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Posts Tagged ‘esame di maturità’

catene in tutti i sensiCe n’è una sola, per fortuna. Anche se io non ne ho mai viste tante come quest’anno, onestamente. Tante, tantissime mamme, tutte preoccupate, tremanti, fuori dalla porta, che mi guardavano per avere anche solo un piccolo segno, alcune anche in lacrime, sempre in ansia per i loro figli. È stata la maturità delle mamme, per certi versi.

In realtà, a pensarci, nessuna di loro è entrata direttamente nell’aula dell’esame; l’ingresso lo hanno lasciato agli amici, ai morosi e alle morose, ai compagni di scuola. La maggior parte si è fermata fuori, nel corridoio, ad aspettare, magari parlando con la bidella, o con alcuni altri ragazzi che erano lì, in attesa anche loro; o parlando con altre mamme, ovviamente. Come ai giardini pubblici, quando i ragazzi erano bambini.

E lo so benissimo anch’io che sarebbe facile uscirsene adesso con il più ovvio  e ragionevole dei commenti:             (altro…)

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esame oraleSi apre la porta ed è il turno del prossimo studente. Che tira un respiro forte, guarda sconsolato gli amici che lo hanno accompagnato e poi entra. «Buongiorno», dice ad alta voce. «Buongiorno», rispondono i commissari, schierati a ferro di cavallo sui loro banchetti, fingendo un’aria accogliente; ma in realtà sono stanchi, hanno caldo, non ne possono più, aspettano solo che arrivi la fine anche di questa mattina. E sanno che ci saranno altre mattine come questa, fino a metà luglio, e che c’è pure da ascoltare una inutile e noiosa tesina, per lo più vigliaccamente copiata da internet, senza nulla di originale.

E arriva la tesina infatti. In genere accompagnata da una mappa concettuale e dall’immancabile powerpoint, che aiuta l’esposizione e permette pure di leggere qualche riga, ogni tanto. I commissari fissano il monitor 17 pollici della scuola, su cui scorrono immagini prese chissà dove, con aria attenta; ma stanno pensando ai fatti loro. Il candidato parla, cerca di non interrompersi e di non incespicare, cerca di fare alla svelta perché sa che più di 15 minuti non gli saranno concessi. È la regola: lo dice la circolare del ministero.

Quando arriva alla fine gli pare di avere detto cose intelligenti.       (altro…)

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amor victoriosusAlla fine della correzione degli scritti dell’esame di Stato, la commissaria (esterna) di matematica è un po’ nervosa. Tiene un paio di compiti davanti a sé, li guarda, li sfoglia, li confronta, scuote la testa. Poi sbotta: «L’alunno Alex ha copiato dall’alunna Stefania, ne sono sicura…» Gli altri commissari non dicono niente. In particolare, i tre commissari interni ritengono di non dover informare la commissaria di matematica che l’alunno Alex e l’alunna Stefania vivono una felice relazione sentimentale da quasi due anni, e sono quasi inseparabili.

D’altronde l’alunna Stefania è molto brava, soprattutto in matematica; e l’alunno Alex… be’, l’alunno Alex gioca bene a pallone (ma bene davvero, eh!) ed è il classico ragazzo che «potrebbe fare di più». Ma sono dati che la commissaria di matematica non conosce. E soprattutto non conosce l’amore, che li ha uniti in così tenera età, a dispetto del calcio e dei teoremi.

E, in più, quando il presidente di commissione le chiede: «Ma lei, professoressa, lo ha visto che copiava?», la commissaria è costretta a rispondere: «No, non ho visto niente».      (altro…)

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la sbarra che presto si alzeràIn questi giorni tutti quelli con cui parlo mi chiedono come va l’esame. Proprio così, con queste parole, dopo pochi secondi che li ho incontrati: «E l’esame… come va l’esame?». Io provo a dire qualche parola sulle tracce, sulle correzioni, ma capisco subito che non è di me che vogliono sapere, naturalmente. È dei miei studenti che mi stanno chiedendo. «E i ragazzi, come vanno i ragazzi?», aggiungono appena io prendo fiato.

Chissà perché, l’esame di maturità, che ormai, da qualche anno, non si chiama nemmeno più così, continua a destare tutto questo interesse e tutta questa preoccupazione, anche tra chi a scuola non ci mette piede da secoli. Durante l’anno non succede mai che qualcuno mi chieda come vanno i miei studenti… Sarà perché ne parlano i giornali, dico io; sarà perché alla tv intervistano i ragazzi appena usciti dalle aule e quelle facce giovani e un po’ stanche fanno tenerezza, nel complesso. Sarà questo.

Ma più di tutto sono i ricordi, secondo me.       (altro…)

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Le rilevazioni statistiche (una sorta di exit poll: mai avvenuto prima nella storia repubblicana) del Ministero della pubblica istruzione parlano di un aumento dei non ammessi all’Esame di maturità dell’1,6%. Ma sono dati molto parziali. Le cronache locali (Arezzo, Genova, e pure da queste parti: un solo non ammesso su oltre dieci classi quinte) dicono invece molto chiaramente che non è cambiato assolutamente nulla. Sono dati in contraddizione: aspetteremo di sapere.

Intanto, l’unica cosa che possiamo dire, con certezza e senza nessuna possibilità di essere smentiti, è che non c’è, realisticamente, alcuna ragione o norma ministeriale che possa aver determinato questo dato parziale, con la sua diminuzione delle ammissioni, anzi:        (altro…)

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mappa concettuale tossicaAh, il verbo metterci!

La fortuna di cui gode questo vocabolo così poco significante è senz’altro ignota ai profani ex frequentatori di scuole ormai scomparse… E nessuno sa che il verbo metterci è invece il più usato, il più amato e il più temuto dagli studenti che finiscono la quinta superiore e si apprestano a sostenere l’esame di maturità. Ed è di conseguenza il più temuto (e basta) da tutti gli insegnanti che hanno avuto la ventura di avere una quinta in quel benedetto anno scolastico e che si sognano il metterci, per una lunga serie di interminabili notti.

Infatti, il verbo metterci viene per lo più coniugato dagli studenti maturandi nelle seguenti forme, più o meno minacciose, lamentose e/o ricattatorie: 1. «Prof, secondo lei cosa ci posso mettere di italiano nella mia tesina sulla macellazione della carne?»; 2. «Aiuto, prof, non so cosa metterci di latino nella tesina sulla resistenza elettrica!»; 3. «Secondo lei, prof, se ci metto il De rerum natura di Lucrezio nella mia tesina sulle centrali nucleari, va bene?»; 4. «Se ci mettessi Leopardi nella mia tesina lei poi non mi chiede mica Verga all’orale, vero prof?».

Ecco, la corruzione intellettuale dilaga, insomma.      (altro…)

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quando avevo i capelliIo, personalmente, venni a sapere del voto finale che avevo preso all’esame di maturità ancora prima di guardare il tabellone finale con i risultati esposti. Mi ricordo che ero andato a Genova con mia madre e mia sorella, la mattina in cui uscivano i voti. Quindi arrivai a scuola molto tardi, all’ora di pranzo, ben più tardi di tutti gli altri. Mia madre mi lasciò dietro l’angolo, io scesi dalla macchina e non feci a tempo a fare due passi che mi fermarono alcuni amici, di un’altra quinta della mia scuola, e mi fecero i complimenti.

Io seppi in quel momento di aver ottenuto un bel voto. Loro mi dissero solo «Complimenti», ma io capii. E capii un’altra cosa, anche se confusamente e con la scarsa lucidità che mi avrebbe sempre contraddistinto. Capii che quel giorno era cambiata la percezione altrui dei miei bei voti:       (altro…)

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