Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘corsi di recupero’

tango olèTutti d’accordo sul merito, anche oggi, come tutti i giorni da un po’ di tempo in qua. E anch’io, tra l’altro, assoultamente d’accordo: benché sono già sicuro ora che i criteri di attribuzione di quel merito saranno tali da premiare chi a scuola fa ben altro che insegnare. Ma non è questo il punto, non oggi. Il punto, oggi, è che (volendo) non c’è affatto bisogno del merito per guadagnare un po’ di più a scuola; e senza affatto lavorare di più, questo è il bello (altrimenti che merito è?).

Facciamo conto che voi insegnate lingua moldava in una scuola pubblica italiana. Avete tre ore la settimana di lezione, e sei classi di venti-trenta persone l’una. Benissimo; anzi, non tanto bene: perché in realtà, in tre ore alla settimana, di moldavo potete insegnarne assai poco. Ma non vi importa: voi fate il vostro «piano di lavoro», a inizio anno, in cui scrivete che ce la farete, che userete queste strategie, che adotterete questi sistemi, che tutto sarà sotto il vostro controllo, eccetera. Lo depositate in segreteria, tutto ben compilato  e vi mettete tranquilli, che nessuno controllerà mai niente, si sa.      (altro…)

Annunci

Read Full Post »

bevi-giovane-cavalloIo ve lo linko tutto, che varrebbe la pena di darci una lettura per intero: parla di corsi di recupero, che non è forse un argomento troppo suggestivo, ma prima o poi a molti toccherà di doverci fare i conti, fidatevi. Invece, se vi capitasse di essere molto stanchi, almeno questo pezzettino, fatemi il favore, provate a leggerlo (io sono lo  «sperduto collega», se non vi fosse chiaro):      (altro…)

Read Full Post »

Oggi, al corso di recupero della prima, mi arrabbio. Mi arrabbio con ragione, perché non fanno niente, se ne fregano anche del corso e mi fanno perdere tempo che potrei usare per quelli che hanno voglia di fare qualcosa.  Sono anche stanco, perché sono le 2 del pomeriggio e spiego da sei ore. Ma mi arrabbio troppo e perdo la calma. E comincio a urlare cose brutte, minacce, rimproveri sopra le righe. E alla fine grido che del corso di recupero me ne frego, che lo faccio solo per poterli bocciare a giugno, senza che nessuno dei loro genitori si possa lamentare.

Quando ho finito, vedo un ragazzo spaventatissimo nel secondo banco che ha un lacrimone che gli scivola sulla guancia. Ma è troppo tardi.

Read Full Post »

Oggi sono a colloquio con il papà di Guglielmo, che fa la prima (Guglielmo, non il papà) ed è in situazione di piena emergenza. Gli spiego che non sta facendo niente, che studia pochissimo, che le propspettive sono pessime; lui annuisce, lo sa. Poi gli dico che lo chiamerò ai corsi di recupero; ma  devo anche confessargli la verità, e cioè che i corsi di recupero non servono a niente. Se uno non trova gli stimoli per studiare (o se io non sono capace di darglieli, che è poi la stessa cosa al fine del risultato) in 60 ore di primo quadrimestre, non li trova di certo in 8 ore di recupero pomeridiano (di cui 2 di verifica), quando è già stanco del lavoro mattutino. «Guardi che, a questo livello, non si tratta di capire o meno» gli dico. «Si tratta di fare o no lo sforzo di concentrarsi e memorizzare; si tratta di assumersene il carico, la responsabilità.» Lui lo sa, annuisce. Poi però mi dice: «Vabbè, almeno viene e fa qualcosa, che a casa comunque non farebbe niente…»

Ecco, questo è uno dei danni dei corsi di recupero, di cui nessuno vuole parlare. Si delega anche la responsabilità dello studio personale a qualcun altro, chiunque egli sia (come la vecchia, non tanto vecchia, lezione privata). «Almeno viene»; «almeno fa qualcosa». Troppo difficile dire oggi al papà di Guglielmo, con tutte quelle insufficienze in pagella, che è meglio niente, proprio niente, piuttosto che un qualcosa sempre guidato da qualcun altro; che è l’autonomia la chiave che farà o meno promuovere suo figlio; che si pone lì, in quel buco tra niente da solo e qualcosa con altri, la differenza tra uno studente in grado di affrontare il percorso delle superiori e uno che non ce la farà o ce la farà inutilmente e soffrendo. Non è l’intelligenza che determina il 6, è lo spirito di autonomia e la voglia di farcela da soli. Ed è anche il senso di responsabilità di fronte al proprio (piccolo, perché hanno quindici anni) dovere.

«Almeno viene» è esattamente il motivo per cui sarebbe meglio che non venisse.

Read Full Post »