Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘dante alighieri’

un enorme morso definitivoSì, anche secondo me si pone una questione morale enorme. Solo che non si pone nel Pd, ecco. Nel senso che il Pd ha ben poco a che fare con questa vicenda. Se non per il fatto che l’uomo accusato di essere uno stupratore seriale era appunto un iscritto e militante del Pd: ma nient’altro, onestamente. E se fosse stato un militante di Forza Nuova? Nient’altro, anche in quel caso. A meno che non avesse fatto dell’«apologia di stupro» un suo programma politico; cosa che non è avvenuta, mi pare, né nel Pd né in Forza Nuova.

Quindi, niente «apologia di stupro» e niente questione politica: e la faccenda sembra definitivamente chiusa.

Resta la questione morale, e resta «enorme», è vero. Solo che è una questione morale che ha più o meno diecimila anni di storia alle sue spalle e che non ha nulla a che fare con il reclutamento dei coordinatori del Pd, se dio vuole.

Ed è una questione leggermente più complessa:       (altro…)

Read Full Post »

Guido Gozzano si ammalò di tubercolosi già nel 1904, quando aveva vent’anni; morì dodici anni dopo, giovanissimo, senza riuscire a portare a termine il suo poema entomologico Le farfalle, a cui si era tanto dedicato. Dante Alighieri fu cacciato in esilio ancora trentacinquenne; visse in povertà, sperimentando quanto sa «di sale lo pane altrui»; morì nel 1321, di ritorno da un’importante ambasciata a Venezia, che forse gli avrebbe riaperto le porte della sua amata Firenze. Di Leopardi non sto nemmeno a parlarvi: emblema lui stesso, nella sua macilenta persona, della malattia e della consunzione; morto a soli trentanove anni dopo un quinquennio di agonia e atroci sofferenze fisiche. Poi, dentro quell’inestricabile coacervo, c’era anche  Catullo, malato di gotta, tradito e deriso dal suo unico amore Clodia, e morto alla tenera età di trent’anni.

E ora il Corriere che mi fa? Licenzia Francesco Alberoni, una vita spesa a non dire nulla ma facendolo sempre con la spocchia dell’opinionista affermato.

Se ne deduce che il saggio breve di ambito artistico-letterario assegnato quest’anno all’esame di maturità, oltre a fare un po’ schifo,  portava anche parecchia sfiga.

Read Full Post »

  • Questi parea che contra me venisse
  • con la test’ alta e con rabbiosa fame,
  • sì che parea che l’aere ne tremesse.

danteSe avete un’edizione della Commedia dantesca che risale agli anni Settanta o prima, forse l’ultima parola del v.48 la troverete diversa. È possibile che il vostro testo reciti temesse. Non si tratta di un errore, naturalmente: la sostituzione della forma verbale temesse con quella più recente di tremesse è una scelta che è stata fatta dall’editore Petrocchi appunto negli anni ’70 e che è stata via via recepita da tutte le più imprtanti edizioni commentate del poema dantesco.

La scelta risponde al criterio filologico della lectio difficilior. Sembra complicato ma non lo è: il fatto è che, non possedendo nemmeno una riga o un verso scritto da Dante di suo pugno, per ricostruire i suoi testi ci fondiamo sui manoscritti, per lo più anonimi, che sono giunti fino a noi dal Medioevo. La maggior parte di questi codici manoscritti sono stati redatti da copisti non molto colti, che dunque tendevano a fare molti errori di copiatura e a sbagliare quasi sempre in una sola direzione: quella della semplificazione. Ecco che il più difficile tremesse è stato probabilmente semplificato da qualche copista in un più banale temesse, ragionevole visto che si parla proprio di un episodio in cui il protagonista ha paura. Ed ecco che la parola giudta, quella effettivamente scritta da Dante, sarà stata tremesse, molto probabilmente. Sembra una differenza da poco (una sola r in più) ma non lo è.      (altro…)

Read Full Post »

il-famoso-nasoneIl canto IV dell’Inferno non è esattamente uno di quei canti noti a chiunque, tramandati da generazioni di studenti e  resi immortali dalla recitazione di attori più o meno noti. È invece un canto spesso tralasciato, letto molto poco nelle aule scolastiche e forse anche un po’ sottovalutato.

Nel canto IV Dante e Virgilio entrano nel cosiddetto limbo. Qui stanno le anime di coloro che, pur non essendosi mai macchiati di peccati ignominiosi, non hanno goduto della benefica sorte del battesimo e pertanto non possono vivere nella gloria di Dio. Entro questo canto ci sono dunque bimbi morti prematuramente e un’infinità di persone che non hanno conosciuto il cattolicesimo. E ci sono anche tutte le anime dei grandi uomini del passato, quelli greci e latini in particolare, cui Dante riserva il piccolo privilegio di un luogo leggermente sopraelevato e fiocamente illuminato, come a parzialissima ricompensa della dannazione eterna.     (altro…)

Read Full Post »

Qualche giorno fa sono entrato in una terza del liceo, classe mai conosciuta prima, per una supplenza. Era l’ultima ora, ero stanco e immaginavo che lo fossero anche i ragazzi. Come al solito, come faccio tutte le volte che entro in classi non mie,  ho chiesto loro se volevano che parlassi di qualcosa o se preferivano studiare autonomamente. A differenza del solito, però, pur esitando un po’, loro mi hanno detto che avrebbero preferito sentirmi spiegare una cosa. «Che cosa?» ho chiesto. «Ci hanno detto che lei è un appassionato di Dante» mi ha detto uno di loro. «Magari qualcosa sulla Divina Commedia, magari sulla numerologia».

Io li ho guardati: «La numerologia dantesca? Ma siete proprio sicuri, sì?» Loro hanno annuito. Ho parlato per un’ora di architettura cosmica e numerica, di poema come specchio dell’universo, di proporzioni aritmetiche come effetto misurabile dell’incommensurabile amore divino. Loro sono stati quasi tutti attenti; hanno fatto domande; hanno preso qualche appunto; mi ascoltavano.

È stata una bella e faticosa ora di supplenza. Perché a volte i ragazzi ti sanno ancora sorprendere, così, proprio quando non ti aspetti più niente.

Read Full Post »

  • E quella a me: «Nessun maggior dolore
  • Che ricordarsi del tempo felice
  • Ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.»

Dopo che Dante ha interrogato Francesca, come scritto nella precedente noterella, è lei, la donna lussuriosa, a prendere la parola; e sono quelli appena riportati sopra i versi d’esordio del suo famosissimo discorso. In questa sede non ci dilungheremo troppo su tutte le sue parole; perché è l’aggettivo «felice» quello che ci interessa e che costituisce l’oggetto di questa piccola nota. E, in subordine, la possibilità che un’anima dell’Inferno parli di felicità, mentre è dannata.

Esso, l’aggettivo «felice», compare 14 volte nella Commedia di Dante: 3  volte nell’Inferno, 4 nel Purgatorio e 7 nel Paradiso. In realtà, seppur con varie sfumature, 12 di queste occorrenze sono da riferirsi alla vita eterna o alla promessa di essa o semplicemente alla negazione della natura terrena della felicità; e quindi non ci interessano. Soltanto due ne restano fuori: una, relativa al canto XVI dell’Inferno, è però ascrivibile al repertorio, consueto in Dante, delle semplici formule di cortesia e quindi, tutto sommato, non è molto significativa neppure lei; l’altra è questa del canto V, appena riportata. Essendo pronunciata da Francesca da Rimini, appare già di per sé molto importante e forse ricca di sottintesi.  E bisognerà quindi provare a comprenderla.       (altro…)

Read Full Post »

Il canto V dell’Inferno non ha bisogno di presentazioni. La sua protagonista, Francesca da Rimini, primo dannato che pronunci parola nel viaggio dantesco, ancora di meno. È un canto splendido, citatissimo e molto amato, giustamente. È anche il canto su cui, a essere sinceri, si è formata la mia personale passione per la Commedia dantesca, per quel che può valere.

I versi che ho deciso di annotare vengono quando già quasi tutto il ritratto di Francesca è stato svolto. Molte terzine prima,  il personaggio Dante ha notato, all’interno della lunga schiera dei lussuriosi (coloro «che la ragion sommettono al talento», cioè al desiderio), la coppia di anime che subisce la punizione infernale sempre senza staccarsi, mano nella mano. Sono Paolo e Francesca, amanti uccisi dal marito di lei. Già ha espresso a Virgilio, sua guida, la voglia di parlare con loro («quei due che ‘nsieme vanno, e paion sì al vento esser leggieri»), con una nota così lieve da aumentare l’impressione di diversità di queste due anime rispetto ai peccatori prima nominati. C’è stato il richiamo dantesco, l’«affettüoso grido», e l’avvicinamento di Francesca e di Paolo, «quali colombe dal disio chiamate». Tutto congiura in direzione della commozione e della pietà nei confronti di questi amanti sfortunati.         (altro…)

Read Full Post »

Older Posts »