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Posts Tagged ‘cinema’

seconde visioniDue soli film, questa settimana, e pure deludenti. E quindi, a ben vedere, anche oggi avete tutte le vostre buone ragioni per non continuare a leggere, che tanto non c’è niente di interessante. Ma è anche vero che magari io ho trovato deludente un film che a voi è piaciuto tantissimo e che, se non continuate a leggere, non lo saprete mai e continuerete a pensare che abbiamo gli stessi gusti. Quindi, se avete tempo, un’occhiata ai due film ce la darei lo stesso, che non si sa mai. Magari ho scritto che Il padrino è un film superficiale e stupido; oppure ho sostenuto che Clint Eastwood è il classico regista che non azzecca nemmeno un’inquadratura… Non vedete l’ora di saperlo, no?

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seconde visioniSi avvicinano le vacanze e c’è allora bisogno di qualche film un po’ più leggero del solito; tanto che si va persino a ripescare un Woody Allen d’annata, indiscutibilmente newyorkese, come tutto sommato ci piace ricordarcelo. E poi altre due commedie, una molto ben riuscita, un’altra assai deludente, a mio parere: anche se, come sempre, sono pronto ad ascoltare chi mi verrà a spiegare che pure questa volta ho torto.

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seconde visioniAnche questa settimana soltanto due seconde visioni. Ma questa volta entrambe di qualità altissima, 4 ore complessive di cinema importante: il primo film è The Wrestler di Darren Aronofsky, con un Mickey Rourke da applausi e una grande interpretazione anche per Marisa Tomei; il secondo è The Reader, meno intenso e originale del primo, ma comunque sceneggiato in maniera assolutamente eccellente, con un’altra grande interpretazione, quella di Kate Winslet. Nessuna delusione, questa volta.

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seconde visioniAnche questa settimana, solo due film. Certo, mi direte voi, è giugno, fa caldo, passerai anche qualche sera in giro, no? No, infatti. A parte che ha piovuto quasi tutta la settimana e ha fatto pure freddo, c’è da dire che sono iniziati gli esami, e questo porta via un sacco di tempo e di energia; e poi ci sono le scadenze editoriali che incombono, come sempre tra giugno e luglio (li volete i libri nuovi a Natale, no?); e poi una piccola serie di altri imprevisti; ed ecco che mi è toccato di passare più di una sera a lavorare, altro che bel tempo; e altro che seconde visioni, quindi. Ma il peggio sembra passato; e quindi mi rifarò nei giorni che stanno arrivando. Anche perché ho film molto belli da vedere, credo. Per questa domenica solo due visioni, invece; e non vi dico quali sono stavolta, così vi viene la curiosità (forse).

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seconde visioniTre film, questa settimana, di cui uno da vedere, se non si hanno le idee chiare su quanto stia accadendo in questi giorni in Iran. Mentre scrivo, infatti, arrivano le notizie delle decine di morti alla manifestazione di ieri; e allora ritorna alla mente l’ultimo trentennio di storia persiana, dalla rivoluzione khomeinista fino alle elezioni degli ultimi giorni. Si tratta insomma di Persepolis, un film di animazione, ma di grande qualità; non un genere che io ami particolarmente, ma questa volta ben risolto e importante, proprio per la storia che racconta. Poi altri due, non eccezionali ma in ogni caso  entrambi meritevoli di essere guardati, in una serata di pioggia.

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seconde visioniUltima settimana di scuola: che significa lavorare anche di sera, per forza, per riempire caselle e tabelle. E quindi significa non avere molte forze nemmeno per guardare qualche film. Ecco dunque che la rassegna di seconde visioni di questa settimana sarà molto breve e molto povera; vi ho avvertito. Anche se qualcosa che vale la pena di segnarsi c’è anche oggi, ed è anche oggi in francese.

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seconde visioniTre film di qualche tempo fa, visto che le uscite interessanti, con l’approssimarsi dell’estate, cominciano a scarseggiare. Un riconosciuto capolavoro come La grande guerra di Mario Monicelli; un film che ebbe un discreto successo una decina d’anni fa, come Potere assoluto, di Clint Eastwood, ma che oggi denuncia alcuni limiti, soprattutto se paragonato alle ultime prove dell’attore-regista americano; una commedia francese di altissima qualità, come Il gusto degli altri, di Agnès Jaoui, che mi piacque già moltissimo quando uscì nel 1999. E poi nient’altro; qualche serata fuori di casa, per fortuna.     (altro…)

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seconde visioniSerate calde, poca voglia di guardare film, è ovvio. Ma le uscite in dvd di una certa importanza si susseguono e la tentazione di qualche nottata cinematografica riesce ancora ad avere la meglio sulla stanchezza. Quindi tre film di buonissimo livello, anche in questa settimana: prima di tutto l’ottimo Valzer con Bashir, film israeliano di animazione con grandi ambizioni storiche e anche letterarie; poi Frozen River, un affresco tutto al femminile dell’inverno americano; e infine Appaloosa, un film western, in omaggio a un genere che non ho mai smesso di amare.      (altro…)

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seconde visioniNaturalmente si possono fare film sulla scuola e sul mondo giovanile ben fatti; non è proprio obbligatorio che diventino tutti Notte prima degli esami. Se già La classe di Laurent Cantet aveva dimostrato che in Francia ci provano, L’onda, film tedesco del 2008 ambientato in una scuola pubblica, conferma con ancora maggiore forza che si possono dire tante cose sulla contemporaneità usando appunto la metafora della vita scolastica. È cosa che fa piacere, perché significa che non tutto è impossibile, e fa anche un po ‘di dispiacere, perché non si capisce perché in Italia invece sia impossibile. Poi, ci sono anche altri due film, questa settimana: L’amore non basta mai, svedese, e Dear Frankie, britannico. Ma il primo dei tre è senz’altro il più convincente.   (altro…)

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seconde visioniCome in letteratura, anche nel cinema è spesso tutta una questione di “genere”: il genere è la scelta del campo nel quale ci si muove e dentro quel campo, quel genere, si fanno scelte, anche minime, che determinano o meno la qualità di un’opera. Sono tre film di genere, le seconde visioni di questa settimana: tute e tre con dei pregi e con dei difetti; nessun capolavoro, a mio parere, ma comunque tre film assolutamente godibili, ognuno nel suo genere, appunto. Dal noir di La notte dei girasoli, al dramma borghese di Revolutionary Road, alla storia adolescenziale di La schivata: nessun bidone, per fortuna.     (altro…)

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seconde-visioniSettimana di grandi nomi e di grandi film, finalmente. Ogni tanto capita ed è una soddisfazione, e si rinuncia a tutto, Champions League compresa. Perché basta dire: Harvey Milk, Philippe Claudel, Gus van Sant, Billy Wilder… Insomma, inutile che insista. La pagina che viene è particolarmente ricca, questa volta.        (altro…)

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Tre film di buon livello, questa settimana. Il migliore è senz’altro stato La famiglia Savage, tipico film americano da Sundance festival che non delude nessuna delle aspettative che crea; notevole anche il film franco-libanese Sotto le bombe, per la tematica cruda che sa affrontare; meno riuscito invece il film svedese Racconti da Stoccolma, che paga la difficoltà di incrociare più storie contemporaneamente senza riuscire a trovare una sua vera amalgama.    (altro…)

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seconde-visioni1Da un genere all’altro, con un certo eccesso di disinvoltura, lo ammetto. Che la mitologia rivistata da Pier Paolo Pasolini nell’Edipo re non è esattamente parente del premio Oscar The Millionaire di Danny Boyle; così come la storia anni Settanta raccontata in Stella da Sylvie Verheyde ha ben poco a che fare con entrambi i primi due. Ed è stata proprio quest’ultima pellicola la vera sorpresa della settimana; perché se su Pasolini e del suo universo cinematografico c’è obiettivamente poco da aggiungere, è invece sembrata davvero molto deludente  la storia di Danny Boyle, tanto tanto  televisiva, un po’ ruffiana, e poco d’altro.      (altro…)

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La settimana è servita soprattutto, a me, per ribadire la mia non-empatia con il cinema di Kathryn Bigelow. Lei, regista già ampiamente elogiata per Point Break e Strange Days, ha firmato recentemente The Hurt Locker, sulla guerra in Iraq, e meno recentemente Il mistero dell’acqua, un giallo sui generis con Sean Penn; ma entrambi mi hanno deluso, nonostante l’indubbio talento visivo e pittorico della regista. Più emozionante, sempre in tema di conflitto iracheno, il terribile Redacted di Brian De Palma, da vedere, una volta che ci si sia preparati all’impatto emotivo; e assolutamente delizioso, invece, il piccolo Vuoti a rendere, commedia ceca che può risolvervi una serata, se la primavera continuasse a essere piovosa.

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seconde visioni #10

Non è raro che i film più attesi siano anche quelli che alla prova dei fatti deludono di più. Io ho, in questi mesi, aspettato con molta fiducia il nuovo film di Mike Leigh, La felicità porta fortuna, di cui in tanti, sul web come sulla carta stampata, hanno parlato in termini molto lusinghieri. E l’ho trovato quasi inguardabile, nonostante il regista sia stato autore di film che ho amato molto e nonostante il film abbia anche ottenuto importanti premi. Ma a volte i gusti personali contano. Così gli ho nettamente preferito un vecchio film di Cantet, A tempo pieno, e anche un recente film tedesco sul terrorismo degli anni ’70, La banda Baader Meinhof. Ma, c’è da dire, che questa è stata soprattutto la settimana di Gran Torino, che non è una seconda visione e di cui già ho parlato ampiamente in un post un po’ più lungo. Le seconde visioni, invece, continuano qua sotto.

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Sul Giornale, un’ignobile marchetta, occhieggiante e magnaccesca, di gusto morbosamente squallido, al film di Faenza, Il caso dell’infedele Klara. Naturalmente il film è distribuito dalla Medusa, il cui proprietario è lo stesso del quotidiano su cui figura la marchetta.

Un articolo promozionale, riassumibile in poche parole: «Andate al cinema e vedrete le tette di Laura Chiatti».

E continuiamo a chiamarli giornalisti.

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Tre film appena usciti a noleggio, per una settimana di buon cinema con gradita sorpresa. Il buon cinema è senz’altro quello dell’israeliano Eran Riklis, già noto e apprezzatissimo per La sposa siriana, che si conferma anche con il suo ultimo Il giardino di limoni. La sorpresa è invece tutta italiana: per una volta, finalmente, un film che non esaurisce tutte le sue carte nella prima mezz’ora e che non si limita a mettere in scena i più triti e convenzionali luoghi comuni, nella speranza di fare un po’ di cassetta; per una volta un film che prova a raccontare una storia originale. Poi c’è anche la Turchia, ma lo spazio è finito e perciò ne parlo nell’altra pagina. (altro…)

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prenda-anche-questo-consumatorA me, questa storia del “product placement” non so mica se mi convince. Ancora se ne parla poco, ma immagino che presto, a legge approvata (cioè mercoledì), fioccheranno i commenti anche sui quotidiani. In sostanza si tratta di rendere lecita  la pubblicità di prodotti  anche all’interno dei programmi televisivi, mediante il posizionamento strategico di marchi, di loghi e di oggetti all’interno di una qualsiasi inquadratura. E i programmi televisivi coinvolti saranno tutti, dalle fiction ai programmi sportivi, dai giochi a premi ai reality show. Si tratta, in poche parole, di quella che fino a ieri, e ancora per poche ore, abbiamo chiamato pubblicità occulta.

I commenti allarmati «fanno cadere le balle», si dice su seguitissimi e stimatissimi (anche da me) blog. E forse è vero. Ma forse, essendo le mie cadute già da un bel pezzo, non rischio più niente e un po’ mi allarmo.      (altro…)

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Il film più atteso della mia settimana era senz’altro La classe – Entre les murs, di Laurent Cantet. Perché ha vinto la Palma d’oro a Cannes e anche perché parla di scuola, naturalmente; e visto che  in Italia non andiamo oltre Notte prima degli esami, ho sperato che almeno i francesi riuscissero a proporre un’idea attuale e viva dell’educazione pubblica ai tempi dell’immigrazione. Ma, sempre per rimanere in Francia, anche Giù al nord è stato un film che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi mesi e che volevo senz’altro vedere. Poi un film di qualche anno fa di Costa-Gavras e una delle prove più discusse di Danny Boyle (Sunshine), il regista che ha fatto il botto agli Oscar di quest’anno con The millionaire. Buona seconda visione.    (altro…)

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seconde visioni #6

Non tutte le settimane cinematografiche vengono con il buco, si dovrebbe dire. A volte non trovi i film che cercavi, altre volte lo trovi ma ti lascia deluso, altre volte ancora fai degli esperimenti che non funzionano fino in fondo. È stata una settimana di questo tipo, quella appena trascorsa, con  più delusioni che sorprese, e poche immagini da ricordare. Non anticipo nessun titolo, che non è bello quando si parla di risultati un po’ scarsi, nel complesso, o forse soltanto non rispondenti alle aspettative.      (altro…)

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vicky-cristina-barcelonaPerché mi è sembrato così irritante l’ultimo film di Woody Allen? Perché, nonostante lui sia uno dei registi che io ho più amato da quando guardo un po’ di cinema, ho trovato assolutamente insopportabile il modo in cui ha deciso di girare e raccontare questa storia? Ho dovuto farmi la domanda e sono dovuto andare in cerca di qualche risposta, perché altrimenti avrebbe prevalso il semplice fastidio, la noia e la delusione di fronte a un autore che io reputo grandissimo e che mi ha condannato ai novanta minuti di questo strazio (tale, per me, è stato).

E la prima risposta che mi è venuta in mente è stata: stereotipi.       (altro…)

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seconde visioni #4

Ultima settimana di “classici” della storia della cinema. Viene da dire “per fortuna”, perché obiettivamente non sempre ci si ritrova, a sera, con la forza di affrontare una visione impegnativa come quella che molti di questi film prevedono. Però, insomma, sono contento del viaggio cinematografico di quest’ultimo mese: ho capito finalmente cosa sia la nouvelle vague e ho un po’ meglio compreso il neorealismo italiano. Non è pochissimo.

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Altra settimana di superclassici, con un po’ di stanchezza (ogni tanto la voglia di vedere un film a colori viene, insomma) e però anche la consapevolezza di essere di fronte a imperdibili capolavori del secolo scorso, proprio come succede con certi libri. Sono film che una volta nella vita bisogna vedere, dice qualcuno. Ed è vero, anche se forse più di una volta sarebbe  già un po’ troppo.

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seconde visioni #2

Un’altra settimana di “classici”. Già non ne posso più, e ne ho davanti altre due. Però la stanchezza non fa il paio con la delusione. Perché davvero alcuni di questi film (pur in bianco e nero, pur lontanissimi dal nostro modo di guardare il cinema di oggi, pur così difficili per un’attenzione come la nostra abituata alla velocità orizzontale  più che alla verticalità lenta) hanno ancora tantissime parole da dire. Questa settimana un bel po’ di nouvelle vague, per la precisione. E un paio di altri titoli giganteschi di cui non si poteva fare a meno.      (altro…)

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gomorraA me, tutta questa insistenza sull’esclusione di Gomorra dalle nominations agli Oscar stupisce davvero un po’. Come mi stupiscono tutte le dietrologie (alcune davvero risibili, come quella che già ha notato farfintadiesseresani) e i sospetti e le accuse e i lamenti straziati della stampa nostrana.

Mi stupisce perché, secondo me (e non sono mica il solo), Gomorra NON è un bel film. Certo, non è un cinepanettone e nemmeno è terribile come un qualsiasi film di Ozpetek. Ed è vero che riesce a rendere la bruttura e lo squallore di certi ambienti con piglio deciso e senza infingimenti. Insomma, è indubitabile che  ci si legga il tentativo di essere un bel film, il che è già un merito. Però, a ben vedere, i film belli sono diversi. E sono degli altri film con altre caratteristiche.    (altro…)

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W. di Oliver Stone

1-w-poster-usa-01_midIeri sera ho visto, un po’ controvoglia a dire il vero, il film su Bush junior (lo ha visto anche layos, che ne trae spunti diversi ma interessanti; e anche soloparolesparse, che ne parla bene). La mia controvoglia era motivata dalla considerazione che mi sarebbe piaciuto tanto vederlo nel 2004 un film del genere, quando il suo impatto sarebbe stato esplosivo, non ora che il potente di turno non è più potente (mi ha ricordato fin troppo la cascata di scritti antimussoliniani usciti dopo il 1945).

Ma anche a prescindere dalla controvoglia, il film non mi è piaciuto quasi per niente.       (altro…)

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seconde visioni #1

Questa settimana (e anche le prossime due o tre), per ragioni personali che non ho alcuna intenzione di rivelare, mi toccano solo film “classici”, quelli che hanno fatto la storia del cinema. Tutto sommato è un bene, perché altrimenti finisce che uno non li vede mai. Certo, il post finirà per risultare  molto pesante per quelli che non sono cinefili (come non lo sono io, in senso tecnico) e invece sarà insopportabilmente naïf per quelli che lo sono davvero. Pazienza. Non leggetelo, che non se la prende mica nessuno.

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