Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘in quinta’

lasciare la biciletta sul muroIl grande nemico dice poche cose, ma con lucida chiarezza; le ripete, come un mantra; il grande nemico sa che questa ossessione del ripetere gli fa guadagnare terreno, un giorno dopo l’altro, un centimetro dopo l’altro.

Il grande nemico dice che non ne vale la pena. Che arrovellarsi per questo lavoro è stupido, e che invece la cosa più intelligente da fare sarebbe adeguarsi, fare quello che ti si chiede di fare, tornare a casa sereno. E che in fondo lo sai che tu, quello che andrebbe fatto: quanti colleghi vedi che già lo fanno? Più giovani di te, più spiritosi di te, più intelligenti di te.

Il grande nemico ha le facce di tutti questi tuoi colleghi. Che entrano in classe, spiegano qualcosa, alcuni anche bene, non badano a chi li sta a sentire e a chi no, poi interrogano, danno sempre la sufficienza, in consiglio di classe si lamentano e sparano a zero sugli studenti, ma poi tornano in classe ed è tutto come prima. Bei voti, nessun problema, nessuna polemica, nessun male allo stomaco. Sono i bei voti l’unico sistema, tutto a quello si riduce.     (altro…)

Read Full Post »

scorrere come l'acquaNon so perché capita sempre con Marta (le era già capitato tre mesi fa con La lupa, infatti); anzi, in verità, lo so benissimo il perché. Capita con Marta, perché Marta è una di quelle ragazze ben preparate e studiose, e però troppo timide per riuscire anche a parlare durante un’interrogazione. Marta racconta quello che ha studiato: lo fa con ordine e con un linguaggio preciso; lo fa spesso senza dimenticarsi nulla. Ma quanto a dire qualcosa di suo, be’, quello non glielo si può chiedere, perché non ha il carattere per farlo, tutto qui.

(E come Marta ce ne sono tanti di studenti e di studentesse così: ragazzi di cui si rischia di sentire la voce soltanto durante le interrogazioni, che altrimenti non intervengono mai e non dicono mai niente. Per esempio, con Marta io ho parlato per la prima volta solo qualche sabato fa, dopo tre anni di lavoro insieme: un gruppo di ragazze mi ha chiesto di andare a mangiare un panino con loro, per discutere dell’università. C’era anche lei:        (altro…)

Read Full Post »

quando avevo i capelliIo, personalmente, venni a sapere del voto finale che avevo preso all’esame di maturità ancora prima di guardare il tabellone finale con i risultati esposti. Mi ricordo che ero andato a Genova con mia madre e mia sorella, la mattina in cui uscivano i voti. Quindi arrivai a scuola molto tardi, all’ora di pranzo, ben più tardi di tutti gli altri. Mia madre mi lasciò dietro l’angolo, io scesi dalla macchina e non feci a tempo a fare due passi che mi fermarono alcuni amici, di un’altra quinta della mia scuola, e mi fecero i complimenti.

Io seppi in quel momento di aver ottenuto un bel voto. Loro mi dissero solo «Complimenti», ma io capii. E capii un’altra cosa, anche se confusamente e con la scarsa lucidità che mi avrebbe sempre contraddistinto. Capii che quel giorno era cambiata la percezione altrui dei miei bei voti:       (altro…)

Read Full Post »

una cosa normaleQualche giorno fa ho un lungo colloquio con il dirigente scolastico (a voi forse non sembra una notizia, e invece lo è: le cose sono cambiate parecchio negli ultimi quindici anni; per me, insegnante di un istituto comprensivo molto grande, avere un colloquio con il mio dirigente è cosa rara, che prevede appuntamento, telefonate di conferma ecc.). Durante il colloquio, io parlo di come è andato il mio anno scolastico, rilevo alcune difficoltà dovute a scelte secondo me rivedibili, rispondo ad alcune sue curiosità sull’andamento del liceo e in particolare dell’insegnamento di lettere.

Poi mi chiede delle supplenze. Quest’anno, per una particolare scelta relativa al mio orario di lavoro, ne ho fatte molte, e soprattutto le ho fatte negli altri indirizzi della suola: ragioneria, geometri, professionali (ne avevo già parlato qui, tanto tempo fa, quando l’acquattamento sul fondo mi riusciva meglio).

Gli dico la mia verità: e cioè che mi sono trovato bene;      (altro…)

Read Full Post »

ah i classiciOggi entro a scuola alle nove. Mentre sto parcheggiando (con estrema difficoltà, perché gli studenti diciottenni sono molto disinvolti nell’interpretare le righe bianche disegnate sull’asfalto), vedo il mio alunno Sergio, di quinta, che svolta l’angolo e si avvicina all’entrata dell’istituto. Esco dall’auto, lo saluto, lo aspetto. Vorrei chiedergli come mai è in ritardo, ma non faccio in tempo, perché mentre lui si avvicina, mi accorgo che alle mie spalle è arrivato un ragazzo di colore, giovane, avrà vent’anni anche lui (anche, come Sergio), che mi chiama.

Mi dice: «Amico…». E poi nient’alttro, perché in quella parola, amico, c’è dentro tutta la sua richiesta. So che se abitate a Milano o in qualsiasi altra città, l’episodio non vi dirà nulla. Anch’io ho vissuto per tanto tempo a Milano, e poi a Brescia, anch’io torno normalmente in quelle città e sono abituato anch’io a questi incontri. Ma nel mio paesino sul lago non mi era mai capitato.

Ora c’è da una parte questo ragazzo africano che mi chiede dei soldi;         (altro…)

Read Full Post »

porca evaQualche giorno fa, in quinta, c’è stata la simulazione di prima prova. Vale a dire che tutte le classi quinte dell’istituto si sono fermate e per 6 ore hanno svolto il cosiddetto tema, che adesso non è più un tema ma un’analisi di testo, oppure un saggio breve, oppure un articolo di giornale, oppure una trattazione di argomento storico. Ma tra di noi lo si continua a chiamare «tema», che fa tanto casa nostra e ci piace di più.

Le tracce erano sette, uguali per tutti, come sarà all’Esame di Stato (prima prova, infatti); ce n’era un po’ per tutti i gusti, onestamente, dalla prosa sveviana, all’autoritratto nei poeti del Novecento, e poi le radici della xenofobia e del razzismo, e poi ancora una trattazione sulle nuove periferie urbane e via dicendo. Erano tracce elaborate da un paio di mie colleghe, che si sono date da fare al posto mio, naturalmente.

Ho assistito per un paio d’ore alla «simulazione», perché ero impegnato anche in altre classi: ho visto i miei studenti molto concentrati e attenti, e mi sono anche un po’ stupito, perché non erano tracce diverse da quelle che io stesso ho dato per tutto l’anno; e però così impegnati non li avevo visti mai. (altro…)

Read Full Post »

in fila per unoUn paio di settimane fa decido di fare un piccolo esperimento, in quinta. Sto chiudendo il programma di letteratura e devo però ancora interrogare tutti; dovrei fare come faccio sempre, e cioè interrompere le lezioni per una settimana o dieci giorni, stabilire una serie di date ravvicinatissime e interrogare i ragazzi dopo aver assegnato loro una data e un orario: «Tu e tu il giorno 15 alle 9, invece tu e lei il giorno 16 alle 11, eccetera». Ma so che è un periodo pesante, anche per loro; so che hanno molte discipline da studiare e che sono parecchio preoccupati. So che anch’io sono stanco e che interrogare così, in serie ravvicinata, mi pesa tantissmo, e magari posso risparmiare un po’ di energie pure io.

Allora decido di provare un sistema diverso, un po’ più adulto (mi pare). E gli dico: «Il programma è questo: va da Svevo fino a Montale compreso; voi sapete quali argomenti e testi dovete conoscere, perché vi ho già spiegato tutto; io posso interrogarvi quando volete voi, dal 15 maggio all’8 giugno; voi date un’occhiata ai vostri impegni, valutate con calma il calendario e poi venite a dirmi qual è il giorno migliore per voi. E io vi interrogo quel giorno lì. Basta, ovviamente, che mi avvertite con un po’ di anticipo».       (altro…)

Read Full Post »

tanti tutti tantissimi troppiIn quinta, i ragazzi si odiano tra di loro (già in terza, cominciano; ma in quinta la faccenda si manifesta con una lampante e allarmante chiarezza). In modi più o meno visibili, ma si odiano. Lo si vede dai piccoli particolari, dai dettagli di comportamenti quotidiani su cui si potrebbe sorvolare, se non si sommassero settimana dopo settimana. Per esempio.

Per esempio devono venire in quattro a parlarmi della loro tesina per l’esame di maturità. Gli dico di mettersi d’accordo per un giorno a pranzo, che mangiamo un panino insieme e ne parliamo. Alla fine dell’ora ne arrivano due, mi dicono «Noi possiamo quel tale giorno…» Io gli dico che per me va bene, pensando che si siano messi d’accordo tutti e quattro; poi scopro invece che gli altri non ne sanno niente, sono rimasti fuori,  «perché ci siamo dimenticati di dirglielo», dicono, «perché non è che ci stiano proprio simpatici», aggiungono.

Oppure, do un bel voto a una ragazza, perché secondo me se lo merita.        (altro…)

Read Full Post »

zappare-qualcosaFinisce la lezione, in quinta, e comincia l’intervallo. Sto per uscire dall’aula, ho già il pacchetto di sigarette in mano, ma vedo che mi si avvicina Sergio, con un’aria un po’ strana, come preoccupata. Mi fermo e lo guardo. Lui mi dice qualcosa, che non ricordo, poi aggiunge: «Non ho proprio idea di cosa fare dopo, guardi». «Intendi all’università?» gli chiedo io. E lui «Sì», con aria preoccupata. E io capisco subito che niente sigaretta, questa mattina.

Mi fermo a parlare un po’ con lui. Cerco di capire le sue incertezze, ma non sono molto chiare. La cosa che mi risulta più nitida è che ha paura: dell’ignoto, del futuro, di sbagliare decisioni, di chiudere porte che un giorno si pentirà di avere chiuso, di fare scelte orribilmente irreversibili.       (altro…)

Read Full Post »

appesi-a-un-filoOggi cerco di immaginarmi questa cosa: e cioè che mi prendano, alle otto di mattina, e che insieme a me prendano venti tra i miei amici e conoscenti (persone con cui vado d’accordo, con cui c’è comunanza di intenti e di vedute, persone con cui parlo volentieri anche se, magari, solo sporadicamente) e che ci mettano tutti e ventuno in una stanza, diciamo una stanza di quaranta metri quadrati. Cinque metri di lunghezza e otto di larghezza. Che ci facciano accomodare su una sedia scomoda e dura, davanti a una scrivania piccola e bassa. È mattina presto e noi aspettiamo: scherziamo un po’ tra di noi, parliamo dei fatti nostri, della politica, delle veroniche di turno, di calcio.

Poi entra una persona, si siede davanti a noi e comincia a parlare. Fa una lezione, insomma; su un argomento che non è nemmeno detto che ci piaccia e che ci interessi, ma che comunque dobbiamo ascoltare, e dobbiamo anche prendere appunti, perché tra qualche giorno quella stessa persona interrogherà qualcuno di noi, non sappiamo chi. E poi mi immagino che tutta la faccenda si ripeta anche nelle ore successive:        (altro…)

Read Full Post »

happy_birthday_to_you1Che cosa significa quando i tuoi alunni ti fanno un regalo il giorno in cui compi gli anni e tu non trovi nemmeno le parole per ringraziarli e ti commuovi e ti vengono anche le lacrime agli occhi e cominci a balbettare e poi spari qualche cazzata di quelle che non avresti mai voluto dire (non in classe, non durante un’ora di lezione) e intanto resti lì, in mezzo all’aula, con il regalo in mano e hai pure dei giramenti di testa e non sai come fare a guardarli in faccia e pensi di essere rosso e continui a dire scemenze e non riesci a spiegare niente di quello che dovevi e vaghi in mezzo ai banchi con l’aria di uno scemo finché non suona la campanella e l’ora è finita? Che cosa significa?       (altro…)

Read Full Post »

un-po-piu-grandi-di-cosiQuando entro in classe, alla prima ora, Paolo è già seduto al suo posto. E  questa è già una notizia incredibile, se vi fosse sfuggito: perché Paolo è sempre in ritardo alla prima ora, per motivi non chiari, visto che abita nello stesso paese dove ha sede la scuola e ci viene a piedi. Ma è comunque sempre in ritardo, con una precisione asburgica. Ed è brutto dirlo, ma ci si abitua, anche se non si dovrebbe: e si accetta che lui arrivi sempre un po’ in ritardo, con il fatalismo con cui si accettano i riti e le pratiche misteriose.

E quindi si rimane sorpresi quando c’è ed è puntuale. Ma il suo esserci non si accompagna a niente di buono stamattina, vista la faccia che ha. Una faccia tutta compresa tra il colpevole e il preoccupato. Infatti mi si avvicina e mi dice: «Ehm… prof… c’è un problema». «Quale problema?» chiedo io. E lui: «Ehm… il problema che ho lasciato lo zaino a casa…»

«Come hai lasciato lo zaino a casa?»: il mio stupore non trova le parole.       (altro…)

Read Full Post »

notti-insonniA un certo punto del quinto anno, succede, immancabilmente. Ti prende una strana agitazione serale e non riesci più a dormire. Nella testa ti frullano le immagini di tutte le loro facce, quelle dei tuoi studenti di quinta, quelli che per tre anni sono stati ad ascoltarti (la tua maledetta letteratura, i versi e i capoversi), seduti al loro posto, facendo più o meno fatica, crescendo. E sono cresciuti, infatti. Talmente cresciuti che tra qualche settimana se ne andranno, e tu ripartirai da capo.

Li hai conosciuti ragazzi, diciassettenni, e ora li guardi andare via quasi ventenni, quasi uomini e donne. Non sai cosa faranno di sé, della loro vita, del loro talento mal riconosciuto. Ti chiedi se è stato abbastanza quel che è accaduto, che cosa si poteva fare di meglio, dove sei stato miope o incapace.       (altro…)

Read Full Post »

autoritratto-di-un-prof-da-vecchioMi piacciono le persone che dicono «buongiorno», quando entrano in un posto. Mi piace dirlo, «buongiorno», quando entro io in un posto. Mi piacciono le persone che chiedono «mi scusi», quando ti urtano per sbaglio per la strada. «Scusi lei», rispondo io, subito e cerco di sorridere. Mi piacciono le persone che mi chiamano al telefono e mi chiedono, per prima cosa, «ti disturbo?»; cerco di ricordarmi sempre di farlo io, quando chiamo qualcuno. E ogni volta rispondo: «Ma figurati…!»

Mi piace l’educazione, insomma. Mi piace quel poco di forma che garantisce una convivenza più serena tra le persone. Mi piace quando le persone sono gentili, nelle piccole cose, nei fatti senza importanza; per esempio, quelli che quando sei sulle strisce pedonali si fermano, con la loro auto, e ti fanno passare. E mi dispiacciono invece parecchio i maleducati, gli sgarbati, i poco gentili, quelli che sembra che tu non sia nemmeno una persona, ma un sasso o un pezzo di niente.        (altro…)

Read Full Post »

che-cosa-hanno-certi-versiOggi una mia alunna mi ha chiesto se le prestavo il libro con tutte le poesie di Gozzano. Mi ha detto che lo ha cercato nella libreria del nostro paese e nella biblioteca di un altro paese senza trovarlo. Questo tanto per smentire tutte le considerazioni fatte qui un mese fa. E per dire che è un mestiere pieno di sorprese, il mio. E che la mattina ti alzi, pensi che tutto sarà sempre uguale, e invece no, non è mai tutto uguale, perché i ragazzi sono tutti diversi, uno dall’altro e ogni anno dall’altro.

Ma è anche per dire un’altra cosa, meno commovente.        (altro…)

Read Full Post »

restare-mutiRicordo un tema fatto da tantissimi studenti di una seconda liceo, più di dieci anni fa. Insegnavo in una scuola privata, in quel periodo. Alla ventina di ragazzi che avevo davanti tutti i giorni, diedi una traccia che parlava di amicizia, ma che cercava di evitare il solito tema su quanto è bello avere degli amici, e senza gli amici la vita sarebbe triste, e io e i miei amici ci divertiamo tanto insieme.

La traccia era questa:

Con i nostri amici andiamo in giro; ci divertiamo e passiamo del tempo; scherziamo, facciamo battute, ci prendiamo in giro; diciamo che sono persone simpatiche; ma quanto parliamo, in verità, ai nostri amici di noi stessi? Dei nostri sogni? Delle nostre paure? Siamo capaci di farli, almeno con loro, questi discorsi?

Fu un successo, quella traccia, anche se in realtà proponeva una riflessione assai banale.     (altro…)

Read Full Post »

davanti-al-mareReduce da due interminabili pomeriggi di colloqui con le famiglie, di silenzi e di piccole polemiche sottotraccia, di parole pronunciate con cautela, reduce da tutto questo, che cosa ti resta, questa mattina?

Ti restano gli sguardi preoccupati delle madri e dei padri dei ragazzi di quinta: preoccupati per il futuro, per le scelte universitarie, per il lavoro che avranno o non avranno i loro ragazzi, la paura che sbaglino davanti a un bivio che in questo momento sembra così fondamentale, in un mondo la cui direzione sembra adesso indecifrabile. Ti resta l’ansia delle madri e dei padri dei ragazzini di prima, gli occhi lucidi di quelli a cui fai i complimenti, per come sono educati, per come sanno stare in mezzo agli altri;        (altro…)

Read Full Post »

wikipedia-nodo-gordianoIl piccolo ma intenso smarrimento interiore che si era fatto largo qualche giorno fa nel mio animo didatticamente sempre più confuso, a proposito di Pirandello e di Gozzano (e a cui molti lettori gentili hanno gentilmente cercato di porre rimedio), è stata gordianamente risolta oggi in classe, proprio nella stessa aula in cui si era generato.

Ho letto altri testi di Gozzano, in quinta, ho commentato con entusiasmo altri suoi splendidi versi (in particolare questi, che sono senza esitazione i miei preferiti) ne ho avuto in cambio dai miei alunni altri silenzi un po’ perplessi.         (altro…)

Read Full Post »

blindare-un-autore-per-troppo-amoreMe lo dico da solo, perché so per esperienza decennale che è l’unico sistema, e quindi so che non me lo dirà nessun altro: ieri, la lezione sulla poesia dei crepuscolari e di Guido Gozzano mi è venuta benissimo.  Ne sono proprio convinto: benissimo.

Ho letto, in quinta, la poesia Signorina Felicita e ho sentito che tutto funzionava a meraviglia: ero “dentro” il testo, lo sentivo, riuscivo a dire le cose giuste al momento giusto, lasciando parlare la poesia ma sottolineando con cura i momenti topici della trama testuale, senza strafare, senza invadere il campo, riuscendo proprio a essere la “voce di servizio” al poeta, quella che secondo me dovrebbe sempre essere la voce un qualunque buon insegnante di letteratura e che spesso però io non riesco a essere.

Bravo, bene così, dovrei dire. E invece no. Forse no.         (altro…)

Read Full Post »

totem-routeIn Francia, una decina di anni fa, hanno fatto un rapido conto e hanno deciso che diverse migliaia di morti all’anno su strade e autostrade erano assolutamente troppi.

Dunque, hanno deciso di fare due cose: la prima, di gusto discutibile ma obiettivamente allarmante (visto che c’era bisogno di allarmare), è stata quella di sistemare delle inquietanti sagome umane a grandezza naturale in ognuno dei punti della rete stradale in cui qualcuno era recentemente morto a causa di un incidente (ci sono singoli chilometri con sei, sette, dieci sagome); la seconda è stata potenziare esponenzialmente i controlli, e non le sanzioni. Polizia e gendarmeria dovunque, palette rosse in ogni piccolo centro urbano, autovelox funzionanti alla fine di ogni lungo rettilineo, perfino nelle rotonde. Multe, sempre.         (altro…)

Read Full Post »

perplessita-scolasticaIn quinta c’è il tema. Io giro tra i banchi, per vedere un po’ quale traccia hanno scelto i ragazzi, se hanno bisogno di aiuto, se tutti stanno lavorando sul serio o se stanno perdendo tempo, come spesso accade, anche in quinta. Quando arrivo in fondo all’aula, nell’ultimo banco, vedo che Alberto tiene vicino al foglio su cui sta scrivendo il suo tema anche il pagellino, che gli è stato consegnato l’ora prima da un collega. Gli dico, tanto per capire qualche umore e per vedere qualche reazione: «Allora, il tuo pagellino? cosa ne dici?»     (altro…)

Read Full Post »

L’altro ieri l’alunno Matteo, di quinta, mi ferma al cambio dell’ora e mi chiede: «Com’è il test?» Io, che li ho proprio sottobraccio, i test, e devo entrare in quinta nell’ora successiva, gli dico: «Beh, non è proprio facilissimo». Lui mi guarda un po’ strano, poi mi dice: «Mi dovrò rifare all’interrogazione, mi sa». «Non hai studiato?», gli chiedo io, che però sono stanco e sto già quasi per perdonarlo. E lui, con espressione compunta e solenne: «Le prometto, le prometto davvero, che studierò tantissimo per la prossima interrogazione».

Ecco, quando i miei studenti fanno del loro studio una questione a cui io, solo io, sono così affezionato, non riesco a capire se io dovrei abbracciarli commosso e piangere di gioia insieme a loro o invece io dovrei, con le mie stesse mani, spaccare la loro testa contro uno spigolo di cemento della loro scuola.

Read Full Post »

piu-di-uno-strappo-e-qualche-pesce-sfuggeSempre in quinta, sempre alle prese con Pirandello. Oggi, dopo aver letto nei giorni scorsi qualche novella, parlo dei romanzi. Comincio con L’esclusa, in teoria. In pratica faccio appena in tempo a pronunciare soltanto il titolo, che già si alzano le prime mani.

Ci sono interventi: «Sembra che l’esclusione sia per Pirandello l’unico modo per sopravvivere alla società borghese», dice Alberto. Io dico che, sì, insomma, ma non proprio; che è una condizione metafisica più che borghese. Ma lui e poi Pietro e altri non si accontentano. Insistono su questa teoria della necessità dell’essere marginali. Dicono: «La società borghese è opprimente, questo è chiaro. È una società in cui la merce conta più delle persone, è mercato, esistiamo solo in quanto consumatori. Si tratta di trovare un modo per uscirne».      (altro…)

Read Full Post »

statemi-a-sentire-vecchiOgni volta, in ogni quinta, succede così: quando arrivo a spiegare Pirandello, l’attenzione degli studenti improvvisamente si accende. Cominciano ad alzarsi mani e a fioccare domande, interventi, brevi dibattiti, risposte alle domande precedenti. Pirandello stimola; forse non piace poi così tanto, alla prova dei fatti (che è leggersi tutto un suo libro) ma senz’altro stimola. E questo nonostante io cerchi di mantenere, durante la spiegazione, un profilo ancora più basso del solito, senza insistere sulle questioni più scontate, per cercare invece di spostare l’attenzione su quelle meno ovvie e banali.

Ma non c’è nulla da fare. Le domande si accavallano: c’è la questione delle «maschere individuali», dei «ruoli imposti dalla società», c’è il «relativismo» e la «follia», ci sono le «trappole sociali».           (altro…)

Read Full Post »

le-mythe-cest-moiTrovo per puro caso (ve lo giuro: per puro caso) (vabbè, non ve lo giuro che non ce n’è bisogno, diciamo che ve lo assicuro) (ma poi cosa ve lo assicuro a fare? vi fidate no? è per caso, quasi per caso, insomma). Dunque, trovo quasi per caso la pagina web personale di un mio alunno. La scorro rapidamente e vedo che c’è una sezione dedicata ai suoi miti:  e lì, in mezzo a foto di attori e di eroi, guarda guarda, c’è anche la mia (!!!). LA MIA FOTO. Tra i suoi miti. Resto per qualche secondo inebetito davanti allo schermo, con un’espressione di gongolante vanità nello sguardo e il volto sapientemente atteggiato alla Robert De Niro in «Heat – La sfida».

Poi vedo che la pagina contiene anche dei commenti. Li scorro. Ce n’è uno di un’altra mia alunna. Il quale commento dell’altra mia alunna suona letteralmente così:

«Certo che se lui è un tuo mito, tu sei veramente un coglione.»

È bello scoprire che le giovani generazioni si prendono cura di me e mi impediscono di smarrirmi nell’oscuro e insidioso labirinto della vanagloria.

Read Full Post »

tenetemi-docchio-che-scappoQualche giorno fa, mentre in classe parlo di Italo Svevo e del suo romanzo La coscienza di Zeno (e qualcuno ne parla con me, perché qualcuno, mirabilmente, lo ha letto), bussano alla porta. Dico: «Avanti!» Entra una studentessa che non ho mai visto prima, proveniente da chissà quale altra classe, e dice: «Buongiorno. Può, per cortesia, lasciar uscire per cinque minuti i “guardiani della luce”, che abbiamo bisogno di loro?» Due dei miei studenti di quinta si alzano ed escono, mentre io resto immobile e attonito come stette la terra all’annunzio della morte di colui che fu. Dunque erano loro, quei due miei alunni, i «guardiani della luce». Ma che cosa vuol dire «guardiani della luce»? Non lo saprò mai.

Nella mia scuola, mentre io mi ostino a parlare di libri, succedono cose, si parla di luce e di ombra, si prendono decisioni e si affidano incarichi, ci sono i guardiani e sono miei alunni, io nel frattempo non so le cose, vengo tenuto all’oscuro di tutto insieme alle mie appassite similutidini manzoniane, non tengo il ritmo degli eventi, il mio tempo passa, i miei capelli cadono, i miei libri invecchiano.

Read Full Post »

L’altro giorno, in quinta, avverto i ragazzi che sabato salteranno le due ore di letteratura italiana, perché si andrà tutti in aula magna, dove sarà proiettato un film sulla shoah e ci sarà un dibattito tra due insegnanti (che  non sono i loro insegnanti) sull’olocausto e il negazionismo. Immagino possano essere contenti, anche solo per il fatto che “perdono” due ore di cosiddetta scuola.

Invece, l’unica reazione è di Alberto: «Ma è proprio obbligatorio venire? non si può restare in classe a fare lezione?» Gli dico: «E perché, scusa?» E lui: «Perché sono sempre così pallose, ‘ste cose… e poi le sedie sono scomodissime».      (altro…)

Read Full Post »

Leggo in quinta una poesia di D’Annunzio. Lo faccio perché c’è l’esame di stato, e quindi non si sa mai, e quindi meglio provvedere, e quindi non vuoi mica mandarli all’esame allo sbaraglio. La poesia è La pioggia nel pineto. Sono quasi imbarazzato mentre la leggo e la commento, perché è un testo di grande qualità poetica, in senso tecnico, ma anche assolutamente muto per quanto riguarda la realtà di oggi. Una pura operazione estetica, talmente artefatta che già ai suoi tempi più di uno aveva storto il naso. Penso: «Come posso pretendere di parlare a dei ragazzi di vent’anni con queste parole così vecchie?»     (altro…)

Read Full Post »

Oggi ero a pranzo con alcuni dei miei alunni di quinta. A un certo punto, mentre si parlava di qualcosa che non ricordo, una di loro ha detto che le sembro un bambino non cresciuto. Nel giro di pochi secondi un’altra ha ribattuto che no, che piuttosto sono una persona triste; e un altro  ancora che sono pieno di energia. Li ho dovuti fermare. Possibile che non abbiano ancora imparato che delle persone, e in particolar modo degli insegnanti (così come dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei vicini di casa), si deve sempre e inderogabilmente parlare alle spalle?

Non sono riuscito a insegnare loro nemmeno i fondamenti minimi della convivenza civile.

Read Full Post »

avere vent’anni

Vittorio Gassman diceva (o forse era qualcun altro, o forse era lui che citava qualcun altro) che si hanno vent’anni dai quindici anni fino ai trenta. Ho sempre pensato che sia vero. E quindi, conseguentemente, è accettabile dire che se ne hanno quaranta dai trent’anni in poi, fino ai sessantacinque, o anche ai settanta.

Le differenze sono tante, inutile dirlo; una è che a vent’anni gli stati di felicità e di infelicità si alternano molto più rapidamente, passano e ripassano, a volte non sai nemmeno perché, non fai a tempo a saperlo. A quarant’anni ti tocca una felicità (o un’infelicità, fate voi) più stabile e duratura, che farai sempre più fatica  a scalfire, con tutto quel che ne deriva. Sarebbe importante, quindi, pensare con buon anticipo alla propria stabile felicità (o infelicità) dei quarant’anni, anche quando se ne hanno venti (e anche se il futuro anteriore esiste, purtroppo e per fortuna).

O almeno questo è quello che, oggi a pranzo, mi sforzavo invano di far capire alla mia alunna Veronica F., la quale ha vent’anni, vuole scappare a Londra, riempirsi di tatuaggi e  di quando ne avrà quaranta di anni (e forse  non  a torto) se ne frega.

Read Full Post »

Qualche giorno fa, in Quinta. Prima di cominciare la lezione, dico: «Ragazzi, il test di letteratura lo farei il 22 gennaio». Si sente subito la voce di Benedetta B. che risponde: «Non possiamo, prof. Quel giorno ho l’esame di teoria per la patente».

Bene, penso tra me e me. No, anzi, bene per niente. E poi mi verrebbe voglia di dire altre cose. Senza polemica, figuriamoci, che Benedetta è pure una ragazza sempre educata e perbene e anche (quasi) sempre preparata. Però, pur senza polemica, è chiaro che la frase contiene una gerarchia implicita. E cioé: prima la patente, poi il resto, tra cui la scuola, che è il nostro lavoro, il mio e il suo, di Benedetta.   (altro…)

Read Full Post »

Questa mattina, fine delle lezioni in Quinta, mi ferma sulla porta Matteo M., mi appoggia una mano sul braccio e mi dice: «Bella lezione, oggi, prof». Lo ringrazio ed esco.

Ma ci ripenso mentre torno a casa e mi fa un po’ impressione. Non tanto perché è raro che succeda, assolutamente rarissimo (il che dipenderà anche dalle lezioni medesime, evidentemente). Ma soprattutto perché la mia sensazione è del tutto diversa. A me sembra di aver fatto due ore di lezione confusa, un po’ generica, con tanti interventi da parte loro ma poca sistematicità e incisività da parte mia. Come se avessi detto poche cose.     (altro…)

Read Full Post »