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Posts Tagged ‘web’

twitter-flickr-yes-we-canA me piace quello che va scrivendo ultimamente il prof. Giorgio Israel; e non so se devo preoccuparmi, per questo. Mi era già successo qualche mese fa, infatti: e per ben due volte. E mi risuccede oggi, con quest’articolo pubblicato sul Messaggero. Mi piace il suo discorso sulla retorica; mi piace la sua volontà di riabilitare quel tipo di retorica che ha fatto la storia culturale dell’occidente. Mi piace moltissimo per esempio che lui scriva queste parole, a proposito del mio mestiere e dei ragazzi che mi ascoltano ogni mattina:       (altro…)

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Sala delle Colonne, Palazzo Marini, Roma. 23 aprile 2009. Al convegno sulla libertà in rete organizzato da Altroconsumo, l’On. Gabriella Carlucci si rivolge così al moderatore, Alessandro Gilioli:

(via Mantellini)

Il commento di Gilioli sul suo blog:

Come impressione a caldo sull’incontro che c’è stato oggi alla Camera sulla legislazione per la Rete posso solo dire che la Carlucci non sta affatto bene.

No, dico davvero: aggredisce, urla, s’incazza con chiunque, a un certo punto mi ha augurato che mio figlio venga adescato dai pedofili su Facebook (giuro). Poi ha raccontato che lei passa le sue giornate alla polizia postale cercando di rintracciare chi la insulta on line. Mamma mia, mi dispiace.


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l’attenzione

E intanto il terremoto in Abruzzo è scivolato a pagina 20 sul Corsera e a pagina 21 su Repubblica. Comincia il lento, inevitabile, oblìo. Ora ci sarebbe da stare attenti, da mandare inviati, da tenere gli occhi aperti. Ora cominciano le ruberie, le furbizie, le illegalità. Ora comincia il grande lavoro che la nostra stampa quotidiana non ha il coraggio e la voglia di fare.

Così, oggi, su stampa rassegnata. Poi ci sarà il 25 aprile a Onna e se ne parlerà ancora un po’. Ma è qui che la rete dovrà essere meglio della carta stampata. Altrimenti siamo qui a contarcela, che è anche bello, ma inutile.

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pigrizia

È interessante la riflessione un po’ amara che Sergio Maistrello propone sul suo blog, a proposito del rapporto tra giornalisti (vecchi e giovani) e nuovi media in Italia. È interessante perché non parte da presupposti teorici ma da un’osservazione piana e disincantata della realtà. La quale realtà si conferma sempre un po’ peggiore delle teorie che se ne possono ricavare:

Ancora più dei vecchi baroni fossilizzati sulla nostaglia del giornale degli anni Settanta e Ottanta, mi fanno impressione i giovani aspiranti giornalisti. Entusiasti, molto attivi, pieni di iniziativa: una ventata salutare di entusiasmo ed energia. Ma nella maggior parte dei casi capaci di riconoscere un solo modello tradizionale di giornalismo e in prima fila quando si tratta di condannare senza pietà la superficialità della rete. Stolti: vi stanno ingannando, vi state facendo ingannare. Se volete lavorare in questo settore dovete abbandonare la nostalgia per il giornale della seconda metà del Novecento. Nel bene e nel male, non esiste più. Spiace un po’ anche a me, ma tocca farsene una ragione. E cominciare a riempire di senso le piattaforme del nostro tempo (sociali, di relazione, prima che di contenuto).

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connessioni arabe

Vittorio Zambardino racconta di come in uno stato autoritario e confessionale, gli Emirati Arabi, funzioni la connessione internet nei luoghi pubblici. Di come funzioni, proprio. E di come in Italia, invece, no.

Per ora; perché domani, stando alle regole che ci aspettano, sarà peggio.

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luoghi comuni 2.0

Un articolo di Francesco Costa, sull’Unità di oggi, per provare a cominciare a fare un po’ di chiarezza sulle regole che servono al web e su quelle che invece non servono, perché ci sono già:

C’è l’ignoranza di una classe politica che spesso basa le sue scelte su luoghi comuni. Come quello secondo cui Internet è «una giungla senza regole». Un’affermazione falsa. Le diffamazioni, le calunnie, le apologie di reato, lo stalking compiuti in rete sono punibili grazie alle norme già vigenti in queste materie. O ancora: «Su Internet si può fare di tutto protetti dall’anonimato». Falso anche questo: al contrario di quel che avviene per le scritte sui muri e gli atti di vandalismo, qualsiasi azione compiuta su Internet porta con sé dati e informazioni sul suo autore. E’ praticamente impossibile – se non utilizzando complicati sistemi di contraffazione – immettere un contenuto in rete senza poter essere identificati dall’autorità giudiziaria.

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Leggo  l’«Amaca» di Michele Serra dedicata al web e già citata da molti blogger: mantellini la riporta per intero, wittgenstein quasi, squonk ne estrae una piccola sentenza, falso idillio la viviseziona, letteralmente. La leggo e la rileggo e, detto che non comprendo e ovviamente nemmeno condivido l’avversione pregiudiziale di Serra per il web, non riesco però nemmeno a trovare le sue considerazioni del tutto insensate.           (altro…)

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