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Posts Tagged ‘esame di stato’

catene in tutti i sensiCe n’è una sola, per fortuna. Anche se io non ne ho mai viste tante come quest’anno, onestamente. Tante, tantissime mamme, tutte preoccupate, tremanti, fuori dalla porta, che mi guardavano per avere anche solo un piccolo segno, alcune anche in lacrime, sempre in ansia per i loro figli. È stata la maturità delle mamme, per certi versi.

In realtà, a pensarci, nessuna di loro è entrata direttamente nell’aula dell’esame; l’ingresso lo hanno lasciato agli amici, ai morosi e alle morose, ai compagni di scuola. La maggior parte si è fermata fuori, nel corridoio, ad aspettare, magari parlando con la bidella, o con alcuni altri ragazzi che erano lì, in attesa anche loro; o parlando con altre mamme, ovviamente. Come ai giardini pubblici, quando i ragazzi erano bambini.

E lo so benissimo anch’io che sarebbe facile uscirsene adesso con il più ovvio  e ragionevole dei commenti:             (altro…)

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quando avevo i capelliIo, personalmente, venni a sapere del voto finale che avevo preso all’esame di maturità ancora prima di guardare il tabellone finale con i risultati esposti. Mi ricordo che ero andato a Genova con mia madre e mia sorella, la mattina in cui uscivano i voti. Quindi arrivai a scuola molto tardi, all’ora di pranzo, ben più tardi di tutti gli altri. Mia madre mi lasciò dietro l’angolo, io scesi dalla macchina e non feci a tempo a fare due passi che mi fermarono alcuni amici, di un’altra quinta della mia scuola, e mi fecero i complimenti.

Io seppi in quel momento di aver ottenuto un bel voto. Loro mi dissero solo «Complimenti», ma io capii. E capii un’altra cosa, anche se confusamente e con la scarsa lucidità che mi avrebbe sempre contraddistinto. Capii che quel giorno era cambiata la percezione altrui dei miei bei voti:       (altro…)

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dito di uomo biancoNon mi è sinceramente molto chiaro perché il Ministero della Pubblica istruzione, a partire da quest’anno, richieda la presentazione del codice fiscale come condizione necessaria per affrontare l’Esame di stato. E forse non è nemmeno molto bello che, a partire da quest’anno e grazie a questa norma, i dati degli esami (punteggio di ammissione, punteggi di ogni singolo scritto, scelta dei singoli temi d’esame, punteggi ottenuti al colloquio orale) viaggeranno nel mese di luglio verso il ministero proprio di fianco al nome dello studente che li ha ottenuti. Non sembra più una rilevazione statistica, in questo modo; sembra più che altro una forma di schedatura.

Sul Corriere di oggi, a pagina 21, non reperibile on line, la ministra Gelmini spiega la misura in questo modo: «Abbiamo dichiarato guerra senza quartiere alla dispersione scolastica. Gli abbandoni sono in aumento e dobbiamo essere in grado di monitorare il fenomeno». Che non è una spiegazione di niente, naturalmente:       (altro…)

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porca evaQualche giorno fa, in quinta, c’è stata la simulazione di prima prova. Vale a dire che tutte le classi quinte dell’istituto si sono fermate e per 6 ore hanno svolto il cosiddetto tema, che adesso non è più un tema ma un’analisi di testo, oppure un saggio breve, oppure un articolo di giornale, oppure una trattazione di argomento storico. Ma tra di noi lo si continua a chiamare «tema», che fa tanto casa nostra e ci piace di più.

Le tracce erano sette, uguali per tutti, come sarà all’Esame di Stato (prima prova, infatti); ce n’era un po’ per tutti i gusti, onestamente, dalla prosa sveviana, all’autoritratto nei poeti del Novecento, e poi le radici della xenofobia e del razzismo, e poi ancora una trattazione sulle nuove periferie urbane e via dicendo. Erano tracce elaborate da un paio di mie colleghe, che si sono date da fare al posto mio, naturalmente.

Ho assistito per un paio d’ore alla «simulazione», perché ero impegnato anche in altre classi: ho visto i miei studenti molto concentrati e attenti, e mi sono anche un po’ stupito, perché non erano tracce diverse da quelle che io stesso ho dato per tutto l’anno; e però così impegnati non li avevo visti mai. (altro…)

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notti-insonniA un certo punto del quinto anno, succede, immancabilmente. Ti prende una strana agitazione serale e non riesci più a dormire. Nella testa ti frullano le immagini di tutte le loro facce, quelle dei tuoi studenti di quinta, quelli che per tre anni sono stati ad ascoltarti (la tua maledetta letteratura, i versi e i capoversi), seduti al loro posto, facendo più o meno fatica, crescendo. E sono cresciuti, infatti. Talmente cresciuti che tra qualche settimana se ne andranno, e tu ripartirai da capo.

Li hai conosciuti ragazzi, diciassettenni, e ora li guardi andare via quasi ventenni, quasi uomini e donne. Non sai cosa faranno di sé, della loro vita, del loro talento mal riconosciuto. Ti chiedi se è stato abbastanza quel che è accaduto, che cosa si poteva fare di meglio, dove sei stato miope o incapace.       (altro…)

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