chiede ospitalità per parlare di un film che non ha visto. Io gliel’ho detto che non si fa, che è scorretto; ma lui mi ha risposto che, se non altro, lui lo confessa apertamente… E io allora gli ho detto di sì. E l’ho volentieri ospitato:

sgocciolamento consuetoRicordo che mio padre, non riuscendo a riparare un tubo che faceva acqua, lanciò verso il soffitto una bestemmia esplosiva sulla labiale della prima parola e altrettanto esplosiva sulla dentale della seconda. Scusami, ma anch’io devo sfogarmi, mi disse poi. Non capii, avevo più o meno dieci anni, se mi chiedeva scusa per la bestemmia o per essersi sfogato. Da allora associo la  mancanza di compostezza e lo sfogo a un tubo che perde acqua. Ed è la stessa stupida associazione che ho fatto l’altro giorno, quando ho visto Michele Placido inveire contro la giornalista spagnola che gli chiedeva se lui, uomo di sinistra, si sentisse a disagio lavorare per Medusa, cioè la casa di produzione della famiglia Berlusconi.         (altro…)

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come le cose che muoiono

Perché è il mese in cui tutto ricomincia.                  (altro…)

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spaventosi vipsMi è venuta in mente una cosa, oggi, mentre leggevo in giro sul web alcune impressioni a proposito del film Videcocracy, che personalmente non ho visto, ma che riesco a immaginarmi benissimo, con i suoi Corona, i suoi Lele Mora, e il Billionaire e Briatore e la Gregoraci e tutto il vippaio di noialtri piccoli italiani devastati dalla tv. Mi è venuto in mente, leggendo in particolare questa impressione, dell’ultima volta, tre o quattro anni fa, in cui sono stato in una spiaggia della costa Smeralda, a fare il bagno e a prendere un po’ di sole.

Mi impressionarono le barche e gli yacht attraccati di fronte alla spiaggia: tre o quattro file di barche di tutti i tipi, parcheggiate come nel parcheggio di un supermercato, ognuna a cinque o sei metri dall’altra e tutte a 100-150 metri dai comuni (mica tanto) mortali, che stavano sulla riva del mare su un asciugamano. Mi impressionò la disposizione delle barche, insomma, non le barche in sé.             (altro…)

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da lontanoLivio Andronico era greco; fu fatto schiavo e condotto a Roma; a lui si fa, convenzionalmente, risalire l’inizio della letteratura latina. Ma il suo nome, Livio, era semplicemente quello del suo padrone. Anche Ennio era greco, di Rudiae: scrisse tantissimo; e i suoi Annales rappresentano l’autentico inizio della storiografia romana.

Come Livio Andronico, anche Cecilio Stazio arrivò a Roma come schiavo; veniva dalla  Gallia Insubre, che è dove abito io adesso, più o meno. Nel III secolo a.C. era terra straniera, per i romani. Scrisse commedie di cui ci rimangono soltanto frammenti, ma godette di grandissimo successo tra i suoi contemporanei.

Terenzio, invece, era Africano; il suo cognomen, Afro, non lascia dubbi: veniva da Cartagine, si dice; e anche lui arrivò a Roma come schiavo.        (altro…)

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sguardi perplessi sul mondoOggi abbiamo ritrovato Stella, la gattina della mia vicina di casa.

Insomma: abbiamo è una parola grossa. Io non ho fatto proprio nulla per ritrovarla: mi sono limitato a scuotere ripetutamente e con enfasi la testa, mentre tutti intorno a me si organizzavano e la cercavano; e poi, non contento, ho ripetuto più volte a colei che, nonostante tutto, mi sta vicino: «Non la troveranno mai, è già morta, figurati, l’avrà investita una macchina, oppure se l’è mangiata un cane, oppure l’ha rapita il mostro di Lochness: comunque non la trovano, stanne certa».

Invece Stella, che mancava da casa da quasi sei giorni, è stata ritrovata da un ragazzino nella sua cantina: spaventata, affamata e sporca. Ma viva. La mia vicina di casa, appena giunta qui (Stella è scappata di casa il primo giorno, come a dire che a lei il trasloco non andava bene per niente), aveva stabilito una ricompensa di mille euro per chi l’avesse ritrovata.           (altro…)

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In teoria, questo accrocchio del Mit che si chiama Personas (e mi sa che c’era pure una specie di anticoncezionale che si chiamava così, non molti anni fa) dovrebbe mostrare come il web ti vede. E dovrebbe farlo usando le variazioni della scala cromatica: cioè i colori…

In pratica, io l’ho fatto con il mio nome-e-cognome ed è venuta fuori una schifezza; tipo che mi interessano soprattutto gli alberi genealogici e che tendo quindi al color verde petrolio… Però magari a voi va meglio, chissà. (O forse, se leggo bene, vogliono proprio dimostrare che il web ti vede male, quando ti guarda; come chiunque, insomma.)

(via downloadblog)

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Esco da scuola, finita la prova di latino, e vado a fare un po’ di spesa. Al supermercato c’è una gran folla, come quasi sempre. Quando mi metto in coda alla cassa numero 3, ho davanti una signora di sessant’anni circa; e subito dopo, dietro di me, arrivano due ragazzine di sedici o diciassette anni. La signora davanti a me dice alla cassiera, che ha più o meno la mia età, sulla quarantina: «Mi cambi 50 euro?». E io mi stupisco di questo uso così disinvolto del “tu”. Poi la cassiera si rivolge a me e mi dice: «Quanti sacchetti vuoi?» Poi, mentre mi sto già quasi allontanando, sento una delle ragazzine che dice alla cassiera: «Mi dai anche una ricarica del telefono?»

E mentre vado verso la macchina capisco perché mi tocca, in prima liceo  (prima liceo!) arrabbiarmi con i miei alunni che mi danno gioiosamente del “tu”. E non so più se lo stupore che mi prende sia un segno della mia inappartenenza ormai cronica al mondo reale o se pure sono davvero, questi, i piccoli segni di un degrado civile e sociale che mi pare inarrestabile.

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fi-parma-90-1Permettetemi un festeggiamento privato. Perché oggi il più longevo e inossidabile degli amori della mia vita compie gli anni (che sono tanti, ma non importa: è bellissima lo stesso). E questa è anche una bella serata per festeggiarla.

Fate conto di non averlo mai saputo, grazie.

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Il lessico, si sa, è come una petite madeleine di Proust: risveglia ricordi sopiti che ci riportano indietro nel tempo, anche quello perduto, di cui andiamo ostinati alla ricerca. Così mi è accaduto oggi, leggendo la prosa vibrante di Vittorio Sgarbi sul Giornale.

... e anche quattro redde bulle per favore

E io, lo confesso, l’espressione “due Coca Cole” (o anche, secondo un’altra e più arguta versione, “due Coche Cole”), l’avevo sentita solo tanti, tantissimi anni fa, pronunciata dai simpatici e portuali avventori della Festa dell’Unità della mia città ligure, quando giovane e inesperto ancora mi interrogavo sui plurali, senza sentire affatto la necessità di interrogarmi sul pluralismo. E pensavo, in quel contesto, che tale avventato plurale fosse la licenza che volentieri si concedeva al popolo sovrano, alla sua festa per di più. Che nostalgia…

Ma come diavolo si fa, realmente e senza ortografiche incertezze, il plurale di Coca-Cola?        (altro…)

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pic00300

Il progetto non è quello di prendere l’autobus, ovvio.

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ho abbracciato l'alba d'estate

Giuro che non ne metto altre, davvero. Ma questa, sulla spiaggia deserta di Douarnenez, mi piaceva troppo.

(Sarà perché sono di spalle, che ne dite?)

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dordognaEravamo rimasti che preparavo le valigie; e che partivo per la Francia.

E infatti così è andata: che sono stato in Francia quasi un mese, che non ho mai acceso un pc per un mese, che non ho toccato per un intero mese nemmeno una tastiera. E ora che ricomincio a farlo mi sembra molto strano tutto questo tempo passato senza tasti, anche se poi, lo so, è strano il contrario, in realtà.

Della Francia mi restano un po’ di idee e di racconti. Per esempio mi rimane l’idea che Roussillon, in Provenza, sia un paese molto bello e molto caldo, con case rosse. E che è bellissimo vedere i cavalli bianchi della Camargue che passeggiano negli stagni.            (altro…)

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in viaggio

bonnes vacances

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E insomma, sono in partenza. Tra qualche giorno inizia il mio lungo Tour de France (in automobile, sia chiaro) che mi porterà lontano da casa e dal monitor del Pc. Sarà una necessaria pausa rigenerante; sarà anche una piccola forma di disintossicazione, a dire il vero, perché in questi sei mesi ho vissuto piantato qui, davanti a questo schermo, come non mi era mai capitato prima ed è stata una piccola rivoluzione per la mia esistenza piuttosto abitudinaria.

Per qualche settimana, quindi, stacco. Niente più web, niente più blog, niente più tastiera su cui battere le dita per raccontare cose e persone. E, a proposito di persone, è quasi superfluo dire che sono grato a tutti quelli che, venendo qui e lasciando qualche riga di commento, mi hanno mese dopo mese regalato la voglia di proseguire in questo strano diario scolastico (e non solo) on line.             (altro…)

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cerotto blu

Per tutta la giornata del 14 luglio, che comincia tra dieci minuti, il blog resterà in silenzio, in segno di dissenso e di protesta contro il ddl Alfano, che intende limitare pesantemente la libertà di stampa e di informazione, in un paese in cui l’informazione libera è già da tempo una rarità. Il cerotto blu è il simbolo di questo silenzio, preso in prestito da .mau., a cui pure chiedo in prestito le ragioni di questa presa di posizione non proprio allineata a quella di molti altri.

Spero che serva, ovviamente. Spero che non sia come lo sciopero a scuola, da cui ottengo soltanto la decurtazione dello stipendio mensile e l’effimera gioia dei miei alunni. Ma di questo, che è argomento delicato e che mi sta molto a cuore, parleremo un’altra volta. Per ora ci godiamo quel po’ di silenzio; e aspettiamo.

(Le discussioni restano aperte; ma io, per non fare il quaquaraquà, non vi prenderò parte, a meno di grossi pasticci; dovrete discutere tra di voi, insomma, se ne avrete voglia.)

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come un uomo sulla terraDag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi.             (altro…)

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decoder hd con meraviglioso telecomandoOggi mi ha chiamato una signorina di Sky Italia. In realtà non ho capito che chiamava proprio me finché non ha smesso di parlare con qualcuno che era vicino a lei: dopo qualche secondo di conversazione sua privata, a cui io ho avuto il privilegio non richesto di assistere, si è presentata rapidamente, tanto rapidamente che ho dovuto chiederle di ripetere tutto, per favore.

E qui, credo, è nato l’equivoco. Lei ha cominciato infatti a scandire le parole mol-to-len-ta-men-te, come se fossi uno mezzo scemo e credo mi abbia immediatamente catalogato nella categoria “storditi” e forse tutto il resto è arrivato di conseguenza. (Non che io non sia effettivamente uno stordito, intendiamoci; ma non nel senso che ha creduto la signorina, direi.)            (altro…)

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non si sa cosa in realtàNon so se è bello dirlo, ma considero il benzinaio del paese (quello dell’Agip, per gli sparuti lettori locali) una delle attrattive più affascinanti della nostra riva lacustre. Immagino che sia poco, per i lontani frequentatori e abitatori delle metropoli, ma qui in provincia ci si accontenta di poco, appunto; siate comprensivi.

Quindi, ogni volta che mi tocca di fare un salto dal benzinaio dell’Agip, mi nasce inconsapevolmente un po’ di istintivo buonumore, così, quasi senza motivo. È successo anche ieri pomeriggio, quando ho portato la macchina all’autolavaggio. Solita accoglienza rumorosa, solita battuta sui ragazzi che non studiano e i prof che sono sempre in vacanza (ero appena uscito da scuola), soliti scambi di saluti e di «Come va? Tutto bene?» «Bene, bene… Speriamo che piova un po’, che fa un caldo oggi…»        (altro…)

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Guido Gozzano si ammalò di tubercolosi già nel 1904, quando aveva vent’anni; morì dodici anni dopo, giovanissimo, senza riuscire a portare a termine il suo poema entomologico Le farfalle, a cui si era tanto dedicato. Dante Alighieri fu cacciato in esilio ancora trentacinquenne; visse in povertà, sperimentando quanto sa «di sale lo pane altrui»; morì nel 1321, di ritorno da un’importante ambasciata a Venezia, che forse gli avrebbe riaperto le porte della sua amata Firenze. Di Leopardi non sto nemmeno a parlarvi: emblema lui stesso, nella sua macilenta persona, della malattia e della consunzione; morto a soli trentanove anni dopo un quinquennio di agonia e atroci sofferenze fisiche. Poi, dentro quell’inestricabile coacervo, c’era anche  Catullo, malato di gotta, tradito e deriso dal suo unico amore Clodia, e morto alla tenera età di trent’anni.

E ora il Corriere che mi fa? Licenzia Francesco Alberoni, una vita spesa a non dire nulla ma facendolo sempre con la spocchia dell’opinionista affermato.

Se ne deduce che il saggio breve di ambito artistico-letterario assegnato quest’anno all’esame di maturità, oltre a fare un po’ schifo,  portava anche parecchia sfiga.

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maggioranze

votantiQuando Valentina alza la mano e ti fa la domanda, sai già di essere nei pasticci. E sai già che dovrai per l’ennesima volta mentire. È il penultimo giorno di scuola e stai comunicando ai tuoi alunni di prima, com’è tua abitudine,  i voti con cui li presenterai allo scrutinio: ci sono tante brutte notizie per tante piccole persone. Nessuna delle quali, però, è innocente (scolasticamente parlando, s’intende).

Ma spieghi anche che non è detto che questi siano i voti che avranno davvero in pagella; spieghi che è il Consiglio di classe che decide e non il singolo insegnante; e che ogni voto insufficiente dovrà essere motivato e discusso e potrà così diventare una sufficienza. La metti giù in un bel modo e i più ingenui ci cascano: e pensano a una riunione intensa ma fruttuosa, a un confronto pacato e produttivo tra adulti dediti alla loro missione.

Ma non tutti sono ingenui, nemmeno a quindici anni. Ed è pertanto in quel momento che Valentina, la quale ha 8 in latino ed è una ragazza intelligente e non ha insufficienze e non dovrebbe avere nessun interesse in quello che stai dicendo, ti fa la benedetta domanda.       (altro…)

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Ecco a voi: il SilvioBerlusconiFansClub.

Niente di imperdibile, a parte l’evidente amore per le lettere maiuscole e una autentica e smisurata passione per l’ortografia e la punteggiatura.

(Sì, avete ragione, è un bersaglio troppo comodo. È che mi piace vincere facile, almeno ogni tanto… che poi si perde quasi sempre, peraltro.)

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scelto non per la saggezzaIo già lo so che questa mattina, mentre sono nell’aula destinata alla mia quinta, ad aspettare che i miei alunni consegnino il loro scritto di italiano, già lo so che nel frattempo ferve il dibattito sulle tracce. E già mi immagino che tra poche ore, su tutti i media, si dirà che di nuovo, anche quest’anno, il “saggio breve” è stato molto apprezzato dagli studenti e che oltre il 60% di loro lo ha scelto.

Lo so perché tutti gli anni viene mandato in onda lo stesso identico servizio (conservato insieme a quello dei primi caldi estivi) in tutti i tg e tutti gli anni io mi innervosisco un po’ (sono fatto così, non potete farci niente). E mi chiedo se c’è qualcuno tra  questi benedetti giornalisti che lo sa davvero che cosa sia il “saggio breve”; e perché goda di questa straordinaria fortuna. Ma sono sicuro che non lo sanno: e allora, nella mia sera prima degli esami, provo a spiegarmelo io, da solo, in attesa che sia domani e che i servizi televisivi mi si ripropongano allo stomaco.

Intanto una percentuale del 60% di studenti che hanno scelto il “saggio breve” non è un successo, in nessun modo.       (altro…)

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eh eh ehVigilia della prima prova scritta dell’esame di maturità. Mentre la Gelmini fa i suoi graditissimi auguri e ne approfitta per ripetere ossessionata le sue litanie preferite, gli studenti si toccano dove sanno e intanto si armano di mouse e tastiera. E sempre più numerosi arrivano qui digitando strisce di ricerca del tipo: «analisi di testo Pirandello» (o Montale o Leopardi o Ungaretti; sempre quelli, insomma); «come fare una mappa concettuale»; «quali materie mettere nella tesina»; «scegliere l’analisi di testo»; «prendere un bel voto all’esame»; «non presentarsi all’esame di stato». Sta diventando un vero fiume in piena, ragazzi; una specie di grandinata con provenienza Google…

Paura, eh?

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ssssssschProvo a raccontarla in breve, questa storia tutta mentale, lo prometto.

Dunque: arrivo a casa dopo la prima riunione della commissione per l’esame di maturità; sono di buon umore, perché i colleghi sembrano persone con cui si lavorerà bene; ho il ginocchio sempre un po’ dolorante, ma cerco di non pensarci. E per non pensarci mi butto un po’ sul web, a guardare che si dice oggi. Passo da un sito all’altro, da un blog all’altro.

Poi, non mi ricordo né come né attraverso chi, arrivo qui, casa virtuale di Diego Cajelli (non c’ero mai stato prima). Dove si racconta una piccola storia della nazione che siamo.        (altro…)

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rigorosaBreve nota di chiusura della stagione del voto in condotta, portate pazienza per l’ultima volta.

Fatti i conti, è successo, almeno nell’istituto in cui lavoro, che il voto in condotta ha alzato la media al 99,1% degli studenti. È un dato molto significativo, naturalmente. Chiedete spiegazioni alla Gelmini sul perché questa norma debba andare in direzione del rigore, secondo lei; non chiedetelo a me, perché non sono in grado di darvi neppure una possibile spiegazione.

Ma non è tutto qui.       (altro…)

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Ora che già pare assolutamente evidente che nessuno dei tre quesiti referendari raggiungerà il quorum, be’, ora bisognerà insistere su una questione, prima che diventi tardi: vale a dire che non si è trattato di una consultazione a favore o contro il porcellum. E che chi è restato a casa (come me) non aveva nessuna intenzione di avallare il porcellum. Anzi, il contrario.

E che quindi una delle prime battaglie da fare per restituire un briciolo di apparenza democratica a questo paese è quella di cambiare la legge elettorale, ma sul serio. Restituendo innanzitutto (per cominciare) ai cittadini il diritto a esprimere una preferenza: che è un diritto elementare e quasi ovvio.

Se ci sarà un partito che farà di questa battaglia la sua battaglia, diventerà per il momento il mio partito (a parte qualche eccezione, insomma). Perché siamo di fronte a una questione che riguarda i diritti fondamentali delle persone; e sarà bene fare in modo che i rappresentanti di tali persone non se ne dimentichino, distratti da qualcos’altro.

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