Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘in quinta’

lasciare la biciletta sul muroIl grande nemico dice poche cose, ma con lucida chiarezza; le ripete, come un mantra; il grande nemico sa che questa ossessione del ripetere gli fa guadagnare terreno, un giorno dopo l’altro, un centimetro dopo l’altro.

Il grande nemico dice che non ne vale la pena. Che arrovellarsi per questo lavoro è stupido, e che invece la cosa più intelligente da fare sarebbe adeguarsi, fare quello che ti si chiede di fare, tornare a casa sereno. E che in fondo lo sai che tu, quello che andrebbe fatto: quanti colleghi vedi che già lo fanno? Più giovani di te, più spiritosi di te, più intelligenti di te.

Il grande nemico ha le facce di tutti questi tuoi colleghi. Che entrano in classe, spiegano qualcosa, alcuni anche bene, non badano a chi li sta a sentire e a chi no, poi interrogano, danno sempre la sufficienza, in consiglio di classe si lamentano e sparano a zero sugli studenti, ma poi tornano in classe ed è tutto come prima. Bei voti, nessun problema, nessuna polemica, nessun male allo stomaco. Sono i bei voti l’unico sistema, tutto a quello si riduce.     (altro…)

Annunci

Read Full Post »

scorrere come l'acquaNon so perché capita sempre con Marta (le era già capitato tre mesi fa con La lupa, infatti); anzi, in verità, lo so benissimo il perché. Capita con Marta, perché Marta è una di quelle ragazze ben preparate e studiose, e però troppo timide per riuscire anche a parlare durante un’interrogazione. Marta racconta quello che ha studiato: lo fa con ordine e con un linguaggio preciso; lo fa spesso senza dimenticarsi nulla. Ma quanto a dire qualcosa di suo, be’, quello non glielo si può chiedere, perché non ha il carattere per farlo, tutto qui.

(E come Marta ce ne sono tanti di studenti e di studentesse così: ragazzi di cui si rischia di sentire la voce soltanto durante le interrogazioni, che altrimenti non intervengono mai e non dicono mai niente. Per esempio, con Marta io ho parlato per la prima volta solo qualche sabato fa, dopo tre anni di lavoro insieme: un gruppo di ragazze mi ha chiesto di andare a mangiare un panino con loro, per discutere dell’università. C’era anche lei:        (altro…)

Read Full Post »

quando avevo i capelliIo, personalmente, venni a sapere del voto finale che avevo preso all’esame di maturità ancora prima di guardare il tabellone finale con i risultati esposti. Mi ricordo che ero andato a Genova con mia madre e mia sorella, la mattina in cui uscivano i voti. Quindi arrivai a scuola molto tardi, all’ora di pranzo, ben più tardi di tutti gli altri. Mia madre mi lasciò dietro l’angolo, io scesi dalla macchina e non feci a tempo a fare due passi che mi fermarono alcuni amici, di un’altra quinta della mia scuola, e mi fecero i complimenti.

Io seppi in quel momento di aver ottenuto un bel voto. Loro mi dissero solo «Complimenti», ma io capii. E capii un’altra cosa, anche se confusamente e con la scarsa lucidità che mi avrebbe sempre contraddistinto. Capii che quel giorno era cambiata la percezione altrui dei miei bei voti:       (altro…)

Read Full Post »

una cosa normaleQualche giorno fa ho un lungo colloquio con il dirigente scolastico (a voi forse non sembra una notizia, e invece lo è: le cose sono cambiate parecchio negli ultimi quindici anni; per me, insegnante di un istituto comprensivo molto grande, avere un colloquio con il mio dirigente è cosa rara, che prevede appuntamento, telefonate di conferma ecc.). Durante il colloquio, io parlo di come è andato il mio anno scolastico, rilevo alcune difficoltà dovute a scelte secondo me rivedibili, rispondo ad alcune sue curiosità sull’andamento del liceo e in particolare dell’insegnamento di lettere.

Poi mi chiede delle supplenze. Quest’anno, per una particolare scelta relativa al mio orario di lavoro, ne ho fatte molte, e soprattutto le ho fatte negli altri indirizzi della suola: ragioneria, geometri, professionali (ne avevo già parlato qui, tanto tempo fa, quando l’acquattamento sul fondo mi riusciva meglio).

Gli dico la mia verità: e cioè che mi sono trovato bene;      (altro…)

Read Full Post »

ah i classiciOggi entro a scuola alle nove. Mentre sto parcheggiando (con estrema difficoltà, perché gli studenti diciottenni sono molto disinvolti nell’interpretare le righe bianche disegnate sull’asfalto), vedo il mio alunno Sergio, di quinta, che svolta l’angolo e si avvicina all’entrata dell’istituto. Esco dall’auto, lo saluto, lo aspetto. Vorrei chiedergli come mai è in ritardo, ma non faccio in tempo, perché mentre lui si avvicina, mi accorgo che alle mie spalle è arrivato un ragazzo di colore, giovane, avrà vent’anni anche lui (anche, come Sergio), che mi chiama.

Mi dice: «Amico…». E poi nient’alttro, perché in quella parola, amico, c’è dentro tutta la sua richiesta. So che se abitate a Milano o in qualsiasi altra città, l’episodio non vi dirà nulla. Anch’io ho vissuto per tanto tempo a Milano, e poi a Brescia, anch’io torno normalmente in quelle città e sono abituato anch’io a questi incontri. Ma nel mio paesino sul lago non mi era mai capitato.

Ora c’è da una parte questo ragazzo africano che mi chiede dei soldi;         (altro…)

Read Full Post »

porca evaQualche giorno fa, in quinta, c’è stata la simulazione di prima prova. Vale a dire che tutte le classi quinte dell’istituto si sono fermate e per 6 ore hanno svolto il cosiddetto tema, che adesso non è più un tema ma un’analisi di testo, oppure un saggio breve, oppure un articolo di giornale, oppure una trattazione di argomento storico. Ma tra di noi lo si continua a chiamare «tema», che fa tanto casa nostra e ci piace di più.

Le tracce erano sette, uguali per tutti, come sarà all’Esame di Stato (prima prova, infatti); ce n’era un po’ per tutti i gusti, onestamente, dalla prosa sveviana, all’autoritratto nei poeti del Novecento, e poi le radici della xenofobia e del razzismo, e poi ancora una trattazione sulle nuove periferie urbane e via dicendo. Erano tracce elaborate da un paio di mie colleghe, che si sono date da fare al posto mio, naturalmente.

Ho assistito per un paio d’ore alla «simulazione», perché ero impegnato anche in altre classi: ho visto i miei studenti molto concentrati e attenti, e mi sono anche un po’ stupito, perché non erano tracce diverse da quelle che io stesso ho dato per tutto l’anno; e però così impegnati non li avevo visti mai. (altro…)

Read Full Post »

in fila per unoUn paio di settimane fa decido di fare un piccolo esperimento, in quinta. Sto chiudendo il programma di letteratura e devo però ancora interrogare tutti; dovrei fare come faccio sempre, e cioè interrompere le lezioni per una settimana o dieci giorni, stabilire una serie di date ravvicinatissime e interrogare i ragazzi dopo aver assegnato loro una data e un orario: «Tu e tu il giorno 15 alle 9, invece tu e lei il giorno 16 alle 11, eccetera». Ma so che è un periodo pesante, anche per loro; so che hanno molte discipline da studiare e che sono parecchio preoccupati. So che anch’io sono stanco e che interrogare così, in serie ravvicinata, mi pesa tantissmo, e magari posso risparmiare un po’ di energie pure io.

Allora decido di provare un sistema diverso, un po’ più adulto (mi pare). E gli dico: «Il programma è questo: va da Svevo fino a Montale compreso; voi sapete quali argomenti e testi dovete conoscere, perché vi ho già spiegato tutto; io posso interrogarvi quando volete voi, dal 15 maggio all’8 giugno; voi date un’occhiata ai vostri impegni, valutate con calma il calendario e poi venite a dirmi qual è il giorno migliore per voi. E io vi interrogo quel giorno lì. Basta, ovviamente, che mi avvertite con un po’ di anticipo».       (altro…)

Read Full Post »

Older Posts »