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Posts Tagged ‘in prima’

va come deveIvano invece sarà bocciato. È quasi inevitabile: ha insufficienze in tutte le materie, comprese quelle in cui era più difficile prendere 4 che prendere 6; non ha proprio mai studiato niente, fin dall’inizio; con me, in latino, ha collezionato una serie interminabile di 2 nelle verifiche scritte e di 3 nell’orale.

Che poi non sono nemmeno vere interrogazioni orali, le sue. Io lo chiamo, lui non viene e mi dice: «Non so mica niente, prof», io gli dico «Ti devo mettere 3, quindi?, lui mi dice, tranquillo: «Certo, certo…». L’ultima volta, pochi giorni fa, mi ha detto: «Non ho fatto i compiti, prof». Io l’ho guardato con l’aria di chi non ne può più e gli ho detto: «Senti , Ivano, sarà la decima volta in due mesi che ti devo mettere 3 perché non hai  i compiti. Ti sembra normale?». E lui, sorridendo: «Guardi che, se ci pensa bene, il 3 mi alza un po’ la media…»

Ivano è simpatico.     (altro…)

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abbiamo tutti una mamma che ci proteggeIo non accetto che i miei studenti si presentino senza i compiti fatti. È una questione su cui insisto molto, soprattutto al biennio, quando sono più piccoli e devono imparare. E io vorrei che imparassero subito che il lavoro è lavoro, e che bisogna farlo e che devono loro per primi considerarlo un dovere irrinunciabile.

Poi, siccome so che a volte possono capitare davvero degli imprevisti, lascio loro la possibilità di usare una specie di jolly, per un massimo di 4 volte in un anno, il quale jolly deve essere dichiarato appena entro in classe; in quel caso, li ritengo per quel giorno esentati da ogni forma di controllo o di interrogazione. Nelle altre occasioni, invece, non transigo; e non accetto neppure le famose giustificazioni della mamma sul diario. Perché credo che debbano essere loro ad assumersi, già a quattordici anni, le loro piccole responsabilità di studenti.

E ieri mattina, alle 8, mi è capitato di trovare un ragazzo di prima senza i compiti fatti.       (altro…)

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double faceLa mamma e il papà vengono una volta al mese, fin dall’inizio dell’anno. Si stupiscono: la loro ragazza studia sempre, la vedono loro in casa, è sempre sui libri. E poi, però, nelle verifiche prende 5, o anche 4. Io li ascolto: spiego che il latino è un po’ così, chiede pazienza; è solo l’inizio dell’anno, non bisogna allarmarsi, bisogna invece aspettare e dare tempo alla ragazza, che ne capisca i meccanismi; che ce la farà, se studia così tanto.

Ma i mesi passano e i voti non migliorano. La ragazza studia, mi dicono i genitori, cosa c’è che non va? Niente, continuo a dire io, bisogna darle tempo. Se studia, ne verrà fuori; intanto mi pare che la ragazza sia sveglia, gli orali sono quasi positivi, nel complesso, quindi non è una tragedia. Alla fine del primo quadrimestre le do l’insufficienza solo nello scritto, con un po’ di generosità, ma non voglio demoralizzarla.

Poi, da gennaio, anche gli orali smettono di essere positivi.       (altro…)

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una cosa normaleQualche giorno fa ho un lungo colloquio con il dirigente scolastico (a voi forse non sembra una notizia, e invece lo è: le cose sono cambiate parecchio negli ultimi quindici anni; per me, insegnante di un istituto comprensivo molto grande, avere un colloquio con il mio dirigente è cosa rara, che prevede appuntamento, telefonate di conferma ecc.). Durante il colloquio, io parlo di come è andato il mio anno scolastico, rilevo alcune difficoltà dovute a scelte secondo me rivedibili, rispondo ad alcune sue curiosità sull’andamento del liceo e in particolare dell’insegnamento di lettere.

Poi mi chiede delle supplenze. Quest’anno, per una particolare scelta relativa al mio orario di lavoro, ne ho fatte molte, e soprattutto le ho fatte negli altri indirizzi della suola: ragioneria, geometri, professionali (ne avevo già parlato qui, tanto tempo fa, quando l’acquattamento sul fondo mi riusciva meglio).

Gli dico la mia verità: e cioè che mi sono trovato bene;      (altro…)

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737-O-074-AD5716Greta ha di nuovo preso 6 in latino. È la seconda volta di seguito che Greta prende 6 nello scritto di latino e quindi mi sento di poter dire che ce l’ha fatta; che l’anno scolastico  le è servito e che finirà bene. Anche perché la verifica era parecchio difficile: traduzione dall’italiano, senza vocabolario. Necessità di ricordarsi le regole, di applicarle, di incrociarle e contemporaneamente necessità di aver memorizzato il lessico di base, i verbi, i paradigmi e i pronomi.

Greta ha di nuovo preso 6, insomma. Ai miei quattro gatti di lettori questo evento non dirà quasi nulla, lo so. E invece è un evento importante, direi quasi decisivo; anche per la nostra scuola pubblica.     (altro…)

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perplesso assaiAlle 9, mentre esco dalla prima ora in quinta, trovo fuori dalla porta la mamma di un’alunna di prima, che mi ferma. «Devo parlarle, professore», mi dice con un tono allarmato. Io, che ho un po’ di fretta, perché ho la versione di latino da fare in terza, mi fermo e le chiedo cosa succede. Lei mi dice: «Mia figlia… ha la febbre… molto alta… è a casa… siccome lei forse interrogava sui verbi, era così dispiaciuta… voleva a tutti i costi venire, ma io gliel’ho impedito… sa, la febbre alta… e allora ha voluto che venissi qui a scusarmi… è così preoccupata…»

Io la guardo incredulo. E stordito.

Questa signora si è fatta trenta chilometri in auto (so dove abita) per venire a dirmi questa cosa: che sua figlia è dispiaciuta di perdersi un’interrogazione sui verbi latini. E allora mi chiedo cosa facciamo di orrendo e di spaventoso noi, nei cinque anni di liceo, per fare in modo che questi splendidi ragazzini di prima, dispiaciuti di saltare un’ora di interrogazione, diventino gente che all’ultimo anno si presenta in classe solo quando sa per certo che non ci sarà nessuna interrogazione, né di latino né di altro.

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il-diavolo-ha-gambe-lungheLe loro mamme arrivano ai colloqui disperate, preoccupate, tese; hanno le lacrime agli occhi, a volte; e anche i figli hanno le lacrime già pronte, quando li interroghi e gli dai un brutto voto, perché se lo meritano, e lo sanno; o quando consegni una verifica in cui hanno preso 4, e non c’è mica niente da fare; solo sopportare, prendere e portare a casa. Sono piccoli, fanno la prima, devono ancora imparare a reggere l’urto del voto e della scuola. Impareranno.

E sono anche gli stessi ragazzini che, quando li incroci in corridoio durante l’intervallo, ti salutano in modo un po’ più timido, sempre un po’ da lontano, senza gesti, con sorrisi incerti. «L’insuccesso genera insicurezza», pensi tu, passando oltre.

Che è vero, ma non è l’unica cosa vera. Che anzi, a volte, hai l’impressione che siano proprio i più bravi a essere i più insicuri;       (altro…)

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