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Posts Tagged ‘poesia’

(Tornano, a gentile richiesta, i piccoli appunti su Dante; è stupefacente, lo so, ma ci sono state effettivamente un paio di gentili richieste…)

danteIl canto di Ulisse è talmente noto e famoso che pare superfluo farne un riassunto. Perché Ulisse è uno dei più grandi personaggi infernali e il suo lungo monologo è uno degli squarci più abbaglianti della storia della poesia occidentale. Ulisse, quindi, parte: perché Itaca non basta, l’amore non basta, la felicità non basta, il potere non basta: Ulisse si muove verso l’ignoto, oltre le colonne d’Ercole, oltre il limite stabilito alla conoscenza umana. Ulisse giunge fino a scorgere il profilo bruno della montagna del Purgatorio… Poi un turbine improvviso scende su di lui e la nave di Ulisse e dei suoi pochi compagni sprofonda. «Com’altrui piacque».

Ma il viaggio di Ulisse, freccia lanciata al di là di tutti i confini possibili, non è solo il viaggio dell’uomo che sfida i limiti impostigli dalla sua finitezza, e che dunque sfida Dio; non nell’ambito complessivo della Commedia dantesca. Il viaggio di Ulisse, «folle volo», è anche controcanto terribile al viaggio dantesco: stessa meta, stessa ansia di libertà, stesso desiderio di fare «esperienza» e di «seguir virtute e canoscenza».            (altro…)

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la-folla-plaude-al-nuovo-libro-di-rondoniDavide Rondoni e Maurizio Cucchi sono due poeti contemporanei. Non li conoscevate? Strano, molto strano. Entrambi, infatti, hanno pubblicato varie raccolte di versi, hanno ricevuto premi, sono stati ascoltati e intervistati; entrambi hanno scritto articoli su riviste e quotidiani, curato antologie di poesia contemporanea, commentato classici della letteratura; ed entrambi quindi, quando parlano di poesia, sanno bene quello che dicono.

E i due poeti dicono che è giunto il momento di abolire la poesia dalle scuole, di farla diventare un insegnamento facoltativo. Perché la poesia è «un patrimonio che stiamo colpevolmente soffocando tra ignoranza e disistima», perché «gli insegnanti non conoscono … un nome di un poeta attuale» (ma io ne conosco uno, di nome di un poeta, attualissimo: Dante Alighieri, magari), perché è il momento di piantarla «di insegnare male in modo obbligatorio la poesia». Questo è Davide Rondoni (qui il link al suo articolo);         (altro…)

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È in uscita un libro di poesie postumo di Mario Luzi. Raccoglie le sue ultime poesie, scritte tra il 2002 e il 2005. C’è qui un’intervista al curatore del testo; e qui invece un corsivo di Giuseppe Conte, che lo ha letto in anteprima e racconta un episodio doloroso e insieme toccante della vita del poeta, una delle sue debolezze. Consigliato a chi ha un divorzio alle spalle, con annesso tradimento, odio e sofferenza.

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non-e-uno-sport-per-signorine1Certe cose si vedono con gli occhi, altre si immaginano con il pensiero: è ovvio, non occorre nemmeno dirlo. Leggere invece è un’operazione un po’ più complicata: perché leggere pretende che, mentre gli occhi vedono, il pensiero immagini qualcosa di cui non c’è traccia, se non nei piccoli segni alfabetici che punteggiano la pagina. Ecco perché leggere richiede un vedere diverso; ed ecco perché la letteratura è parente del cinema ma non ne è sorella; così come non è sorella della pittura e nemmeno lontana cugina della televisione. Perché non le è mai sufficiente il vedere senza l’immaginare.

Questo mi dico, spesso, quando realizzo che i miei alunni leggono poco, perché fanno troppa fatica a leggere. Come se non fosse nemmeno del tutto colpa loro, ma di una fatica divenuta assolutamente troppo grande. Cerco anche delle spiegazioni, leggo saggi di esperti e di sociologi, ma non trovo nulla che mi soddisfi in pieno. Tutte le spiegazioni mi sembrano troppo generiche e a tratti anche un po’ moralistiche, incapaci di rispondere davvero con precisione alle mie domande. Perché è così più faticoso leggere per i ragazzi di oggi di quanto non lo fosse per noi vent’anni fa? Perché noi cercavamo risposte nei libri (e anche nelle poesie, alcuni di noi) e a molti di loro invece non verrebbe neppure in mente? È qualcosa che ha a che fare con la concentrazione del “vedere” i segni alfabetici, o invece con lo sforzo dell’immaginare con la fantasia?

Ecco, non ho risposte, ma credo si tratti più di una debolezza relativa al secondo aspetto, quello legato alla fantasia e all’immaginazione. Non ho nessuna prova, naturalmente. Ma ho un piccolo indizio. Che non fa una prova, ma è pur sempre un indizio.

L’indizio si chiama pornografia.      (altro…)

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