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Posts Tagged ‘pessimismo e fastidio’

quando ridere è facileLeggo il primo capitolo dei Promessi sposi, in classe. Fa sempre effetto la questione delle “gride”: le leggi che ci sono ma non vengono rispettate; le leggi che minacciano e le minacce a cui non segue nulla; è una questione che provoca domande e riflessioni anche sull’oggi. Però è molto difficile che i ragazzi riescano a cogliere la beffarda ironia che sta dietro il lungo elenco dei nomi e dei titoli nobiliari dei promulgatori delle leggi; è un’ironia contro il potere, in tutte le sue forme, ma è  un’ironia troppo adulta per loro, e a quindici anni si preferiscono le cose più serie. Gliela faccio notare, ci provo; dico loro: «Questa è l’ironia di Manzoni». Ma loro mi guardano e scrivono sul loro quaderno degli appunti «ironia di Manzoni», ma si vede benissimo che, tranne forse un paio, non capiscono quel che significhi.

Poi arriva Don Abbondio e invece ridono tutti. Prendo tre ragazzi e faccio loro recitare la scena del viottolo e dell’incontro con i “bravi”: Giorgio è Don Abbondio, Tiziano e Federico, con atteggiamento truce che viene loro benissimo, sono gli sgherri che devono spaventarlo. Seduti al loro posti tutti gli altri studenti della classe li guardano e ridono.             (altro…)

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sfasciare tuttoL’altra sera, mentre guardavo Annozero, pensavo che io non ci credo mica a questa cosa della libertà di informazione che in Italia non ci sarebbe. Pensavo che sui giornali italiani si parla di tutto in realtà; e che si può parlare di tutto, anche qui, sui blog e sulla rete. E che c’è anche Il fatto di Travaglio e Padellaro, adesso, se uno vuole proprio essere certo di non perdersi nulla.

E l’altra sera, sempre guardando Annozero, pensavo che la trasmissione, in realtà, non mi piaceva affatto: con la De Gregorio che diceva due sciocchezze sulla causa intentata al suo giornale; con Belpietro che la zittiva e poi le diceva che forse una prostituta è probabilmente più «brillante» di lei; con Franceschini che non era in grado di difendere l’indifendibile D’Alema; con Bocchino che si cimentava in un ricordo insensato di Marilyn Monroe; con lo stesso Santoro che lasciava cadere nel nulla l’unica osservazione degna di questo nome fatta in tutto il programma: quando la De Gregorio ha parlato di reificazione del corpo femminile.

A chi serve una trasmissione del genere? A chi già pensa certe cose? A sentirsi “diversi” e migliori? O serve invece a convincere gli altri?

No, a convincere gli altri proprio no.                     (altro…)

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La testimonianza di una giovane immigrata al processo per la rivolta del Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli, a Milano:

Su tutti, il racconto di Joy, che ricorda in aula di come, una notte dei primi di agosto, l’ispettore-capo del Centro di via Corelli sia entrato nella sua stanza e le si sia gettato addosso palpeggiandola. Già nei giorni precedenti l’ispettore le aveva promesso la libertà in cambio di un rapporto sessuale e sarebbero stati proprio i suoi ostinati rifiuti a concentrare la repressione contro di lei e contro le ragazze della sezione subito dopo la sommossa: manganellata ripetutamente insieme alle sue compagne quando erano già tutte ammanettate, Joy ha ricevuto un pugno in faccia dall’ispettore-capo in persona. Un messaggio chiaro: i guardiani dei Campi vogliono disporre completamente dei corpi che amministrano e recludono, e senza tante storie.

Così, soltanto per sapere di cosa parliamo quando parliamo di centri d’accoglienza «confortevoli» (Silvio Berlusconi, il 15 settembre a Porta a porta).

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ballare sotto i numeri d'europaUna delle più efficaci e consuete sparate mediatiche del ministro Gelmini riguarda l’insostenibilità, in Italia, della spesa per il personale della scuola e dunque l’inderogabile necessità di abbatterla, con tagli e rasoiate. Già l’anno scorso il ministro aveva più volte dichiarato che non era possibile che le spese per gli stipendi del personale scolastico rappresentassero più dell’80% della spesa complessiva del Ministero per la Pubblica Istruzione. E già l’anno scorso, gli si era fatto notare, che non solo era possibile, ma che poteva addirittura considerarsi poco. Grazie al solito bel grafico ricavato dalle indagini dell’Ocse (e confermato dall’indagine eurostat, appena trovata).

zz percentuale-di-spesa-per-gli-stipendi-di-tutti-gli-addetti-alla-scuolaMa il ministro Gelmini ha poi proseguito lungo questa strada e ha cominciato a dichiarare che non era possibile che il Ministero spendesse il 90% delle sue risorse in stipendi. Fino all’altro giorno, quando si è forse fatta prendere un po’ la mano e ha dichiarato che non è possibile che il Ministero spenda in stipendi per il personale il 97% delle sue risorse complessive                 (altro…)

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A me andrebbe anche bene il minuto di silenzio, purché preceduto da sessanta minuti di spiegazione: dov’è l’Afganistan? Perché siamo andati là?… Sì, lo so, tacere è più elegante. Ma se non hanno idea di cosa sia l’Afganistan, non sarà un minuto diverso da tutti quelli che passano in classe seduti a pensare ai fatti loro, mentre si forgiano un visetto serio di circostanza che li assisterà poi in tutti i momenti noiosi della vita, in tutte quelle occasioni in cui è necessario fingere che ci freghi qualcosa di qualcuno. E forse l’alto senso educativo del minuto di silenzio a scuola è proprio questo.

Se il ministro lo stesse a sentire, Leonardo oggi avrebbe già chiuso la faccenda del minuto di silenzio, in onore dei sei soldati morti in Afghanistan, che alcune scuole non hanno rispettato, ma la maggior parte sì (con annessa circolare del ministero in cui si parlava di “missione di pace”).

Io, personalmente, l’ho rispettato e ho avuto l’impressione che sia andata proprio come scrive lui: tutti zitti, aspettando che passi; meglio ancora, anzi: tutti zitti e un minuto in meno di lezione. E i sessanta minuti di spiegazione sulla “missione di guerra” contro i talebani non li ho fatti, in quanto ripetutamente  invitato dal ministro in persona a non fare politica in classe.

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L’esordio del conduttore elvetico:

Un’esclusiva che sulle tv italiane non potrete certo vedere.

Anche in Isvizzera ci prendono un bel po’ per il culo: Patrizia D’Addario alla tv svizzera.

(segnalato da layos, cui non ne scappa una)

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L’altro ieri sera siamo andati a prendere tre pizze nella locale pizzeria d’asporto. Siccome ci andiamo spesso, quasi una volta alla settimana e sempre noi tre, ci hanno regalato tre bibite, a nostra scelta. Noi abbiamo detto: «Grazie», sorridendo contenti, e abbiamo preso le lattine. Poi però si sono presi i 14.50 euro e non ci hanno fatto lo scontrino. E noi siamo usciti senza dire niente, anzi dicendo di nuovo: «Grazie». Anche se a fare bene i conti (e a giudicare dal manifesto tenore di vita dei due gestori) ci conveniva pagare le bibite e pretendere lo scontrino. O almeno credo.

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Michele Serra, oggi, su Repubblica:

Ci sono “élite di merda che vivono di rendita” e tramano contro il governo e dunque contro il popolo sovrano. Così, in sintesi, ha detto ieri il ministro Brunetta, entusiasmando una platea amica e disgustando una volta di più l’altra metà degli italiani (…)

Se il ministro Brunetta, piuttosto che un iracondo e un demagogo, fosse una persona ragionevole, e davvero parlasse per conto del popolo italiano e nei suoi interessi, saprebbe che il nostro Paese, nell’ultimo paio di secoli, ha molto patito non già a causa delle élite, ma della loro gracilità, o mancanza. (altro…)

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La riforma delle scuole superiori non subirà slittamenti: partirà nel 2010, cominciando solo dalle prime classi.

tagli anche di capelliDa non perdere la precisazione conclusiva, del ministro Gelmini; e soprattutto da non perdere l’avverbio, solo, che ne costituisce la farcitura indispensabile e anche la spia rivelatrice. Perché questa dichiarazione, dell’altro ieri, del ministro Gelmini è una dichiarazione indispensabile, che aspettavamo da mesi, che ci angosciava da mesi, anche se può non sembrare.

Infatti, proprio l’altro ieri, mentre il ministro rilasciava interviste ai giornali, in collegio docenti abbiamo discusso di questo fatto: si era detto, all’inizio, quando la riforma dei cicli era stata presentata alla stampa che sarebbe partita nel 2010 e che avrebbe coinvolto tutto il biennio. Non solo le prime classi. E in collegio docenti ci dicevamo che nessuno, nei mesi successivi (da maggio ad oggi) aveva più precisato se quell’affermazione era da considerarsi valida o meno; e che stavamo ancora aspettando lumi dal ministero; e che non sapevamo cosa fare.

Ora che i lumi sono arrivati (tramite intervista come al solito: e non c’è traccia di questo in nessun documento ufficiale, prendiamone atto), possiamo confessarvi una terribile verità, di cui forse eravate all’oscuro.             (altro…)

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finestre chiuse aria pesanteLa giustificazione secondo cui si è fatta una cosa «perché la fanno anche tutti gli altri» è una delle più puerili e sciocche che si conoscano. Le mamme popolari, quelle come la mia, amorevoli ma severe, generalmente, rispondono così ai loro bambini, quando questi usano una tale ingenua giustificazione per una loro marachella: «E se gli altri si buttano dalla finestra, tu cosa fai, ti butti anche tu?»

Chissà invece quali altre dottissime e raffinatissime risposte dava la signora Ricci a suo figlio Antonio, quando era piccolo e ne combinava qualcuna; Antonio, che è quello di Striscia la Notizia e di Drive In, quello delle “veline”, quello che riparte lunedì con la sua nuova stagione di grandissima e irripetibile e geniale televisione commerciale, fatta di risate sguaiate ma finte e di irresistibili scoop.             (altro…)

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Insomma, io lo yogurt Actimel non l’ho proprio mai comprato, nemmeno una volta in vita mia. Per cui questo boicottaggio è ancora più inutile dei precedenti. Però i “creativi” della Actimel (che poi è Danone, una multinazionale coi fiocchi) se lo meritano comunque. Per la stupidità loro e per quella che attribuiscono a noi, obiettivamente, nel momento in cui decidono di investirci con le loro teorie sullo “stress”.

Innanzitutto notate lo stupore del più debole dei due protagonisti maschi, quando ripete interrogativamente la parola «Stress…?», come se si trattasse di una conversazione dotta sull’ecdotica o sull’ uso dell’epanalessi. «Lo stress? E che cosa sarà mai? Un gioco da tavolo?»                (altro…)

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Eh, lo so, lo so benissimo che già dal titolo avete pensato che non se ne può più, che sono noioso e che scrivo sempre delle stesse cose. Io vi prometto che è l’ultima volta, quindi. Ma devo anche addurre a mia giustificazione che in nove giorni (da quando i dati dell’Ocse sono stati resi pubblici) il ministro Gelmini ha pronunciato la stessa frase quattro volte in quattro interviste diverse. E, si sa, la realtà è quella che si dice che sia, nella società delle comunicazioni di massa, non quella che è; soprattutto se nessuno degli intervistatori si va a dare, prima, un’occhiata ai numeri dell’Ocse per non lasciarsela raccontare impunemente.

Dunque, l’ultima dichiarazione del ministro, in ordine di tempo, è questa di oggi, sul Mattino. Dice Mariastella Gelmini, con invidiabile perentorietà:

L’Italia non spende meno degli altri paesi europei, anzi. L’Ocse ci dice che la nostra spesa per studente è superiore alla media.

Ecco, se nessuno smentisce questi dati, tra un po’ ci crederemo tutti; e tireremo le nostre conclusioni a partire da questi dati; che però non sono propriamente veri. Ed è esattamente quello che il ministro vuole: che ci crediamo e non li discutiamo più.             (altro…)

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Il 29 settembre saranno consegnati i primi 700 appartamenti a L’Aquila.

Così disse Bertolaso, ieri, a Onna.

E non so, magari esagero, e sicuramente è un dettaglio che non significa nulla nel mare immenso di quello che sta accadendo, senz’altro; però a me quella data, proprio quella data tra tutte le date possibili, infastidisce non poco. Avrei preferito un’espressione del tipo: «tra due settimane». Perché così mi dà proprio l’impressione di una celebrazione del sovrano, una sorta di festa nazionale del padrone, che elargisce, con liberalità generosa, beni ai suoi sudditi.

Ma forse è solo lo sconcerto complessivo, che mi acceca. Meglio per chi avrà le case, innanzitutto. Gli altri sono solo dettagli. Nei quali non si nasconde nessuno, com’è noto.

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Renatino Brunetta dixit:

distorsioniIn Italia c’e’ il 70% delle persone che rischia quotidianamente in prima persona, rispettando i criteri della meritocrazia e della trasparenza, mentre il restante 30% ha sempre vissuto in maniera parassitaria. Parlo dell’Italia che non rischia, che vive di rendita, l’Italia del nepotismo che fino ad oggi e’ stata peraltro sovrarappresentata.

Ebbene, a questa Italia parassitaria, sporca ed infame, stiamo togliendo l’acqua in cui nuotava, le stiamo facendo un mazzo così!.

Molti di loro vogliono che l’Italia non cambi nel settore del pubblico impiego, dal momento che li’ e’ la loro rendita di posizione, la loro forza. Penso alla Cgil o a certi sindacati corporativi della scuola. (altro…)

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ipostasi della scaltrezza di scoglioLa bellezza dei comunicati stampa del Ministero della Pubblica istruzione (arte in cui sono raffinatissimi, ce ne eravamo già accorti) sta nelle sfumature. Questo, del 10 settembre, che mescola novità dell’anno scorso con possibili o reali novità di quest’anno, con novità addirittura introdotte dal ministro precedente, e con novità assolutamente false (la riduzione dell’orario scolastico è prevista solo per il 2011), è assolutamente un capolavoro, in questo senso.

Ed è un capolavoro che raggiunge uno dei suoi apici a questo punto, quasi in fondo, quando qualunque lettore medio si è stancato di leggere:

Per l’anno scolastico 2009/10, sono stati immessi in ruolo 8.000 docenti ed assunti 8.000 unità di personale ATA e 647 dirigenti scolastici.

Vale a dire che,             (altro…)

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magariNo, scherzavo in realtà.

Non è mica del tutto vero quello che ho scritto ieri, e cioè che la carta è l’unica cosa che mi angoscia dell’anno scolastico che dopodomani ricomincia. Non è solo quella, insomma. L’altra cosa che mi angoscia, e che forse mi angoscia ancora di più, ve lo dico senza preamboli, sono le otto di mattina.

Non le sette, ora in cui mi alzo e mi lavo la faccia; no, proprio le otto. Il problema non è mica alzarsi: anche d’estate o la domenica non mi succede più di alzarmi tanto tardi. È la vecchiaia, credo; il tempo che comincia ad avere una fine e che diventa un peccato buttare via. Sono proprio le otto che mi angosciano: e cioè è l’ora in cui la scuola inizia.

Perché, lo sapete tutti, la scuola non può essere solo trasmissione asettica di conoscenze e di nude informazioni, no? Lo dicono anche i giornalisti e i ministri e gli psicologi al sevizio dei ministri (e anche quelli al servizio di nessuno, lo dicono). La scuola è prima di tutto passione;                 (altro…)

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panorama gelminiUn paio di perle prelevate direttamente dall’intervista rilasciata da Mariastella Gelmini a Panorama (settimanale di proprietà del suo presidente del Consiglio, per non dimenticare) e oggi pubblicata con sacrosanto e religioso rilievo. Giusto un paio, affinché non ci scordiamo delle mani in cui si trova il futuro della scuola del paese in questo momento.

1. Sui grembiuli nelle scuole: «Ho trovato stupende le divise fatte dai carcarerati della cooperativa Alice (…) Egualitarie, eque, una cosa di sinistra». Da cui consegue direttamente che le cose non egualitarie e inique sono una cosa di destra. Brava Gelmini.            (altro…)

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spaventosi vipsMi è venuta in mente una cosa, oggi, mentre leggevo in giro sul web alcune impressioni a proposito del film Videcocracy, che personalmente non ho visto, ma che riesco a immaginarmi benissimo, con i suoi Corona, i suoi Lele Mora, e il Billionaire e Briatore e la Gregoraci e tutto il vippaio di noialtri piccoli italiani devastati dalla tv. Mi è venuto in mente, leggendo in particolare questa impressione, dell’ultima volta, tre o quattro anni fa, in cui sono stato in una spiaggia della costa Smeralda, a fare il bagno e a prendere un po’ di sole.

Mi impressionarono le barche e gli yacht attraccati di fronte alla spiaggia: tre o quattro file di barche di tutti i tipi, parcheggiate come nel parcheggio di un supermercato, ognuna a cinque o sei metri dall’altra e tutte a 100-150 metri dai comuni (mica tanto) mortali, che stavano sulla riva del mare su un asciugamano. Mi impressionò la disposizione delle barche, insomma, non le barche in sé.             (altro…)

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come te nessuno maiE invece, ci ripenso, e c’è qualcosa che proprio non mi convince. La dichiarazione è la stessa di prima (lo so, sono noioso, che cosa volete farci…). E il punto che mi lascia assolutamente perplesso è l’inciso, questa volta: nel loro intimo. Un inciso del tutto incongruente con il contesto in cui è pronunciato (e le parole sono importanti, lo sono sempre, e rivelano molto di più di quel che apparentemente dicono):

Penso che la maggior parte degli italiani nel loro intimo vorrebbero essere come me e si riconoscono in me e in come mi comporto.

Perché, a parte le battute che già si sono sprecate, che cosa c’entra questa precisazione, questo inciso, con il resto del suo discorso? Il premier ha appena detto che secondo i sondaggi (non si sa quali, ma l’importante è che lo dica lui) il suo consenso è pari al 70%; il che è già abbondantemente la maggioranza degli italiani. E allora perché nel loro intimo?           (altro…)

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Penso che la maggior parte degli italiani nel loro intimo vorrebbero essere come me e si riconoscono in me e in come mi comporto.

Sì, sono assolutamente d’accordo con Lei, signor presidente; Lei ci vede bene.

Ed è, questa mia (e sua) radicata convinzione, la principale ragione del mio (solo mio) pessimismo.

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fino alla fineIo non sono d’accordo con quasi nulla di quello che ha dichiarato il pedagogista Aidan Chambers qualche giorno fa, sulla Stampa, a proposito del leggere i libri e dell’insegnare a leggere i libri.

Non sono d’accordo innanzitutto perché è un pedagogista, categoria che mi indispone in modo pregiudiziale (e questo non è un argomento, lo so: e però non è che si possa sempre avere degli argomenti buoni o quasi buoni, per tutto; questa è antipatia e a me basta; se non basta a voi, vuol dire che siete un po’ antipatici anche voi, tutto qui).

Poi, non sono d’accordo anche perché i suoi argomenti mi paiono molto approssimativi e scontati. E però, comunque, c’è una frase, tra quelle da lui pronunciate,che mi ha fatto invece quasi esultare. È questa:

Perché il problema oggi è proprio questo, che gli insegnanti non conoscono abbastanza i libri. Ma per conoscerli bisogna averli e spesso le biblioteche scolastiche non sono adeguate.

Dico subito che parlo di insegnanti di lettere e di materie umanistiche, che degli altri non saprei nemmeno bene cosa dire. Ma, entro questa limitazione, Chambers ha, purtroppo, tutte le ragioni. Gli insegnanti non leggono; o leggono pochissimo, che è uguale ed è tristissimo.           (altro…)

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Questa è troppo facile, lo so anch’io. Ma è comunque un altro boicottaggio necessario, per quanto personalissimo, perché la nefandezza dello spot è platealmente innegabile. Infatti, proprio perché è troppo facile, si rischia di farlo passare in giudicato, come se fosse normale o addirittura ragionevole. E quindi è uno spot che finisce per ammorbare ancora di più le nostre coscienze un po’ assonnate, rese vulnerabili dalla cronaca mondana spacciata per politica o per cultura e dall’assenza di altri, più stimolanti, spacci.

Perché, diciamolo, gli ingredienti ci sono tutti e sono tutti assolutamente terribili: la mamma, innanzitutto.         (altro…)

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tanga aeronautico dei bei tempi andatiL’articolo è davvero spaventoso. Perché la maestrina dalla penna rossa, il professore di ginnastica ex garibaldino e tutte le altre citazioni deamicisiane, la nostalgia dei bei tempi andati e dei decorosissimi professorini anche loro dei bei tempi andati, il tono mielosamente moralistico e le strizzatine d’occhio a chi vorrebbe professori severi e contemporaneamente figli tutti promossi, sono, in buona sostanza, insopportabili e insopportabilmente ipocriti.

E poi, quella totale assenza di problematicità, il problema dei precari trattato come se fosse una questione di folclore o di semplice decenza pubblica, quel lungo incipit sul funerale dell’uomo morto di influenza a Napoli, che non c’entra nulla ma fa il bell’effetto dello scandalo malsano della contemporaneità…

(Strano che non si parli male dei social network, dell’abuso che ne fanno i “giovani”, magari in connessione con l’odioso crimine della pedofilia, della scuola che non trasmette più i “valori”, della patria… molto strano: è una dimenticanza che si fa fatica a perdonare… E il direttore del quotidiano, come mai non se n’è accorto? Dormiva? O era troppo occupato ad ascolatre le maldicenze dei vescovi e dei cardinali?)

E ancora, nello stesso articolo:               (altro…)

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ce l'ha con tuttiQuando è venuto l’antennista a casa mia, gli ho chiesto se poteva fare in modo che i cavi della parabola passassero direttamente dentro i muri, insieme a quelli dell’antenna normale. Lui mi ha risposto che proprio non si poteva, per una ragione che non ho capito, ma mi è sembrata davvero inutile. Allora io ho pensato: «Ce l’ha con me… Questo tizio sconosciuto ce l’ha con me!»

Poi sono uscito e sono andato a comprare il giornale. L’edicolante mi ha detto che il giornale c’era ma il supplemento che a me interessava era appena finito. Io ho comprato solo il giornale, l’ho salutato gentilmente, ma dentro di me ho pensato: «Questo bastardo di edicolante ce l’ha con me, perché non compro il giornale da lui tutti i giorni… Sicuramente alla mia vicina di casa avrà dato il supplemento, e senza dire nemmeno una parola. Tutto questo, semplicemente perché ce l’ha con me».

Quindi, tornando a casa, mi sono fermato a fare benzina. E mi si è presentato un bel problema:               (altro…)

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A chiudere la settimana, mi mancava solo questo splendido elogio dell’evasione fiscale. La quale evasione, secondo l’articolista, può magari «urtare la sensibilità» mia e di qualche altro benpensante, ma in realtà non è grave, anzi è assolutamente giustificata e finanche auspicabile.

Finché un giorno non smetterò di pagarle anch’io, le tasse, e insieme a me un sacco di altri poveri pirla, e quel giorno il medesimo signor articolista si troverà, ammalato, nei corridoi di un ospedale deserto, perché nessuno ha pagato più niente, seguendo le sue istruzioni. E quel giorno, immagino, sarà la sua «sensibilità» a rimanerne leggermente «urtata».

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brutte come la morte di un amicoQuello che mi innervosisce di più, della figura misera e ridicola di Noemi Letizia, è che suscita la mia morbosa curiosità. Non riesco proprio a resistere. Vedo la notizia della sua intervista al Mail Online pubblicata in homepage su Repubblica e vado subito a leggere; poi cerco il sito del Mail (che quelli di Repubblica non linkano nemmeno, per ragioni tutte e misteriosamente loro) e vado a rileggermela anche in inglese. E cerco addirittura di analizzarla, come se fosse importante, e degna di chissà quale rilievo.

E lì, sul sito del Mail, ci sono anche le fotografie: una peggio dell’altra, una più irritante dell’altra, con una risata orribile, o con una madre peggiore della risata, tutta tintura per capelli e inutilità, oppure quella patetica sul motoscafo, che fa tanto famiglia del jet-set de noantri, che mi fa rabbrividire, così oscenamente stupida nel suo alludere a un’Italia spaventosa e tristissima e miserrima; e che ho messo qui, come un monito a me stesso.

Ma più di tutto mi faccio rabbrividire io, ve lo confesso.         (altro…)

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problemi seri, invece, per i trichechi

Viene da chiedersi che cosa debbano avere studiato i titolisti, per essere assunti da un grande giornale.

(segnalato da nipresa)

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da lontanoLivio Andronico era greco; fu fatto schiavo e condotto a Roma; a lui si fa, convenzionalmente, risalire l’inizio della letteratura latina. Ma il suo nome, Livio, era semplicemente quello del suo padrone. Anche Ennio era greco, di Rudiae: scrisse tantissimo; e i suoi Annales rappresentano l’autentico inizio della storiografia romana.

Come Livio Andronico, anche Cecilio Stazio arrivò a Roma come schiavo; veniva dalla  Gallia Insubre, che è dove abito io adesso, più o meno. Nel III secolo a.C. era terra straniera, per i romani. Scrisse commedie di cui ci rimangono soltanto frammenti, ma godette di grandissimo successo tra i suoi contemporanei.

Terenzio, invece, era Africano; il suo cognomen, Afro, non lascia dubbi: veniva da Cartagine, si dice; e anche lui arrivò a Roma come schiavo.        (altro…)

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che brutto avere tanti euriLa prima reazione alla notizia è di stupore misto a invidia: 12.000 euro al mese! In pratica, otto volte quello che guadagno io… Però, poi, leggendo bene l’articolo, il sospetto che la cifra sia un po’ gonfiata viene immediatamente. Sarebbero 12.000 euro al mese se Mihaela raccogliesse davvero 400 euro al giorno. Ma ciò non avviene, è certo.

Resta lo stupore, però. Che si mescola anche a un po’ di indignazione. Che fa subito frullare in testa pensieri scocciati («Questa guadagna davvero tanto»; «Questa vive meglio di me…») e anche un po’ biasimevoli, che si infarciscono di imprecazioni e di interiezioni non proprio alessandrine. E, lì per lì, girano anche un po’ i cosiddetti, ammettiamolo francamente.

Poi, esaurite le forme imprecative e il banale scandalo, ci si deve pensare un po’ meglio. E si deve ragionare con calma.            (altro…)

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