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Posts Tagged ‘valutazione’

Quanta tristezza fa vedere che uno storico di fama come Giuseppe Sabbatucci, pur di dare una qualunque ragione al ministro Gelmini, si inventa un articolo che elogia il ritorno al voto numerico alle scuole medie come se fosse una vera rivoluzione scolastica. Quanta malinconia viene a leggere queste righe così ovvie, scontate e maldestre. Quanta rabbia si accumula in corpo a rendersi conto che chi parla di scuola continua a parlare perlopiù della scuola media che lui stesso frequentava cinquant’anni fa, come se fosse un sogno di infanzia,  e che non si è accorto che nel frattempo le cose sono cambiate, parecchio, e i problemi sono aumentati, parecchio, e che anche gli anni sono passati, parecchio. Quanti sospetti vengono sulla nostra classe intellettuale accreditata, a leggere certe banalità. Quanta frustrazione.

Eccolo, il fulminante pensiero di Sabbatucci in tutta la sua efficacia argomentativa:   (altro…)

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un-cappio-al-collo-e-viaQuando un argomento è in grado di scatenare anche piccoli dibattiti, è evidente che si tratta di un argomento delicato, su cui vale la pena di tornare. È per questo che torno volentieri sulla questione della valutazione degli insegnanti, che qualche giorno fa ha suscitato più di un commento in varia misura perplesso e qualche misurata discussione interna al blog.

Ci torno e dico subito, con chiarezza, che sono assolutamente favorevole alla valutazione dell’operato degli insegnanti. Che anzi, lo ritengo uno dei passi decisivi in direzione di una scuola pubblica di maggiore qualità (l’altro passo, se mi è permesso, consisterebbe nell’avere classi poco numerose, non più di 20-22 alunni: è una misura costosa, lo so, ma è anche l’unica garanzia vera di insegnamento attento al singolo studente; anche perché comunque, nella scuola, per motivi idioti, di soldi se ne spendono già parecchi).

Naturalmente, valutare gli insegnanti è un’operazione complessa, che non può ridursi a un semplice voto buttato dal primo che passa addosso al malcapitato prof di turno. A me, finora sono venuti in mente quattro criteri, che credo dovrebbero essere applicati contemporaneamente. Li espongo uno per uno, lasciando in coda quello che mi pare essere il più delicato.      (altro…)

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oblog«L’oblò sul cortile» è il bel titolo del giornalino scolastico pubblicato dagli studenti del liceo Carducci di Milano (i quali, se aggiornassero anche il relativo blog, farebbero assai meglio). Tale giornalino è  stato di recente al centro di alcune polemiche, perché sulle sue pagine sono stati pubblicati i risultati di una valutazione dell’operato degli insegnanti, fatta dagli studenti stessi, con voti dall’uno al dieci, che ha suscitato proteste e indignazione (l’articolo che ne parlava è uscito sulla cronaca milanese di Repubblica il 3 aprile; purtroppo non ne trovo traccia on line, per cui dovete fidarvi del mio breve resoconto).

La preside del liceo ha definito l’iniziativa «inopportuna», gli insegnanti hanno parlato di «gogna senza senso», di «lavoro malfatto, condotto in modo poco serio e che ha ferito molti colleghi»;         (altro…)

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Oggi, sul Sussidiario (mia rivista on line preferita, da qui all’eternità), è uscito un articolo a firma di Gianni Mereghetti, che commenta lo schema di regolamento per la valutazione degli studenti, pubblicato dal ministero della Pubblica Istruzione. In realtà il commento si riduce a una semplice segnalazione: manca del tutto, secondo Mereghetti, l’«aspetto dinamico della valutazione». Anzi, per essere più precisi:

Manca l’aspetto dinamico della valutazione, ossia il percorso che lo studente ha compiuto per raggiungere l’obiettivo prefissato. Valutare uno studente, infatti, non è solo considerare se abbia o non abbia raggiunto un risultato, ma anche il cammino fatto. In certi casi si dovrebbe premiare maggiormente uno studente che dal quattro passi al cinque che non quello che parte dal sei e non fa altro se non conservarlo.

Leggo e non mi convinco del tutto.        (altro…)

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nessuna-faccia-soltanto-maschere-di-cera-andata-a-maleA volte, poi, faccio fatica a spiegare perché non mi piace tutto il gran parlare pseudopedagogico che si fa intorno alla scuola. A volte non riesco a spiegare nemmeno a me stesso che certi paroloni spacciati per intelligenza sono soltanto volgari parolacce, anche se si ammantano e si truccano come se fossero sapienza didattica. A volte penso che sia da persone ottuse e limitate credere che a scuola si vada per insegnare (o imparare) cose semplici come il leggere, lo scrivere e il far di conto. A volte mi sento un idiota ottuso e totale e senza speranza.

A volte invece no.        (altro…)

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