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Posts Tagged ‘voti’

lasciare la biciletta sul muroIl grande nemico dice poche cose, ma con lucida chiarezza; le ripete, come un mantra; il grande nemico sa che questa ossessione del ripetere gli fa guadagnare terreno, un giorno dopo l’altro, un centimetro dopo l’altro.

Il grande nemico dice che non ne vale la pena. Che arrovellarsi per questo lavoro è stupido, e che invece la cosa più intelligente da fare sarebbe adeguarsi, fare quello che ti si chiede di fare, tornare a casa sereno. E che in fondo lo sai che tu, quello che andrebbe fatto: quanti colleghi vedi che già lo fanno? Più giovani di te, più spiritosi di te, più intelligenti di te.

Il grande nemico ha le facce di tutti questi tuoi colleghi. Che entrano in classe, spiegano qualcosa, alcuni anche bene, non badano a chi li sta a sentire e a chi no, poi interrogano, danno sempre la sufficienza, in consiglio di classe si lamentano e sparano a zero sugli studenti, ma poi tornano in classe ed è tutto come prima. Bei voti, nessun problema, nessuna polemica, nessun male allo stomaco. Sono i bei voti l’unico sistema, tutto a quello si riduce.     (altro…)

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(via il blog di barbara)

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danni-chimiciIl mio collega Arturo era un vero disastro. Non sapeva fare scuola, non sapeva stare con i ragazzi, non sapeva bene nemmeno cosa insegnare. Io lo conobbi tanti anni fa, quando lavoravo in una scuola privata, e lo trovai insopportabile fin dal primo giorno. Poi piano piano la mia avversione si trasformò in compassione e alla fine quasi in affetto.

Perché il mio collega Arturo davvero non si rendeva conto di quello che combinava. Entrava in classe, bastava che qualche studente avesse un atteggiamento che a lui pareva “sfrontato” (era la parola che amava di più) e via: un’interrogazione senza senso, punizioni ineseguibili e un 3 sul registro. Fino al riempirlo, il registro.      (altro…)

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a-passo-di-gamberoQuindi la Gelmini si è «arresa», come titolavano i giornali di ieri, ha fatto retromarcia. E quindi resta in vigore la norma Fioroni, quella secondo cui per essere ammessi all’Esame di maturità basterà avere la media dei voti pari al 6; e non almeno 6 in tutte le discipline del curriculum, come la ministra aveva dichiarato. Ma contemporaneamente resta anche in vigore la norma per cui anche il voto di condotta farà media, a partire da quest’anno, come voluto dalla Gelmini stessa. È, nel complesso, una buona notizia: che fa primavera anche lei, un po’.

Ma detto questo, e detto che il calcolo del voto di condotta all’interno della media è tutto meno che una norma di «rigore e severità», come la ministra dice, resta almeno un dubbio. E cioè: perché si è fatta questa marcia indietro?       (altro…)

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padriBene. Anzi, male, molto male. Io non ci volevo proprio credere e quando me l’hanno detto, ho pure reagito in modo scomposto, perché mi pareva davvero troppo. E invece avevano ragione loro, quelli che me l’hanno detto (che erano i miei studenti di quinta, figuriamoci). E loro, che avevano ragione, mi hanno detto che da quest’anno per essere ammessi all’esame di Stato (alla maturità, insomma) è necessario avere almeno 6 in tutte le discipline, compresa la condotta. Non avere la media del 6, si badi bene, che era comunque una norma vecchia di appena un anno, ma proprio il 6 in tutte le discipline, nessuna esclusa.

Bene. Anzi male, malissimo.

Male, perché io già posso immaginarmelo quello che mi succederà fra tre mesi, quando si arriverà al dunque.  Me lo immagino perfettamente.    (altro…)

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un-discreto-gruppo-di-rondiniEcco, è primavera finalmente: si riaprono le finestre, riscopro che ho dei vicini di casa che stendono i panni al sole quasi tiepido, le giornate si allungano, il mio box si riempie di ragni sovradimensionati e spaventosi, a scuola arriva il pagellino.

Come il vino novello al supermercato, come la desolata e solitaria rondine: uno a fare autunno, l’altra a non far primavera. Così il pagellino, a far quasi Pasqua, come ogni anno. E come ogni anno, il pagellino arriva e semina il panico tra gli studenti («cosa mi mette in italiano, prof?»; «e se mi faccio interrogare?») e tra i genitori (ma almeno un venti per cento di loro non lo avranno mai ricevuto, il pagellino, lo scopriremo a giugno, che i ragazzi magari non studiano, ma la firma di mamma la sanno fare, eccome se la sanno fare); ma soprattutto il pagellino semina il panico tra gli insegnanti, coloro che più volentieri ne farebbero a meno e sulle cui spalle il pagellino cade, come una scure lanciata dal destino cinico e indifferente.

Perché il pagellino, sappiatelo, non è una pagella vera, è una “comunicazione infraquadrimestrale”: quindi non ci sono i voti, non si fanno gli scrutinii,  e in teoria non si dovrebbe fare niente.        (altro…)

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voti-a-casoVoti da assegnare. Voti da ricevere e da motivare. Voti da giustificare. Voti da concepire con il prezioso strumento delle griglie di valutazione. Voti da riportare sul registro, poi sul pc della scuola, poi sulla carta, poi sulla lettera di comunicazione alle famiglie, poi sul registro personale, negli appositi spazi, che sono tutti su pagine diverse, finché la biro non finisce e ce ne hai un’altra nella borsa; voti da riportare e da pesare e da mediare, costantemente. Voti da meditare. Voti da ripensare. Medie da calcolare senza la calcolatrice, che non si fa, ma da calcolare lo stesso, che gli studenti lo fanno e poi ti contestano, calcoli alla mano. Medie di voti con cui tutelarsi, difendersi, aggredire. Voti da cambiare durante lo scrutinio finale, perché il preside e i colleghi votano contro la tua proposta, e i voti tu li devi cambiare. Voti da proporre, infatti. Voti da prendere e da mandare. Voti, numeri, cifre decimali, crediti, sei su dieci, come dieci su quindici, come sessanta su cento, che è come il vecchio trentasei su sessanta; ma anche trenta su trenta che poi diventa, ma solo alla fine, centodieci su centodieci, secondo un calcolo che si impara a fare, perché certe cose si devono imparare; e alla fine, forse, la lode, in aggiunta, se sei stato così bravo che i numeri non bastano più.

Ma sono sempre numeri, a ben vedere.       (altro…)

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