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Posts Tagged ‘ortografia’

Ecco a voi: il SilvioBerlusconiFansClub.

Niente di imperdibile, a parte l’evidente amore per le lettere maiuscole e una autentica e smisurata passione per l’ortografia e la punteggiatura.

(Sì, avete ragione, è un bersaglio troppo comodo. È che mi piace vincere facile, almeno ogni tanto… che poi si perde quasi sempre, peraltro.)

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Del cattivo stato della lingua italiana, avvilita dall’ignoranza della grammatica, dalla povertà del lessico, dall’uso scorretto di termini elementari. Sarà che la lingua, parlata e scritta – come ci ricordano gli specialisti – non ubbidisce a rigide prescrizioni, si modifica in base alle trasformazioni indotte dalla storia e dal costume, appartiene in definitiva a chi se ne serve. Ma certe sciatte derive, non arginate da una scuola che appare sopraffatta dagli strumenti della comunicazione mediatica, suonano irritanti e sconfortanti.     …

Più disarmante, tanto da intenerire, la perla che ho scovato nella traduzione dal francese di un articolo di teologia. Dove il Concilio di Nicea, nell’originale «Nicée», è stato reso con Nizza. Con una imperturbabilità che, vien da dire, avrebbe accettato anche un Concilio di Saint-Tropez.

Lorenzo Mondo si lamenta del cattivo uso della lingua italiana.

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vecchi-grammaticiNon ho letto il libro Val più la pratica di Andrea De Benedetti, giovane giornalista che si occupa di sport, società e cultura (ma mi riprometto di leggerlo al più presto, però). E quindi il brevissimo appunto che sto per fare è coscientemente parzialissimo; e si riferisce più al post che ieri Luca Sofri ha pubblicato sul blog Wittgenstein, che non al libro medesimo, che non conosco.

Il post, che parla di grammatica e di ortografia, dice che l’importanza delle regole va definita «in base alle loro ragioni d’essere, piuttosto che al loro esistere in quanto regole»; il che è nel complesso vero, secondo me. Non porta esempi espliciti, il post, ma implicitamente ne presenta due. Uno nel titolo (Le cose, cambiano), in cui è marcatissima la presenza della virgola tra soggetto e verbo; il secondo al termine della prima lunga citazione dal libro di Debenedetti, in cui figura (sottolineato da Sofri) un sé stesso, con il pronome personale accentato.            (altro…)

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Sul blog di .mau. è in corso una solo apparentemente futile discussione sugli apostrofi e il loro uso. La discussione prende le mosse da un articolo pubblicato su repubblica.it. Ho lasciato una considerazione anch’io, nel frattempo, perché, un po’ già lo sapete, l’ortografia mi appassiona (è l’età, che volete farci).

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mi-manca-laccento-aiuto1Va bene che lo scrivano così gli alunni; va bene che anche nei sondaggi delle televisioni sia immancabilmente privo della sua necessaria appendice; va bene che uno, quando scrive rapidamente un esse-emme-esse o commenta velocemente il post di un blog, se ne possa pure dimenticare…

Però, insomma, almeno i titolisti di un quotidiano ad ampia tiratura nazionale, e in particolar modo quando parlano di scuola, se lo potrebbero tenere a mente, quell’accentino. Che è anche una piccola forma di rispetto per se stessi e per il lettore, come scriveva una volta un tale nemmeno tanto stupido.

E perché il sì, orfano di quell’accento,  è anche un po’ meno sì, se non l’avete capito.

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