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Posts Tagged ‘colleghi’

monellacciPer un incredibile e irripetibile ironia del fato scolastico, al Consiglio di Classe di quinta siamo tutti insegnanti maschi. Maschi… Non era mai successo in quindici anni che lavoro. Un incrocio fatale di assenze e supplenze e non ci sono professoresse nel Consiglio, nemmeno una, nemmeno quella di inglese che è per forza una professoressa.

Ci guardiamo un po’ straniti. Non sappiamo bene cosa dobbiamo fare. Ci sono i moduli da compilare? quali moduli? in che senso “compilare”?     (altro…)

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danni-chimiciIl mio collega Arturo era un vero disastro. Non sapeva fare scuola, non sapeva stare con i ragazzi, non sapeva bene nemmeno cosa insegnare. Io lo conobbi tanti anni fa, quando lavoravo in una scuola privata, e lo trovai insopportabile fin dal primo giorno. Poi piano piano la mia avversione si trasformò in compassione e alla fine quasi in affetto.

Perché il mio collega Arturo davvero non si rendeva conto di quello che combinava. Entrava in classe, bastava che qualche studente avesse un atteggiamento che a lui pareva “sfrontato” (era la parola che amava di più) e via: un’interrogazione senza senso, punizioni ineseguibili e un 3 sul registro. Fino al riempirlo, il registro.      (altro…)

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oblog«L’oblò sul cortile» è il bel titolo del giornalino scolastico pubblicato dagli studenti del liceo Carducci di Milano (i quali, se aggiornassero anche il relativo blog, farebbero assai meglio). Tale giornalino è  stato di recente al centro di alcune polemiche, perché sulle sue pagine sono stati pubblicati i risultati di una valutazione dell’operato degli insegnanti, fatta dagli studenti stessi, con voti dall’uno al dieci, che ha suscitato proteste e indignazione (l’articolo che ne parlava è uscito sulla cronaca milanese di Repubblica il 3 aprile; purtroppo non ne trovo traccia on line, per cui dovete fidarvi del mio breve resoconto).

La preside del liceo ha definito l’iniziativa «inopportuna», gli insegnanti hanno parlato di «gogna senza senso», di «lavoro malfatto, condotto in modo poco serio e che ha ferito molti colleghi»;         (altro…)

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un-discreto-gruppo-di-rondiniEcco, è primavera finalmente: si riaprono le finestre, riscopro che ho dei vicini di casa che stendono i panni al sole quasi tiepido, le giornate si allungano, il mio box si riempie di ragni sovradimensionati e spaventosi, a scuola arriva il pagellino.

Come il vino novello al supermercato, come la desolata e solitaria rondine: uno a fare autunno, l’altra a non far primavera. Così il pagellino, a far quasi Pasqua, come ogni anno. E come ogni anno, il pagellino arriva e semina il panico tra gli studenti («cosa mi mette in italiano, prof?»; «e se mi faccio interrogare?») e tra i genitori (ma almeno un venti per cento di loro non lo avranno mai ricevuto, il pagellino, lo scopriremo a giugno, che i ragazzi magari non studiano, ma la firma di mamma la sanno fare, eccome se la sanno fare); ma soprattutto il pagellino semina il panico tra gli insegnanti, coloro che più volentieri ne farebbero a meno e sulle cui spalle il pagellino cade, come una scure lanciata dal destino cinico e indifferente.

Perché il pagellino, sappiatelo, non è una pagella vera, è una “comunicazione infraquadrimestrale”: quindi non ci sono i voti, non si fanno gli scrutinii,  e in teoria non si dovrebbe fare niente.        (altro…)

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La scuola enigmistica

I due episodi hanno alcuni particolari in comune. Sapete riconoscerli?

1. Chioggia, 16 febbraio 2009: un tredicenne ha accoltellato l’insegnante di musica. L’insegnante lo aveva rimproverato per il suo scarso impegno. Quando si è voltato, forse ingannato da un tranello dello stesso studente, il ragazzo lo ha aggredito alle spalle e lo ha colpito con il coltello che si era portato da casa. L’arma è rimasta conficcata nella schiena dell’insegnante, che è stato poi soccorso da un collega e portato all’ospedale.  Pare non fosse la prima volta che il ragazzo, «che proviene da una stimata famiglia di piccoli imprenditori» (sic, su ilsole24ore), veniva invitato a impegnarsi di più. E sembra anche che i rapporti con l’insegnante fossero molto difficili. Il consiglio di classe dovrà ora riunirsi per stabilire quale sanzione comminare allo studente. La ministra youtube-Gelmini si è detta sgomenta per quanto accaduto e ha telefonato al professore accoltellato.      (altro…)

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tutto-il-mondo-scolastico-e-paeseLa storia è di qualche tempo fa. Comincia in un tetro consiglio di classe (tetro, perché tutti i consigli di classe lo sono: sapevàtelo). Mentre si discute tra colleghi del profilo generale di una classe, io dico, senza pensarci troppo e senza sospettare di dire qualcosa che solleticherà l’attenzione di chicchessia, che a me quella sembra una classe di «discreti esecutori di ordini». Dopo di che, avrei anche finito e passerei a parlare di altro.

Ma naturalmente non ho fatto i conti con il collega Pancrazio, che fa dell’uscita inopportuna una delle sue specialità assolute, a livello mondiale. Quando entrano i genitori, infatti, il Pancrazio, che è l’addetto alle comunicazioni tra insegnanti e famiglie, a un certo punto, guardandomi, dice alle poche mamme presenti: «Come ha detto il prof. Scorfano, questa è una classe di discreti esecutori di ordini».

Una delle mamme capisce sul serio. Cioè capisce le implicazioni che quella definizione vuole avere. E quindi si rivolge direttamente a me, mi chiede spiegazioni. Io, innervosito, gliele do, senza addolcire nessuna pillola, anzi. Lei insiste, un po’ acida. Io replico acidissimo. Acidamente, la discussione si protrae per un paio di minuti. La mamma in questione si offende e alla fine del consiglio di classe se ne va senza salutare.       (altro…)

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Oggi mi fermo a parlare nei corridoi con la mia collega Martina. Mi accorgo subito che è preoccupata. Mi racconta che hanno messo suo marito in cassa integrazione, due settimane fa. Che hanno due figlie, entrambe studentesse, la prima all’università, la seconda ancora alle medie. Che nel frattempo è dovuta andare dal dentista e che questo le ha fatto un preventivo di spesa intorno ai 3000 euro. Che devono anche pagare un mutuo consistente, che si porta via una bella fetta di stipendio. Mi dice che non avrebbe mai immaginato di trovarsi a cinquant’anni con prospettive così incerte per il futuro suo e dei suoi figli.

Cerco di sorriderle, di essere positivo, le dico: «Mio padre ha sempre sostenuto che quando un problema si può risolvere con i soldi, significa che non è un problema grave». Lei non mi sorride. «Dipende dalla quantità dei soldi», mi dice. La saluto, entro in quinta e penso che la crisi la vedi bene solo quando ce l’hai vicina, altrimenti è una parola confusa tra le altre, senza faccia.

Da oggi, la crisi avrà, per me, la faccia che aveva stamattina la mia collega Martina.

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