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Posts Tagged ‘pessimismo e fastidio’

quando ridere è facileLeggo il primo capitolo dei Promessi sposi, in classe. Fa sempre effetto la questione delle “gride”: le leggi che ci sono ma non vengono rispettate; le leggi che minacciano e le minacce a cui non segue nulla; è una questione che provoca domande e riflessioni anche sull’oggi. Però è molto difficile che i ragazzi riescano a cogliere la beffarda ironia che sta dietro il lungo elenco dei nomi e dei titoli nobiliari dei promulgatori delle leggi; è un’ironia contro il potere, in tutte le sue forme, ma è  un’ironia troppo adulta per loro, e a quindici anni si preferiscono le cose più serie. Gliela faccio notare, ci provo; dico loro: «Questa è l’ironia di Manzoni». Ma loro mi guardano e scrivono sul loro quaderno degli appunti «ironia di Manzoni», ma si vede benissimo che, tranne forse un paio, non capiscono quel che significhi.

Poi arriva Don Abbondio e invece ridono tutti. Prendo tre ragazzi e faccio loro recitare la scena del viottolo e dell’incontro con i “bravi”: Giorgio è Don Abbondio, Tiziano e Federico, con atteggiamento truce che viene loro benissimo, sono gli sgherri che devono spaventarlo. Seduti al loro posti tutti gli altri studenti della classe li guardano e ridono.             (altro…)

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sfasciare tuttoL’altra sera, mentre guardavo Annozero, pensavo che io non ci credo mica a questa cosa della libertà di informazione che in Italia non ci sarebbe. Pensavo che sui giornali italiani si parla di tutto in realtà; e che si può parlare di tutto, anche qui, sui blog e sulla rete. E che c’è anche Il fatto di Travaglio e Padellaro, adesso, se uno vuole proprio essere certo di non perdersi nulla.

E l’altra sera, sempre guardando Annozero, pensavo che la trasmissione, in realtà, non mi piaceva affatto: con la De Gregorio che diceva due sciocchezze sulla causa intentata al suo giornale; con Belpietro che la zittiva e poi le diceva che forse una prostituta è probabilmente più «brillante» di lei; con Franceschini che non era in grado di difendere l’indifendibile D’Alema; con Bocchino che si cimentava in un ricordo insensato di Marilyn Monroe; con lo stesso Santoro che lasciava cadere nel nulla l’unica osservazione degna di questo nome fatta in tutto il programma: quando la De Gregorio ha parlato di reificazione del corpo femminile.

A chi serve una trasmissione del genere? A chi già pensa certe cose? A sentirsi “diversi” e migliori? O serve invece a convincere gli altri?

No, a convincere gli altri proprio no.                     (altro…)

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La testimonianza di una giovane immigrata al processo per la rivolta del Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli, a Milano:

Su tutti, il racconto di Joy, che ricorda in aula di come, una notte dei primi di agosto, l’ispettore-capo del Centro di via Corelli sia entrato nella sua stanza e le si sia gettato addosso palpeggiandola. Già nei giorni precedenti l’ispettore le aveva promesso la libertà in cambio di un rapporto sessuale e sarebbero stati proprio i suoi ostinati rifiuti a concentrare la repressione contro di lei e contro le ragazze della sezione subito dopo la sommossa: manganellata ripetutamente insieme alle sue compagne quando erano già tutte ammanettate, Joy ha ricevuto un pugno in faccia dall’ispettore-capo in persona. Un messaggio chiaro: i guardiani dei Campi vogliono disporre completamente dei corpi che amministrano e recludono, e senza tante storie.

Così, soltanto per sapere di cosa parliamo quando parliamo di centri d’accoglienza «confortevoli» (Silvio Berlusconi, il 15 settembre a Porta a porta).

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ballare sotto i numeri d'europaUna delle più efficaci e consuete sparate mediatiche del ministro Gelmini riguarda l’insostenibilità, in Italia, della spesa per il personale della scuola e dunque l’inderogabile necessità di abbatterla, con tagli e rasoiate. Già l’anno scorso il ministro aveva più volte dichiarato che non era possibile che le spese per gli stipendi del personale scolastico rappresentassero più dell’80% della spesa complessiva del Ministero per la Pubblica Istruzione. E già l’anno scorso, gli si era fatto notare, che non solo era possibile, ma che poteva addirittura considerarsi poco. Grazie al solito bel grafico ricavato dalle indagini dell’Ocse (e confermato dall’indagine eurostat, appena trovata).

zz percentuale-di-spesa-per-gli-stipendi-di-tutti-gli-addetti-alla-scuolaMa il ministro Gelmini ha poi proseguito lungo questa strada e ha cominciato a dichiarare che non era possibile che il Ministero spendesse il 90% delle sue risorse in stipendi. Fino all’altro giorno, quando si è forse fatta prendere un po’ la mano e ha dichiarato che non è possibile che il Ministero spenda in stipendi per il personale il 97% delle sue risorse complessive                 (altro…)

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A me andrebbe anche bene il minuto di silenzio, purché preceduto da sessanta minuti di spiegazione: dov’è l’Afganistan? Perché siamo andati là?… Sì, lo so, tacere è più elegante. Ma se non hanno idea di cosa sia l’Afganistan, non sarà un minuto diverso da tutti quelli che passano in classe seduti a pensare ai fatti loro, mentre si forgiano un visetto serio di circostanza che li assisterà poi in tutti i momenti noiosi della vita, in tutte quelle occasioni in cui è necessario fingere che ci freghi qualcosa di qualcuno. E forse l’alto senso educativo del minuto di silenzio a scuola è proprio questo.

Se il ministro lo stesse a sentire, Leonardo oggi avrebbe già chiuso la faccenda del minuto di silenzio, in onore dei sei soldati morti in Afghanistan, che alcune scuole non hanno rispettato, ma la maggior parte sì (con annessa circolare del ministero in cui si parlava di “missione di pace”).

Io, personalmente, l’ho rispettato e ho avuto l’impressione che sia andata proprio come scrive lui: tutti zitti, aspettando che passi; meglio ancora, anzi: tutti zitti e un minuto in meno di lezione. E i sessanta minuti di spiegazione sulla “missione di guerra” contro i talebani non li ho fatti, in quanto ripetutamente  invitato dal ministro in persona a non fare politica in classe.

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L’esordio del conduttore elvetico:

Un’esclusiva che sulle tv italiane non potrete certo vedere.

Anche in Isvizzera ci prendono un bel po’ per il culo: Patrizia D’Addario alla tv svizzera.

(segnalato da layos, cui non ne scappa una)

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L’altro ieri sera siamo andati a prendere tre pizze nella locale pizzeria d’asporto. Siccome ci andiamo spesso, quasi una volta alla settimana e sempre noi tre, ci hanno regalato tre bibite, a nostra scelta. Noi abbiamo detto: «Grazie», sorridendo contenti, e abbiamo preso le lattine. Poi però si sono presi i 14.50 euro e non ci hanno fatto lo scontrino. E noi siamo usciti senza dire niente, anzi dicendo di nuovo: «Grazie». Anche se a fare bene i conti (e a giudicare dal manifesto tenore di vita dei due gestori) ci conveniva pagare le bibite e pretendere lo scontrino. O almeno credo.

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