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Posts Tagged ‘pedagogia’

maledetto sallustio e catilina e giugurta e tutti quelli come loroCosì il Corriere di ieri a proposito del rapporto della Fondazione Agnelli sulla scuola (l’articolo è citato da Peppe Liberti, al cui interessante post vale secondo me la pena di dare una lettura):

«Il punto — prosegue Gavosto (presidente della Fondazione Agnelli, ndb) — è che il meccanismo di formazione produce una tipologia di insegnante sempre uguale a se stessa, che però inizia a rendersi conto di non essere più quello che serve ai ragazzi di oggi ». E in questo senso, la programmazione diventa fondamentale: «Più che annunciare tante riforme, l’obiettivo per il Paese dovrebbe essere investire in una scuola di qualità. Sulla formazione iniziale, ad esempio: la bozza di regolamento del ministero punta molto su una preparazione di tipo disciplinare, mentre quella pedagogica è ritenuta sovradimensionata. Bene, gli insegnanti ci stanno dicendo esattamente l’opposto». Sarebbe il caso di prenderne atto.

E invece no, secondo me. Ma proprio per niente niente. E invece il problema è che, pur volendo prendere per vere e giustificate le sensazioni di inadeguatezza di molti  giovani colleghi, il punto continua a essere un altro.                  (altro…)

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facce 1Greta, durante le lezioni fa fatica a restare concentrata, e a volte quasi si addormenta; Caterina, invece, ha genitori che la assillano, che ancora le controllano i compiti, che ogni giorno verificano se sul libretto è comparso un voto nuovo e che, appena vedono un 6-, la vogliono mandare a lezione privata; e quindi Caterina è sempre nervosa e irritabile; Michele ride per niente, tutto il tempo, almeno dieci volte a lezione; così poi gli altri ridono perché ha riso lui e io devo riportare la calma senza innervosirmi, che non serve a nulla; la mamma di Serena, invece, non si è proprio mai vista: noi le spediamo lettere, lei le firma, nessuno ne sa mai niente; e Serena sembra davvero un po’ abbandonata a se stessa, quando prende 4 come quando prende 7; Veronica deve sempre andare in bagno, invece: se non la lasci andare mette il muso; se la lasci andare non sai quando torna…

facce 2Poi ci sono Giovanni che patisce l’aggressività, Elio che invece, se non sei un po’ aggressivo, non fa proprio niente, Michela che deve essere continuamente spronata, Elena che deva essere lasciata indipendente, perché lavora bene solo quando si sente autonoma, Eugenia che interviene a sproposito ma che è anche molto fragile e se glielo fai notare non studia più per un mese…

Sono persone, insomma. Anche se hanno quindici anni (e alcuni nemmeno quelli), sono persone, con i loro pregi e i loro difetti, ognuno con il suo modo di essere e di stare al mondo, ognuno con le sue antipatie.  Sono persone il cui essere persona farà inevitabilmente attrito con il tuo essere persona.           (altro…)

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A proposito di una discussione “educativa” che si sta svolgendo su FriendFeed e che, prendendo spunto dalla delirante e sgrammaticata intervista di Noemi Letizia a Venezia, è arrivata, chissà come mai, a interessare concetti come le “flessioni punitive” e le “punizioni corporali” a fini pedagogici, mi è venuto in mente un episodio, accaduto qualche mese fa, in terza.

C’è Roberto alla lavagna, che prova a tradurre una frase dal latino. A un certo punto gli scappa un’idiozia morfologica senza confini e senza giustificazioni. Io mi alzo e mi avvicino a lui, mimando chiaramente il gesto di dargli un pugno. Lui arretra terrorizzato. Io, sentendomi un po’ in colpa, lo rassicuro e gli dico: «Roberto, guarda che non lo faccio mica… Non posso mica picchiarti, lo sai vero? Se lo facessi, tu potresti denunciarmi, lo sai?»

Lui mi guarda, sempre terrorizzato, e mi dice: «Prof, io non farei mai una cosa del genere».

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cose grosseIo ho una sola cosa in testa, quando vado a lavorare a scuola: la letteratura.

Sono fissato, lo so, monomaniaco, affettivamente instabile, stordito, del tutto fuori tempo e fuori luogo, un po’ pirla, so anche questo. Anzi, dico di più: non me ne è proprio mai fregato niente della pedagogia, e dell’età evolutiva, e della psicologia, e dell’intelligenza emotiva, e di tutta questa roba qui con cui hanno cercato di ammorbarmi per un decennio. Non sono mai stato a sentirli, ho fatto solo finta.

Io entro in classe e penso sempre e soltanto alla letteratura, invece: penso a quanto piace a me e a come fare per farla piacere ai ragazzi; penso a quanto è importante che ne conoscano tanta; penso a quali parole usare perché loro prendano coscienza della sua importanza; penso e a volte, siccome sono mezzo scemo, mi faccio anche trascinare dalla letteratura ed entro in una specie di estasi letteraria e spiego come se stessi parlando delle cose più importanti che ci sono al mondo.       (altro…)

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laurea in parcheggioOggi è una bella giornata di maggio e ci sono tanti ragazzi nel cortile, all’intervallo (che si chiama «pausa socializzante»: se non lo sapevate, adesso lo sapete); non solo i soliti tossici come me che si fumano la loro dose di pedagogico catrame mattutino, anche quando ci sono 5 gradi sotto zero.

Mi fermo quindi a fare due chiacchiere con alcuni ragazzi di quinta, non della mia quinta: alcuni li conosco, perché li ho avuti nei primi anni, altri non so chi siano, anche se li vedo da anni girare nei corridoi. Parliamo ovviamente di scelte universitarie, che è l’argomento più urgente per tutti, in questi giorni di fine liceo. Molti dicono che a loro piacerebbe molto andare a studiare in qualche città lontana, ma che ci sono ragioni economiche che glielo impediscono. È una triste verità, li ascolto, capisco le difficoltà, loro e delle loro famiglie.

Poi però dico anche che qualche possibilità c’è sempre.         (altro…)

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