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Posts Tagged ‘facebook’

una volta era il motore dell'auto che ti tradivaE continuiamo pure a chiamarli “nativi digitali”, d’accordo. Benché un conto sia la natività, un altro conto la consapevolezza: e anche su questo dovremmo essere ormai tutti d’accordo.

Prendete i cinque ragazzi quindicenni di Piacenza che hanno aperto un gruppo su Facebook per insultare la loro prof di italiano delle medie e che ora si trovano a dover subire un’inchiesta della Polizia postale: ecco, io me li immagino già, parecchio stupiti di avere suscitato un tale vespaio, per così poco, per quasi nulla, per un semplice scherzo tra coetanei.

Insomma, un gruppo su Facebook è per loro soltanto un gruppo su Facebook; e cioè un gioco, niente di grave, poco più che una piccola bravata, non è come appendere cartelli pieni di insulti su un muro della loro città.        (altro…)

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Lorenza Boninu, sul suo blog, risponde a un articolo di Luca Sofri. E dice tante e diverse cose, molte delle quali parecchio condivisibili; e soprattutto nota alcune particolarità che chi frequenta i ragazzi a scuola ha già visto molto chiaramente. Fino a preoccuparsene un po’.

Attenzione, do una comunicazione sconvolgente, almeno per qualcuno: i “nativi digitali” sono degli straordinari “consumatori” dei materiali e degli strumenti prodotti e diffusi in Rete, ma in quanto a consapevolezza critica e capacità di discernimento lasciano parecchio a desiderare.       (altro…)

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Vedo una folla innumerevole di uomini simili e uguali che girano senza tregua su se stessi per procurarsi piccoli piaceri volgari, con cui si appagano l’anima. Ciascuno di loro, preso da canto, è come estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui l’intera specie umana; quanto al resto dei suoi concittadini, li ha accanto ma non li vede, li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso, e, se una famiglia gli resta pur sempre, si può almeno dire che non ha più patria.

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Secondo un’indagine della Symantec, il 25% dei giovani che frequentano  Feisbuk ha tra i suoi amici virtuali anche i genitori. A me fa ridere proprio.

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restare-mutiRicordo un tema fatto da tantissimi studenti di una seconda liceo, più di dieci anni fa. Insegnavo in una scuola privata, in quel periodo. Alla ventina di ragazzi che avevo davanti tutti i giorni, diedi una traccia che parlava di amicizia, ma che cercava di evitare il solito tema su quanto è bello avere degli amici, e senza gli amici la vita sarebbe triste, e io e i miei amici ci divertiamo tanto insieme.

La traccia era questa:

Con i nostri amici andiamo in giro; ci divertiamo e passiamo del tempo; scherziamo, facciamo battute, ci prendiamo in giro; diciamo che sono persone simpatiche; ma quanto parliamo, in verità, ai nostri amici di noi stessi? Dei nostri sogni? Delle nostre paure? Siamo capaci di farli, almeno con loro, questi discorsi?

Fu un successo, quella traccia, anche se in realtà proponeva una riflessione assai banale.     (altro…)

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Un ‘intervista a Cory Doctorow, uno dei più importanti blogger del mondo, su wittgenstein. Con un passaggio delizioso:

I social network incasinano la corteccia cerebrale. Facebook è la pornografia del sociale. Si nutre di se stesso e di quantità, più che di qualità. Queste cose perdono di senso quando il tuo boss che non sopporti ti chiede di essere tuo amico.

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diritti e-storti

«Hai il diritto di rimanere in silenzio.

Tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te.» (Miranda warning)

Una volta avevamo tutti paura di essere schedati dalla polizia. Anzi, c’erano proprio voci incontrollate di archivi smisurati in cui ogni nostra preferenza in ogni campo era catalogata. Oggi forse non ce n’è più bisogno, la schedatura avviene su base volontaria; anzi si porrà il problema di smaltire ecologicamente l’obsoleto archivio cartaceo.

«Hai il diritto di rimanere in silenzio.»

(e scusate se insisto)

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