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Posts Tagged ‘immigrazione’

La testimonianza di una giovane immigrata al processo per la rivolta del Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli, a Milano:

Su tutti, il racconto di Joy, che ricorda in aula di come, una notte dei primi di agosto, l’ispettore-capo del Centro di via Corelli sia entrato nella sua stanza e le si sia gettato addosso palpeggiandola. Già nei giorni precedenti l’ispettore le aveva promesso la libertà in cambio di un rapporto sessuale e sarebbero stati proprio i suoi ostinati rifiuti a concentrare la repressione contro di lei e contro le ragazze della sezione subito dopo la sommossa: manganellata ripetutamente insieme alle sue compagne quando erano già tutte ammanettate, Joy ha ricevuto un pugno in faccia dall’ispettore-capo in persona. Un messaggio chiaro: i guardiani dei Campi vogliono disporre completamente dei corpi che amministrano e recludono, e senza tante storie.

Così, soltanto per sapere di cosa parliamo quando parliamo di centri d’accoglienza «confortevoli» (Silvio Berlusconi, il 15 settembre a Porta a porta).

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da lontanoLivio Andronico era greco; fu fatto schiavo e condotto a Roma; a lui si fa, convenzionalmente, risalire l’inizio della letteratura latina. Ma il suo nome, Livio, era semplicemente quello del suo padrone. Anche Ennio era greco, di Rudiae: scrisse tantissimo; e i suoi Annales rappresentano l’autentico inizio della storiografia romana.

Come Livio Andronico, anche Cecilio Stazio arrivò a Roma come schiavo; veniva dalla  Gallia Insubre, che è dove abito io adesso, più o meno. Nel III secolo a.C. era terra straniera, per i romani. Scrisse commedie di cui ci rimangono soltanto frammenti, ma godette di grandissimo successo tra i suoi contemporanei.

Terenzio, invece, era Africano; il suo cognomen, Afro, non lascia dubbi: veniva da Cartagine, si dice; e anche lui arrivò a Roma come schiavo.        (altro…)

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non tornare più indietroQuando ho letto che hai detto di essere «stanco dell’Italia» e di volere tornare in Senegal anche a costo di autodenunciarti, ho subito pensato «anch’io, anch’io sono stanco dell’Italia», con un sorriso beffardo, che voleva essere una stupida battuta.

Poi però mi sono detto che no, non andava bene, che sapeva troppo di presa in giro quell’«anch’io» pronunciato  tra le quattro mura della mia casa di proprietà, con quel sorriso e con la sigaretta in mano. E che era un’ultima presa in giro che non ti meritavi, non era una battuta.

Poi mi sono chiesto, visto che siamo quasi coetanei e che per quasi sei anni abbiamo vissuto nello stesso posto, nella stessa città, se ci siamo mai incontrati.          (altro…)

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Ma ora che la Lega e il Vaticano arrivano alla definitiva resa dei conti (armati di croci celtiche gli uni e di croci e basta gli altri), per chi bisogna fare il tifo, scusate?

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kunta kinteIo mi ricordo che, quando ero bambino, mi avevano fatto vedere uno sceneggiato trasmesso dalla Rai, la tv pubblica di Stato, che si intitolava Radici. Era una lunga storia di schiavitù, che proseguiva per molte generazioni di schiavi, dal progenitore catturato in Africa e portato nelle piantagioni di cotone dell’America, fino all’ultimo discendente, che guadagnava la libertà grazie alle leggi di Lincoln.

Non mi ricordo molto di quella storia e forse sono stato molto impreciso anche nella sintesi. Ma mi ricordo benissimo (e di questo sono sicuro) il nome di quel primo africano strappato alla sua terra e che quella terra non riusciva mai a dimenticare: si chiamava Kunta Kinte, e non aveva mai smesso di odiare gli uomini che lo avevano condannato al suo destino di schiavo.

Non mi ricordo altro, in realtà;        (altro…)

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come un uomo sulla terraDag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus punto di incontro di molti immigrati africani coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi.             (altro…)

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frontiereTutta questa storia, a me, ha fatto venire solo un desiderio, cattivo e vendicativo, di quelli che non si dovrebbero avere, perché non producono niente: che le cacciassero davvero fuori tutte. Che prendessero tutte le badanti clandestine e le portassero al confine e non le facessero più rientrare. Che la applicassero sul serio, la legge, una buona volta. Basta con i proclami semplicemente elettorali, basta con la Lega che si impone e fa il suo bel figurone, nella consapevolezza che tanto non cambia niente, che da domani saremo ancora lì, nello stesso punto, con l’immigrazione e la lotta all’immigrazione usate per accaparrarsi un bel gruzzolo di voti. Basta con il sistema all’italiana, per cui si fa la legge, nessuno la applica, ma tutti si sentono meglio e ci guadagnano.

Ma non capite che senza gli immigrati la Lega perderebbe tutto il suo consenso? Non capite che cacciare via gli stranieri è l’unico modo per battere la destra? E allora, via, facciamola finita. Mandiamoli tutti fuori e riprendiamoci quello che ci spetta, come dicono loro. E riprendiamoci anche il governo, a questo punto, che senza immigrati figurati se quelli arrivano al 10 per cento…! Non lo vedono nemmeno da lontano, il 10 per cento… Anche perché saranno molto impegnati ad occuparsi dei loro vecchi, rimasti soli a casa, senza assistenza.

Applichiamo la legge, quindi.           (altro…)

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