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Archive for the ‘varia umanità’ Category

silenzio

Per motivi personali (come si dice nelle giustificazioni a scuola) il blog  rimarrà del tutto silente per qualche mese, non so quanti. Grazie a quelli che hanno letto e/o commentato in queste settimane e mi hanno aiutato a capire. Mi mancherete un po’. Ciao.

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(di Gionata)

Dico che lavoro in una libreria di un centro commerciale e allora sempre, o quasi sempre, mi sento dire: “Che bello lavorare in una libreria, stai in mezzo ai libri”. Vorrei dire che “in mezzo” non ha alcun significato e che “libri” significa “scopa”, “sedia”, “televisore”. Lavoro in una libreria e sempre più spesso l’impressione del giorno che passa, che toglie cifra alla lista dei giorni, è che non mi sembra neppure di avere a che fare con i libri. Lavoro in una libreria e sono commesso di questo secolo (questo mi fa simile a voi) per dare affitto, per avere benzina e presenza al supermercato della zona. Gli extracomunitari portano i bancali e io firmo bolle, ricevute, afferro taglierini, apro e sviscero contenitori. La mia (questo ancora mi fa simile a voi) è presenza sul campo, è posizione stabilita dall’orario della settimana. Dalla mia libreria guardo fuori e vedo le commesse che di notte hanno pianto. Le commesse che, come me, di notte hanno sognato ancora una volta le briciole rimaste sul tavolo, il fondo del bicchiere, la fetta avanzata. La nostra è sorte mossa dal mercato e il mercato, questo io sogno ancora nelle notti fredde e lunghe, amputa l’anima.              (altro…)

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logoCosa deve pensare un prof di italiano quando scopre che due dei suoi migliori alunni di sempre (sul serio), dopo una laurea in lettere uno e dopo una quasi-laurea in giurisprudenza l’altro, hanno abbandonato la cultura accademica e hanno aperto un ristorante?

Non lo so, cosa deve pensare. Io, personalmente, non ho pensato niente e sono andato a mangiare da loro. E li ho trovati in forma, affacendati in un locale  in cui c’è pure un salottino con i libri da leggere e ho mangiato (e bevuto)  alla grande… Insomma, sono stato così bene che ho anche promesso loro (dopo avere copiosamente attinto alla loro cantina, e quindi non del tutto in pieno possesso delle mie già scarse facoltà mentali) di scrivere qui che il luogo vale la pena di una deviazione. E quindi, se a qualcuno capitasse di passare vicino a Orzinuovi, provincia di Brescia, potrebbe pensare seriamente di andare a cena al “XVI secolo”, in località Pudiano.

Loro dicono che fanno anche lo “sconto scorfano”, a chi si presenta a nome del blog; ma io non mi fiderei tanto, visto il tipo di studenti che erano…

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«La gente felice non consuma», dice Umberto Galimberti, citando Frédéric Beigbeder. E mi sa che anch’io, molto più modestamente, sono quasi d’accordo con loro.

Ma quindi, se la logica è logica, diventa necessario, nella società dei consumi, che la gente sia infelice. Non vedo altra soluzione; non vedo proprio altro.

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sfasciare tuttoL’altra sera, mentre guardavo Annozero, pensavo che io non ci credo mica a questa cosa della libertà di informazione che in Italia non ci sarebbe. Pensavo che sui giornali italiani si parla di tutto in realtà; e che si può parlare di tutto, anche qui, sui blog e sulla rete. E che c’è anche Il fatto di Travaglio e Padellaro, adesso, se uno vuole proprio essere certo di non perdersi nulla.

E l’altra sera, sempre guardando Annozero, pensavo che la trasmissione, in realtà, non mi piaceva affatto: con la De Gregorio che diceva due sciocchezze sulla causa intentata al suo giornale; con Belpietro che la zittiva e poi le diceva che forse una prostituta è probabilmente più «brillante» di lei; con Franceschini che non era in grado di difendere l’indifendibile D’Alema; con Bocchino che si cimentava in un ricordo insensato di Marilyn Monroe; con lo stesso Santoro che lasciava cadere nel nulla l’unica osservazione degna di questo nome fatta in tutto il programma: quando la De Gregorio ha parlato di reificazione del corpo femminile.

A chi serve una trasmissione del genere? A chi già pensa certe cose? A sentirsi “diversi” e migliori? O serve invece a convincere gli altri?

No, a convincere gli altri proprio no.                     (altro…)

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diperato chiuso fuori dall'esselungaTutto è iniziato con il sugo al pomodoro Scarpariello: che se si vive da soli, se si torna a casa all’una e mezza tutti i giorni e ci si fa una pasta di corsa mentre si muore di fame, è obiettivamente una soluzione eccezionale. Non buono come quello delle vostre nonne o delle vostre suocere, questo no, ma ragionevolmente accettabile: in grado, insomma, di non mettere il cattivo umore solo a guardarlo.

Ma all’Esselunga, dopo pochi mesi, lo hanno eliminato. E ora, da tanto tempo ormai, non si trova più, il sugo Scarpariello, lieve consolazione dei miei primi pomeriggi invernali.

Poi è stato il turno dei tovaglioli Regina, quelli targati provence: pur sempre di carta, ma con colori bellissimi; perché, se è pur vero che si vive da soli, è anche vero che non si mangia mica sempre da soli. E che c’è bisogno di un tocco di colore sulla tovaglia, altrimenti ci si intristisce ancor prima di cenare. C’era un bel giallo intenso, un bel rosso corallo, uno splendido blu notte. Non è rimasto niente, da qualche mese a questa parte, sugli scaffali dell’esselunga, non li ordinano più: tengono soltanto uno schifo di verde putrefazione e un inguardabile giallo piscio-di-cane.              (altro…)

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L’altro ieri sera siamo andati a prendere tre pizze nella locale pizzeria d’asporto. Siccome ci andiamo spesso, quasi una volta alla settimana e sempre noi tre, ci hanno regalato tre bibite, a nostra scelta. Noi abbiamo detto: «Grazie», sorridendo contenti, e abbiamo preso le lattine. Poi però si sono presi i 14.50 euro e non ci hanno fatto lo scontrino. E noi siamo usciti senza dire niente, anzi dicendo di nuovo: «Grazie». Anche se a fare bene i conti (e a giudicare dal manifesto tenore di vita dei due gestori) ci conveniva pagare le bibite e pretendere lo scontrino. O almeno credo.

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