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Posts Tagged ‘preparazione’

i più studiosi del corsoIncontro due mie ex alunne. Entrambe, benché vivamente sconsigliate dal loro prof di lettere del liceo, hanno deciso di dedicarsi a studi umanistici, poverine. La prima, che si chiama Barbara, mi dice che insegna storia dell’arte in un liceo non lontano dal mio paese. Mi dice che è molto contenta, che ha una quinta bellissima, che fa tantissima fatica ma che è entusiasta. Che il mestiere le piace da morire, e che spera non le passi mai questo entusiasmo. Io taccio, per non deluderla, che la giovinezza è una gran bella cosa.

Lei mi racconta che per preparare una lezione di un’ora impiega almeno cinque ore, al pomeriggio. Io sorrido, perché so che con il tempo l’esperienza aiuta.        (altro…)

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antichi entusiasmi scolasticiHo lavorato per sette anni in una scuola privata. Ci stavo benissimo, quasi benissimo. E in quel quasi ci stanno tutte le ragioni per cui un giorno me ne sono andato; ma questo è quello che dirò dopo. Perché in realtà ci ho passato anni davvero bellissimi, in quella scuola privata, lavorando molto, guadagnando pochissimo (un’ignobile miseria, a ripensarci ora), imparando diverse e decisive cose.

Certo, ero giovane, poco più che venticinquenne, e questo conta. Ma non era solo entusiasmo giovanile. O se lo era, non soltanto il mio: e questo è il primo fondamentale pregio delle scuole private (o almeno di quella in cui lavoravo io). Eravamo quasi tutti, noi insegnanti, molto giovani: appena laureati o poco più, pieni di energia e di voglia di fare cose; contagiavamo anche i meno giovani. E la proprietà ci ha sempre riconosciuto questa energia e l’ha sempre sollecitata e sfruttata bene, a nostro e suo favore.

La proprietà, meglio dirlo subito, era un ordine religioso.          (altro…)

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danni-chimiciIl mio collega Arturo era un vero disastro. Non sapeva fare scuola, non sapeva stare con i ragazzi, non sapeva bene nemmeno cosa insegnare. Io lo conobbi tanti anni fa, quando lavoravo in una scuola privata, e lo trovai insopportabile fin dal primo giorno. Poi piano piano la mia avversione si trasformò in compassione e alla fine quasi in affetto.

Perché il mio collega Arturo davvero non si rendeva conto di quello che combinava. Entrava in classe, bastava che qualche studente avesse un atteggiamento che a lui pareva “sfrontato” (era la parola che amava di più) e via: un’interrogazione senza senso, punizioni ineseguibili e un 3 sul registro. Fino al riempirlo, il registro.      (altro…)

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un-cappio-al-collo-e-viaQuando un argomento è in grado di scatenare anche piccoli dibattiti, è evidente che si tratta di un argomento delicato, su cui vale la pena di tornare. È per questo che torno volentieri sulla questione della valutazione degli insegnanti, che qualche giorno fa ha suscitato più di un commento in varia misura perplesso e qualche misurata discussione interna al blog.

Ci torno e dico subito, con chiarezza, che sono assolutamente favorevole alla valutazione dell’operato degli insegnanti. Che anzi, lo ritengo uno dei passi decisivi in direzione di una scuola pubblica di maggiore qualità (l’altro passo, se mi è permesso, consisterebbe nell’avere classi poco numerose, non più di 20-22 alunni: è una misura costosa, lo so, ma è anche l’unica garanzia vera di insegnamento attento al singolo studente; anche perché comunque, nella scuola, per motivi idioti, di soldi se ne spendono già parecchi).

Naturalmente, valutare gli insegnanti è un’operazione complessa, che non può ridursi a un semplice voto buttato dal primo che passa addosso al malcapitato prof di turno. A me, finora sono venuti in mente quattro criteri, che credo dovrebbero essere applicati contemporaneamente. Li espongo uno per uno, lasciando in coda quello che mi pare essere il più delicato.      (altro…)

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