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Posts Tagged ‘letteratura’

(Tornano, a gentile richiesta, i piccoli appunti su Dante; è stupefacente, lo so, ma ci sono state effettivamente un paio di gentili richieste…)

danteIl canto di Ulisse è talmente noto e famoso che pare superfluo farne un riassunto. Perché Ulisse è uno dei più grandi personaggi infernali e il suo lungo monologo è uno degli squarci più abbaglianti della storia della poesia occidentale. Ulisse, quindi, parte: perché Itaca non basta, l’amore non basta, la felicità non basta, il potere non basta: Ulisse si muove verso l’ignoto, oltre le colonne d’Ercole, oltre il limite stabilito alla conoscenza umana. Ulisse giunge fino a scorgere il profilo bruno della montagna del Purgatorio… Poi un turbine improvviso scende su di lui e la nave di Ulisse e dei suoi pochi compagni sprofonda. «Com’altrui piacque».

Ma il viaggio di Ulisse, freccia lanciata al di là di tutti i confini possibili, non è solo il viaggio dell’uomo che sfida i limiti impostigli dalla sua finitezza, e che dunque sfida Dio; non nell’ambito complessivo della Commedia dantesca. Il viaggio di Ulisse, «folle volo», è anche controcanto terribile al viaggio dantesco: stessa meta, stessa ansia di libertà, stesso desiderio di fare «esperienza» e di «seguir virtute e canoscenza».            (altro…)

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cose grosseIo ho una sola cosa in testa, quando vado a lavorare a scuola: la letteratura.

Sono fissato, lo so, monomaniaco, affettivamente instabile, stordito, del tutto fuori tempo e fuori luogo, un po’ pirla, so anche questo. Anzi, dico di più: non me ne è proprio mai fregato niente della pedagogia, e dell’età evolutiva, e della psicologia, e dell’intelligenza emotiva, e di tutta questa roba qui con cui hanno cercato di ammorbarmi per un decennio. Non sono mai stato a sentirli, ho fatto solo finta.

Io entro in classe e penso sempre e soltanto alla letteratura, invece: penso a quanto piace a me e a come fare per farla piacere ai ragazzi; penso a quanto è importante che ne conoscano tanta; penso a quali parole usare perché loro prendano coscienza della sua importanza; penso e a volte, siccome sono mezzo scemo, mi faccio anche trascinare dalla letteratura ed entro in una specie di estasi letteraria e spiego come se stessi parlando delle cose più importanti che ci sono al mondo.       (altro…)

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cera-una-volta-la-fotocopia1Oggi preparo un po’ di testi del Novecento da leggere insieme ai ragazzi di quinta, nelle prossime settimane. Un po’ mi ci diverto anche, in questa compilation, ma non è questo il punto (non deve esserlo, insomma). Sono testi di autori noti ma anche meno noti, e secondo me molto utili per comprendere la natura della cultura letteraria del secolo appena concluso, che è poi, tutto sommato, anche la nostra del 2009, per molti versi.

Sono testi che mancano nel libro; ma è ovvio: nessuna antologia della letteratura italiana può antologizzare tutto (non si chiamerebbe nemmeno più antologia, a quel punto), nessun libro di testo può essere perfetto o perfettamente consonante con l’insegnante che lo sceglie. Tutti vanno in qualche modo integrati, se si vuole far lezione con un certo spirito creativo. Altrimenti si legge il libro tutti insieme e finisce lì; che può anche essere un sistema, non lo nego, ma a me continua a non piacere molto.        (altro…)

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Un estratto dalle Lezioni americane di Italo Calvino di cui sono ancora in debito.  Si tratta di un brano tratto dalla lezione «Esattezza»; è stato scritto più di vent’anni fa,  ma la situazione nel frattempo è forse solo peggiorata, non certo migliorata. Rappresenta bene quello che intendo io quando parlo di una lingua viva; o anche, per contrasto, di una lingua morta, che è quella che ci circonda troppo spesso, secondo me, e non è quella scolastica o libresca, nient’affatto,  ma è proprio quella parlata nei contesti mediatici più comuni. Ed è anche una delle idee che più vorrei passare ai miei studenti: che è proprio a livello della lingua che si attuano le forme più sottili e pericolose di corruzione degli intelletti.

Se non vi sembra già troppo, potete cliccare e leggere il brano (breve). (altro…)

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Oggi, sul suo blog “freddy nietzsche”, Matteo Bordone scrive un breve post sulla distanza tra la lingua della cultura ufficiale e un po’ imbalsamata (quella insegnata anche a scuola, secondo lui) e la lingua parlata. Dice diverse cose in poche righe, e premetto fin da subito che sono d’accordo su praticamente tutto: la lingua in cui sono presentati i laboratori universitari è risibile, alcune espressioni giornalistiche sono addirittura drammatiche, dire che “vi sono Mc Nuggets pronti”, benché io non abbia la minima idea di cosa siano i Mc Nuggets, è assolutamente meritevole di sputi in faccia. Ma.

Ma prima di tutto non è così vero che la lingua che lui cita come esempio di “vecchiume” sia quella usata e insegnata nelle scuole.        (altro…)

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avventura-1Oggi, in quinta, interrogo Marta in letteratura italiana. Tra i tanti argomenti su cui potrei ascoltarla, il discorso cade sulle novelle di Verga e in particolare sulla novella La lupa, che abbiamo letto insieme in classe qualche settimana fa. Marta conosce bene la novella: la introduce con intelligenza, la riassume precisamente, parla dei personaggi, del coro popolare, della tecnica verghiana di presentazione degli eventi.

A un certo punto mi dice che la figura della «lupa» è sostanzialmente una figura animalesca e «trasgressiva». Io, che sono sicuro di non avere mai usato quel secondo aggettivo in classe, le chiedo in che senso lo sia, «trasgressiva».         (altro…)

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Un lettore mi segnala oggi, via mail, un brano delle Lezioni americane di Italo Calvino che, secondo lui, ha molto a che fare con un post che ho scritto alcune settimane fa. Effettivamente io non mi ricordavo il passaggio calviniano; ed effettivamente esiste una parentela tra i due discorsi, perché in entrambi si parla di capacità di immaginare attraverso la lettura e sulla base di semplici segni alfabetici. Certo, lui cita Starobinski e Giordano Bruno, io invece la pornografia e la masturbazione. Ma questo dipenderà dalla mia innata ed erudita propensione alla raffinatezza, direi. Se qualcuno ha voglia di leggere un po’ di Lezioni americane, e in particolare un passo di quella che è dedicata alla «Visibilità», non deve fare altro che cliccare qui:       (altro…)

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non-e-uno-sport-per-signorine1Certe cose si vedono con gli occhi, altre si immaginano con il pensiero: è ovvio, non occorre nemmeno dirlo. Leggere invece è un’operazione un po’ più complicata: perché leggere pretende che, mentre gli occhi vedono, il pensiero immagini qualcosa di cui non c’è traccia, se non nei piccoli segni alfabetici che punteggiano la pagina. Ecco perché leggere richiede un vedere diverso; ed ecco perché la letteratura è parente del cinema ma non ne è sorella; così come non è sorella della pittura e nemmeno lontana cugina della televisione. Perché non le è mai sufficiente il vedere senza l’immaginare.

Questo mi dico, spesso, quando realizzo che i miei alunni leggono poco, perché fanno troppa fatica a leggere. Come se non fosse nemmeno del tutto colpa loro, ma di una fatica divenuta assolutamente troppo grande. Cerco anche delle spiegazioni, leggo saggi di esperti e di sociologi, ma non trovo nulla che mi soddisfi in pieno. Tutte le spiegazioni mi sembrano troppo generiche e a tratti anche un po’ moralistiche, incapaci di rispondere davvero con precisione alle mie domande. Perché è così più faticoso leggere per i ragazzi di oggi di quanto non lo fosse per noi vent’anni fa? Perché noi cercavamo risposte nei libri (e anche nelle poesie, alcuni di noi) e a molti di loro invece non verrebbe neppure in mente? È qualcosa che ha a che fare con la concentrazione del “vedere” i segni alfabetici, o invece con lo sforzo dell’immaginare con la fantasia?

Ecco, non ho risposte, ma credo si tratti più di una debolezza relativa al secondo aspetto, quello legato alla fantasia e all’immaginazione. Non ho nessuna prova, naturalmente. Ma ho un piccolo indizio. Che non fa una prova, ma è pur sempre un indizio.

L’indizio si chiama pornografia.      (altro…)

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Ieri è morto Giampaolo Dossena. Oggi molti blogger lo ricordano come ideatore di giochi e di sciarade linguistiche. Io, per parte mia, preferisco ricordarmi di quando, 22 anni fa, lessi la sua Storia confidenziale della letteratura italiana, il primo volume. Era un lavoro garbatamente ironico, senza eccessive pretese intellettuali, ma mi face capire (a me, studente di filologia medievale già troppo preso nella parte) che passioni come quella letteraria si potevano vivere anche con leggerezza e più di un sorriso. Non era un capolavoro, ma era un libro intelligente e piacevolissimo. E raccontava di Dante, di  Cavalcanti e di Jacopone da Todi come fossero uomini lì presenti. Come in una chiacchierata confidenziale tra amici, appunto.

Oggi il volume non si trova più in nessuna libreria (ce n’è uno usato, a prezzo esorbitante, solo su Amazon). Anche per questo, credo che sia giusto che quello studente che ero vent’anni fa si ricordi di chi gli fece comprendere un po’ meglio, con il sorriso affabile delle persone acute, cos’è la letteratura.

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(questo post è la conseguenza di questo)

tris20civette2hw9Ambarabà ciccì coccò

Tre civette sul comò

che facevano l’amore

con la figlia del dottore

il dottore si ammalò

ambarabà ciccì coccò.

1. Il candidato riassuma candidamente il contenuto informativo del testo in non meno di 150 righe.

2. Si analizzi il primo verso: come vanno intese le misteriose parole? si tratta di una formula rituale? o piuttosto di un’arcana e triplice forma onomastica? Il candidato esprima e motivi le sue convinzioni.      (altro…)

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‹confido nella comprensione affettuosa dei miei quattro lettori abituali (quattro, come i mitici quattro gatti) e compio una biasimevole operazione autoreferenziale. Però devo loro una piccola spiegazione, che gli internauti capitati qui per caso salteranno a piè pari, invece, per andare direttamente QUI (obbedite, mi raccomando). Il fatto è che gli algoritmi di google dimostrano una certa predilezione per i miei titoli e nessun tipo di simpatia, invece, per i contenuti dei miei post (esperimento ripetuto, vi assicuro). E sapete come fanno gli studenti, e anche gli insegnanti (sì, anche gli insegnanti, che la carne è debole), per fare o per elaborare una qualsiasi indecente analisi di testo? Vanno sul google medesimo e digitano la vile striscia «analisi di testo» seguita dal nome dell’autore che di quella squallida analisi deve essere l’oggetto. Ecco dunque rivelato l’arcano: come avete intuito, tramite i nomi  dei padri della nostra lingua (che possano perdonarmi), sto cercando con l’inganno di attrare studenti e insegnanti di cui sopra in questo blog, per poi corrompere la loro buona fede con la lettura del post di un paio di giorni fa (che è questo QUI, se qualcuno non ha seguito i miei consigli). Conto dunque di manipolarli via cavo, di invischiarli nella rete, di cogliere impreparate le loro difese psicologiche e corrompere i loro costumi, avvelenare i pozzi della loro buonafede, seminare il terribile seme della zizzania letteraria (vale soprattutto per gli studenti, che sono ancora recuperabili, ma anche per gli insegnanti, che non si sa mai). Bene, ora che avete capito, posso serenamente fare spazio al bieco e ingannevole trucchetto›

Giovani (e anziani) internauti in cerca di aiuto, desiderate imbattervi in un’analisi di testo fatta bene? Cliccate subito QUI, non ve ne pentirete.

‹a questi poveri e luridi stratagemmi deve ricorrere l’insegnante corruttore di costumi, al giorno d’oggi… O tempora, o mores!

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Fa piacere vedere che anche i giornalisti, ogni tanto, scoprono che il rubinetto con il colore rosso esiste e serve a qualcosa. Ma va’? Le cose che leggiamo (o vediamo) influenzano le nostre scelte? Chi l’avrebbe detto, eh…

(via Galatea, che risale allo studio originario e ne ricava assai più sensate considerazioni)

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