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Posts Tagged ‘gelmini’

Educazione fisica da quest’anno vale come materia, e il suo voto fa media con le altre.

Non so se queste sono parole del ministro o dell’articolista della Stampa (e comunque complimenti per l’italiano); in ogni caso il voto di educazione fisica viene conteggiato nella media complessiva dei voti da sempre. Per precisare, ecco.

Tra le novità, per la prima volta, verrà segnalato al genitore con un sms quando l’alunno non sarà presente in classe.

Nel rinnovare i complimenti per l’italiano, faccio notare che non verrà segnalato. Come da comunicato ministeriale, infatti, le scuole, autonomamente, potranno segnalare l’assenza. E non ci sono i soldi; e nemmeno accordi con le compagnie telefoniche. Sempre per precisare, insomma.

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ballare sotto i numeri d'europaUna delle più efficaci e consuete sparate mediatiche del ministro Gelmini riguarda l’insostenibilità, in Italia, della spesa per il personale della scuola e dunque l’inderogabile necessità di abbatterla, con tagli e rasoiate. Già l’anno scorso il ministro aveva più volte dichiarato che non era possibile che le spese per gli stipendi del personale scolastico rappresentassero più dell’80% della spesa complessiva del Ministero per la Pubblica Istruzione. E già l’anno scorso, gli si era fatto notare, che non solo era possibile, ma che poteva addirittura considerarsi poco. Grazie al solito bel grafico ricavato dalle indagini dell’Ocse (e confermato dall’indagine eurostat, appena trovata).

zz percentuale-di-spesa-per-gli-stipendi-di-tutti-gli-addetti-alla-scuolaMa il ministro Gelmini ha poi proseguito lungo questa strada e ha cominciato a dichiarare che non era possibile che il Ministero spendesse il 90% delle sue risorse in stipendi. Fino all’altro giorno, quando si è forse fatta prendere un po’ la mano e ha dichiarato che non è possibile che il Ministero spenda in stipendi per il personale il 97% delle sue risorse complessive                 (altro…)

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maledetto sallustio e catilina e giugurta e tutti quelli come loroCosì il Corriere di ieri a proposito del rapporto della Fondazione Agnelli sulla scuola (l’articolo è citato da Peppe Liberti, al cui interessante post vale secondo me la pena di dare una lettura):

«Il punto — prosegue Gavosto (presidente della Fondazione Agnelli, ndb) — è che il meccanismo di formazione produce una tipologia di insegnante sempre uguale a se stessa, che però inizia a rendersi conto di non essere più quello che serve ai ragazzi di oggi ». E in questo senso, la programmazione diventa fondamentale: «Più che annunciare tante riforme, l’obiettivo per il Paese dovrebbe essere investire in una scuola di qualità. Sulla formazione iniziale, ad esempio: la bozza di regolamento del ministero punta molto su una preparazione di tipo disciplinare, mentre quella pedagogica è ritenuta sovradimensionata. Bene, gli insegnanti ci stanno dicendo esattamente l’opposto». Sarebbe il caso di prenderne atto.

E invece no, secondo me. Ma proprio per niente niente. E invece il problema è che, pur volendo prendere per vere e giustificate le sensazioni di inadeguatezza di molti  giovani colleghi, il punto continua a essere un altro.                  (altro…)

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A me andrebbe anche bene il minuto di silenzio, purché preceduto da sessanta minuti di spiegazione: dov’è l’Afganistan? Perché siamo andati là?… Sì, lo so, tacere è più elegante. Ma se non hanno idea di cosa sia l’Afganistan, non sarà un minuto diverso da tutti quelli che passano in classe seduti a pensare ai fatti loro, mentre si forgiano un visetto serio di circostanza che li assisterà poi in tutti i momenti noiosi della vita, in tutte quelle occasioni in cui è necessario fingere che ci freghi qualcosa di qualcuno. E forse l’alto senso educativo del minuto di silenzio a scuola è proprio questo.

Se il ministro lo stesse a sentire, Leonardo oggi avrebbe già chiuso la faccenda del minuto di silenzio, in onore dei sei soldati morti in Afghanistan, che alcune scuole non hanno rispettato, ma la maggior parte sì (con annessa circolare del ministero in cui si parlava di “missione di pace”).

Io, personalmente, l’ho rispettato e ho avuto l’impressione che sia andata proprio come scrive lui: tutti zitti, aspettando che passi; meglio ancora, anzi: tutti zitti e un minuto in meno di lezione. E i sessanta minuti di spiegazione sulla “missione di guerra” contro i talebani non li ho fatti, in quanto ripetutamente  invitato dal ministro in persona a non fare politica in classe.

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La riforma delle scuole superiori non subirà slittamenti: partirà nel 2010, cominciando solo dalle prime classi.

tagli anche di capelliDa non perdere la precisazione conclusiva, del ministro Gelmini; e soprattutto da non perdere l’avverbio, solo, che ne costituisce la farcitura indispensabile e anche la spia rivelatrice. Perché questa dichiarazione, dell’altro ieri, del ministro Gelmini è una dichiarazione indispensabile, che aspettavamo da mesi, che ci angosciava da mesi, anche se può non sembrare.

Infatti, proprio l’altro ieri, mentre il ministro rilasciava interviste ai giornali, in collegio docenti abbiamo discusso di questo fatto: si era detto, all’inizio, quando la riforma dei cicli era stata presentata alla stampa che sarebbe partita nel 2010 e che avrebbe coinvolto tutto il biennio. Non solo le prime classi. E in collegio docenti ci dicevamo che nessuno, nei mesi successivi (da maggio ad oggi) aveva più precisato se quell’affermazione era da considerarsi valida o meno; e che stavamo ancora aspettando lumi dal ministero; e che non sapevamo cosa fare.

Ora che i lumi sono arrivati (tramite intervista come al solito: e non c’è traccia di questo in nessun documento ufficiale, prendiamone atto), possiamo confessarvi una terribile verità, di cui forse eravate all’oscuro.             (altro…)

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Eh, lo so, lo so benissimo che già dal titolo avete pensato che non se ne può più, che sono noioso e che scrivo sempre delle stesse cose. Io vi prometto che è l’ultima volta, quindi. Ma devo anche addurre a mia giustificazione che in nove giorni (da quando i dati dell’Ocse sono stati resi pubblici) il ministro Gelmini ha pronunciato la stessa frase quattro volte in quattro interviste diverse. E, si sa, la realtà è quella che si dice che sia, nella società delle comunicazioni di massa, non quella che è; soprattutto se nessuno degli intervistatori si va a dare, prima, un’occhiata ai numeri dell’Ocse per non lasciarsela raccontare impunemente.

Dunque, l’ultima dichiarazione del ministro, in ordine di tempo, è questa di oggi, sul Mattino. Dice Mariastella Gelmini, con invidiabile perentorietà:

L’Italia non spende meno degli altri paesi europei, anzi. L’Ocse ci dice che la nostra spesa per studente è superiore alla media.

Ecco, se nessuno smentisce questi dati, tra un po’ ci crederemo tutti; e tireremo le nostre conclusioni a partire da questi dati; che però non sono propriamente veri. Ed è esattamente quello che il ministro vuole: che ci crediamo e non li discutiamo più.             (altro…)

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mariostello“Sugli insegnanti di religione sono assolutamente d’accordo con il Vaticano” ha poi aggiunto il ministro Mariastella Gelmini. “A loro vanno garantite le stesse condizioni degli altri insegnanti, e credo che l’ora di religione debba avere pari dignità rispetto alle altre materie. L’Italia non può non riconoscere l’importanza della religione cattolica nella nostra (sic) storia e nella nostra tradizione”.

Benissimo, dico io: prendiamone atto e non fermiamoci qui, però. E facciamo le cose sul serio, quindi, e smettiamola con le semplici dichiarazioni alla stampa. E lasciamo magari perdere il Vaticano, che è uno stato estero e non credo che abbia molti titoli per parlare della scuola di un altro stato, che è il nostro. Però, facciamo quel che si deve fare, insomma. Anche perché questa menata degli insegnamenti alternativi è diventata un’ipocrisia così stucchevole che non se ne può più sentir parlare.

Pertanto, aboliamoli del tutto gli insegnamenti alternativi (non li fa e non li organizza nessuno, comunque). Rendiamo obbligatoria l’ora di religione, invece: obbligatoria, sul serio.              (altro…)

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panorama gelminiUn paio di perle prelevate direttamente dall’intervista rilasciata da Mariastella Gelmini a Panorama (settimanale di proprietà del suo presidente del Consiglio, per non dimenticare) e oggi pubblicata con sacrosanto e religioso rilievo. Giusto un paio, affinché non ci scordiamo delle mani in cui si trova il futuro della scuola del paese in questo momento.

1. Sui grembiuli nelle scuole: «Ho trovato stupende le divise fatte dai carcarerati della cooperativa Alice (…) Egualitarie, eque, una cosa di sinistra». Da cui consegue direttamente che le cose non egualitarie e inique sono una cosa di destra. Brava Gelmini.            (altro…)

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meritocrazia gelminiana

E poi, per alcune selezionate ministre, ci sarà anche il tirocinio gratuito e obbligatorio. Ma di quello parliamo un’altra volta, eh?

(infinita riconoscenza a Gavavenezia)

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sette non è dieci teniamone contoGentile ministro Gelmini,

in merito al comunicato stampa da Lei diffuso nella giornata di ieri, mi permetta, in tutta chiarezza d’intenti e senza alcun sospetto di provocazione, di rivolgerLe alcune (sono solo sette, per la precisione) domande, riguardo ai concetti da Lei espressi sui nuovi sistemi di reclutamento degli insegnanti.

Premetto fin da ora che si trattava di un regolamento necessario, anche urgente; e che quindi siamo tutti felici che finalmente sia stato pubblicato; inoltre, aggiungo volentieri che la sostituzione delle Ssis con sistemi nuovi e più snelli di reclutamento mi trova senza dubbio d’accordo; e che già soltanto per questo motivo vorrei congratularmi con Lei e con il Suo staff.

Ma alcuni dubbi, già a una prima lettura, mi sono sorti spontanei e approfitterei di questo spazio che da solo mi sono ritagliato per porgerli alla Sua cortesissima attenzione. Ecco, dunque, i miei dubbi e le relative sette domande:     (altro…)

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Beatrice, filiforme e color del latte, deve recuperare latino, greco e matematica (…) E con lei restano sospesi ben il 26,6% degli studenti delle superiori. Cifre impensabili neanche una manciata di anni fa, ai tempi del buonismo e del lassismo generalizzato. La sferzata che il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha dato alla scuola italiana sta dando i primi frutti.

Attenzione, che l’autunno è già cominciato. E con lui la propaganda del regime mediatico (si può dire, vero? non è che ti tagliano la lingua, o le mani, dopo?). Violenta e incurante della verità, un po’ servile e un po’ animata dal disprezzo costante dei lettori.

Oggi se ne incarica anche (non solo: il Giornale punta sulle chiappe, che, si sa, sono non disprezzabile argomento – grazie a Caigo) il quotidiano Il Tempo, in tre pagine corredate di fotografie di giovani entusiasti e italianissimi, e in particolare la giornalista Natalia Poggi, di cui non so nulla e preferisco non sapere nulla, onestamente:       (altro…)

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libera e disciplinataDella disciplina si può dire tutto il male possibile, è ovvio, è talmente ovvio che è quasi diventato un luogo comune. È parola brutta, che suona male, che sa di vecchio, che sa di schiavitù e soprattutto di repressione. E oggi, governati dal sedicente partito delle libertà, tutto quello che sembra sapere un po’ di schiavitù finisce per avere un cattiva reputazione, per suonare stonato entro il concertino circense che ci stanno propinando. Anche la disciplina, quindi.

Eppure, la disciplina ha qualcosa che dovrebbe farcela amare, almeno un po’.

Intanto perché viene dal verbo latino disco, che significa “imparare”; e imparare è cosa sempre bella, sempre necessaria, senza la quale non si cresce e dunque non si è liberi. Ed ecco allora che c’è qualcosa che non va in quelli che si immaginano la disciplina come una vecchia schifosa parente della schiavitù. Che anzi, ve lo confesso io che la conosco, la disciplina è giovane e carina.             (altro…)

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eh eh ehVigilia della prima prova scritta dell’esame di maturità. Mentre la Gelmini fa i suoi graditissimi auguri e ne approfitta per ripetere ossessionata le sue litanie preferite, gli studenti si toccano dove sanno e intanto si armano di mouse e tastiera. E sempre più numerosi arrivano qui digitando strisce di ricerca del tipo: «analisi di testo Pirandello» (o Montale o Leopardi o Ungaretti; sempre quelli, insomma); «come fare una mappa concettuale»; «quali materie mettere nella tesina»; «scegliere l’analisi di testo»; «prendere un bel voto all’esame»; «non presentarsi all’esame di stato». Sta diventando un vero fiume in piena, ragazzi; una specie di grandinata con provenienza Google…

Paura, eh?

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rigorosaBreve nota di chiusura della stagione del voto in condotta, portate pazienza per l’ultima volta.

Fatti i conti, è successo, almeno nell’istituto in cui lavoro, che il voto in condotta ha alzato la media al 99,1% degli studenti. È un dato molto significativo, naturalmente. Chiedete spiegazioni alla Gelmini sul perché questa norma debba andare in direzione del rigore, secondo lei; non chiedetelo a me, perché non sono in grado di darvi neppure una possibile spiegazione.

Ma non è tutto qui.       (altro…)

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molto da ridereTutto si può negare a Mariastella Gelmini e ai suoi esperti del Ministero, ma non la capacità e la versatilità mediatica; perché in quel campo, davvero, non hanno rivali. Dovrei essere un po’ stanco di ripeterlo, visto che ne ho ampiamente scritto solo ieri; e in affetti lo sono parecchio: stanco e un po’ annoiato.  Ma il ministro non smette di fornire occasioni e io, ahimè, non so resistere; e non ho resistito nemmeno oggi, infatti.

L’occasione viene dalla riforma dei licei, di nuovo, come la settimana scorsa. Ma questa volta, più che soffermarmi sul liceo scientifico in particolare, sposterei la mia attenzione sul “comunicato stampa” con cui questa riforma è stata spiegata ai cittadini (a noi, cioè). Non vi sfugga la questione dei comunicati stampa: è in questo che il ministero Gelmini ha superato tutti gli altri suoi rivali. Una lunghissima collezione di comunicati alla stampa, spesso smentiti poi dai fatti e dalle circolari (a loro volta, spessissimo, smentite da altre, successive circolari): e la stampa e i telegiornali che riportano fedelmente i comunicati stampa, quasi tutti senza chiedersi se davvero poi le cose stiano o meno come il ministero le racconta. Si chiama politica scolastica.

Che cosa racconta alla stampa (e cioè a noi) il ministero, a proposito del riordino dei licei?   (altro…)

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Giorgio Ragazzini, su Esodo (via Gruppo di Firenze):

Su questi temi (l’insistenza sull’educazione e il comportamento, NdB) il ministro Gelmini non ha fatto che proseguire sulla strada tracciata da Fioroni. L’attuale dibattito sul cinque in condotta, tuttavia, a prescindere dagli allarmi per una scuola autoritaria e repressiva che non hanno il minimo fondamento nella realtà italiana, mi pare notevolmente riduttivo proprio alla luce di quanto abbiamo detto; e lo è in particolare l’idea che un maggior rigore servirebbe a “combattere il bullismo”. (altro…)

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che tempo che farebbeFate conto di essere un insegnante di matematica in un liceo scientifico. La vostra è una materia importante, forse la più importante, per l’indirizzo e gli obiettivi della scuola. Pensate di dover essere necessariamente rigorosi, perché la disciplina ve lo impone; e pensate poi di essere circondati da insegnanti (come quello di italiano, per esempio) molto meno rigorosi di voi; a cui basta assai di meno per dare una sufficienza, a cui tutto sommato i ragazzi vanno bene anche se non studiano niente o quasi niente.

Pensateci: fino a due anni fa voi sareste arrivati allo scrutinio finale di una qualsiasi classe, con il vostro 4 in matematica, che avevate meditato per tanto tempo, ma che ritenevate indispensabile, e quel 4 si trasformava in un “debito scolastico”. Vale a dire: alunno promosso, con debito da colmare l’anno successivo, entro dicembre.

Ma voi lo sapevate già: lo studente non avrebbe mai colmato nulla, avrebbe continuato a non studiare la matematica e a essere promosso; e sarebbe arrivato all’esame di maturità e sarebbe stato promosso anche lì, perché nessuna regola avrebbe mai permesso di punirlo in un qualunque modo.         (altro…)

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maria stellareSi parte dai dati Ocse e dal loro ritratto impietoso della scuola italiana. La ministra Gelmini, intervistata dal Corriere, ne è misteriosamente entusiasta: non si prende le responsabilità di «una situazione che è stratificata nel tempo»; troppo poco il suo contributo a questo quadro spaventoso dell’istruzione pubblica.

Si prende tutti i meriti, però. Sostiene di «avere fatto molti passi avanti in direzione  delle indicazioni date dall’Ocse». Cita il voto in condotta, il ritorno al maestro unico, la votazione in decimi alle medie. (Si dimentica, per fortuna, di citare il grembiulino.) Tutte questioni che non hanno alcuna attinenza con quanto denunciato dall statistiche dell’Ocse, naturalmente: età media molto alta degli insegnanti, forti differenze regionali, nessuna valutazione del lavoro dei docenti, nessuna valutazione dei dirigenti scolastici e del loro operato.

(Le statistiche sul rapporto numerico tra insegnanti e alunni sono un po’ discutibili, in realtà: solo in Italia, infatti, sono considerati dipendenti del Ministero gli insegnanti di sostegno e quelli di religione; nella mia scuola 12, su poco più di cento insegnanti.)

Poi, però, ci infila il suo colpo di genio, quello che all’Ocse non hanno mai detto né pensato. E dichiara:        (altro…)

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Le rilevazioni statistiche (una sorta di exit poll: mai avvenuto prima nella storia repubblicana) del Ministero della pubblica istruzione parlano di un aumento dei non ammessi all’Esame di maturità dell’1,6%. Ma sono dati molto parziali. Le cronache locali (Arezzo, Genova, e pure da queste parti: un solo non ammesso su oltre dieci classi quinte) dicono invece molto chiaramente che non è cambiato assolutamente nulla. Sono dati in contraddizione: aspetteremo di sapere.

Intanto, l’unica cosa che possiamo dire, con certezza e senza nessuna possibilità di essere smentiti, è che non c’è, realisticamente, alcuna ragione o norma ministeriale che possa aver determinato questo dato parziale, con la sua diminuzione delle ammissioni, anzi:        (altro…)

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coppie di fattoLe cose che Mario Giordano racconta nel suo libro sulla scuola sono vere. E sono scandalose, e sono il segno del vertiginoso baratro in cui la scuola pubblica italiana è precipitata negli ultimi vent’anni, e ci sarebbe da ridere a leggerle, come dice lui stesso, se non ci fosse in realtà da piangere, ed è davvero preoccupante che questa sia l’istruzione pubblica in Italia e io sono preoccupato come e più di lui. E, peraltro, io non so nemmeno se coloro che sono andati a contestarlo abbiano presente queste sue ragioni;  e temo che non si rendano neanche conto di quante importanti ragioni abbia Mario Giordano, quando scrive certe cose.

E però hanno fatto bene, benissimo a contestarlo, a prescindere. E lui è ridicolo a lamentarsene, a prescindere.       (altro…)

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sogni ed estasiHo ancora sogni, io. Ogni tanto me ne rendo conto e mi rallegro, che i sogni sono un chiaro indizio di giovinezza interiore, mi dicono. E di animo nobile. Ed è bello avere ancora sogni, alla mia età.

Per esempio, oggi, leggendo questo articolo firmato da Chiara Buoncristiani, la quale accusa le scuole medie italiane di non rispettare alla lettera le preziose e meritocratiche indicazioni del ministro Gelmini sulla necessità di bocciare tutti coloro che hanno anche solo un’insufficienza in pagella, e piuttosto le accusa di “gonfiare” a piacimento i voti per dare un 6 anche a chi non ce l’ha (cosa a cui sono costretti, tali insegnanti, proprio dalle regole della Gelmini); ecco, oggi, per esempio ho scoperto di avere ancora un sogno tutto mio, che non sapevo di avere prima. E me ne sono rallegrato, felice di averlo.

Sogno infatti che la signora Chiara Buoncristiani ottenga una promozione sensazionale sul lavoro;         (altro…)

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capiIl post si preannuncia lunghetto e noioso assai, vi avverto; e quindi favorisco subito riassunto per i più pigri o indaffarati, che si possano risparmiare gli inutili dettagli. E il riassunto è questo: Al ministero dell’Istruzione sono preda di uno stordimento collettivo. Il ministro Gelmini Mariastella, considerata donna che lavora bene,  parla a vanvera e sempre all’ultimo momento o quando è troppo tardi. La vostra scuola pubblica è nelle mani di persone pericolosamente allo sbando. Io mi guardo intorno e non vedo la necessaria preoccupazione.

E i due noiosi fatti di oggi sono questi.

Comincio dalla nota vicenda relativa alle scuola medie. Da quest’anno saranno promossi soltanto gli studenti che abbiano la sufficienza in tutte le discipline; lo si sapeva da mesi, ma si è arrivati al dunque in queste settimane. E, giunti al dunque, molti presidi, davanti alla possibilità di bocciare quasi il 50% dei loro ragazzi, si sono inventati il 6 rosso: vale a dire un 6 che non era proprio 6, ma che sottintendeva un 5 o un 4: che i genitori lo sapessero.

Era un modo orrendo, ma era un modo. Ma la ministra ha detto NO.        (altro…)

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Avevamo tutti, ma proprio tutti tutti, capito male. E quindi si può sostenere l’esame di maturità anche senza presentare il codice fiscale: lo dichiara il ministro Gelmini in un’intervista al Messaggero. Aveva capito male anche il preside di una scuola di Napoli, che aveva escluso dall’esame una studentessa ucraina, perché clandestina e sprovvista del codice. Avevo capito male pure io, a essere sincero: il codice fiscale è obbligatoriamente richiesto agli studenti, ma se non ce l’hai, fa lo stesso, non è grave. Vabbè.

In realtà avevamo capito male anche quella volta che il ministro Gelmini disse che erano necessarie le sufficienze in tutte le materie per essere ammessi all’esame. Poi ci disse, in un’altra intervista  che avevamo capito male e ci spiegò. Ora sono pieno di dubbi perché immagino che avrò nel frattempo capito male chissà quante altre cose. Aspetto la sua prossima intervista, ministro. Non parlo più; che a capire sempre male, tutti, le facciamo fare  anche brutta figura.

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Quanta tristezza fa vedere che uno storico di fama come Giuseppe Sabbatucci, pur di dare una qualunque ragione al ministro Gelmini, si inventa un articolo che elogia il ritorno al voto numerico alle scuole medie come se fosse una vera rivoluzione scolastica. Quanta malinconia viene a leggere queste righe così ovvie, scontate e maldestre. Quanta rabbia si accumula in corpo a rendersi conto che chi parla di scuola continua a parlare perlopiù della scuola media che lui stesso frequentava cinquant’anni fa, come se fosse un sogno di infanzia,  e che non si è accorto che nel frattempo le cose sono cambiate, parecchio, e i problemi sono aumentati, parecchio, e che anche gli anni sono passati, parecchio. Quanti sospetti vengono sulla nostra classe intellettuale accreditata, a leggere certe banalità. Quanta frustrazione.

Eccolo, il fulminante pensiero di Sabbatucci in tutta la sua efficacia argomentativa:   (altro…)

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dito di uomo biancoNon mi è sinceramente molto chiaro perché il Ministero della Pubblica istruzione, a partire da quest’anno, richieda la presentazione del codice fiscale come condizione necessaria per affrontare l’Esame di stato. E forse non è nemmeno molto bello che, a partire da quest’anno e grazie a questa norma, i dati degli esami (punteggio di ammissione, punteggi di ogni singolo scritto, scelta dei singoli temi d’esame, punteggi ottenuti al colloquio orale) viaggeranno nel mese di luglio verso il ministero proprio di fianco al nome dello studente che li ha ottenuti. Non sembra più una rilevazione statistica, in questo modo; sembra più che altro una forma di schedatura.

Sul Corriere di oggi, a pagina 21, non reperibile on line, la ministra Gelmini spiega la misura in questo modo: «Abbiamo dichiarato guerra senza quartiere alla dispersione scolastica. Gli abbandoni sono in aumento e dobbiamo essere in grado di monitorare il fenomeno». Che non è una spiegazione di niente, naturalmente:       (altro…)

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aprea lombrosianaLa parola d’ordine è rivoluzione. E lo è veramente, questa volta: non sarà come con Berlinguer e la Moratti. Questa volta accadrà davvero: la scuola pubblica sarà rivoluzionata. E questo avverrà presto e per mano di una deputata del PdL, Valentina Aprea, a cui il governo ha affidato il compito di dare voce a questa rivoluzione. E lei, barese diplomata in una scuola cattolica, laureata in pedagogia, direttrice didattica prima a Parma e poi a Milano, ha cominciato il suo lavoro. E ha dichiarato che tutto sarà pronto già prima dell’estate.

Il tutto è condensato in questa proposta di legge: la n° 953, presentata alla Camera dei Deputati il 12 maggio. Da pessimo dipendente quale sono (i dipendenti eseguono, si sa), me la sono letta tutta, più di una volta; e ne ho ricavato la netta sensazione che essa si fondi sostanzialmente su tre elementi portanti, che saranno i grimaldelli della rivoluzione “Aprea”: un nuovo sistema di gestione economica e amministrativa delle scuole; lo “stato giuridico” degli insegnanti (a cui attiene anche il discorso sul merito); nuove regole per il reclutamento degli insegnanti stessi (strettamente connesso al primo punto).

A costo di essere noioso, oggi mi concentro solo sul primo punto, che è quello da cui dipendono gli altri due.        (altro…)

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737-O-074-AD5716Greta ha di nuovo preso 6 in latino. È la seconda volta di seguito che Greta prende 6 nello scritto di latino e quindi mi sento di poter dire che ce l’ha fatta; che l’anno scolastico  le è servito e che finirà bene. Anche perché la verifica era parecchio difficile: traduzione dall’italiano, senza vocabolario. Necessità di ricordarsi le regole, di applicarle, di incrociarle e contemporaneamente necessità di aver memorizzato il lessico di base, i verbi, i paradigmi e i pronomi.

Greta ha di nuovo preso 6, insomma. Ai miei quattro gatti di lettori questo evento non dirà quasi nulla, lo so. E invece è un evento importante, direi quasi decisivo; anche per la nostra scuola pubblica.     (altro…)

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sorelle d'italiaIo me lo immagino benissimo che non ve ne possa fregare di meno; e non vi biasimo. Però, anche se non ve ne frega nulla, sappiate che sul benedetto voto di condotta non è nemmeno detta l’ultima parola. Cioè, a oggi, mentre la ministra rilascia interviste su interviste a proposito di tutto e di più, non c’è ancora una circolare ministeriale che chiarisca se il voto di condotta farà media o no nel calcolo del credito scolastico di uno studente (il punteggio che ogni ragazzo ottiene negli ultimi tre anni di scuola).

Siamo sicuri che farà media per l’ammissione all’Esame di Stato, perché questo è stato espressamente detto. Ma che possa fare media anche negli anni precedenti non è mica del tutto evidente. Noi supponiamo di sì, sia chiaro: perché le interviste ai giornali vanno tutte in quella direzione. Ma lo supponiamo e basta, in realtà. Perché di comunicazioni ufficiali nemmeno l’ombra. Ve lo giuro, è così.

Anzi, a essere sinceri una piccola ombra, quella c’è: è la circolare del 7 maggio scorso che dice testualmente: «A partire dall’anno scolastico 2008-09 il voto di comportamento concorre alla valutazione complessiva dello studente…». Che non significa nulla, però.        (altro…)

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il suo staffOra che si è un po’ placata la tempesta del linkaggio di ieri,  e che il riferimento al mio post sulla scuola non figura nemmeno più nella  homepage dell’on. Casini (bisogna andare a cercarselo tra i Pierferdinando’s bookmarks di delicious, che è troppo complicato e non ne vale nemmeno la pena), mi rimane una sola ultima considerazione, forse un po’ troppo seria, ma che mi sento comunque di dover fare.

Tra i commenti alla segnalazione di ieri, ce n’è stato uno che ha sottolineato che il link richiamava un post «con molti dati» e che quello era il motivo per cui lo staff di Casini se lo era appuntato. Sono d’accordo, credo anch’io sia andata così. Interessavano quei dati, che infatti avevano colpito anche me.

Però i dati non me li ero inventati io, ovviamente.        (altro…)

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tango olèTutti d’accordo sul merito, anche oggi, come tutti i giorni da un po’ di tempo in qua. E anch’io, tra l’altro, assoultamente d’accordo: benché sono già sicuro ora che i criteri di attribuzione di quel merito saranno tali da premiare chi a scuola fa ben altro che insegnare. Ma non è questo il punto, non oggi. Il punto, oggi, è che (volendo) non c’è affatto bisogno del merito per guadagnare un po’ di più a scuola; e senza affatto lavorare di più, questo è il bello (altrimenti che merito è?).

Facciamo conto che voi insegnate lingua moldava in una scuola pubblica italiana. Avete tre ore la settimana di lezione, e sei classi di venti-trenta persone l’una. Benissimo; anzi, non tanto bene: perché in realtà, in tre ore alla settimana, di moldavo potete insegnarne assai poco. Ma non vi importa: voi fate il vostro «piano di lavoro», a inizio anno, in cui scrivete che ce la farete, che userete queste strategie, che adotterete questi sistemi, che tutto sarà sotto il vostro controllo, eccetera. Lo depositate in segreteria, tutto ben compilato  e vi mettete tranquilli, che nessuno controllerà mai niente, si sa.      (altro…)

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insegnante-meritevoleLa ministra Gelmini ha rilasciato ieri un’intervista a ItaliaOggi (la trovate qui) in cui espone alcune delle linee guida della sua prossima riforma del sistema dell’Istruzione. Dietro le consuete parole di circostanza sulla necessità della valorizzazione della professione docente (ripetuta da tutti i ministri negli ultimi trent’anni, senza eccezioni e senza sosta) traspaiono alcune interessanti idee, su cui vale la pena di soffermarsi un attimo.

Prima di tutto, pare certo che si passerà a un sistema di reclutamento diretto degli insegnanti da parte dei dirigenti scolastici (i presidi) «che terrà conto delle effettive esigenze delle scuole». Ora, le effettive esigenze di una qualsiasi scuola sono, per quello che capisco io, semplicissime: preparare gli studenti. Non riesco, nella mia scontata normalità, a farmi venire in mente nient’altro. Eppure, detta così, sembra che ci siano scuole e scuole, con esigenze assai diverse le une dalle altre; e quindi con insegnanti assai diversi, suppongo; e alunni bisognosi di diverse preparazioni. Ma giuro che non capisco cosa significhi.       (altro…)

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sforbiciateMi parlano di necessari tagli alla scuola da quando ho cominciato questo lavoro; ne parlano a tutti, non solo a me, a tutti gli italiani. E quindi tutti, non solo io, ci siamo convinti che sia davvero una necessità, che per la scuola si spende troppo e che in qualche modo bisognerà sacrificare qualcosa. A forza di sentircelo dire, ci siamo convinti; e la discussione verte solo su cosa tagliare, ormai. Il se tagliare è un problema che non ci poniamo nemmeno più: e gli effetti dei tagli cominciano nel frattempo a farsi sentire, benché sia solo l’inizio e che il peggio debba ancora arrivare.

Ecco allora che diventa sorprendente l’esistenza di un interessante rapporto dell’Ocse sullo stato dell’Istruzione pubblica nei paesi europei e in quelli più importanti del resto del mondo. Si chiama Education at a Glance, che vorrebbe dare l’idea di una faccenda rapida, anche se poi ci vuole parecchia pazienza per capirci qualcosa (almeno per me, che sono un po’ lento sulle statistiche). E comunque se ne ricavano considerazioni interessanti, molto interessanti, se non altro perché tendono a smentire, e non di poco, le convinzioni che sono ormai così radicate in noi. Ne ho tratto solo alcuni grafici, che mi sembrano eloquentissimi, ma trovate tutto sul sito, se proprio avete tanta pazienza.

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CHINA/Il merito. E ci mancherebbe, il merito. La domanda arriva e la ministra Gelmini, puntuale e preparata come un’alunna preparata, risponde:

Dal 2012 gli insegnanti più meritevoli percepiranno 7 mila euro all’anno in più. Circa 1.000 milioni di euro saranno destinati a premiare merito e qualità del personale scolastico. Soldi, voglio sottolinearlo, che non saranno distribuiti “a pioggia”, ma terranno conto della professionalità, dell’impegno e della qualità del lavoro degli insegnanti. Stiamo valutando le modalità per attribuire queste risorse premianti secondo criteri che riconoscano, appunto, professionalità e qualità delle prestazioni.

Mi scusi, ministra, ma lei non mi sta entrando molto nel merito, in realtà. Non più di qualche frase generica, onestamente.  Lo so anch’io che è necessario,  lo sa chiunque; ma dipende tutto dal come, da cosa si intenda per professionalità, impegno e qualità del lavoro. Lo sa anche lei.      (altro…)

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Mentre cadono le teste, qualcuno si taglia i capelli. Per solidarietà.

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a-passo-di-gamberoQuindi la Gelmini si è «arresa», come titolavano i giornali di ieri, ha fatto retromarcia. E quindi resta in vigore la norma Fioroni, quella secondo cui per essere ammessi all’Esame di maturità basterà avere la media dei voti pari al 6; e non almeno 6 in tutte le discipline del curriculum, come la ministra aveva dichiarato. Ma contemporaneamente resta anche in vigore la norma per cui anche il voto di condotta farà media, a partire da quest’anno, come voluto dalla Gelmini stessa. È, nel complesso, una buona notizia: che fa primavera anche lei, un po’.

Ma detto questo, e detto che il calcolo del voto di condotta all’interno della media è tutto meno che una norma di «rigore e severità», come la ministra dice, resta almeno un dubbio. E cioè: perché si è fatta questa marcia indietro?       (altro…)

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