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Posts Tagged ‘elezioni europee’

(post pubblicato alle 13.30 di domenica 7 giugno, per essere precisi)

come perdere tutti insieme alle elezioni

Domani, mitico e imperdibile lunedì post-elettorale, io sono impegnato tutto il giorno: cinque ore di scuola la mattina, con annessa versione di latino in terza, e numero imprecisato di ore di scrutinio della quinta durante il pomeriggio, con annessi malumori, scazzi con i colleghi, ritorno a casa in situazione di emergenza psicologica e affettiva.

Unica consolazione: starò lontano tutto il giorno dal web e dalla tv e non seguirò l’andamento dei risultati elettorali, con l’annesso e religioso rito delle proiezioni e delle dichiarazioni; e quindi non vedrò nemmeno le incredibili facce di culo dei sondaggisti, peccato. E visto come andranno queste elezioni, non posso che ringraziare chi ha fatto il calendario nella mia scuola e mi ha risparmiato questa tortura di inizio settimana.

Però, siccome non mi va di lasciare il blog senza nessuna traccia di percentuali e forchette degli exit poll, ho deciso di pubblicare già oggi i risultati definitivi delle elezioni europee, così, per il gusto di rovinare la sorpresa a tutti e perché ho le mie fonti, naturalmente. Li trovate, appena girate pagina.        (altro…)

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Un sondaggio (qui il pdf) del 29 maggio scorso, commissionato dal quotidiano francese Le Figaro (via polisblog), conferma quanto già detto e notato qualche settimana fa a proposito di un’altra rilevazione di popolarità, meno recente. Silvio Berlusconi è il leader meno popolare in Europa, con percentuali quasi imbarazzanti del 15% in Spagna e Gran Bretagna. Resta molto popolare in Italia, ma comunque meno di tutti i suoi colleghi: segno che, in generale, il popolo italiano è più ben disposto ad elargire generosamente consensi a tutti i leader politici. La più popolare, manco a dirlo, è Angela Merkel, in Italia come nei restanti paesi d’Europa coinvolti nella rilevazione.

Interessante è anche il fatto che a Berlusconi gli europei (così come gli italiani) non neghino una notevole influenza in campo internazionale. Ma le influenze possono essere di tanti tipi e varietà; e alcune sono delle vere e proprie pandemie.

Gli eloquenti grafici del sondaggio qui: (altro…)

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C’è da dire che anche in Spagna la sinistra si dedica a demonizzare la destra; certo, lo spot non gli è venuto male, ma qualcosa di un po’ più propositivo si poteva anche inventare, secondo me.

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triste ovvia un po' stupida rovinosaParla con decisione. Ha le idee chiare. (…) Lara Comi si presenta con tutte le carte in regola per le elezioni europee.

Lei come ha conosciuto Berlusconi?

«Allo stadio nel 2004 durante una partita del Milan. Io ero col mio papà quando ho visto Berlusconi nella tribuna delle autorità. Ho pensato: vado a chiedergli un autografo. Così ho scavalcato la staccionata e sono andata da lui. La scorta mi ha guardata malissimo…»

E lui?

«Si è informato su che studi avessi fatto e mi ha detto: “Mi piacerebbe che ti occupassi del partito a livello regionale”.»

Ecco, c’è tutto un mondo in questa intervista.       (altro…)

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Valutazioni comprensibili ma eccessive.

Sono queste le parole pronunciate da Gianfranco Fini in merito all’articolo uscito ieri sulla webmagazine di FareFuturo, la fondazione, di cui lo stesso Fini è presidente, che aveva criticato con toni accesi la presenza di veline e ballerine nelle liste del Pdl per le elezioni europee. Dunque erano stati troppo spavaldi quelli di repubblica.it nel loro incipit di ieri:

I distinguo tra Fini e il Cavaliere non sono una novità. Ma stavolta l’affondo di FareFuturo, fondazione animata dal presidente della Camera, punta su donne e televisione. Ovvero due dei punti nevralgici della visione del mondo berlusconiana.

Confesso che la notizia della precisazione tutta cautelosa di Fini mi dà un certo sollievo. Che altrimenti se ne facevano un altro motivo di discussione interna tra loro e agli altri non restava davvero più niente da dire.

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sgallettate-europee1Non è affatto impossibile che sia io quello noioso e precocemente invecchiato e ancora attaccato a vecchie logiche politiche del secolo scorso: un attardato cronico, insomma, e tutti gli altri dei precursori, può darsi. Però, ogni volta che mi imbatto in articoli in cui si dice che il nostro Presidente del consiglio presenterà nelle liste per il Parlamento europeo una serie di letterine e di veline (che sono proprio quelle delle foto, non c’è trucco), mi sento cogliere da un vero e proprio senso di impotenza, di solitudine, di mancamento.        (altro…)

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Recupero (via squonk) un bell’articolo di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, che mi ricordavo di aver letto, ma che non riuscivo più a trovare. Era un articolo interessante da leggere il 10 ottobre, ed è un articolo strepitoso da leggere oggi, nella ufficialmente confermata certezza che Cofferati sarà capolista del Pd alle elezioni europee. Libero lui di farlo, ovviamente, liberi gli altri di candidarlo, altrettanto ovviamente. Liberi noi di rileggere quell’articolo-intervista, che diceva, tra le altre cose, anche queste:

È vero. Lascia il lavoro per amore. Lo sbalordimento, l’incredulità e l’ironia feroce di cui è bersaglio sono la misura esatta – millimetrica – dell’arretratezza culturale in cui siamo immersi fino a non accorgercene più, il segno preciso del pensiero dominante che ci istupidisce e che ci assorda.
Un uomo non lascia la carriera, la politica, il potere per la famiglia. Non è possibile. Ci dev’essere dell’altro. È una scusa. Saranno i sondaggi. Sarà il partito che lo boicotta. Sarà la paura di perdere. Invece no. È Edoardo. Non ci credete? Poveri voi. Poveracci, proprio. Non avete capito niente della vita. …

Il privato e la politica. Cose da pazzi. Archiviamolo subito come un incidente. In alternativa ci toccherebbe dire che Cofferati è un eroe della modernità, un marziano in patria. Uno che ha fatto un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità. Bisognerebbe dir questo di lui, ma non succederà.
Non lo farà nessuno, tranquilli.

Più di tutto sono i toni, che fanno sorridere (sorridere? solo sorridere?): «marziano in patria», è fantastico. Meno male che ci sono gli archivi on line, va’…


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