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Posts Tagged ‘pirandello’

che-cosa-hanno-certi-versiOggi una mia alunna mi ha chiesto se le prestavo il libro con tutte le poesie di Gozzano. Mi ha detto che lo ha cercato nella libreria del nostro paese e nella biblioteca di un altro paese senza trovarlo. Questo tanto per smentire tutte le considerazioni fatte qui un mese fa. E per dire che è un mestiere pieno di sorprese, il mio. E che la mattina ti alzi, pensi che tutto sarà sempre uguale, e invece no, non è mai tutto uguale, perché i ragazzi sono tutti diversi, uno dall’altro e ogni anno dall’altro.

Ma è anche per dire un’altra cosa, meno commovente.        (altro…)

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wikipedia-nodo-gordianoIl piccolo ma intenso smarrimento interiore che si era fatto largo qualche giorno fa nel mio animo didatticamente sempre più confuso, a proposito di Pirandello e di Gozzano (e a cui molti lettori gentili hanno gentilmente cercato di porre rimedio), è stata gordianamente risolta oggi in classe, proprio nella stessa aula in cui si era generato.

Ho letto altri testi di Gozzano, in quinta, ho commentato con entusiasmo altri suoi splendidi versi (in particolare questi, che sono senza esitazione i miei preferiti) ne ho avuto in cambio dai miei alunni altri silenzi un po’ perplessi.         (altro…)

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blindare-un-autore-per-troppo-amoreMe lo dico da solo, perché so per esperienza decennale che è l’unico sistema, e quindi so che non me lo dirà nessun altro: ieri, la lezione sulla poesia dei crepuscolari e di Guido Gozzano mi è venuta benissimo.  Ne sono proprio convinto: benissimo.

Ho letto, in quinta, la poesia Signorina Felicita e ho sentito che tutto funzionava a meraviglia: ero “dentro” il testo, lo sentivo, riuscivo a dire le cose giuste al momento giusto, lasciando parlare la poesia ma sottolineando con cura i momenti topici della trama testuale, senza strafare, senza invadere il campo, riuscendo proprio a essere la “voce di servizio” al poeta, quella che secondo me dovrebbe sempre essere la voce un qualunque buon insegnante di letteratura e che spesso però io non riesco a essere.

Bravo, bene così, dovrei dire. E invece no. Forse no.         (altro…)

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piu-di-uno-strappo-e-qualche-pesce-sfuggeSempre in quinta, sempre alle prese con Pirandello. Oggi, dopo aver letto nei giorni scorsi qualche novella, parlo dei romanzi. Comincio con L’esclusa, in teoria. In pratica faccio appena in tempo a pronunciare soltanto il titolo, che già si alzano le prime mani.

Ci sono interventi: «Sembra che l’esclusione sia per Pirandello l’unico modo per sopravvivere alla società borghese», dice Alberto. Io dico che, sì, insomma, ma non proprio; che è una condizione metafisica più che borghese. Ma lui e poi Pietro e altri non si accontentano. Insistono su questa teoria della necessità dell’essere marginali. Dicono: «La società borghese è opprimente, questo è chiaro. È una società in cui la merce conta più delle persone, è mercato, esistiamo solo in quanto consumatori. Si tratta di trovare un modo per uscirne».      (altro…)

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statemi-a-sentire-vecchiOgni volta, in ogni quinta, succede così: quando arrivo a spiegare Pirandello, l’attenzione degli studenti improvvisamente si accende. Cominciano ad alzarsi mani e a fioccare domande, interventi, brevi dibattiti, risposte alle domande precedenti. Pirandello stimola; forse non piace poi così tanto, alla prova dei fatti (che è leggersi tutto un suo libro) ma senz’altro stimola. E questo nonostante io cerchi di mantenere, durante la spiegazione, un profilo ancora più basso del solito, senza insistere sulle questioni più scontate, per cercare invece di spostare l’attenzione su quelle meno ovvie e banali.

Ma non c’è nulla da fare. Le domande si accavallano: c’è la questione delle «maschere individuali», dei «ruoli imposti dalla società», c’è il «relativismo» e la «follia», ci sono le «trappole sociali».           (altro…)

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