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Posts Tagged ‘supplenze’

impugnare con cautelaUno non sa più cosa sperare, ve lo confesso. Intendo dire che uno come me, che dopo quindici anni di insegnamento si ritrova, con la sua bella quarantina d’anni, a essere comunque uno degli insegnanti più giovani della sua scuola (che ha un corpo docenti di ben più di 1oo persone) dovrebbe ovviamente sperare che arrivino al più presto forze giovani, capaci di un po’ di entusiasmo, capaci di portare una nuova ventata in questo mondo asfittico, pronte a scommettere sul loro futuro e a coinvolgere in questo loro entusiasmo anche i quarantenni.

E infatti, mediamente, è quello che spero anch’io, quarantenne quasi splendido. Quando leggo quello che scrive Ipazia, per esempio, spero che un giorno arrivi lei nella mia scuola a portare un po’ della sua spigolosa e acuta giovinezza; e così per altri come lei. Ma è anche vero che è quasi inutile sperarlo, innanzitutto. Basta leggere l’articolo pubblicato sul Sole24Ore di oggi, che è spietato ma purtroppo veritiero:         (altro…)

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se vi fa ridereImmagina di avere una supplenza in una classe della tua scuola che non conosci. Immagina di entrare in perfetto orario e di non trovarci nessuno. Poi immagina di vederli arrivare uno per uno, un minuto dopo l’altro, tutti mangiando o bevendo qualcosa, con il cellulare in mano o all’orecchio, nessuno che va davvero a sedersi al suo posto, nessuno (o quasi) che nemmeno ti saluta.

Immagina di stare vivendo, tu, nel frattempo, un periodo estremamente faticoso. Perché hai tante cose da fare, tutte noiose e burocratiche e inutili; ma anche perché hai molte decisioni da prendere, che riguardano dei ragazzi giovani, che possono essere o non essere promossi. Immagina quindi di essere sotto pressione, per forza; e di essere un po’ nervoso.

Quindi immagina di essere lì, in quell’aula di quella classe che non conosci, in mezzo a ventotto quindicenni che sono tutti strafottenti e maleducati (non è vero, non proprio tutti: ma la maggior parte sì), tanto da fregarsene proprio che si sia o non ci sia qualcuno che li aspetta nella loro aula. Tanto da uscire e rientrare come se non ci fosse nessuno.  E, se lo immagini bene, ti sarà subito chiaro quello che avresti voglia di fare.     (altro…)

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una cosa normaleQualche giorno fa ho un lungo colloquio con il dirigente scolastico (a voi forse non sembra una notizia, e invece lo è: le cose sono cambiate parecchio negli ultimi quindici anni; per me, insegnante di un istituto comprensivo molto grande, avere un colloquio con il mio dirigente è cosa rara, che prevede appuntamento, telefonate di conferma ecc.). Durante il colloquio, io parlo di come è andato il mio anno scolastico, rilevo alcune difficoltà dovute a scelte secondo me rivedibili, rispondo ad alcune sue curiosità sull’andamento del liceo e in particolare dell’insegnamento di lettere.

Poi mi chiede delle supplenze. Quest’anno, per una particolare scelta relativa al mio orario di lavoro, ne ho fatte molte, e soprattutto le ho fatte negli altri indirizzi della suola: ragioneria, geometri, professionali (ne avevo già parlato qui, tanto tempo fa, quando l’acquattamento sul fondo mi riusciva meglio).

Gli dico la mia verità: e cioè che mi sono trovato bene;      (altro…)

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La situazione è critica ovunque. Le scuole italiane, in questi cinque mesi del 2009, non hanno ricevuto neppure un centesimo per le cosiddette spese di Funzionamento didattico-amministrativo (toner, fotocopie, cancelleria, detersivi), i fondi per le supplenze sono stati ridotti del 40 per cento e per le visite fiscali, obbligatorie col decreto Brunetta anche per un giorno d’assenza, non ci sono fondi. Mancano, inoltre, i soldi per i corsi di recupero estivi nella scuola superiore che coinvolgeranno mezzo milione di studenti. Finora, gli istituti hanno tamponato con i cosiddetti residui di bilancio che sono presto svaniti. “Le scuole – segnala Francesco Scrima, leader della Cisl scuola – vantano un credito nei confronti dello Stato per un miliardo di euro”. Dal 2007 il budget per le supplenze è stato ridotto di 250 milioni. E da ottobre le scuole sono costrette ad richiedere, e pagare, alle Asl le visite fiscali anche per un solo giorno di malattia.

Così su Repubblica, oggi. Ma delle fotocopie avevo già parlato anch’io, diverse settimane fa; e il resto segue a ruota, delirio brunettiano della visita fiscale obbligatoria compresa       (altro…)

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cara-tecnologiaOggi sono di supplenza in una seconda ragioneria. Quando entro trovo una classe di ragazzi e ragazze nel complesso abbastanza educati, anche se devo ripetutamente invitare uno dei maschi a sedersi al suo posto. Ma alla fine si siede anche lui. Faccio l’appello, tanto per dare un nome alle facce. Poi gli chiedo cosa stanno facendo di letteratura.

Loro un po’ fanno gli stupidi, ma senza esagerare; poi qualcuno mi dice quel che stanno leggendo sull’antologia. Ma subito un ragazzo mi chiede se possono approfittare dell’ora libera per studiare; io dico di sì. Dopo pochi minuti qualcun altro mi chiede se possono anche ascoltare un po’ di musica con gli auricolari, mentre studiano; io gli dico di nuovo di sì.     (altro…)

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Qualche giorno fa sono entrato in una terza del liceo, classe mai conosciuta prima, per una supplenza. Era l’ultima ora, ero stanco e immaginavo che lo fossero anche i ragazzi. Come al solito, come faccio tutte le volte che entro in classi non mie,  ho chiesto loro se volevano che parlassi di qualcosa o se preferivano studiare autonomamente. A differenza del solito, però, pur esitando un po’, loro mi hanno detto che avrebbero preferito sentirmi spiegare una cosa. «Che cosa?» ho chiesto. «Ci hanno detto che lei è un appassionato di Dante» mi ha detto uno di loro. «Magari qualcosa sulla Divina Commedia, magari sulla numerologia».

Io li ho guardati: «La numerologia dantesca? Ma siete proprio sicuri, sì?» Loro hanno annuito. Ho parlato per un’ora di architettura cosmica e numerica, di poema come specchio dell’universo, di proporzioni aritmetiche come effetto misurabile dell’incommensurabile amore divino. Loro sono stati quasi tutti attenti; hanno fatto domande; hanno preso qualche appunto; mi ascoltavano.

È stata una bella e faticosa ora di supplenza. Perché a volte i ragazzi ti sanno ancora sorprendere, così, proprio quando non ti aspetti più niente.

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Devo fare una supplenza in una quarta dell’Itc. Appena entro, le ragazze (sono quasi tutte ragazze, chissà come mai) mi chiedono se posso portarle nel laboratorio di informatica, che devono «fare una ricerca». Ce le porto.

Siamo in laboratorio da due minuti e di ricerca già non se ne parla più. Tutte sono su feisbuk. Si scrivono una con l’altra, anche se fisicamente sono a tre metri di distanza. Vabbé, mi dico, non posso mica fare scenate ogni volta, ad ogni supplenza, non mi sopporto più nemmeno io. Decido di dare un’occhiata al mio blog, se ho ricevuto qualche commento. Ma l’accesso mi è negato dai filtri della scuola. Come? Feisbuk sì e il mio blog no?

Provo ad andare sul blog di Alessandro Gilioli, che magari ha scritto qualcosa. Bloccato anche quello dal filtro della scuola. E pure quello di altre decine di blogger che leggo. Sono consolazioni, insomma.

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