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Posts Tagged ‘ex alunni’

logoCosa deve pensare un prof di italiano quando scopre che due dei suoi migliori alunni di sempre (sul serio), dopo una laurea in lettere uno e dopo una quasi-laurea in giurisprudenza l’altro, hanno abbandonato la cultura accademica e hanno aperto un ristorante?

Non lo so, cosa deve pensare. Io, personalmente, non ho pensato niente e sono andato a mangiare da loro. E li ho trovati in forma, affacendati in un locale  in cui c’è pure un salottino con i libri da leggere e ho mangiato (e bevuto)  alla grande… Insomma, sono stato così bene che ho anche promesso loro (dopo avere copiosamente attinto alla loro cantina, e quindi non del tutto in pieno possesso delle mie già scarse facoltà mentali) di scrivere qui che il luogo vale la pena di una deviazione. E quindi, se a qualcuno capitasse di passare vicino a Orzinuovi, provincia di Brescia, potrebbe pensare seriamente di andare a cena al “XVI secolo”, in località Pudiano.

Loro dicono che fanno anche lo “sconto scorfano”, a chi si presenta a nome del blog; ma io non mi fiderei tanto, visto il tipo di studenti che erano…

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Magari qualcuno si ricorda di Ivano.

Che è stato bocciato, com’ era inevitabile, e che si è iscritto in un altro indirizzo della nostra stessa scuola, come gli avevamo consigliato, noi insegnanti, già dopo pochi mesi dell’anno scorso.

Chi se ne ricorda sa anche che Ivano è tutto tranne che un ragazzo antipatico: brillante, capace di stare in mezzo agli altri, sempre educato e finanche affettuoso, ironico quanto basta. È stato un peccato vederlo studiare così poco, l’anno scorso; ma, onestamente, non c’è stato proprio modo di convincerlo. Per cui ha perso l’anno, avrà passato un’estate tranquilla (o almeno lo spero io, visto che si era già da tempo rassegnato) e poi è tornato tra i banchi di scuola, come gli altri.

E infatti, il primo giorno di quest’anno scolastico, la settimana scorsa, mentre camminavo nei corridoi della scuola, mi sono sentito chiamare a gran voce: «Ehi, prof!».                   (altro…)

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Forse qualcuno si ricorda di questo vecchio post. Forse qualcuno si ricorda di quando raccontavo di aver parlato con alcuni miei studenti, nell’intervallo, e di aver loro consigliato di informarsi bene, prima di scegliere la loro sede universitaria, di cercare in giro le migliori opportunità, anche lontano da casa, in luoghi che dessero loro qualche possibilità in più, qualche stimolo vero e nuovo.

Chi per caso se ne ricorda, sa anche che il post finiva male; con mia ira e fastidio.

Ma la realtà, per fortuna, è meglio dei post, a volte.           (altro…)

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io amo tu amo voi amiArchiviato da una settimana l’esame di maturità, alla fine, rimane solo da rendersi conto davvero che si è chiuso un triennio: completamente. Una classe di 23 persone giovani con cui ho passato otto ore alla settimana per tre anni e che non ci sarà più, l’anno prossimo; una serie interminabile di lezioni di italiano e latino finite così, nel caldo e nella stanchezza di luglio, con un saluto scambiato di fretta fuori da una porta di un’aula che si chiude. Perché è il turno del prossimo studente, perché non se ne può più, perché si ha solo voglia di tornare a casa propria. Una fine, insomma; che come tutte le fini trascina con sé malinconia e sollievo.

Ripensare a tutte le cose dette e fatte è impossibile; e non ha nemmeno senso ricordarsene, naturalmente. Era il mio mestiere, tutto qui; ho fatto solo il mio lavoro, che altro dovevo fare? Non l’ho nemmeno fatto benissimo, lo so; troppe cose potevo fare meglio di così, pazienza.       (altro…)

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percorso extraultrasuperdisciplinare clicca per ingrandireTre cose vorrei insegnare ai mie studenti: un po’ di letteratura italiana, un po’ di latino, un po’ di senso dell’ironia. A giudicare di quanto fanno attualmente i miei ex alunni, direi che sono riuscito a insegnar loro solo la terza. E anche, ma mio malgrado, a fare qualche utile mappetta concettuale di impronta sapientemente multidisciplinare, come questa che due di loro mi hanno inviato stanotte via mail (a proposito di questo, secondo loro esplicita dichiarazione). Utile a prendere un po’ per il culo naso il vecchio prof, che non è mai tempo perso.

Altro da fare no, eh?

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Stamattina ho ricevuto una lunga mail, da una mia ex alunna, Daniela, a proposito di questo mio post, che parlava di chirurgia estetica e di corpo femminile. Ho pensato che mi piaceva molto quello che Daniela aveva scritto; ho pensato che sono contento di avere ex alunne che la pensano così. Quindi  l’ho cercata e le ho chiesto di poterne pubblicare uno stralcio sul blog, come contributo. E lei, dopo un’iniziale incertezza e qualche rimostranza, ha accettato. E allora ecco le parole di una giovane donna, Daniela, che assomiglia molto poco ad altre giovani donne che usano ben altre parole senza sapere quello che dicono:

Non riesco bene a capire perché la chirurgia estetica mi dia così un senso di vuotezza. Non è solo la volontà di apparire belli a tutti i costi, e rimanere eternamente giovani a mettermi a disagio, è quello che ci sta dietro.       (altro…)

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laurea in parcheggioOggi è una bella giornata di maggio e ci sono tanti ragazzi nel cortile, all’intervallo (che si chiama «pausa socializzante»: se non lo sapevate, adesso lo sapete); non solo i soliti tossici come me che si fumano la loro dose di pedagogico catrame mattutino, anche quando ci sono 5 gradi sotto zero.

Mi fermo quindi a fare due chiacchiere con alcuni ragazzi di quinta, non della mia quinta: alcuni li conosco, perché li ho avuti nei primi anni, altri non so chi siano, anche se li vedo da anni girare nei corridoi. Parliamo ovviamente di scelte universitarie, che è l’argomento più urgente per tutti, in questi giorni di fine liceo. Molti dicono che a loro piacerebbe molto andare a studiare in qualche città lontana, ma che ci sono ragioni economiche che glielo impediscono. È una triste verità, li ascolto, capisco le difficoltà, loro e delle loro famiglie.

Poi però dico anche che qualche possibilità c’è sempre.         (altro…)

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Mi chiama un mio ex alunno. Mi racconta dei suoi tentativi di trovare lavoro, del suo primo approccio al mondo del giornalismo. Mi racconta di essere stato nella redazione del nostro giornale locale (non proprio un giornalino, ma uno dei quotidiani locali più venduti in Italia) e di aver avuto un colloquio con un redattore, un giornalista di lungo corso molto considerato e influente.

Mi dice che alla fine del colloquio questo tipo gli ha chiesto il numero di telefono, «mi farò sentire, le farò sapere» gli ha detto. Allora il mio alunno, nel tentativo di aumentare le sue possibilità di successo, gli ha detto: «Le posso lasciare anche la mia e-mail, se vuole». E questo ha annuito e si è messo a scrivere e, arrivato al “dopochiocciola”, ha scritto «iau.it». Proprio così: iau.it.

E il mio ex alunno al telefono mi ha detto: «E a quel punto non sapevo più se mi conveniva umiliarlo, facendogli lo spelling, o tacere, per non compromettere il mio colloquio». «E cos’hai fatto?» ho chiesto io. «L’ho umiliato», mi ha detto lui. «Iauuuuu!» ho urlato io nella cornetta.

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lontano-da-doveMi fermano in corridoio alcuni miei ex alunni, che sono attualmente in quarta e di cui non sono più l’insegnante. Mi dicono, tra le tante cose, che una loro compagna, Francesca, è in piena crisi, che vuole ritirarsi da scuola, che ha delle vere e proprie crisi di rigetto. Li ascolto. Un po’ mi stupisco, perché conosco Francesca e so che è una ragazza brillante, un po’ squinternata magari, ma con grandi doti di sensibilità e capace anche di grande impegno, quando vuole. Nel frattempo li saluto.

Il giorno dopo, mentre accompagno la mia terza in aula magna per il trecentesimo incontro dell’anno su non so nemmeno bene quale interessante argomento, vedo spuntare nel corridoio proprio Francesca. Lei mi saluta da lontano; allora io la chiamo, le faccio segno di avvicinarsi, le chiedo come va, lei non risponde, le dico che ho saputo delle cose, lei mi chiede da chi le ho sapute, io le dico che non è mica importante da chi, lei mi dice che vuole saperlo, io insisto che vorrei invece  sentire da lei come sta, lei alla fine cede piano piano, capisce che non le rivelerò mai i nomi dei delatori e mi risponde: «Va di merda, prof».      (altro…)

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nonna-in-cerca-di-falchi-sul-webIl latino genera equivoci, si sa. E alcuni di questi equivoci diventano pure leggenda, che si tramanda di generazione in generazione. E quindi, visto che è venerdì e magari si ha bisogno anche di un sorriso, provo a dare un piccolo contributo, raccontando un increscioso episodio di natura latineggiante di tanti anni fa, avvenuto in una terza liceo.

Stavo introducendo la scuola poetica cosiddetta “siciliana”, quella con cui, più o meno, si può iniziare a parlare di letteratura italiana in senso pieno. Raccontavo di Federico II di Svevia e delle sue passioni. Dicevo, tra le altre cose, che il Federico II aveva scritto un trattato in latino, il De arte venandi cum avibus, importante per definire la molteplicità dei suoi interessi culturali. Chiesi alla classe: «Chi sa tradurre il titolo?» L’alunno Riccardo (oggi avrà circa trent’anni, mi sa) alzò la mano con foga ed entusiasmo, pronto a dare la sua risposta. Lo invitai a farlo, commosso da tanta sollecitudine letteraria; lui mi disse: «L’arte di cacciare con le NONNE!», felice di sapere la difficile risposta. Ne seguì un boato. (altro…)

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quanti-anni-faQuando tornano, lo fanno a gruppi di tre o quattro, l’anno dopo la quinta. Restano fermi sulla porta, sembra che non abbiano nemmeno il coraggio di entrare; quelli nuovi, seduti sui loro banchi, li guardano, li riconoscono magari, approfittano della tua distrazione per fare qualcosa d’altro: spingersi, controllare il cellulare, copiare una frase di latino, fregare la penna a quello seduto appena dietro.

Loro intanto sono sempre lì, fermi sulla porta. Non hanno niente da dirti,  sorridono, e allora tocca a te chiedergli qualcosa, che è poi sempre la stessa cosa. «Come va all’università? Cosa fate? Dove siete?»        (altro…)

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sono-cose-che-si-capiscono-da-soliTra le cose che ho imparato durante l’unico corso di metodologia didattica che abbia mai seguito c’è stata senz’altro la necessità di comprendere le reazioni anche silenziose degli studenti, il feedback come lo si ama chiamare, la risposta non verbalizzata che essi danno o meno alle iniziative del docente e che manifesta il loro interesse per un dato discorso.

Fu la professoressa Depelle a illuminarmi su questo aspetto così delicato del mio lavoro. Io all’epoca avevo meno di trent’anni, insegnavo in una scuola privata e avevo una quinta liceo con 31 alunni, alcuni molto bravi ma la maggior parte ripetenti, bocciati della scuola pubblica che si giocavano la loro ultima carta nella privata (una di loro aveva 22 anni, per dire). Facevo del mio meglio, ma era difficile spiegare la letteratura a così tanta gente di così diversa provenienza e potenzialità.

Poi cominciai a frequentare il corso della prof. Depelle e rimasi un po’ frastornato.       (altro…)

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Oggi è venuta a trovarmi a scuola la mamma di una mia alunna che si è diplomata cinque anni fa e che ora si sta laureando. Cioè, non è venuta lei, l’alunna, piena di gratitudine per il sapere immenso che le ho trasmesso, ma sua mamma, perché lei dormiva (erano le 10 e mezza,  quasi le 11).

È un po’ come se il giorno dopo una cenetta romantica con una ragazza, ti telefonasse lo zio di lei, per ringraziarti. Non che sia brutto, intendiamoci; è che uno si aspettava un epilogo un po’ più tradizionale, magari.

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il vecchio che avanza

Ho visto oggi una mia ex alunna, Chiara. Era il 1994, quando lei era in seconda e io all’esordio nella professione, ventiseienne. Ora lei ha 31 anni. Questo solo per dire una cosa banale: che gli ex alunni sono le uniche persone che riescono a farti sentire più vecchio degli alunni stessi.

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