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Posts Tagged ‘università’

Gli ex liceali vanno all’università, fanno i test di ammissione, si trovano moduli da compilare e dentro i moduli trovano scritta roba come questa:

conpetenze unniveristarie

E magari capiscono che il loro viaggio nella cultura è già finito prima di rincominciare.

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Difficile pensare che le cose vadano meglio, finché i numeri restano questi: le più basse spese per studente d’Europa; il peggior rapporto tra numero dei docenti e numero degli studenti; le più alte percentuali di abbandono. Le cause saranno pure molteplici e bisognerà ragionarci per bene, senza le consuete cacce alle streghe e senza i bastoni e le guerriglie; ma l’effetto è indiscutibilmente uno solo: che stiamo definitivamente abbandonando il lotto dei paesi a maggior istruzione del mondo.

numeri(clic sull’immagine per ingrandirla; via polisblog)

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i più studiosi del corsoIncontro due mie ex alunne. Entrambe, benché vivamente sconsigliate dal loro prof di lettere del liceo, hanno deciso di dedicarsi a studi umanistici, poverine. La prima, che si chiama Barbara, mi dice che insegna storia dell’arte in un liceo non lontano dal mio paese. Mi dice che è molto contenta, che ha una quinta bellissima, che fa tantissima fatica ma che è entusiasta. Che il mestiere le piace da morire, e che spera non le passi mai questo entusiasmo. Io taccio, per non deluderla, che la giovinezza è una gran bella cosa.

Lei mi racconta che per preparare una lezione di un’ora impiega almeno cinque ore, al pomeriggio. Io sorrido, perché so che con il tempo l’esperienza aiuta.        (altro…)

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laurea in parcheggioOggi è una bella giornata di maggio e ci sono tanti ragazzi nel cortile, all’intervallo (che si chiama «pausa socializzante»: se non lo sapevate, adesso lo sapete); non solo i soliti tossici come me che si fumano la loro dose di pedagogico catrame mattutino, anche quando ci sono 5 gradi sotto zero.

Mi fermo quindi a fare due chiacchiere con alcuni ragazzi di quinta, non della mia quinta: alcuni li conosco, perché li ho avuti nei primi anni, altri non so chi siano, anche se li vedo da anni girare nei corridoi. Parliamo ovviamente di scelte universitarie, che è l’argomento più urgente per tutti, in questi giorni di fine liceo. Molti dicono che a loro piacerebbe molto andare a studiare in qualche città lontana, ma che ci sono ragioni economiche che glielo impediscono. È una triste verità, li ascolto, capisco le difficoltà, loro e delle loro famiglie.

Poi però dico anche che qualche possibilità c’è sempre.         (altro…)

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zappare-qualcosaFinisce la lezione, in quinta, e comincia l’intervallo. Sto per uscire dall’aula, ho già il pacchetto di sigarette in mano, ma vedo che mi si avvicina Sergio, con un’aria un po’ strana, come preoccupata. Mi fermo e lo guardo. Lui mi dice qualcosa, che non ricordo, poi aggiunge: «Non ho proprio idea di cosa fare dopo, guardi». «Intendi all’università?» gli chiedo io. E lui «Sì», con aria preoccupata. E io capisco subito che niente sigaretta, questa mattina.

Mi fermo a parlare un po’ con lui. Cerco di capire le sue incertezze, ma non sono molto chiare. La cosa che mi risulta più nitida è che ha paura: dell’ignoto, del futuro, di sbagliare decisioni, di chiudere porte che un giorno si pentirà di avere chiuso, di fare scelte orribilmente irreversibili.       (altro…)

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Qualche considerazione sparsa in merito ai dati recentemente pubblicati dal Miur sulla situazione di iscritti e laureati nelle università italiane. Perché sarà meglio cominciare a ragionare sui dati e sui numeri crudi, se davvero si sta pensando di dare un volto un po’ rinnovato alla povera università d’Italia. E i dati sono anche questi:      (altro…)

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Piccolo esperimento di lettura in diretta web. Leggo il nuovo romanzo di Antonio Scurati, Il bambino che sognava la fine del mondo, e mentre leggo copio direttamente qui, una pagina alla cui tentazione non ho potuto resistere. Vi si parla di esami all’università di Bergamo; ma Bergamo è vicinissima a dove abito io (la vedo dalla mia finestra, la provincia di Bergamo) e tra il primo anno di università e l’ultimo di un qualsiasi liceo nei pressi di Bergamo ci passano solo dodici mesi. Un niente.

Ecco il brano, alle pagine 71-72:     (altro…)

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