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Posts Tagged ‘pd’

O ci sono in Italia molti più buontemponi di quanto uno si sarebbe potuto immaginare, o c’è qualche urgente riflessione in più da fare:

grillo parlante

(grazie a dottorcarlo)

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Già il fatto che il Pd si divida tra veltroniani e dalemiani suscita in me una sensazione di tristezza quasi insopportabile, con sfumature che vanno dalla malinconia biliosa all’ira furibonda al desiderio frustrato di espatrio.

Ma che uno come Francesco Rutelli possa ancora giocare un suo ruolo all’interno del partito, be’, questa è una di quelle notizie davanti alle quali risulta vano ogni tentativo di articolare in forme civili del linguaggio umano la mia stanchezza.

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(post pubblicato alle 13.30 di domenica 7 giugno, per essere precisi)

come perdere tutti insieme alle elezioni

Domani, mitico e imperdibile lunedì post-elettorale, io sono impegnato tutto il giorno: cinque ore di scuola la mattina, con annessa versione di latino in terza, e numero imprecisato di ore di scrutinio della quinta durante il pomeriggio, con annessi malumori, scazzi con i colleghi, ritorno a casa in situazione di emergenza psicologica e affettiva.

Unica consolazione: starò lontano tutto il giorno dal web e dalla tv e non seguirò l’andamento dei risultati elettorali, con l’annesso e religioso rito delle proiezioni e delle dichiarazioni; e quindi non vedrò nemmeno le incredibili facce di culo dei sondaggisti, peccato. E visto come andranno queste elezioni, non posso che ringraziare chi ha fatto il calendario nella mia scuola e mi ha risparmiato questa tortura di inizio settimana.

Però, siccome non mi va di lasciare il blog senza nessuna traccia di percentuali e forchette degli exit poll, ho deciso di pubblicare già oggi i risultati definitivi delle elezioni europee, così, per il gusto di rovinare la sorpresa a tutti e perché ho le mie fonti, naturalmente. Li trovate, appena girate pagina.        (altro…)

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operai

Dovrei smettere di leggere i sondaggi, lo so. Però questo del Sole 24 Ore secondo cui il Popolo della Libertà ottiene tra gli operai il 43,4% dei consensi (contro il 22,4% che ottiene il Pd) mi è sembrato significativo: piccolo sobbalzo sulla sedia, vi dirò. Senza contare che se ci si aggiunge la Lega Nord la percentuale sale al 58,2%.

La chiamavano «coscienza di classe», una volta. Ora, magari, «incoscienza di pubblico», non so. Non ci voglio pensare, non oggi: splendida domenica di maggio. Ma è stata una rapida e imprevista mutazione genetica, questo bisogna dirlo.

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eterno ritorno

democris

I più bravi sono stati loro.

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Recupero (via squonk) un bell’articolo di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, che mi ricordavo di aver letto, ma che non riuscivo più a trovare. Era un articolo interessante da leggere il 10 ottobre, ed è un articolo strepitoso da leggere oggi, nella ufficialmente confermata certezza che Cofferati sarà capolista del Pd alle elezioni europee. Libero lui di farlo, ovviamente, liberi gli altri di candidarlo, altrettanto ovviamente. Liberi noi di rileggere quell’articolo-intervista, che diceva, tra le altre cose, anche queste:

È vero. Lascia il lavoro per amore. Lo sbalordimento, l’incredulità e l’ironia feroce di cui è bersaglio sono la misura esatta – millimetrica – dell’arretratezza culturale in cui siamo immersi fino a non accorgercene più, il segno preciso del pensiero dominante che ci istupidisce e che ci assorda.
Un uomo non lascia la carriera, la politica, il potere per la famiglia. Non è possibile. Ci dev’essere dell’altro. È una scusa. Saranno i sondaggi. Sarà il partito che lo boicotta. Sarà la paura di perdere. Invece no. È Edoardo. Non ci credete? Poveri voi. Poveracci, proprio. Non avete capito niente della vita. …

Il privato e la politica. Cose da pazzi. Archiviamolo subito come un incidente. In alternativa ci toccherebbe dire che Cofferati è un eroe della modernità, un marziano in patria. Uno che ha fatto un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità. Bisognerebbe dir questo di lui, ma non succederà.
Non lo farà nessuno, tranquilli.

Più di tutto sono i toni, che fanno sorridere (sorridere? solo sorridere?): «marziano in patria», è fantastico. Meno male che ci sono gli archivi on line, va’…


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è primavera

Le ronde non arrivano (per ora). La permanenza massima nei Centri di accoglienza per migranti resta ferma a 60 giorni. La senatrice Paola Binetti minaccia di uscire dal Pd, che secondo lei «si sta orientando verso sinistra», per confluire nell’Udc. E il sole, questa mattina, scalda la stanza in cui lavoro con la finestra aperta sugli ulivi.

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paradossi danesi

L’opposizione in Italia è terrorizzata dalla prospettiva di modifiche alla costituzione... È quantomeno paradossale che i neofascisti di Alleanza Nazionale, entrati nel partito di Berlusconi, appaiano adesso come i difensori della democrazia.

Questo (insieme a molto altro) si dice in Danimarca.


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Il video dell’intervento di Debora Serracchiani (la cui seconda parte  è sull’altra pagina, se avete voglia di cliccare) all’assemblea nazionale del PD di ieri ha già fatto il giro della rete. E d’altronde è davvero una boccata d’aria fresca il suo discorso, una piccola perla incentevole, come se qualcuno avesse aperto all’improvviso una finestra nelle stanze chiuse della politica progressista.      (altro…)

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Si è abbastanza parlato, in questi giorni, dell’appello di alcuni volti nuovi del Partito Democratico. Lo trovate qui. Per fortuna non vi si cita mai il termine “giovani”; piuttosto si parla «di persone attente alla modernità», «desiderose di impegnarsi e mettersi in gioco», «nuove competenze», «futuro», «nuova classe dirigente», «futuro dell’Italia», «rinnovamento», «affidare le istituzioni al futuro stesso, e non zavorrarle del passato».

Dico per fortuna, perché poi, a guardare le date di nascita (come ha cinicamente e maleducatamente fatto educazione cinica) si scopre che su 14 firmatari, in 3  hanno più di cinquant’anni; in 8 hanno già superato, anche ampiamente, la soglia dei quaranta; gli ultimi 3 stanno all’incirca intorno ai fatidici e danteschi trentacinque, l’età dello smarrimento. Nessuno è sotto, o intorno, ai trent’anni.

Per cui, se usavano la parola “giovani”, non gliela si poteva proprio perdonare.

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fino a ieri era d’oro

1047 delegati hanno votato Franceschini; 92 hanno votato Parisi; 119 si sono astenuti. Sarebbe bello sapere i nomi di questi ultimi, nella disperata speranza che un po’ di futuro si possa annidare spaurito in quel silenzio.

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i-nuovi-leader-del-pdMentre a Roma l’unico partito di sinistra presente nel parlamento italiano sta eleggendo un segretario non di sinistra, io mi interrogo un poco su una questione che è emersa su alcuni blog nei giorni scorsi e che solo all’apparenza non ha niente a che fare con la cronaca.

C’è un appello-petizione che circola in rete. Il testo lo trovate sia qui sia qui. È un bel testo, stringato ma con alcune parole importanti: innovazione, trasparenza, equità, cambiamento, coraggio, urgenza, lavoro, senso di responsabilità. A un certo punto si dice che il nuovo PD dovrà essere «un progetto culturale prima ancora che politico».

Stavo già per dare la mia adesione, quando ho letto il breve e un po’ caustico commento di mfisk, su non ne so abbastanza. E mi sono bloccato. Ha ragione lui, ho pensato: qui c’è ben altro a cui pensare e soprattutto ci sono ben altri personaggi da fronteggiare. E non si può certo pensare di fronteggiarli con queste parole e queste idee vaghe. Questo è davvero velleitarismo, come dice lui: nel senso delle ambizioni irrealizzabili e della loro sproporzione rispetto al contesto e alle forze di chi dovrebbe realizzarle. E dunque non ho più aderito.

E però, ci penso ancora.       (altro…)

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